Homo homini Virus, il contagioso romanzo di Ilaria Palomba


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Il nostro corpo è spesso un regno per entità biologiche centomila volte più piccole di una cellula: i vīrus (lat. tossina, veleno).
Sebbene inizialmente questo tipo di “veleno”sia stato considerato solo in termini patogeni, con il passare del tempo si è scoperto che i virus possono anche svolgere una funzione utile all’organismo.
Il titolo che Ilaria Palomba ha scelto per il suo libro è un richiamo all’espressione latina “Homo homini lupus” che in una letterale traduzione ricorda come l’uomo sia un lupo nei confronti del suo simile.
Nel romanzo a cui ci riferiamo l’uomo è un virus: può contaminare e sconvolgere la serenità illusoria in cui ognuno si rintana in questa epoca oscura. Tentiamo ostinatamente di sopravvivere, come se i comportamenti automatici e “necessari” (in termini sociali) possano renderci vivi, questa routine a cui ci siamo abituati in realtà ci ammazza: ci svuota.
Lo stare al di fuori ci annienta, “il talento scava dentro, e quando aspira all’esteriorità perde tutta la sua potenza iniziale” (v. pag. 27).

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ESTRATTO da “REICH E GURDJIEFF – La sessualità come strumento di evoluzione della coscienza”


Reich e Gurdjieff
di David Brahinsky
in corso di pubblicazione per Spazio Interiore
previsto per Dicembre 2014

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All’interno de I racconti di Belzebù a suo nipote, [1] a un certo punto il protagonista condanna l’uomo moderno e lo rimprovera duramente per non essere riuscito ad adempiere ai partk/dolg/doveri esserici, tanto da considerare questo fallimento come una malattia, dal momento che per lui il lavoro cosciente e la sofferenza volontaria costituivano la naturale e sola funzione che l’essere tricerebrale maturo manifestasse. Ma se sono così naturali, perché allora l’uomo odia tali pratiche? Perché odia intraprendere un percorso necessario all’evoluzione del proprio essere?
Lo studio di Reich fornisce una risposta alla questione di cui sopra: odiamo fare qualsiasi cosa sia necessaria per proseguire il nostro sviluppo perché sin dall’infanzia, e poi anche nell’adolescenza, proprio le funzioni primarie che ci contraddistinguono sono state represse. Ci è stato insegnato a temere l’evoluzione creativa, ad aver paura del libero fluire dell’energia orgonica all’interno del nostro corpo, e da queste paure è nata la corazza. Essa ci rende pigri, ci frammenta internamente in diversi “io” e ci impedisce di assimilare le impressioni legate all’evoluzione. Quando impressioni di tal genere, infatti, sono disponibili in un individuo molteplice, pigro, arrabbiato, frustrato, pauroso, represso, apatico, pieno di desideri infantili, che rigetta le idee del Lavoro, queste non possono essere assimilate in modo adeguato e pertanto si rivelano inutili. L’elemento alla base di questo processo, che è volto a reprimere la capacità di evolvere, consiste nella soppressione della sessualità, cioè di quella funzione base della creatività che sta all’origine dei processi creativi dell’evoluzione, prevista peraltro in ogni piano dell’esistenza.
Ora, se l’analisi sin qui condotta è esatta, il ripristino di questa funzione svilupperebbe nell’individuo la capacità di introdurre le impressioni tramite il secondo shock cosciente, impressioni che vengono registrate all’interno del centro emozionale superiore come “sentimento religioso”, “sacralità o divinità di ogni cosa che esiste” e, al contempo, “rimorso di coscienza”. Questa descrizione sottintende che le impressioni sono contraddistinte da un amore fortemente radicato nei confronti di tutti gli esseri, un sentimento così straordinario e onnicomprensivo che comporta il pieno sentire; pochi, oltre ai santi, sono in grado di provarlo. In effetti, c’è da chiedersi come possiamo noi, che ci lamentiamo continuamente per questioni riguardanti il tempo, i vicini, i politici, le tasse e via dicendo, giungere a provare un sentimento di tali proporzioni. Alcune religioni si fanno portatrici di tale messaggio, sebbene non sia poi automatico che esso venga incarnato da coloro che ne seguono i dettami.

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Sprofondando all’interno – conversando di esoterismo con Claudio Marucchi


10502255_798093236910162_1661330995_nClaudio Marucchi (Torino, 1977)
Laureatosi in “Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente” (Facoltà di Filosofia), con votazione 110/110, presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi di laurea sull’impiego rituale dello Sri-Yantra nel contesto tantrico Kaula. Pubblicazione del testo “Il Tantra dello Sri-Yantra – Il corpo umano reso divino”, ed Psiche 2, Torino (2009), con nota introduttiva del prof. Mario Piantelli, docente di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente a Torino. Il testo è stato presentato dall’autore in occasione del “Festival nazionale dell’India”, 2-3-4 ottobre 2009, Grugliasco (Torino); alla fiera esoterica nazionale “ESOTERIKA” presso Roma, il 7 febbraio 2010 e in diverse librerie, associazioni culturali, centri olistici e scuole di Yoga in Italia.
Pubblicazione del testo “Yoga Marg – la Via dello Yoga”, in collaborazione con Marco Russo, edito dall’Associazione Monginevro Cultura (Torino) all’inizio del 2010. Praticando Yoga con regolarità da 15 anni, ha affiancato Marco Russo, insegnante di Hatha Yoga, per introdurre ogni lezione con una breve spiegazione teorica dei contenuti filosofici e tecnici relativi alle pratiche. Dalle dispense che raccolgono queste lezioni è nato il libro.
Pubblicazione del testo “I Tarocchi e l’Albero della Vita”, edito da Psiche 2 (Torino) alla fine del 2010. Avvalendosi dei dipinti dell’artista inglese Susan Jameson, la presentazione del libro – presso il Teatro Alpha di Torino – è stata l’occasione per esporre, per la prima volta in Italia, alcuni dei quadri relativi alle lame dei Tarocchi che l’artista ha realizzato ispirata da visioni notturne. La seconda edizione del libro è stata ristampata nel 2013.
Pubblicazione del testo “Crux Christi Serpentis – Sulle tracce dei più intimi segreti delle Sacre Scritture”, edito da Atanòr (Roma) nel 2012. Seconda edizione prevista per il 2014.
Pubblicazione del testo “Erotismo e Spiritualità – Introduzione alla Liberazione attraverso il piacere”, edito da L’Età dell’Acquario (Torino) nel 2013.
Da alcuni anni organizza e tiene lezioni/seminari a carattere prettamente culturale, incentrati su tematiche filosofiche, mitologiche e simboliche, con particolare attenzione al confronto tra Oriente ed Occidente.

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La sessuale ironia di Sandra Torralba


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Basta vedere pochi scatti di Sandra Torralba per rimanerne ammaliati e incuriositi.
Folgorati dalla genialità dei simboli e del modo in cui vengono espressi, la sua ironia ci trasporta foto dopo foto a scoprire la sessuale chiave di lettura del suo mondo e di ciò che la circonda.
Una sessualità pura, nella sua essenza più schietta: un corpo nudo, privato di perversione, ma incuriosito dal mondo pornografico di cui ne studia le tecniche e l’avanzare.
Ma l’ironia di Sandra Torralba può esplorare qualsiasi mondo, e così la “caduta di un sogno” o una morte può trasformarsi in un elemento “piacevole”, dandoci una possibilità di crescita e rendendo possibile il “viverlo in modo diverso”.
I suoi lavori sono il prodotto di una precedente carriera da psicologa e psicoterapeuta (poi abbandonata per la fotografia) che vanta alcuni diplomi tra cui quello in Terapia Sessuale e quello in Counsuelling umanistico; un curriculum che si esprime e valorizza la foto attraverso elementi che la arricchiscono e la rendono quasi “universale”.

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Cos’è la fotografia per Sandra Torralba?

Per me la fotografia è un modo per fare i conti con la vita e comprenderla, una passione, una professione, un’arte, un piacere, uno sbocco e un dono. Rende la mia vita semplice, felice, piena e in generale più bella.

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Quando è iniziato questo tuo percorso e come si è evoluto nel tempo?

Scatto foto da quando ne ho memoria. Facevo film fotografici con i miei amici da quando avevo 10 anni. Ma non avrei mai pensato che la cosa non sarebbe terminata ed avrebbe impegnato la mia vita. Pensavo di voler essere una scrittrice. Ho sviluppato una carriera in psicologia e psicoterapia, è stata la mia professione per 4 anni, poi la misi in secondo piano. Non era ancora il 2008 quando mio marito ed io tornammo in Spagna, dove decisi di sospendere tutto e permisi alla fotografia di trasformare la mia vita.

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Nel 2009 hai pubblicato una raccolta intitolata “Visionarios”, qual è il tuo rapporto con la Fede e la Spiritualità?

Non sono una persona religiosa. Sono scettica nei riguardi della fede e della spiritualità, anche se sono rispettosa e comprensiva nei riguardi di queste dimensioni umane, posso solo essere cinica riguardo le mie sensazioni in proposito.

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Nel 2008 con “sleeping people” hai voluto descrivere la sensazione di essere solo un “osservatore” della vita… come descriveresti questa sensazione oggi?

Ci sono momenti nelle nostre vite in cui noi siamo dei passeggeri. Non sempre consci; la vediamo andare, intrappolati nelle routine e nei doveri, progettando per il futuro, seguendo un piano e lasciando sfuggire il tempo fra le nostre dita. Questo intendo quando dico “il presente è quello che lasciamo andare mentre progettiamo il futuro”.
Non c’è nulla che può essere fatto nei riguardo del tempo che sfugge, ma credo che esserne consapevoli dia significato alle nostre vite, tutti i giorni. Non ho bisogno di essere tutti i giorni eccezionale, non credo che la felicità sia uno stato costante di esistenza: credo che un momento felice al giorno o un piccolo pensiero possa rendere un giorno vissuto. Non riguarda l’essere tiranneggiati dal fare il più della nostra esistenza, riguarda solo la consapevolezza che la vita finisce, e non avremo nessun giorno indietro.

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Pensi che questa indifferenza si viva anche nei confronti della sessualità?

In un certo senso può darsi. Prendi la pornografia, c’è una vastità di prodotti porno che arrivano all’osservatore senza alcun auto-criticismo, interrogativo o riflessione. Questo sta succedendo in tutto il mondo dell’audio-video. Da un certo punto di vista ciò è meraviglioso, soprattutto per l’immensa proliferazione di materiale e per la democratizzazione del mondo audiovisivo. Tutti ora possono esprimere se stessi attraverso il mondo audiovisivo: ed è precisamente questo il motivo per cui più auto-criticismo e un approccio critico sono necessari. Il consumo passivo, indifferente e/o la semplice accettazione di ciò che ci viene scaraventato contro è un problema.

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Come nacque l’idea per “self-portait”?

Ci sono diversi motivi che mi spinsero a realizzare degli autoritratti.
Per prima cosa per motivi pratici: è più facile esplorare una sola persona e usare una sola persona come modella, sempre disponibile, sempre volenterosa…
Inoltre, da psicoterapeuta, usavo me stessa in primo luogo per iniziare ad esplorarmi: solo quando le emozioni e i pensieri sono puliti la riflessione può estendersi agli altri.
In secondo luogo, il mio messaggio è abbastanza personale (non autobiografico, ma personale). Non ha senso per me usare qualcun altro per incorporare il mio messaggio, eccetto alcune serie recenti, dove uso mio figlio e mia nonna: sono parte di me, e io sono una parte di loro.

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Come descriveresti “The Downfall of the dream”?

“The downfall of the dream” partì con la storia di un sogno umano e su come i fallimenti della vita portano alla deriva. È come se traessero godimento da un sapore che hanno già provato: i protagonisti di queste azioni continuano a desiderare, continuano a sognare. Ma le memorie e i sogni sono spesso sfocati, e con il tempo divengono consapevoli del proprio decesso. Questa è la farsa degli espedienti dall’esistenza: non c’è vita senza morte come non c’è sogno senza la sua caduta.

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“Estranged Sex” è uno dei tuoi lavori più influenti. Da cosa nasce l’idea e come vivi il mondo della sessualità?

Estranged sex è partito come un esercizio. Sebbene io abbia iniziato a fotografare rivolgendomi a tematiche sessuali, era solo un tipo di esercizio che seguiva la prima immagine della serie. Il compito era quello di fare un autoritratto sessuale. “Sarà facile”, pensavo. Ed infatti feci 4 autoritratti totalmente differenti.
Nella prima che inizia la serie volli parlare di come le donne dovrebbero vedere i porno hardcore e su come non era necessario restare nel softcore. Volevo solo esprimere il fatto che loro possono, che qualcuno lo fa, e per questo ho interpretato una donna che guarda un film hardcore dove c’è del sesso anale. Ma questo era troppo semplice e non del tutto interessante o comunque originale. Credevo ci fosse stata la possibilità che alcune donne l’avessero vista diversamente. Quindi mi chiesi come avrei potuto creare una foto che contenesse del porno ma che non volesse essere un chiaro “fai l’affare”. Pensai che se avessi rappresentato solo un’osservatrice come una ragazza che guarda un porno, sarebbe stato solo quello, una ragazza che guarda il porno senza incoraggiare un pensiero che avrebbe indotto qualcosa. Ma se avessi presentato un’immagine imbarazzante, contenente porno e sessualità ma allo stesso tempo strana e non eccitante, un’immagine che conteneva tutti gli ingredienti (una ragazza bagnata, un po’ di carne, porno nel computer), e, non solo un lavoro tranquillo in termini di eccitazione… avrei probabilmente catturato l’attenzione dell’osservatore e avrei iniziato una conversazione.
Non era un’aspirazione, solo una conversazione riguardo il porno e dove ci collochiamo nei suoi riguardi. E questo è come nacque la serie con il concetto di “estranged” (allontanare n.d.T.) che ha il significato di qualcosa che usiamo per chiuderci e conoscerci, e (la sessualità) non è altro (come pensiamo che sia: genere, identità…).

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Cosa senti di dovere fotografare?

Sento il bisogno di dover fotografare tematiche che mi sono care o molti dei pensieri del mondo psicologico ed emozionale. Ci sono temi politici, che riguardano tutto il mondo e occupano molti dei miei pensieri ma non sono capace di racchiuderli in una fotografia.
Ho l’impressione di essere umoristica, sebbene alcune delle mie serie appaiano tristi e oscure (v. “the downfall of the dream”). “Estranged sex”, “the ideal man”, “sleepy people” sono basate sull’humour.

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Credi ci sia una grande differenza tra la sessualità di un tempo e quella moderna?

Non lo so. Voglio dire, ci sono differenze ovvie nelle leggi, regole, su cosa è visto normale e su cosa non lo è, su cosa è ammesso e cosa non lo è. Potrebbe sembrare di trovarsi in un circolo continuo dove alcune cose tornano indietro e avanzano (per menzionare qualcosa pensa ad esempio all’aumento dell’omofobia in questi giorni). Ma comunque non so come le persone facevano esperienza con i propri corpi e la propria sessualità 100 anni fa o 2000 anni fa. Ipotizzo che ci sia sempre stato un grande piacere e come sempre una grande repressione e un controllo sociale compulsivo su questo argomento. Quindi in questo senso penso che gli uomini abbiano fatto sempre le stesse cose.

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Con estranged sex ti sei avvicinata anche al mondo della video-art…

Molte delle mie serie contengono spezzoni di video-art, nella forma di “making of” dei pezzi d’Arte. Ma come tutto in “estranged sex”, la produzione è diventata più complessa, rifinita ed elaborata rispetto alle altre serie.
Il Video è più complicato; e diventa ancora più difficile e complicato per me rispetto alla fotografia, soprattutto senza alcun capitale e supporto per attuare le mie idee. Ma ho alcuni stralci video che produrrò il prossimo anno e che credo saranno di una estrema bellezza e di una penetrante sofferenza.
Non credo che i video e la fotografia vadano mano nella mano o che l’una si evolva nell’altra, o che uno scarseggia e l’altro può soddisfare maggiormente. Sono diversi canali d’espressione e io vedo soltanto l’uno o l’altro nella mia mente.

[Estranged Sex XVII- The Making of: http://vimeo.com/16216767%5D

Pensi sia necessario assecondare i propri impulsi sessuali?

Bene, credo che siamo esseri sociali e quindi uno debba seguire i propri bisogni il più possibile senza urtare o attentare contro la libertà dell’altro.
Credo che ognuno debba essere educato liberamente e con amore, rispettando la natura umana e il corpo, e quindi dopo si debba esplorare la di lui – o la di lei – sessualità con minore repressione e con meno ostacoli: ciò è diverso dal dire che tutto è consentito.

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Cosa comporta il making of di un tuo set?

Stanno crescendo in complessità e organizzazione. Ho iniziato da sola e ora è raro non avere un truccatore, un assistente, un proprietario di location, e infine 4-5 modelli. Io devo fare la scenografia, la direzione artistica, della luce e della fotografia, ma è d’aiuto avere alcune persone che mi danno una mano.

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Pensi che l’ironia sia un buon metodo per comunicare dei messaggi?

Penso che l’humor sia un buon mezzo per comunicare messaggi. Humor e neutralità. Ambedue in accordo nell’osservatore, per pensare liberamente, senza essere influenzati e senza la densa aura del giudizio morale.

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Qual è la foto a cui ti senti più legata?

Non credo ce ne sia una in particolare. Sono legata a molte foto, specialmente quelle più personali che contengono i miei unici amori o che comunicano qualcosa in cui io credo profondamente o che supporto.
Adoro “Downfall of the Dream 06” (quella con mia nonna) soprattutto per il tempo che abbiamo speso insieme per crearla, la sua complicità ed innocenza. Poi amo “The hope’s Crevice 01” con mia nonna e mio figlio, per la stessa ragione. Molte immagini mi permettono di godere ed affrontare i periodi di malattia e morte, trasformando qualcosa di triste e doloroso in una meravigliosa esperienza.
Oltre queste, amo le foto in cui compaiono mio marito e mia madre per l’onestà che noi tutti ci mettiamo e per la loro costante dedizione e l’incondizionato supporto.

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LINKS
http://www.sandratorralba.com
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Fuori Menù – 3 – Cibo e Sesso


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Il sesso oltre ad essere una grande forma d’ispirazione per alcuni tipi d’artista, può anche divenire una forma d’arte alla sua massima espressione. Quando la mente è avvampata dagli ormoni, il corpo – che riesce a sfidare ogni condizione climatica – è come guidato da quello dell’altro. Così come un liquore sprofonda lentamente trascinato dal nostro mestolo nel cioccolato caldo, allo stesso modo i due respiri si fondono in uno.
Potremmo dividere le fasi di quest’arte in tre parti (si consideri questa come una divisione grossolana, il gioco dell’amore è formato da milioni di periodi che spesso si intrecciano tra di loro): la prima è quella che banalmente potremmo chiamare “seduzione ed induzione”, la seconda è il vero e proprio atto sessuale e la terza è il post-orgasmo.
La seduzione (o la stimolazione) la potremmo considerare come tutto ciò che è antecedente alla pratica dell’amore. In questa fase i corpi iniziano a sentire un richiamo impellente verso l’altro. Piccoli dettagli solitamente accendono gli istinti ormonali, ad esempio è risaputo che quando si è eccitati le labbra si ingrossano e s’arrossiscono, l’inconscio riesce a tradurre questa caratteristica e se ne sente attratto. La seduzione è molto importante, poiché se saltassimo questa fase l’atto sessuale in sé ne risentirebbe.  Ci sono molte azioni “induttrici” come lo sfuggire o il coccolare sensualmente…
Una cosa importante, di cui pochi si rendono conto, è che non c’è un limite massimo al tempo necessario  per la seduzione, che può durare in certi casi anche mesi o anni.
La seconda fase è quella che forse ha meno bisogno di descrizioni, ma necessiterebbe di tanti consigli.
Tutto ciò che segue l’orgasmo, in fine, dovrebbe essere votato ad accompagnare la sensazione di piacere che –se è stata eseguita bene la seconda fase – dovrebbe ribollire in entrambi.
Il cibo – in certi casi – potrebbe essere accompagnato a tutte e tre le situazioni (inutile dire che per una certa praticità, è forse meglio accompagnarlo solo alla prima ed alla terza).

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Il cibo e la seduzione

Sebbene certe pietanze abbiamo risapute proprietà afrodisiache, non dovremmo fare totale affidamento su di loro e concederci anche un po’ all’ambiente che circonda il piatto. Infatti lo stimolo sessuale è acceso principalmente da due fattori: quello fisiologico (tra i cui stimolanti possiamo inserire anche il cibo) e quello psicologico (che si riferisce in particolare agli stati emotivi).
Molto importante è perciò tentare di stimolare e di soddisfare tutti e cinque i sensi fisici in una cenetta romantica preparata interamente da noi, poiché, sono tutti e cinque i sensi che partecipano alla degustazione del piatto anche se spesso ce ne dimentichiamo.
Il tatto va stimolato con tessuti morbidi che andranno a comporre il tovagliato, oltre ai vestiti che indosseremo.
La vista va ammaliata principalmente con l’ambiente che ci circonda, deve trasmettere una sensazione di calore e di intimità. Ottima idea è di usare molto le candele in sostituzione della sterile luce di una lampadina, le quali creeranno un ambiente magico attorno agli amanti. Naturalmente il piatto deve essere di gradevole aspetto, per indurre i partecipanti a gustarlo al meglio …
L’udito va risvegliato con l’utilizzo di melodie dolci che siano quanto più vicine alla musica classica, se proprio si vuole evitare un silenzio di sottofondo. Gli eventuali suoni non devono essere troppo elevati, in questo modo si evita di alzare troppo la voce per dialogare. Il tono della voce dovrebbe essere sereno e tranquillo.
L’olfatto va sedotto per mezzo di profumi delicati e non troppo “insistenti” o forti. Il naso deve poter partecipare facilmente alla degustazione di un piatto. Questo può essere eccitato intelligentemente tramite il consumo di un vino, che si sposi ed accompagni con le pietanze che stiamo andando a consumare.
Il gusto deve naturalmente esplodere ad ogni boccone che andiamo ad ingerire, e deve soddisfare l’intera aspettativa che siamo andati a creare.
Le pietanze non devono appesantire, ma devono soddisfare il senso di fame. Le sequenze di piatti dovrebbero, quanto meno, essere in armonia tra di loro e devono sicuramente lasciare spazio ad un dolce (che farà sentire coccolati i due amanti).
Sono numerose le pietanze che vengono annoverate come afrodisiache per vari motivi. Questo termine fa richiamo alla Dea Greca dell’amore e della bellezza che portava il nome di “Afrodite”, si fa riferimento a tutte le sostanze che provocano uno stato di eccitazione o inducono uno stimolo sessuale.
Tra gli alimenti afrodisiaci, il più importante è sicuramente il Cacao. Questo alimento contiene la feniletilamina (ormone che è alla base dell’innamoramento a causa della sua forte capacità di creare assuefazione) e la teobromina due sostanze altamente eccitanti. Presso gli Aztechi questa pietanza veniva addirittura consumata nei rituali di fertilità. La feniletilamina è contenuta anche nei formaggi.
Per le donne gli alimenti più stimolanti sono: la mandorla, che fra l’altro stimola la libido; il sedano che contiene androsterone, che aumenta – appunto – il desiderio sessuale; e la salvia, noto afrodisiaco femminile, soprattutto per le donne ipersensibili.
Per gli uomini invece abbiamo: il peperoncino, che va ad agire sulla prostata e sulla circolazione sanguigna (con conseguente erezione); il caviale, utile alla produzione di sperma; e la rucola, che pare gli antichi greci facessero crescere intorno alle statue del Dio Priapo, a causa delle grandi proprietà eccitanti.
Sarebbe ottimo inserire all’interno del nostro Menù, alcuni di questi alimenti.
Inseriamo di seguito due ricette tratte da “Venere in Cucina” di Douglas Norman.

Gamberi d’acqua dolce alla sibarita

Friggere nel burro due cipolle, tre carote, prezzemolo e timo. tutto dapprima finemente tritato. Buttarvi dentro i gamberi, puliti e tagliati in due o più pezzi. Farli cuocere da entrambi i lati ed aggiungere qualche spezia, come: un pizzico di cannella, una piccola grattugiata di noce moscata e due pizzichi di paprika. Aggiungere un cucchiaio da tavola colmo di burro, e quando si sarà sciolto versarvi mezza bottiglia di champagne secco, che non dovrà assolutamente bollire.
Cuocere per mezz’ora e servire caldo.

Pollo con riso

Dividere in quattro un pollo giovane, condire con sale e pepe e tenere da parte.
Mettere sul fuoco una casseruola con cento grammi di battuto di prosciutto o pancetta. Quando avrà preso un bel colore dorato, unire due grosse cipolle affettate ad anelli fini, due carote affettate, una stessa quantità di sedano tagliato a pezzettini e qualche fungo affettato. Versarvi sopra un quarto di riso condito con sale e un cucchiaio da thè di paprika, aggiungere del brodo dell’acqua fino a coprire tutto e disporvi i quarti di pollo.
Coprire la casseruola e far bollire lentamente per un’ora, agitare la casseruola di tanto in tanto senza mescolare ilo contenuto, servire caldo con del parmigiano reggiano grattugiato.

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Cibo ed atto sessuale

Credo che tutti riescano ad immaginare quali possano essere i giochi possibili con del cibo durante l’atto sessuale. Si potrebbe nascondere un grande messaggio psicologico e subcosciente nell’unione della pratica sessuale e di quella alimentare.
Il mangiare è uno degli atti più naturali, lo eseguiamo quotidianamente, e da un certo punto di vista, siamo un prodotto di ciò che mangiamo.
Forse è l’impossibilità di divorarsi a vicenda che spinge due corpi esaltati a condividere del cibo (sarebbe il caso di fare brevi accenni anche al Cannibalismo, ma non voglio rovinarvi l’appetito).
Si nasconde quindi una voglia di sprofondare completamente nell’altro, o più semplicemente si ha solo voglia di fare qualcosa di divertente?
Qualsiasi sia la risposta, in queste circostante le pietanze più adatte sono la cioccolata, le fragole e la panna … sia singolarmente che contemporaneamente.

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Cibo e coccole

Le coccole sono il relax post-orgasmo. Mentre il fuoco si spegne, giriamo gli ultimi tizzoni incandescenti, in modo da mantenere sempre viva la fiamma (che spesso si riaccende dopo pochi istanti). Prendersi cura dell’amante è umano. Dà valore all’atto sessuale e all’altro, che si sente più di un semplice oggetto.
Queste attenzioni che possono essere di vario tipo, possono arrivare anche dopo un po’ di tempo in varie forme.
Preparare una cioccolata calda al risveglio del partner, magari con una piccola bacca di vaniglia e uno spruzzo di panna può servire a “ringraziare” l’altro (ammesso che ce ne sia bisogno).

Per chi è abituato ai soliti Fuori Menù questo devo ammettere che è stato un po’ insolito … ed ha lasciato poco spazio alle “sinestesie tra cibo e letteratura” come Mezzanotte aveva egregiamente definito.
Tuttavia, anche se non sono un amante di Moda, mi fa piacere seguire un percorso già tracciato inserendo questo abito di Agatha Ruiz de la Prada che tempo addietro mi colpì molto. Penso che con questo abito possa riassumere questo articolo egregiamente …

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Per altre pietanze afrodisiache ed altre curiosità legate al cibo rimando al mio libro:

Luca Piccolo
“Magia ed Alimentazione – Esoterismo, Tradizioni e Rituali del Cibo”
Bastogi Editrice Italiana
Foggia, Marzo 2012.
ISBN 978862734073

Si ringrazia per le immagini (eccetto l’ultima) Iren Maiden.