I libri di domani/1 – Intervista a Eretica Edizioni


La nostra rivista gravita intorno a romanzi, racconti, raccolte di poesie e chi più ne ha più ne metta. Ognuno di noi ha almeno un amico pubblicato o in fase di pubblicazione, oppure È l’amico in fase di pubblicazione. Fra i nostri lettori si affollano scrittori e poeti d’ogni risma, o lettori super appassionati. Chiunque graviti nella nostra orbita ha a che fare, in qualche modo, con la carta stampata. E qui sorge la nostra domanda: chi stampa quella carta? Chi c’è dietro un romanzo, un racconto, una silloge? Il mondo dell’editoria è feroce, appassionato, e spesso sconosciuto. Abbiamo deciso di svelarne qualche pezzettino intervistando una serie di editori. Il primo che vi proponiamo è Giordano Criscuolo della Eretica Edizioni, una piccola casa editrice di Salerno.

14456859_10210629355471423_2096410836_oCome hai cominciato a lavorare nell’editoria?
I libri hanno sempre alimentato i miei sogni. Qualche tempo fa ho deciso di ricambiare e dopo un’esperienza lavorativa che, in cambio del danaro mi aveva privato di speranze e tramonti, ho deciso di vivere con le mie sole passioni. Di vivere con me, di vivere per me, di vivere di me. Allora ho capito che certe storie, è il caso di questa mia nuova attività, non si cominciano: sono già dentro di noi e che per una questione di energie si palesano prima o dopo. Quindi la strada che mi ha portato sin qui, a cominciare dalla mia formazione universitaria, è stata naturale, è venuta da sé.

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Alfonso Graziano: dal silenzio alla parola


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Leggere le poesie di Alfonso Graziano è un’impresa. E’ scalare una montagna e i suoi pericoli, raggiungere la vetta e, subito dopo, strapiombare in un labirinto da cui si esce solo riuscendo a suscitare nel Minotauro pietà. E’, quindi, difficile accogliere la parola che silenzio non può essere, pena il non comunicare, senza il salvacondotto di chi ha messo a guardia del labirinto la morte e la vita, intente a giocare a dadi la vita dei navigatori della vita. E’ un percorso che stimola profezie di dolore in cui l’unico riparo è l’amore, a volte di rimpianti. Coleridge ne avrebbe apprezzato la struttura ad alveolo, dove ogni parola è combattuta e ogni successo è per nuova missione da intraprendere, all’interno di un buio bramoso di luce.
Come prima lettura scelgo Sulla soglia da “Nelle meditate attese” Ed.Rupe Mutevole.

Tra luce ed ombra
nello stare fermo
ed aspettare…
Sulla soglia del divenire
o fare un passo indietro
e non rischiare…
preferisco buttare il cuore
oltre la siepe del certo.

In questa poesia il tema del bivio è non solo nella scelta, ma nell’ambientazione che la significa: La luce e l’ombra. E l’oltre la siepe? L’ambito illuminato, direbbe Heidegger. Non un oggetto dato davanti a noi, ma dentro di noi e che ci permette di entrare in rapporto con le cose, con noi stessi. Di certo, questo ambito illuminato non può avere una struttura stabile eterna, perché questo significherebbe divenire l’oggetto dell’illuminazione che si cerca. Un “oltre la siepe”, quindi evento, a cui seguiranno una serie di altri eventi, per un sempre nuovo e diverso divenire dell’essere che mai potrà essere ottenuto, mai potremmo dominare.
Una delle frasi favorite di Heidegger è che “l’esistenza è un progetto gettato” nel senso che non si parte mai da zero in un progetto d’esistenza, ma ci si trova sempre a condividere, ad ereditare fini, criteri, a condividere ed ereditare un linguaggio e operiamo scelte, all’interno di un orizzonte stabilito dal nostro linguaggio. In questo senso la lingua condiziona il nostro rapporto con il mondo.
Alfonso Graziano abbraccia e investiga il significato dell’essere e nella poesia Margherita, vaga tra fato e scelta, chiudendo la poesia in favore del fato che non lascia speranza a chi al suo gioco vuole sottrarsi.

Ma il Fato gioca sempre
al buio delle menti
e quando si decide
fa quello che gli pare
e non gli importa poi
se il tempo è già trascorso


In Brucia lentamente, sembra, invece, che tutto sia oramai finito, nessuna cosa più da salvare “scorrendo attimi ed istanti /di un futuro già finito” se non fosse per la chiusa che lascia intravedere la salvezza nella rinascita “Brucia lentamente/ e rinasce nuovamente
L’uso degli avverbi non in contrapposizione, ma ad introdurre lo scorrere del tempo nella sua misura lenta, apre la poesia al “progetto d’esistenza gettato” di Heidegger, lo spiraglio dell’essere che non si domina, ma si è già conosciuto ed è divenuto esperienza per nuovo divenire.

Che il tema della ricerca sia il leitmotiv della poesia di Alfonso Graziano è ben evidenziato dalla scelta che opera dei termini utili al suo progetto poetico: passi, andare, chiedere, errare, tempo, amore, morte.
L’amore appare prepotente, porta capace di aprire mondi nuovi, ma da coltivare nella solitudine dei limiti imposti dal gelo, dal tempo, per un sempre nuovo silenzio.

Solitudo

Questo silenzio così assordante
mi sconvolge la quiete dell’anima:
che respirava iltuo respiro
che sorrideva il tuo sorriso
che piangeva le tue lacrime.

Questo silenzio così misterioso
Mi travolge la quiete della mente:
che disegnava i contorni dei tuoi disegni
che colorava le danze dei tuoi passi
che dipingeva i colori dei tuoi cieli.

Questo silenzio così penetrante
Mi spacca in due come tronco secco:
che bruciava crepitando il tuo cuore
che riscaldava il gelo del tuo amore
che concimava la terra dei tuoi sogni.


Eros e Thanatos, antica e instancabile lotta che la poesia sublima con la parola stessa e lascia la consapevolezza dell’essere tronco spaccato, penetrato da, ancora, passi a seguire “profumi di incenso karmico
Ma, una volta che pensiamo di avere scoperto tutte le carte e le forme della poesia di Alfonso Graziano, non dobbiamo commettere l’errore di dichiararci soddisfatti, perché con un alito il poeta è capace di mischiare le carte e sfidare il lettore e la sua comprensione e, se in Solitudo, il silenzio sconvolge, travolge e spacca, in Cercami, il poeta formula la preghiera che nel suo silenzio sia cercato “cercami, nel silenzio…mentre i silenzi si abbracciano/ mentre mi perdo ancora
Nella sua seconda raccolta, Il Carnevale degli uomini, Ed. Divinafollia, il poeta si presenta ancor più ancorato al tema del silenzio già dalla copertina “Amo il silenzio / perché il silenzio non sporca” e già dalla prima poesia, senza titolo, come a denotare una parola senza nome, solo un numero I
Tessiamo
ragnatele sperando in qualche preda
E siamo – dentro la ragnatela – vittime predestinate

E ancora una volta il quadro non è completo. Accanto a chi tesse ragnatele per prede, c’è chi ruba istanti per vivere, chi maledice un Dio in cui non crede, chi spara nel mucchio, chi parla e non dice, chi si nasconde nel silenzio per riappropriarsi, chi attraversa limiti, chi si specchia senza paura. E’ il teatro della vita, senza che alcuna maschera manchi, alcun attore non abbia il suo copione.

Nella poesia di Alfonso Graziano l’unica possibile salvezza è la sfida e di quella se ne fa portavoce: “Solo in pochi potevano comprendere / il senso di un viaggio sempre in corso”, quantunque bisogna sempre tener presente  che in un viaggio non sempre la destinazione programmata è certa e le mete possono cambiare, offrire sempre nuove e diverse prospettive; ci si può fermare, riprendere il cammino, come in un cantiere i cui lavori sono in continua fase di attuazione, si può restare in attesa senza alcuna certezza del viaggio stesso, della sua realizzazione.

Søren Kierkegaard direbbe che: “esistere  significa poter scegliere; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell’uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti, egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una possibilità che sí e di una possibilità che no senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro”.

A volte ti perdo,
ma in fondo sono io a perdermi.

Perdo la sfida con me stesso,
perdo la partita mai giocata.

E mi fermo ad aspettarmi.

A volte non ci penso
e perdersi è un po’ vincere.

Vincere la solita partita
e non convincersi del resto.

E proseguo il cammino.

Slasedine nelle narici.

Occhi di fuoco,
a ricontare le pietre.

Intervista

Chi è il poeta per te?

È un diversamente folle,un malcapitato ipersensibile amplificatore di energie,un coraggioso inconsapevole.

Quando hai sentito il bisogno di esprimerti in versi ?

Ero quindicenne…studiavo chitarra classica,quasi per caso mi accorsi di una capacità inaspettata, di abbinare note a parole.

Qual è la poesia a cui sei più affezionato?

Quella che devo ancora scrivere…ma se devo proprio scegliere probabilmente direi “amo il silenzio perché il silenzio non sporca…”

Quali sono i temi che più caratterizzano le tue poesie?

L’uomo croce e delizia

Può la poesia salvare o alleviare i dolori del mondo e al contrario, come può esserci “delizia” in un mondo di dolore?

La poesia può far volare, può far vedere ciò che non si vede e andare oltre. Il mondo è di dolore, la vita forse no…la poesia è il fiore che cresce sulle rotaie e negli interstizi dei muri a secco.

Riguardo al “silenzio che non sporca”, cos’è per te la parola? E se la poesia è fatta di parole, come può farsi essa stessa silenzio e non “sporcare”?

La parola è il tramite,il ponte….la poesia è per sua struttura silenzio…è indagine,mistero,scavo non altro…per questo non potrà mai sporcare

Tuttavia, perché la poesia possa realmente farsi ‘cosa’, realizzarsi, necessita di essere accolta, ricevuta da qualcuno, comunicare qualcosa a qualcuno. A quali lettori è rivolta la tua poesia?

A chiunque sappia leggere….a chi è curioso ….a chi sa osare chiedere o chiedersi…a chi cerca…


Alfonso Graziano è nato a Foggia nel 1962. Laureato in Scienze Politiche economiche a Salerno città a cui è legato dalle origini paterne. Ha pubblicato articoli e poesie su riviste e quotidiani. Dal 2009 ad oggi varie presenze in antologie, l’ultima in Chorastika’ di Limina Mentis editore. All’attivo due silloge,nel 2012 “Nelle meditate attese” per i tipi di Rupe mutevole e l’ultima di quest’anno “Il carnevale degli uomini” ed. Divinafollia. Ha collaborato con la Fondazione A. Gatto a Salerno e 100mila poeti per i cambiamento. “Il carnevale degli uomini” ha ricevuto recentemente il premio della giuria al Concorso La città di murex a Firenze. Nella motivazione l’accostamento a Giorgio Caproni e la forte radice novecentista nei suoi versi.

Inediti di Luca Bresciani


Lettera alla vita

Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po’ più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell’economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?

Tiziano Terzani

**

Cara vita maledetta
ecco questa lettera amputata
che inverte il ciclo della bellezza
rinnegando le sue ali di farfalla.

Voglio tornare a fare ribrezzo
strisciando negli accenti di fango
con cui le domande del mondo
elemosinano verità e coraggio.

E’ l’odio che mi terrorizza.

La malattia della misericordia.

Queste nuove amicizie
che non hanno bisogno di pelle
per tatuarsi con lo stesso ago
l’ultimo per sempre dell’infinito.

**

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Il primitivismo delle forme. Intervista ad Andrea Fiorino


1

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Benvenuto su WSF Andrea

Andrea Fiorino come descriverebbe se stesso come artista e uomo?

Nel mio lavoro cerco di descrivere quello che sono

Come e quando nasce il tuo percorso artistico?

Nasce attraverso il disegno, ogni dipinto è accompagnato da una lunga serie di schizzi che realizzo su taccuini che porto sempre con me

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo modo di fare arte?

Non c’e un autore in particolare , ci sono tanti piccoli dettagli che noto nelle opere di altri autori che mi affascinano e che in un certo senso cerco di metabolizzare e   inconsciamente riporto nel mio lavoro

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Dentro fuori.

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Cos’è per te una tua opera? Come la definiresti?

Un contenuto  che mi deve smuovere a livello intellettuale e emotivo.

Il 22 maggio del 2015 c’è stata la tua prima personale: “Lost paradise”, curata da Elisa Fusi presso la galleria Circoloquadro  di Milano. Cosa ti ha portato a ricreare il tuo personalissimo Paradiso perduto?

la volontà di rendere immagine un idea di mondo che avevo.

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Cadde dal cielo – Tecnica mista su cotone 220×160, 2016

A quale dipinto ti senti più legato e perché?

mi sento legato a tutti i lavori che realizzo; questa sensazione di legame la provo solo quanto li sto realizzando, nell’istante in cui termino un dipinto , svanisce.

Qual è il messaggio che desideri veicolare attraverso le tue opere?

Una sensazione di ambiguità e perturbante.

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Arte e denaro il connubio è possibile?

Si penso sia necessario , poiché permette la sopravvivenza fisica dell’artista

Puoi anticiparci qualcosa sulle tue future produzioni artistiche?

Per scaramanzia preferisco tenere per me i progetti futuri, ma presto faro una mostra fuori dall’italia

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Grazie Andrea

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Prospettive. Omaggio di parole a Michael Kenna


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Michael Kenna, nato nel 1953, è un fotografo inglese noto per i suoi bianco e nero, insoliti, paesaggi con luce eterea fotografati all’alba o di notte, con esposizioni di fino a 10 ore.

***

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Silente
dopo un lungo cammino
rinasci.

Fiorisce intorno a te
silenziosamente la vita.

Con i tuoi rami
brami vittoria

Amore per la solitudine,
gioia per la comprensione
di un nuovo io.

Un nuovo essere che impedisce a te,
grande creatura,
di morire.

Amore, vita e solitudine?
Il sospiro ti dice: “apprezza”.

Tra i tuoi rami il desiderio cresce,
abbonda la voglia di scoperta,
vette indistinte
formano disegni nel cielo,
chiari e vivaci.

Tienili accesi
con le fibre ottiche della tua mente.

Di Angelica D’Alessandri

***

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TESTO E INTESSERE di Antonio Devicienti

L’occhio è quello della fotocamera Hasselblad: aracne intesse (lenta, elegantissima) tramatura di luce e silenzio.
Il testo sacro, tessitura di segni e di sillabe che le labbra appena pronunciano, ha un moto levissimo di lettura (e d’onda).
Lo spazio tra lo specchio imponderabile intessuto da aracne (è tessuto di fibre e di vuoto tra le fibre) e il bianco tessuto della carta lascia danzare la figlia dell’aria e la scrittura dei cercatori di stelle (che con polso di poeti dipinsero le parole interroganti. Trepidanti).
Pellegrino-e-viaggiatore il fotografo tende la sua ciotola-fotocamera per ricevere in elemosina il riso bianchissimo della mattinata tessuta di sguardo, tramata di stupescente inapparenza.

***

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Giovanni Ibello intervista Dana Colley dei Morphine


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La redazione di WSF ha deciso di intervistare per i suoi lettori Dana Colley, l’eclettico sassofonista dei Morphine. I Morphine sono considerati dalla critica uno dei gruppi “alternative rock” più innovativi degli anni ’90. Hanno certamente segnato un genere oltreché un’epoca. Il suo frontman (nonché poeta), Mark Sandman (alcuni giornalisti americani paragonano la sua voce a quella di Tom Waits) morì a Roma, il 2 luglio del 1999. Era sul palco, aveva annunciato al suo pubblico l’arrivo di “una canzone supersexy”…

Ciao Dana. So che è la prima domanda, ma lasciamo da parte i convenevoli. Voglio andare subito al sodo, se per te va bene, perché mi porto dentro questa cosa da troppo tempo come fan dei Morphine.

Eh eh, certo. Spero di poter soddisfare la tua curiosità.

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Inediti di Stefano Della Tommasina


1

Belvedere

Per sollevare il fiume privo d’acque
urgono forze di un’estate intera
e in rapida rovina i suoi prospetti
l’alchimia di un ponte immaginario
squadre cresciute nella disciplina
di paesi in guerra. Eccola la piena,
un pungere di vespe minacciate,
il fuggi fuggi di capelli un po’
ridicolo, di braccia, di molestie
squallide, prima che la sera annunci
il suo miracolo di aloni, illeso
ronzio di mare: il Belvedere acceso.

2

Gazze

Di grano in grano arriva al fiume abbandonato,
al campo. Un valico di forze, segni sconosciuti
ai libri dei pro feti. Qui non si cammina: gazze
rubano le orbite. Rifarsi gli occhi è pura rappre
sentazione. Di grano in grano lo spaventapass
eri r esiste, ombra e girasole, fisica di una me
tafora. La terra disco nosce i suoi b ottoni gr i
gi, il visto, il fondo scuro di un bot tino im pur o.

3

A lad insane

Giovane insano, il tempo per sgranare
vetri, la perfetta ellisse delle orbite
puntate al cuore, al fegato. Se osservi
le parabole contando i tetti ancora
liberi ti resta una metà del pomeriggio,
il rigore di un cortile disatteso con le
funi al ramo, un cappio e un’altalena
che si guardano per gioco o per amore.

4

Il segreto

Le donne liberano i fianchi
assumono medicamenta dalla scienza
sieri dall’estetica, colpe dalla religione.
E dire all’aria vigile dai tetti “siamo qui”
è un incipit, il salto dalla penna all’opera.

I bimbi giocano continuamente
lo fanno per definizione, con l’istinto
di ferire, spingere una sfera, rotolare sotto,
rincasare non sapendo in quale stanza
chiudere il segreto.

Agli uomini il finale
come le autostrade, i luoghi pubblici
i pontili. A cose fatte sono solo nomi
tentativi dignitosi, veri
(il sabato davanti ai cimiteri per dovere
si risvegliano, segnandosi severi).

5

Il tema

Se amore è inascoltabile
chi spiega la natura dell’orecchio,
la facoltà di cogliere un fonema
nella moltitudine. O l’animosità,
tra l’aria e la voliera, del vissuto:
la perdita reciproca del tema.

6

Scirocco

Ti godi quel ritorno che del colore
è lettera, felicitazione.
Sei, di mattina e dopo il mezzogiorno,
un carro senza ruote
la parodia di un viaggio.
Finestre aperte! Domandatemi
se vengo o se vi dico addio.
Le case vuote, bianche, invocano
invasioni: questo scirocco della notte
– dici – ha il viso giallo.

***

Della Tommasina Stefano nato a Massa il 28-01-1962.
Laureato (cum laude) in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Pisa, nel 1986. Insegna tennis (è Maestro nazionale F.I.T.) nel 2015 ha vinto il concorso di poesia Opera Prima, con conseguente pubblicazione del libro, “Museo Bianco”. Sempre nel 2015 ha vinto il Premio Lorenzo Montano per la poesia inedita con “Global”. Entro la fine del 2016 è prevista l’uscita del libro di poesie “Global”, per Oedipus edizioni. Alcune sue poesie sono state pubblicate in Critica Impura, Interno Poesia, La Presenza di Erato, Versante Ripido, Forma Vera . Inoltre è presente in alcune antologie edite da Lietocolle.