I MIGLIORI DISCHI DEL 2016 a cura di Antonio Bianchetti


foto-1

Tutti gli anni lo ripeto, come consuetudine, queste sono sostanzialmente le mie scelte, derivate dai miei acquisti, variegate poi dal mio stato d’animo. Infatti, noterete dei generi musicali diversi, ma che coesistono perché l’emozione profondissima emanata dalle loro tracce, non ha eguali con qualsiasi altra bellezza. Alla fine un genere solo mi stanca, e pur mantenendo un equilibrio di fondo, preferisco alternare coloriture diverse per sentirmi vivo, sempre pronto a soddisfare i miei molteplici stati d’animo.
La musica che viene incisa e buttata sul mercato di questi anni 2000 è di un’enormità produttiva sconsiderata, la quale finisce per confondere le idee degli appassionati e non solo. Io preferisco distillare quelle poche energie creative vere, nate non da una banalità ricorrente o addirittura asfissiante, ma dalle idee autentiche generate dalla passione e dalla voglia di suonare, e in senso più ampio dalla voglia di vivere. Sentirsi artisti, è anche questo.
Poi come sempre succede, quando l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, tante scelte sono frutto di emotività disparate, ma che poi alla fine, riflettendoci sopra, non sono poi così errate dal contesto iniziale e col senno di poi, risultano giuste. Ecco per esempio che per un esperto attento, tra le mie scelte ho escluso il celebratissimo album di Nick Cave: “SkeletonTree”, di cui mi sono ripromesso di parlarne in un apposito post.
Concludendo vi lascio la mia lista senza nessuna classifica preordinata: 20 dischi, tutti a pari merito, di cui seguono le schede per ognuno.

Continua a leggere

Annunci

I libri di domani/5 – Intervista a Pietre Vive Editore


Come hai cominciato a lavorare nell’editoria?

In verità mi ci ha trascinato un amico. Per quanto mi riguardascrivo più o meno da sempre, ma visto che mi ritengo persona mediamente intelligente non mi sarei mai imbarcato in una avventura editoriale che, dicono tutti a ragione, prospetta soltanto «sangue sudore e lacrime». Invece mi ci sono ritrovato mio malgrado, per colpa di questo amico che prima mi ha proposto la cosa e poi è scomparso, e visto che ci ho preso gusto ma mi sentivo solo, ho pensato di fare come lui, trascinandoci dentro quante più persone possibili, nella speranza che anche loro un giorno creino altri mostri come noi. Chiamala pureuna forma virale di sadomasochismo collettivo.

pietreviveeditore-2584168466243

Quali sono le difficoltà che incontra oggi una piccola casa editrice?

Beh, gli autori di per sé sono già una gran rogna.Ma a parte loro, ladifficoltà maggiore è la mancanza di forze necessarie. Manca sempre qualcuno. Magari fai dei librifighissimi sotto il profilo grafico, ma ti manca un buon commerciale per venderli. Oppure hai un commerciale coi controcazzi, ma ti manca un bravo ufficio stampa per farlo sapere al mondo. Nelle grandi case editrici ci sono specifiche professionalità per ogni aspetto che riguarda il libro e la sua mercificazione. Nelle piccole realtà –a causa della minore forza economica – ti capita di doverti arrangiare, didover ricoprire da solo 10-15 ruoli diversi. Lo fai al meglio che puoi, ma non sempre col massimo dell’efficacia.

L’Italia è un paese che legge poco: quale pensi sia la soluzione migliore per attirare nuovi lettori?

Di sicuro andrebbero cercati nuovi modi di fruizione che siano in linea coi cambiamenti socio-culturali in corso. Dopotutto siamo il paese più telefonizzato del mondo. Magari si potrebbe pensare a una campagna per cui che ne so, zac, ti suona il telefono a sorpresa, e quando rispondi una voce ti legge una poesia di Leopardi o Montale o Caproni o un breve pezzo di un libro di prosa… Dovrebbe essere una cosa ministeriale, imposta dall’alto, così non hai scampo, è obbligatorio. Si potrebbe chiamare La buona poesia. Se chiudi prima della fine della chiamata, ti tolgono un euro di ricarica come punizione. Ma se ascolti tutta la poesia, rispondendo poi da una a tre domande quiz per vedere se hai capito qualcosa, e se rispondi a tre domande ti fanno una ricarica omaggio da 10 euro. I ragazzi potrebbero arrivare a odiarlo più della scuola stessa, sarebbe bellissimo!
Scherzi a parte, io sono di quelli che pensa che gran parte delle colpe siano della politica e della scuola per com’è organizzata ora. Quindi ricomincerei da lì, rimanderei i politici a scuola. Poi riformerei i programmi scolastici insiemeagli insegnanti, per una concreta aderenza ai loro problemi reali e a quelli dei ragazzi. Come ha scritto Claudio Giunta, se non ricordo male nella presentazionedi una nuova antologia da lui curata, si fra troppa teoria letterariae si legge troppo poco. Mentre la lettura, come puro fatto ludico, di piacere, dovrebbe essere il centro di tutto. Ancora, io sono figlio di un ferroviere e di una sartina. E non leggo perché sono un privilegiato. Leggo perché quando ero bambino, mio padre che ancora credeva nell’istruzione come valore, quando tornava da una trasferta mi portavacome regaloun libro, che in questo modo diventa un oggetto affettivo. Basta un po’ di sentimento, non è difficile.

Molti pensano che basti scrivere un libro e trovare qualcuno che lo stampi e lo distribuisca: ma cosa c’è dietro la pubblicazione di un singolo libro?

Tante di quelle cose orribili che a pensarci mi vengono i brividi, quindi nemmeno te le descrivo. Ti dico però che serve molto equilibrio psichico e ancora più pazienza.

Pensi che l’autopubblicazione online (offerta ad esempio da Amazon) sia una soluzione ottimale per i giovani autori che vogliono farsi leggere ma non trovano un editore?

Non ci sono formule giuste o sbagliate, secondo me, ognuno fa come vuole e poi dipende molto da come sa muoversi. Anni fa anch’io ho provato l’autopubblicazione. E ti dirò cheè stato il periodo editoriale più triste della mia vita. Ero completamente solo a far tutto, non mi divertivo, non potevo parlarne con nessuno,nemmeno per lamentarmi, e a un certo punto ero così stufo di far tutto da solo che ho cominciato a odiare il mio stesso libro e a non volerlo più portare in giro. Perché uno fa libri sì per il successo ma soprattutto per non sentirsi solo. Certo, ci sono anche gli onanisti del libro, gente che si compiace di se stessa fino al punto da avere degli orgasmi intellettuali mentre si legge nella propria stanzetta solitaria (li ho conosciuti, esistono davvero!), ma far leggere le proprie cose a un editor non è mai troppo male, perché magari l’editorvede delle cose che tu non hai visto, arricchisce il tuo lavoro di significati. Poi c’è gente che pensa che nelle case editrici sono tutti dei cialtroni e dei ladri e sceglie di non fidarsi di nessuno. Ma in quel caso c’è il serio pericolo che ne venga fuori un libro paranoico. Credo che in editoria funzioni come quando scegli un dentista. Ti informi. Se il dentista è bravo ci vai e ti fai curare, se invece senti che il tipo è un macellaio ma ci vai ugualmente, poi che fai?Te la prendi con l’intera categoria professionale per le tue scelte sbagliate?
A parte queste mie considerazioni, ci sono stati casi di gente che ha avuto successo anche con l’autopubblicazione, per cui non escludo nulla. Di regola però, parlo per me, come lettore non compro mai a scatola chiusa. Quindi, o compro l’autoproduzione di uno che conosco e di cui mi fido (anche solo avendolo letto in rete), oppure vado sul sicuro e mi affido al marchio editoriale che lo pubblica, anche se piccolo. Se il marchio lo conosco è bene, se non lo conosco vado sul sito e mi faccio un’idea studiando il loro catalogo.

Se potessi dare un consiglio ad un giovane poeta in cerca di editore, quale sarebbe?

Prima cosa, fondamentale. Lavora sulla tua voce poetica, cerca di avere una voce tua personale. Oggi si pubblica un sacco di roba tutta uguale, milioni di libri che dicono tutti la stessa cosa nello stesso identico modo. Sullo stile, sul verso, si può sempre lavorare, e se sei bravo ci lavorerai tutta la vita. Ma la voce, per quanto acerba possa essere, è solamente tua, e su quella devi lavorare tu, non può intervenire nessuno, nemmeno l’editore. E se ci prova è uno stronzo.
Seconda cosa, non ti chiudere in casa, con la paura che qualcuno possa rubarti le tue preziose idee, ma mettiti in gioco. Intanto, non capita quasi mai che qualcuno rubi le idee poetiche di uno sconosciuto, e poi non è detto che le tue idee siano così buone. Considera che quello della poesia è un lavoroanche relazionale(a meno che tu non sia Emily Dickinson, ma se sei la Dickinson allora non hai bisogno nemmeno di un editore). Quindi confrontati con gli altri. Non c’è niente di meglio che il confronto per capire se qualcosa va o non va nella propria scrittura, oppure per darsi conferma delle proprie scelte anche se agli altri non piacciono. Per cui apriti un blog, pubblica in rete, vai ai reading, se puoi leggi in pubblico, magari creati un gruppo di amici che condividano i tuoi gusti e ti ascoltino e chiedano a te di ascoltarli. E non dimenticare che se in tutto questo lavoro non ti arriva mai una sola critica, mai un dubbio o un commento negativo, significa che qualcosa non va.
Terza cosa, e qui cascano quasi tutti, prima di inviare qualsiasi cosa tu abbia pensato di inviare a un editore, fatti un elenco ragionato dei 10 libri di poesia più importanti usciti fra fine ‘900 e oggi e, se non lo hai già fatto (ma all’80% non lo hai ancora fatto), leggili prima di spedire e dopo rileggi la tua raccolta. A te male non farà. All’editorerisparmierà l’eventuale patema di dirti che la tua raccolta, per quanto bene intenzionata nel sentimento, non è in linea con quanto si produce oggi, non dico sul mercato (che è quasi inesistente) ma proprio nel panorama letterario.
Fare arte,e la poesia rientra ancora nel campo dell’arte, è un lavoro che richiede impegno.Uno ci prova ma non sempre riesce a tirar fuori un capolavoro, questo è umano, ma uno sforzo creativo, anche se non è riuscito al 100%, è sempre apprezzabile. Se c’è qualcosa di imperdonabile nell’arte è l’inutilità di un lavoro che non dice più nulla a nessuno perché quello che dice è nato vecchio.

Ci sono persone che leggono solo grandi classici o libri molto pubblicizzati: cosa può fare un piccolo editore per attirare l’attenzione del grande pubblico?

Diceva Brodskij che leggiamo Dante perché ha scritto La divina commedia, e non perché richiediamo la sua voce poetica. Quello che voglio dire è che viviamo in un Paese che si rivolge ai classici principalmente perché non sa che c’è altro, o più spesso non sa nemmeno come informarsi sulle novità e quindi, in mancanza di meglio, ritorna a quel poco che ha imparato a scuola. Come vedi sempre a scuola di torna.
Gira e volta le strade, alla fine, sonquelle. Mio nonno diceva: chi non ha cervello ha gambe. Quindi o ti muovi molto tu, fra presentazioni ed eventi, o ti inventi nuovi spazi di azione a cui nessuno ha mai pensato prima. Personalmente sto cercando, come molti piccoli editori che conosco, di inventarmi nuovi spazi di azione, un modo per arrivare a muovermi il meno possibile,perché muoversi è una gran rogna, spesso è svilente nei risultati, e comporta numerosi costi non solo economici. Anche perché così finisce che stiamo sempre a parlare di “rivoluzione culturale”, e questa rivoluzione si risolve in un continuo sbattimento che non cambia proprio nulla a nessuno, anzi quasi ti ridono dietro. A volte mi dico che forse dovremmo cominciare anche noi a pubblicare i classici, che fra l’altro ci piacciono molto, ma finché posso evitarmelo, finché ho forza di sbattermi, preferisco puntare sugli scrittori vivi e muovere le gambe a più non posso.

Come nasce una casa editrice?

Direi che occorre tanta fortuna e un po’ di sana incoscienza.

Ci sono case editrici che chiedono soldi per la pubblicazione, altre ancora chiedono all’autore di acquistare un tot di copie del proprio libro, altre ancora chiedono tutto o niente… tu da che parte stai? Cosa ne pensi?

Se vuoi sapere come facciamo noi, Pietre Vive è una casa editrice definita a doppio binario. Partiamo dall’assunto che un libro se è bello deve essere pubblicato, ma prendiamo atto del fatto che non siamo ricchi, né possiamo investire su tutto ciò che ci piace. Per cui, come si fa? Si valuta caso per caso e libro per libro, progetto per progetto, senza uno standard prefissato. Se un autore può investire nel libro e decide di farlo, non vedo perché non chiedergli di farlo.In questo modo, considerate le nostre forze, possiamo dare una mano a un altro autore che magari ha meno possibilità. So che il mio è un approccio da dilettante, quasi artigianale (come mi rimproverano), ma credo molto in una formula famigliare dell’editoria, una formula basata prima di tutto sui rapporti umani, in cui ci si dà una mano per come si può, del resto non ho altro da offrire che il mio tempo e la mia attenzione, e personalmente sono anni che non metto in tasca un soldo pur lavorando quotidianamente coi libri. Comunque non sono l’unico editore in zona, anzi, non è obbligatorio pubblicare con me.
Ma vorrei ampliare un attimo il discorso, assai dibattuto, per mostrare il verso della medaglia a chi si oppone con tutto se stesso all’editoria a pagamento come immorale. Una volta che sei dall’altra parte ti accorgi di tutta una serie di problemi, spesso pressanti, per cui non tutti hanno la voglia di complicarsi la vita, come faccio io,cercando soluzioni alternative o compromessi per venire incontro all’autore, soprattutto se hanno famiglia. Per cui possiamo anche essere contrari per principio all’editoria a pagamento, ma un libro stampato ha dei costi reali. Se stampo un libro di poesia, magari non chiedo soldi all’autore perché eticamente è scorretto, ma lo stampatore va pagato, oltre a tante altre piccole spese che non sto qui a dire. Quindi come si fa? Si mette in vendita il libro con tutti i mezzi di convinzione a propria disposizione. Ma c’è un problema, la poesia notoriamente non vende, non lo dico io, lo dicono i dati di vendita di qualsiasi casa editrice che in effetti sconsiglia di pubblicarla, così come sconsiglia di pubblicare racconti, invece consiglia di pubblicare libri di cucina o sul calcio. L’ideale sarebbe proprio non pubblicare poesia ma pensare soltanto al calcio, ma noi ci proviamo uguale. Chi comprerà il libro? Se l’autore è conosciuto o scafato forse un po’ di copie le vendiamo, quindi conviene sempre pubblicare autori conosciuti. Ma se per caso l’autore non è conosciuto,è un esordiente oppure è timido, il libro non lo comprerà quasi nessuno. Quindi? Quindi si organizzano delle presentazionicon l’autore a cui invitare la famiglia e gli amici dell’autore che saranno emotivamente costretti (dall’autore) a comprare il libro. Così l’autore è eticamente salvo dalle grinfie dell’editore perché non spende un euro, a patto che ricatti luiemotivamente i suoi amici e la sua famiglia a mettere i soldi al posto suo. Perfetto!
Funziona così anche con l’autopubblicazione, fra l’altro. Diciamo che per essere eticamente perfetti, l’ideale è non pubblicare affatto, oppure pubblicare a proprie spese da uno stampatore e regalare il libro agli amici. Cosa che nessuno vieta di fare.
Ah, c’è anche la casistica assai frequente in cui l’autore esordiente che una volta stampato il libro si rifiuta di presentarlo per paura o avversione del pubblico. Mi è capitato con due libri, ho ancora i volumi imballati nei cartoni, quasi del tutto invenduti per quanto belli, e mi sono ritrovato a pagare di tasca mia lo stampatore, andandoci addirittura in perdita. Alla faccia dell’editore che dovrebbe essere anche imprenditore!Sai che farebbe un imprenditore vero in questi casi? Farebbe causa all’autore impugnando il contratto. Ma dunque è questa l’idea di “rivoluzione culturale” che vogliamo portare avanti? Fare tanto chiasso sull’etica della pubblicazione e poi spendere soldiin avvocati? Io non ci sto. Preferisco arrangiare come posso, da dilettante, per trovare soluzioni che stiano bene a tutti. Non sempre ci riesco, ma ci provo.
Chiudo. Non sono contrario all’editoria a pagamento perché non sempre si può fare altrimenti e perché l’editoria come impresa economica non difende i generi letterari minori come la poesia ma anzi tenderebbe a eliminarli. Magari, e parlo agli autori, bisogna farsi furbi e capire quando quello che ti si offre è un contratto onesto, basato su uno scambio reale, oppure una fregatura. E se prendi una fregatura la colpa non sempre sta tutta da una parte.

Cosa ami di più del tuo lavoro?

Il fatto che al contrario di molti miei amici impiegati, se a un certo punto mi serve staccare la spina oppure prendere tempo per trovare un’idea, mollo tutto e me ne vado in giro sul Lungomare a pensare al mare. So che molti miei amici confinati nei loro uffici non possono farlo e mi invidiano per tale libertà, e questo mi dà una certa gioia perversa.

Parlaci un po’ della tua casa editrice: quali sono le vostre attività? Cosa pubblicate? Avete qualcosa in programma per il futuro?

Pietre Vive ha sede a Locorotondo, in Puglia. È nata come associazione nel 2002 e ha avviato il suo progetto editoriale nel 2007 con la realizzazione di un mensile d’informazione comprensoriale. Dal 2013 ha cominciato a pubblicare libri. Al momento abbiamo due collane, una specializzata in poesia e arte, un’altra più vicina alla prosa, saggistica e talvolta racconti. Ci occupiamo anche di cataloghi d’arte. Se possiamo, preferiamo dare spazio agiovani autori e illustratori. A parte questo, al momento pubblichiamo un’altra rivista di informazione territoriale (Agorà) e insieme all’associazione Il Tre Ruote Ebbro promuoviamo Luce a Sud Est, un concorso di scrittura sociale senza limiti di genere, che offre come premio la pubblicazione gratuita del vincitore.
Nel 2015 abbiamo vinto un bando di finanziamento, Funder 35, con il progetto B.digital. È un progetto attraverso il quale cercheremo di rinnovare il nostro catalogo, rilanciando i nostri libri nel mondo digitale. Di cosa si tratta? Di una serie di corsi prima per creare audiolibri, e-book e e-book multimediali e poi di booktrailer, media marketing e digital advertising per rilanciare questi nuovi prodotti sul mercato nella maniera più incisiva. I corsi saranno tutti tenuti da professionisti e leader del settore. L’obiettivo finale, per noi, è quello di riuscire a creare libri multimediali, in più lingueda rilanciare sul mercato europeo in formato digitale, così da aggirare i costi di stampa e di distribuzione. Diciamo che per noi è un tentativo di usare il cervello piuttosto che le gambe. Il progetto durerà per i prossimi due anni circa, mentre i corsi, indipendenti, cominceranno a fine novembre e andranno avanti, in formula weekend, fin a fine gennaio 2017.

Sito: http://www.pietreviveeditore.it/

I libri di domani/3 – Intervista a Fara Editore


Come hai cominciato a lavorare nell’editoria?

Ho fatto studi di carattere linguistico che mi hanno messo in contatto con case editrici come traduttore, correttore di bozze ed editor. Con mio fratello grafico, anche lui in contatto con il mondo dell’editoria per la realizzazione di copertine, collane e altro, abbiamo deciso di dar vita a Fara nel 1993.

logofara

Quali sono le difficoltà che incontra oggi una piccola casa editrice?

Principalmente la distribuzione, che per le piccole etichette non funziona, anzi direi che non esiste. Nei primi anni di vita ho cambiato numerosi distributori, la maggior parte dei quali sono falliti e scomparsi, per cui ho perso soldi e centinaia di libri. Da una dozzina di anni ho puntato tutto sulla rete (sito, blog narrabilando e farapoesia, social) e sul far comunità con i miei autori che sono i maggior diffusori dei libri Fara.

L’Italia è un paese che legge poco: quale pensi sia la soluzione migliore per attirare nuovi lettori?

Proporre cose vere, che restano, che non siano il frutto delle mode e curare un linguaggio comunicativo ma non banale, che abbia uno stile.

Continua a leggere

Intervista a Giuseppe Lama in arte Volcano Digital Art


Ajna

Ajna

The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

Voodoo Spell

Voodoo Spell

Benvenuto su WSF, Giuseppe!

Cara Antonella, grazie!

Prima di rispondere alle domande, volevo precisare che la mia non e’ fotografia ma bensi illustrazione. La fotografia e’ un punto di partenza per i miei lavori, un medium che utilizzo per le mie fotocomposizioni digitali, non e’ il mezzo col quale mi esprimo.

Quando è iniziato tutto?

E’ un po’ difficile mettere una data alla mia vocazione. Come tanti creativi, avevo una matita in mano sin da piccolo, ma in realtà è solo da circa 5 anni che lavoro come illustratore vero e proprio.

Chi è Giuseppe Lama? E chi è Volcano Digital Art?

Sono nato a Napoli, dove ho studiato Grafica e Fotografia all’Istituto D’Arte Umberto Boccioni, e Scenografia all’Accademia di Belle Arti. Scelte più o meno dettate da quello che pensavo allora offrisse le migliori opportunità professionali e lavorative.
Da bambino disegnavo, impugnando la matita con la mano “sbagliata”. Erano altri tempi, e a scuola le suore avevano contemplato la possibilità di forzarmi a usare la mano destra. Fortunatamente mia madre si era opposta all’idea. Io intanto, in quei primi anni, ero convinto che stessi usando “la mano del diavolo”. La cosa comunque non mi ha mai bloccato, anzi ho sempre provato una certa urgenza ad uscire dal “guscio” delle convenzioni dettate dalla società e religiosità di quell’ambiente negli anni ’70.
All’età di 9 anni, quando già sperimentavo con acquerelli e tempere, un mio zio pittore mi accolse nel suo studio e per un po’ di tempo mi insegnò tutto quello che potei assimilare sulla pittura a olio e le teorie del colore.
Oggi probabilmente non sarei la stessa persona se non avessi avuto tutte queste opportunità’ sperimentative, ma da adulto. Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come Visual Artist, e di creare immagini specificatamente per la stampa, illustrazioni per libri e riviste. Ho messo da parte le tecniche compositive tradizionali in favore di un approccio quasi esclusivamente di natura digitale. Oltre all’illustrazione da qualche anno mi diletto anche a creare qualche cortometraggio.
Vivo e lavoro in Inghilterrra da circa 20 anni. Volcano Digital Art è lo pseudonimo che uso, ed è un omaggio alla mia città natale, dove la presenza del Vesuvio con la sua incombenza distruttiva e trasformativa incide da sempre sulla vita dei suoi abitanti.

Daily Voodoo

Daily Voodoo

Continua a leggere

Un Manifesto contro l’Arruolamento Obbligatorio “Uomo Libero VS Soldato” una campagna di sensibilizzazione ideata dal Collettivo Antigone


manifesto

“Sono molto preoccupato per mio fratello. A breve finirà l’università e dovrà arruolarsi. Non riuscirà nemmeno a scappare dalla Siria perché la situazione è molto peggiorata da quando sono andato via io. Non so che fare. Ho paura”, Aram.

“Perché sei andato via da Aleppo?” “Perché avevo finito gli studi universitari e avrei dovuto arruolarmi. E lo sai… C’è la guerra… Nessuno sa quanto dura e se arrivi a vedere la fine”, Rafee.

Queste sono due testimonianze di ragazzi che fuggono dalla Siria dove imbracciare le armi è un obbligo che spesso conduce alla morte. Alla luce delle loro storie, delle loro confidenze e delle loro paure abbiamo deciso come Collettivo Antigone di lanciare una campagna contro l’arruolamento obbligatorio.

Racconteremo storie, faremo sentire le loro voci e le voci di chi è ancora bloccato in un limbo di paura. Tramite le parole ci auguriamo di costruire un ponte che superi la distanza fra “noi” comodamente seduti nelle nostre case e “loro” in fuga da un destino che non hanno scelto.
Quello che speriamo di ottenere è una maggiore consapevolezza su questo aspetto, una riflessione su una delle motivazioni che mettono in fuga molti giovani dalla Siria, ma non solo. E poi il sogno è quello di riuscire ad aiutare il fratello di Aram ad abbandonare la Siria evitando così di dover imbracciare le armi. Il fratello di Aram, infatti, vorrebbe continuare gli studi e attualmente sta tentando di ottenere un visto in Germania.
Per quanto riguarda noi, le uniche armi in cui crediamo sono le penne, le matite, i libri per condurre nelle scuole e nelle università una guerra contro l’ignoranza e il pregiudizio.

“Perché mi hanno fatto studiare se poi mi mandano a morire come carne da macello?”

Chi è Antigone?

Antigone nasce dall’esigenza di proteggere e custodire le leggi naturali che appartengono inalienabilmente ad ogni essere vivente e che mai andrebbero violate dall’umana tracotanza. Antigone rappresenta l’eroina scomoda e integerrima che ci invita ad un viaggio nelle pieghe della coscienza. Un viaggio difficile di contrasto al pensiero dominante modellato ad hoc dalla mutevole arroganza umana. Antigone sa che un defunto merita sepoltura e sa che le leggi umane non possono impedire alle leggi naturali di affermarsi. Noi dobbiamo essere in grado di riconoscere quando la legge umana mette in pericolo la sacralità inviolabile della vita. Antigone era sola. Mentre noi siamo tanti e possiamo guidarci verso nuove riflessioni con quell’entusiasmo che caratterizza le grandi passioni.

“Il Collettivo Antigone è nato in primis come risposta allo shock che ho provato quando, tornando a casa ad Augusta nel maggio 2014, mi sono scontrata con la realtà dell’accoglienza italiana e in particolare siciliana. Il centro dove ho fatto volontariato accoglieva minori non accompagnati che teoricamente sarebbero dovuti ripartire entro 72 ore, ma che nella pratica rimanevano arenati lì per un tempo indefinibile.
Dal primo momento in cui vi entrai, capii che l’umanità stava davvero andando alla deriva: gli avanzi delle guerre di cui avevo sentito parlare erano davanti ai miei occhi e quel dolore esigeva delle risposte. Il nome non è casuale: Antigone è la mia eroina dall’adolescenza con la sua disobbedienza sprezzante dell’umana tracotanza e Collettivo indica il desiderio di un coro di voci che con talenti diversi lottino per la stessa causa. Costruire un mondo migliore dipende dai nostri gesti, dalla nostra gentilezza, dalla nostra disponibilità a collaborare senza farci vincere dalla paura. Antigone è Donna, come gran parte di noi, ma custodisce chiunque e si avvale di Uomini che credono in Lei.
Il primo filone si chiama “I Figli della Fortuna” e raccoglie le storie che i migranti incontrati mi affidavano mentre distribuivamo vestiti o cibo, mentre pulivamo a terra o riordinavamo le camere, mentre aspettavamo dal dottore o andavamo a fare la spesa. Ho sentito l’esigenza di tramandare quelle storie affinché nessuno potesse dire di non sapere, ma soprattutto affinché a chiare lettere si sapesse che io dico no a questo scempio. Che mi oppongo a questa barbarie. Che nessuna legge umana mi convincerà a violare l’eredità di Antigone. Che io vengo dalla Terra e la Terra non possiede frontiere.
Da quel momento è iniziato un cammino eclettico e multiforme, che ha dato a ciascun/a partecipante la possibilità di esprimere il proprio talento facendolo/a diventare zio o zia della piccola Antigone, metafora di una bimba senza padre. Si parla di cinema, di arte, di fotografia, di storia o filosofia, si traduce da e verso altre lingue per rendere il nostro messaggio più forte. Il vero punto di svolta è stato quando Yacob (Costa d’Avorio) ha deciso di fidarsi di noi intraprendendo un luminoso percorso fatto di parole ed immagini. A lui sono seguiti Doumbia (Mali) e Rami (Siria). La loro presenza ci ricorda come la Vita non sia mai scontata, ma difenderla comporta sacrifici e impegno.
Antigone ha una natura principalmente anarchica e solo raramente programmiamo qualcosa, come accaduto per celebrare la giornata della memoria, le Donne e le Madri. L’ultimo filone aperto si chiama MUROS e si propone di guardare a questo controverso elemento con occhi ingenui, ricordandoci che nulla è totalmente buono o totalmente cattivo. E che spesso nei nostri occhi risiede la Bellezza stessa che attribuiamo al mondo.”

MariaGrazia Patania

https://collettivoantigone.wordpress.com/

I libri di domani/2 – Intervista a Milena Edizioni


arton65962

La vita di un editore è molto diversa da come te la immaginavi?

È un lavoro molto piacevole, quando riesci a farlo diventare un lavoro, perché guadagnare vendendo libri è impegnativo, talvolta sembra impossibile. Ha tutte le noie di un’attività imprenditoriale (e in Italia è molto difficile, se non addirittura angoscioso, fare imprenditoria), ma ha la bellezza che solo le attività culturali possono avere.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra oggi un editore che parte dal basso?

La principale difficoltà è la credibilità. Le persone, quando comprano un libro, non investono solo soldi, ma soprattutto tempo. E il tempo da dedicare alla cultura o all’intrattenimento è sempre poco. Quindi perché dovrebbero investire il proprio tempo nel leggere un libro di un editore appena nato e di un autore sconosciuto? Se partiamo da progetti “dal basso” e non abbiamo denaro da investire è sempre tutto difficile. L’unico modo per crescere è portare avanti un progetto con idee chiare, e così pian piano si acquista la fiducia del lettore. Non bisogna mai avere l’ansia del successo immediato: è così bello il processo di crescita, non capisco perché molti lo vorrebbero saltare! Vale anche per gli autori: tutti vorrebbero vendere milioni di copie alla loro prima opera. Vorrebbero che il successo piovesse dal cielo e non fosse la conseguenza del loro impegno. Invece vedere mese dopo mese le cose andare sempre un po’ meglio ti fa capire che stai lavorando bene, e a ogni tua azione corrisponde un riscontro positivo.

Continua a leggere

DELLE CONSIDERAZIONI SUL CREAZIONISMO di Manuel Paolino


immagine

Credo che ogni poeta affronti un particolare percorso poetico che inevitabilmente termini per essere un cammino di scoperta interiore ed esteriore. Il primo caso concerne le riflessioni che la composizione, nel suo carattere ispiratore, scaturisce nel poeta. Già qui mi sembra di entrare in un campo personale, soggettivo, e non me la sento pertanto di stabilire affermazioni valide per tutti gli autori.
Un interprete della musa, tale definisco in questo frangente chi si ritrova misteriosamente e subito nella situazione di dover imbattersi nelle sue primitive esperienze con la poesia, non può essere uno scrittore che di fronte ad una pagina bianca sostenga “adesso scrivo versi”. Qualcosa di arcano, totalmente indipendente dalla sua volontà, lo sospinge. Cosi ho iniziato io. La scoperta esteriore invece avviene con le letture, che devono essere incessanti, e che permettono di dare forma letteraria, personale e fisiologica a quel percorso iniziato da un punto ben preciso e capace quindi di svilupparsi attraverso continui salti temporali, seguendo un indistruttibile filo comune. Nel mio caso la poesia pura, concetto che si riferisce ad un’estetica esistita ma anche a qualcos’altro che prende forma sotto gli occhi di chi, come il sottoscritto, ricerca, affronta un viaggio espresso da passioni recondite quasi senza scelta e senza spiegazione, e si riversa infine nell’opera attraverso un filtro.
Il poeta è un essere animato, sospinto da misteriose passioni, oscuri talenti, che conosce le tappe del proprio cammino ma che non ha idea di cosa aspettarsi dal viaggio. Il mio, mi ha condotto all’ermetismo, e alla libertà dei versi sciolti da qualsiasi metrica che non sia quella che si trova subordinata all’indipendenza degli stessi, all’assoluta slegatura del componimento da una qualsiasi realtà che non sia quella del poeta prima, e in una fase più evoluta quella soltanto della stessa poesia, esistente in quanto viva, scatenatrice di bellezza, corpo e forma ormai distaccatasi non solo dalla realtà esterna ma anche dal suo stesso creatore. Ed ecco il mio approdo al creazionismo di Huidobro e di Diego. A quel sublime “da taschino”, surreale e fantasioso, che fa dell’armonia poetica di numerosi elementi, di numerosi piani, la sua grandiosa essenza. Il paradiso perduto, l’ignoto, si trovano ora nella stessa poesia, sopra e sotto le sue braci estetizzanti.
La poesia non ricerca più il divino ma diventa essa stessa il proprio culto, non per un rifiuto, ma per necessaria deviazione. Se il poeta era un simulacro di carne capace di compiere un’evoluzione attiva, fino a controllare il proprio dono, ora gli effetti dello stesso hanno dato vita ad un nuovo soggetto animato, mobile, quindi autonomo, un altro da sé in quanto in sé. Più che un ridimensionamento filosofico direi, una consapevolezza. O un’ulteriore porta, se non la chiave maestra, verso altre realtà, codici interpretativi, conoscenze.