La cognizione della musica di Claudio Fasoli di Angela Greco


15943044_10212294319541592_635337329_o

15966712_10212294319981603_2047450075_o

Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera” di Claudio Fasoli è un libro che racconta l’essenza di un artista apprezzato in tutto il mondo; descrive la scena della musica creativa internazionale e i suoi segreti, le collaborazioni e le riflessioni di un musicista che ha sempre avuto una grande capacità di rinnovarsi, di continuare con curiosità a percorrere nuove strade. Un libro denso di testimonianze e di vita, suonata al ritmo dello spirito del tempo, alla ricerca della libertà espressiva: dagli anni della formazione veneziana alle esperienze nella vivace scena bolognese degli anni sessanta, dalla nascita dei mitici Perigeo alle jam session milanesi al Capolinea, dal laboratorio sperimentale del jazz-rock ai festival giovanili all’epoca delle contestazioni, fino ad arrivare al ruolo decisivo della cognizione e dell’insegnamento degli spazi improvvisativi.
Claudio Fasoli, sassofonista, compositore, docente e membro del Perigeo, uno dei più celebri gruppi di sperimentazione jazz-rock, ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello e Giorgio Gaslini; insegna ai Seminari internazionali di jazz a Siena e alla Civica scuola di jazz di Milano. “Fasoli è uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile”, scrivono sul “Dizionario del jazz” di Philippe Carles, André Clergeat, Jean-Luois Comolli. E il musicologo Stefano Zenni aggiunge: “La disposizione di forme e colori è, nella musica di Claudio Fasoli, inestricabile dalla composizione, dalla pianificazione armonica, melodica, contrappuntistica. In questa visione sobria e profonda, Fasoli ha raggiunto esiti di grande originalità, che lo staccano da altre esperienze del jazz contemporaneo e fanno di lui una delle voci più singolari della musica di ricerca”. Opinioni confermate anche nelle introduzioni, del filosofo Massimo Donà, del musicologo Carlo Boccadoro, di Franco Caroni, fondatore di Siena Jazz, ma anche dagli interventi di molti musicisti e critici.

Continua a leggere

Contest: I racconti della mezzanotte – II° edizione – “Morti a parte” di Roberto Marzano


contest

Sono steso a terra. La cornetta di un telefono dondola lenta davanti alla mia faccia. Sembra una pendola che batte un tempo lugubre, mortuario, accompagnata da un inquietante ronzio in sottofondo. Credo sia assolutamente il caso che venga un dottore, arrivi subito a salvarmi la vita che sento abbandonarmi pian-piano. Sul mio cranio percepisco i fuochi di varie ferite lacero-contuse. Non solo: devo avere anche qualche frattura in basso, probabilmente al bacino e al femore destro, perché il tentare di muovermi mi procura un dolore insopportabile.
Non riesco in nessuna maniera a immaginare come possa essere arrivato a trovarmi in questa situazione. Vorrei spostare un poco la testa, fare in modo che quella maledetta cornetta la smetta di compiere il suo moto perpetuo proprio davanti alla mia faccia, o che almeno la pianti di oscillare perché, in quest’inusuale frangente, la cosa mi innervosisce parecchio.

Continua a leggere

Intervista a David Fragale, uno che cerca di raccontare per immagini


A girl and her cub in the wild tomorrow

A girl and her cub in the wild tomorrow

Benvenuto su WSF, David!

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Come ti definiresti?

Non credo di essermi avvicinato alla fotografia più di quanto sia stato questo mezzo espressivo ad avvicinarsi a me in modo spontaneo, e per vie traverse. Come scrittore auto-terapeutico, ho sempre avuto visioni ben definite delle immagini che scrivevo, e queste immagini producevano in me un effetto salutare, come strappare una nuvola dal cielo e scaraventarla in terra con il flaccido rumore di una mozzarella gigante. Il desiderio di riprodurre quelle immagini con il mezzo video si è purtroppo rivelato fallimentare, dato che realizzarli costava tempo e fatiche e spesso non raggiungeva il risultato desiderato (tranne in qualche raro caso). La fotografia si é rivelata un ottimo ripiego, mi permette di raccontare storie con l’ausilio di poche immagini, il più delle volte con una soltanto, e consente a chi le osserva di crearsi una storia a sua volta, un po’ come succede con quel piccolo capolavoro illustrato dei Misteri di Harris Burdick, in cui una serie di disegni a carboncino suggerisce tragedie e magie che il bambino e l’adulto possono costruirsi da soli partendo da quell’unico “fotogramma” che l’autore gli ha offerto. Perciò non mi definisco impropriamente un fotografo ma un illustratore, uno che cerca di raccontare per immagini piuttosto che di avanzare il ruolo della fotografia oggi. Non disdegno il mezzo fotografico in senso tecnico, ma preferisco giocare con le situazioni che mi nascono in testa dal momento dello scatto fino all’altrettanto estemporaneo momento della post-produzione. Non sempre ottengo ciò che desidero, ma quando succede è una vera festa: il racconto si dipana dentro di me, suggeritomi dalla fotografia che ho realizzato. La speranza naturalmente è che suggerisca qualcosa anche a chi guarda, e quindi legge.

Continua a leggere

#iomivergogno


Words Social Forum aderisce

iomivergogno

#iomivergogno è estensione naturale di #arrestatelerondini #ilreatodimigrare #preghieraperilmare

Dopo gli ultimi accadimenti e l’aria densa e nera che ricopre il nostro Paese abbiamo sentito l’esigenza di urlare che

NOI NO. NON SIAMO COSI.

Vi invitiamo a postare qui: https://www.facebook.com/events/1160946583931846/ le vostre frasi, le vostre poesie con l’#iomivergogno. Ne faremo foto copertina per contrastare il razzismo, la non accoglienza, il non amore.
Vi porteremo con noi a Spinea (VE) al CONGIUNZIONI FESTIVAL: https://www.facebook.com/congiunzionifestival?fref=ts

e ovunque ce ne sia bisogno. Saremo protagonisti di un sentire diverso che va oltre la poesia, il reading classico, lo spettacolo. Tra il dire e il fare oggi c’è di mezzo un #iomivergogno che vogliamo scolpire sulle facce di chi ci fa vergognare.

Annamaria Giannini – Santina Lazzara – Sebastiano Adernò

Bologna in Lettere-Concorso Letterario Sistemi d’attrazione


bil2015

In occasione della terza edizione del Festival Multidisciplinare di Letteratura Contemporanea “Bologna in Lettere”, che quest’anno sarà dedicato a Pier Paolo Pasolini e che avrà luogo negli ultimi tre weekend del mese di Maggio, il Comitato Promotore è lieto di annunciare l’istituzione di un Concorso Letterario di scrittura creativa denominato Sistemi d’Attrazione.

Continua a leggere

I figli della fortuna_ di MariaGrazia Patania


1

2

3

4

-Hai fame?

È così che comincia il mio ritorno a casa.
È così che comincia il viaggio nel dolore e nella speranza.
Samey che osserva gli abitanti di Augusta
al bar con curiosità e reticenza. Samey che mi fa un sorriso che riempie il
cielo quando mi avvicino a lui. Samey spaurito mentre entriamo al bar che mi sta
appiccicato fra gli sguardi delle persone intorno.

Un cappuccino seduto in un bar e la
sensazione che tu stia assistendo ad una prima volta.

La cosa sconvolgente è il sorriso.

Parliamo molto e gli faccio tante domande.
Chiamiamo casa e riesce a parlare con qualche membro della sua famiglia e poi
lo accompagniamo in macchina alla scuola diventata centro d’accoglienza
improvvisato.

E lui mi dice di entrare così mi fa vedere
dove vive. Il sorriso mi rassicura. Come se sperassi di trovare tante camerette
azzurre dipinte con cura invece di anonime brandine buttate a casaccio.

Arrivati al secondo piano mi indica una
brandina nel corridoio e con enorme soddisfazione mi dice “Io vivo qui”.

E qualcosa mi si rompe dentro. E non riesco
a trattenere le lacrime mentre lui mi guarda incredulo perché non capisce
perché piango.

Da quel momento non sono riuscita a stare
lontana dalla mia scuola elementare. E da loro. Dalle loro storie. Dalle loro
mani. E dal loro dolore. Che si accumula sotto la pelle e si infiltra nelle
vene esplodendo senza cause apparenti.

Non si dimenticano i loro sguardi, i loro
sorrisi, gli abbracci e la gratitudine che leggi sui loro volti per il semplice
fatto che sei lì. I loro sguardi tornano la sera quando vai a letto e il cuore
si stringe dentro una gabbia di ferro. Mentre mi chiedo chi ami questi figli della
terra. Chi consoli questi figli del dolore. A chi rivolgano le loro preghiere
quando hanno paura. Mi chiedo come possano dormire senza un abbraccio o un
bacio quando i fantasmi delle torture li afferrano dal sonno e li catapultano
nell’orrore.

E mi sento in colpa.

Sento un immenso dolore e una infinita
colpa per le loro storie. Perché la mia ricchezza è valsa la loro schiavitù.
Perché il mio benessere ha provocato dolore e violenza. E cerco un riscatto.
Cerco un sollievo. Per me e per loro.
Passo dal coraggio allo sconforto. Dalla
forza alla debolezza. Non so mai quale sia la cosa giusta da fare ma penso solo
a rendere migliore il centimetro dove vivono. Pulendo a terra, ascoltandoli e
confortandoli. Ma il conforto non esiste e suona falso, ipocrita detto da me
che torno a casa e abbraccio mio padre, mia madre e mia zia. È una beffa il
conforto di una bianca viziata dall’amore della sua famiglia.

Chi accarezza questi figli della terra. Chi
bacia i loro occhi per cancellare l’orrore.

E trovo rifugio nelle colazioni. Quel
momento così intimo di vita familiare che ho sempre amato. Quel momento fragile
in cui inizia la tua giornata circondata di amore. Quel momento che lì è a un
passo dal diventare disumano. Ma la magia arriva qui. Perché cerchiamo tutti di
rendere questo momento di file e biglietti timbrati per un pezzo di pane e un
bicchiere di latte meno tragico. Ridiamo e sorridiamo ad ognuno di loro. Un ciao
può fare meraviglie se fa sbocciare un sorriso. Un ciao diventa potente se fa
alzare degli occhi che fissavano il suolo. Un ciao può cancellare brevemente la
bruma dell’orrore e della tortura.

Ieri mi è stato chiesto cosa sia il senso
della vita e ho rifatto la domanda a cena alla mia famiglia. Risposte diverse
per persone diverse ma in fondo tutte uguali.

Per me il senso della vita è solo l’Amore.
L’Amore grande e prepotente. L’amore che rovescia i tavoli, l’Amore che salva e
sana le ferite. L’Amore per l’altro che ti apre il cuore e squarcia il costato
mentre loro ti abbracciano. La sensazione di stare facendo una cosa bella. Una
cosa bella in un mondo di cose brutte. Una cosa che può trasformare per pochi
secondi questi figli del dolore in figli della fortuna.

E l’Amore può chiamarsi Zagara e può
nascere in un posto minuscolo della Sicilia da una madre che vuol rendere
omaggio alla terra che l’ha r/accolta dopo un viaggio della speranza.

8

9

11

La scrittura Noir: Alan D. Altieri


alan-d-altieri

  Come arriva a te questa voglia di scrivere noir?

Partendo, con le inevitabili cautele, da una definizione di genere: “nel noir in conflitto non è tra bene e male, bensì tra diversi aspetti del male.”
Da sempre, la mia narrativa si focalizza sul darkside, il lato oscuro. Un’oscurità da intendersi nel senso più lato possibile: psicologica, sociale, politica, ambientale ma soprattutto umana.

Non ritengo di avere mai scritto un — altre inevitabili cautele — noir “puro” nella direzione di capolavori quali “Il postino suona sempre due volte”, di James Cain, o “The Grifters” di Jim Thompson.

Per contro, il conflitto all’interno del male rimane una costante nel mio lavoro di narratore.

Citando un unico titolo, “Tutti al rogo!” apparso sull’antologia “Hellgate” (TEA, 2009) — per quanto altamente “ibrido” in termini di merscolanza di generi — possa essere considerato come il più noir dei miei scritti.

Juggernaut 14,2x21_Layout 1altieriarm

Quanto cinema, visto il ruolo di sceneggiatore, si è infiltrato nella tua scrittura?

Anche il cinema, inteso nel senso di “scrivere per immagini e per sequenze”, rimane un cardine della mia narrativa.

La mia esperienza a Los Angeles — come story-editor & staff writer per il leggendario produttore Dino De Laurentiis, quindi come sceneggiatore professionista — ha letteralmente plasmato le mie modalità di strutturare storie.

La sceneggiatura in sè stessa è un formidabile medium narrativo: preciso, sintetico, rigoroso.

È quindi proprio dalla teoria e dalla pratica della sceneggiatura che vengono le mie angolazioni su definizione dei personaggi, drammatizzazione delle situazioni, costruzione dei conflitti.

images

Da amante della poesia faccio a te una domanda che cozza letteralmente con il genere, ami la poesia? Se si che autori apprezzi?

Nutro un rispetto assoluto per la poesia, che ritengo la più alta forma espressiva dello spirito umano.

Inevitabilmente, essendo larga parte della mia formazione letteraria nutrita dalla cultura anglo-sassone, anche le mie icone poetiche sono anglo-sassoni.

Al vertice, Thomas Stearns Eliot.

Non a caso insignito del Premio Nobel, non esiste un solo testo di T.S. Eliot che non sia un capolavoro dalla umana contraddizione e della umana tragedia.

In particolare, “Gli Uomini Vuoti” (The Hollow Men), continua ad avere su di me un impatto molto profondo.

Parimenti, non posso non inchinarmi al genio di Edgar Lee Masters, Emily Dickinson e Walt Whitman.

Un equale inchino all’opera di giganti italiani quali Salvatore Quasimodo e Giuseppe Ungaretti.

Infine, mi è impossibile dimenticare la straordinaria drammaticità di Dino Compagni e Clemente Rebora.

killzone-altieri-189x300

  E chi sono i tuoi grandi nel noir e nel cinema?

Ho già citato l’opera di James Cain e di Jim Thompson.

Considero “La fiamma del peccato” (Double Indemnity, 1944), scritto dal leggendario Raymond Chandler e diretto dall’ugualmente leggendario Billy Wilder il capolavoro assoluto del noir filmico.

Pressochè ex-aequo, “Chinatown” (1974), scritto da Robert Towne e diretto dall’incona Roman Polanski.

Venendo a oggi, il noir sia scritto che filmico sarebbe qualcosa di molto diverso, e molto carente, senza l’intera opera, assolutamente gigantesca, di James Ellroy.

NZO

Cosa pensi della scrittura noir italiana oggi? Le nuove “leve” sono un buon inizio?

Non sono del tutto certo che “nuove leve” sia l’espressione più centrata.

La narrativa italiana — a partire dall’opera magistrale di Giorgio Scerbanenco — ha da lungo tempo una solidissima tradizione noir, thriller, mystery.

Una tradizione che prosegue oggi con i lavori — ma soprattutto con la continuità professionale — di almeno due generazioni di ottimi Autori.

Non necessariamente i loro lavori sono noir “puro”. Ritengo però che il “puro” narrativo, anche qui in senso lato, appartenga ormai al passato.

Tornando quindi agli Autori:

Valerio Evangelisti, con la sua serie dell’Inquisitore Eymerich, rimane il profeta indiscusso del thriller soprannaturale e non solo;

Giuseppe Genna, al fianco della sua formidabile opera di “dissezione” sociale, ha re-inventato il thriller di cospirazione, trasformandolo in corrosivo apologo politico;

Carlo Lucarelli, da “Il Giorno del Lupo”, a “L’Ispettore Coliandro”, passando per “L’isola dell’angelo caduto” è un fuoriclasse tout-court;

Franco Forte, al di là della sua eccezionale produzione nel romanzo storico, gioca durissimo con titoli di prima classe quali “China Killer” e “La stretta del pitone”;

Gianfranco Nerozzi è non solo un vero e propro “horror meister” ma al tempo stesso un eccezionale “thriller meister”;

Diana Lama passa con eguale perizia del mystery, al thriller, al noir;

Stefano Di Marino, con la sua serie “Il Professionista” e non solo ha alzato tutti i parametri del thriller d’azione e dell’avventura epica;

Patrick Fogli e Simone Sarasso hanno pochi rivali nel thriller politico, una variante che sembrava ormai dimenticata;

Gianni Biondillo ed Elisabetta Bucciarelli — con rispettive saghe dell’Ispettore Ferraro e dell’Ispettrice Delgato — eseguono impietose radiografie delle metastasi che affliggono l’Italia contemporanea.

C’è poi un’autentica squadra d’assalto di validissimi Autori in rapida ascesa. Citando solo alcuni di loro:

Marilu Oliva, Massimo Rainer, Mauro Baldrati, Simonetta Santamaria, Marina Visentin.

In sostanza, non solamente il noir Italian-style, ma l’intera narrativa del lato oscuro Italian-style è già un TAV da trecento chilometri orari. Il che è ottimo!

Biografia

Alan D. Altieri è nato nel 1952 a Milano, dove si è laureato in ingegneria. È vissuto a lungo a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore. È considerato il maestro italiano dell’action-thriller.
Sergio Altieri, milanese, ingegnere, è vissuto a lungo a Los Angeles e negli Stati Uniti, lavorando per il cinema come sceneggiatore. Dopo alcuni romanzi e alcune sceneggiature, nel 1997 collabora alla realizzazione sceneggiato televisivo in due puntate La Uno bianca e sempre in quell’anno vince il Premio Scerbanenco con il romanzo Kondor, thriller bellico ambientato nel futuro, che narra le vicende di un gruppo di soldati delle Special Forces impegnati in una cruentissima “guerra per l’energia”. Del “Maestro italiano dell’Apocalisse” sono già stati pubblicati, tra gli altri, Città oscura, Città di ombre, Ultima luce, Kondor, L’uomo esterno, i tre romanzi della saga storica di Magdeburg, i romanzi dedicati al personaggio dello “Sniper” Russell Brendan Kane e il primo volume di racconti Armageddon. Del 2010 è Killzone. Autostrade della morte. Oltre che quella di scrittore Altieri svolge anche l’attività di traduttore. Da marzo 2006 è direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori, I Gialli, Urania, I Classici del Giallo, Segretissimo, Segretissimo SAS, Epix, Romanzi.