WSF va in vacanza…


Words Social Forum va in pausa estiva…da oggi fino al 31 agosto!

Ma non vi lasceremo soli…seguiteci nella nostra Fan Page perchè vi terremo aggiornati su eventi, proposte cinematografiche, mostre, omaggi (che riprenderanno a settembre, ma che a metà agosto già lanceremo l’evento!) e tante tantissime altre cose!

En plein air - Sebastiano Adernò

En plein air – Sebastiano Adernò

Ringrazio Sebastiano Adernò per aver permesso l’utilizzo di questa sua bellissima fotografia.

 

 

#iomivergogno


Words Social Forum aderisce

iomivergogno

#iomivergogno è estensione naturale di #arrestatelerondini #ilreatodimigrare #preghieraperilmare

Dopo gli ultimi accadimenti e l’aria densa e nera che ricopre il nostro Paese abbiamo sentito l’esigenza di urlare che

NOI NO. NON SIAMO COSI.

Vi invitiamo a postare qui: https://www.facebook.com/events/1160946583931846/ le vostre frasi, le vostre poesie con l’#iomivergogno. Ne faremo foto copertina per contrastare il razzismo, la non accoglienza, il non amore.
Vi porteremo con noi a Spinea (VE) al CONGIUNZIONI FESTIVAL: https://www.facebook.com/congiunzionifestival?fref=ts

e ovunque ce ne sia bisogno. Saremo protagonisti di un sentire diverso che va oltre la poesia, il reading classico, lo spettacolo. Tra il dire e il fare oggi c’è di mezzo un #iomivergogno che vogliamo scolpire sulle facce di chi ci fa vergognare.

Annamaria Giannini – Santina Lazzara – Sebastiano Adernò

Alberto Mori su “Ossa per sete” di Sebastiano Adernò – NEM 2013


ossa per sete

Lo stilita è immobile con le braccia alzate nel suo vestito di sacco.
Solo. Non ha sguardi per il deserto, ma per il cielo.
Si affacciano solo voci alle sue orecchie ed ai suoi sensi.
Disseterà il mondo con la sua verità?

Tanti piccoli refoli di vento si alzano come interrogazioni nelle pagine di questo libro e trafiggono questo corpo che le vuole mutare in una nuova unità. Necessita forza per sostenere il cielo vuoto: “Morto io Dio si dovrà sostenere sulle sue gambe” (p.52)

Il tempo biblico nella rotazione delle voci crea effetto metafisico nello spazio: le parole di Ossa Per Sete sono dinamiche e verticali e le figurazioni bibliche ed evangeliche degli interlocutori le inscenano con una rappresentazione che viene dall’invisibile e si concreta nel corpo:“Con gli occhi insaccava solo pieghe mentre ogni passo segnava altre crepe” (P.17),“Cacciò loro in bocca terra e tempesta” (p.18)

Queste azioni spirituali e fisiche danno alla lettura dei versi un impatto profetico negandone contemporaneamente il distacco oracolare ed incarnando di presenza le voci.

Denti, braccia, gambe, ossa, questo è sempre infatti il divenire “live” del corpo rispetto al mondo dove le pietre per Adernò sono davvero pietre non nomi e miracoli relativi ad un episodio evangelico (vedi S. Stefano p.29) e da qui nasce una sorta di tenace sordità che vuole affondare il verbo nella terra, nella sua scorza, in una sorta di revolte, di sovversione che un poco richiama George Bataille nella sua decomposizione e ricomposizione del pensiero:“Per cosa verrà / tra le pietre / dormono giovani e irriverenti serpi” (p.41)

Quando questo impatto aumenta e si fa incalzante la tentazione ad un assoluto del corpo rispetto al nome, cresce l’enigma di un parto mal riuscito, di una dannazione presente:
”il maestro di miserie ” deve sputar fuori anche l’inumano: “filare fantasmi con la saliva” . Ora è divenuto noi attraverso la faglia dell’altro, degli altri.

Ossa Per Sete è obliquo e frontale. Si pone in un vortice di luce di carne ed enigma, ma allo stesso tempo mostra ogni volta lo spacco del sacro e la ferita del nome.

Alla fine, dopo i rigurgiti di una scelta che vuole dire le cose, Sebastiano Adernò suggerisce un’altra sete: quella di meraviglie.
Il deserto è stato attraversato con la fatica delle parole e del corpo, ora siamo all’inizio dell’illusorio: andiamo verso miraggi ulteriori.

Alberto Mori

Sebastiano Adernò su “Come una lacrima” di Federico Scaramuccia – D’IF 2011


copertina-come-una-lacrima

Strano questo libro. Così esile e composto. Pare abbia in sé la geometria che facilita il volo. Ovvero un asse portante di tutte le manovre. Ma in poesia per volare occorre innanzitutto abbattere il Tempo.

Prologo

gente di corsa al principio del giorno
non ne attende l’arrivo né il ritorno

Quindi codesta corsa Federico è sul posto? Nel luogo che non ha ritorno? Perché nessuno sa come ci si è arrivati. Ecco i capi dell’incubo dantesco: “Mi ritrovai….”

L’incubo è tragedia. Tragedia che rispetta le unità aristoteliche di tempo, di luogo e d’atmosfera.

La tragedia è Inferno in terra. Ma il poeta rimane perno della sua esistenza. Perché se scrive, lui lì da solo, c’è già stato.

Ed ecco che dopo il Prologo ci sono 11 movimenti. Bel numero l’undici. Io poi ci sono nato in un undici qualsiasi. Ma questo è voluto. Desiderato. Perché la Tragedia avvenne quell’undici settembre.
E considerando buone le coincidenze del nostro piano astrale teniamo a mente che nei Tarocchi quel numero indica la fine di un ciclo che coincide con l’inizio del successivo, mentre nella Cabala ebraica equivale alla Cacciata dal Paradiso. Ovvero la Crisi in tutto il suo bagaglio etimologico.

E così Scaramuccia sceglie di provarsi in quel volo. Si forgia un ago dalla cruna strettissima, ed incomincia ad esercitare il suo occhio e la sua mano. Il suo vocabolario diviene puntuale. Non stride in nessun abbinamento lessicale. Ogni verso misurato secondo metrica. Ogni taglio rifilato alla perfezione. Solo un ottimo sarto può confezionare una cicatrice. Una cicatrice da 11 punti.

Mano ferma ed occhio dal focus infallibile. Zarathustra di Ground Zero. Conforto per Dio e per chi perse quel giorno ogni Parola.

da COME UNA LACRIMA

un tonfo le fiamme l’incenso

immondo rimane un silenzio
e in grembo giù in fondo una fame
le fiamme che dentro confondono

è il cielo in fiamme che continua a fremere
la vita che ritorna a terra in cenere
si dondola nell’aria un poco stanca
finché non si posa soffice e bianca
scende lentamente senza riposo
ancora calda si appiccica addosso
si attacca alla pelle come una macchia
come un vento freddo un soffio che graffia
come una lima che va avanti e indietro
piccole schegge impazzite di vetro
sul cielo bianco si alzano le fiamme
tagliano il buio affilano le lame
mangiano quello che ancora rimane
ardono per la febbre per la fame
una fame che ingrassa e non si sazia
nutre la carne e nel morso la strazia
scivolano chine fra le macerie
avide scorrono per vene e arterie
strozzano l’anima dentro ad un gorgo
premono in grembo cercando uno sgorgo
sbucano infine dal cavo del fosso
tra sbuffi di fumo e spruzzi di rosso

si dondola al vento ormai in panne

in trionfo sul tempo uno sciame
di fiamme che irrompono dentro
un vento di rame e di piombo

FEDERICO SCARAMUCCIA è nato a La Spezia (1973).Attualmente vive a Milano e insegna in una scuolamedia dell’hinterland. Ha pubblicato alcuni libri di versi,tra cui Come una lacrima (d’if 2011), vincitore del premio di letteratura “i miosotìs”.

FEDERICO SCARAMUCCIA - FOTO

Prospettive. I fotografi che hanno fatto la storia – Omaggio di parole a Ferdinando Scianna


“Mi considero un reporter, qualunque cosa abbia fatto nella vita, ma sono piuttosto diffidente nei confronti dei generi e delle etichette. Guardo il mondo attraverso il prisma del linguaggio fotografico, tra le componenti del quale è fondamentale il rapporto col tempo e la memoria”….“Ricordare è lo stesso di immaginare; così raccontando un proprio tempo, uno lo trasfigura, lo immagina: letteralmente “lo racconta”. E poiché il racconto è fatto di cose che si eliminano inconsciamente e di cose che si valorizzano, è sempre molto arbitrario, come lo è ogni gesto letterario. E ancora sulla fotografia e la “memoria”: le fotografie non restituiscono “ciò che è stato”, piuttosto ripropongono in una sorta di lancinante presente ciò che non è più”.

Ferdinando Scianna

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sbaglio strada non riesco a seguire le parole qui anche le rovine sono in appalto
dove c’è piazza dovrebbe esserci cielo forse fontane uomini a diffidare dai consigli
la bellezza si sposta nella luce qui non ci sono specchi dove digrignare i denti
ma buche sagomate dai piedi dei vecchi dai simboli uncinati dipinti e gia scrostati
ho capito che la giornata prometteva bene oggi forse non sarebbe franato niente
niente gioia per turisti al futuro ne manine frettolose a rovistare tra i suggerimenti
resto a pagare ogni sogno più magro ogni sasso contro i vetri della scuola
e non si sa mai in quale modo ricominciare tutto quanto in questa improvvisa primavera
dove si fa prima a dire quel che manca perché il resto stanca le nostre sfrenate scorribande
di catene e di sorrisi inclinati da una parte e tienimi la mano aiutami ad uscire
dal treno casualmente

di Alessandro Assiri

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(siamo…)

siamo alabarde, incrociate da sedie immobili
e ci tocchiamo solo in un punto che è sempre più in alto
allontanando le strade che non si muovono più

siamo ossa, reggiamo un’impalcatura con scadenza
senza sudario che si confonderà nell’acqua
e ci nasconderà definitivamente i colori

siamo sintomi di noi ancora da venire
Danubio e terra che si deve incontrare -anche ponti-
sangue e sorriso che non vuole finire -anche lune-

farfalle siamo, viviamo solo un giorno

di Sebastiano A. Patanè Ferro

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Il pane si nasconde
dietro schiene spezzate
che non piacciono a nessuno
ma c’è il sogno che nasce
e ti regala la giusta forza
di tremare mani alla mammella
mentre ancora succhi latte vivo
e lasci l’inviso giorno arrivare.

di Paolo Aldrovandi

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La morte del Maestro di Sebastiano Adernò

Un minuto di silenzio
e la vista franò in un pianto.

Applaudirono fuori tempo.

Un minuto di silenzio
e lo stesso deserto
temette di essere disperso
in uno spazio più vasto.

Un minuto dopo il silenzio
gli oceani tremarono:
Cristo è morto, è mortale
tradirlo fu l’ultimo scempio
di un chiodo battuto
con vile ingegno.

Brancolando tastoni
una civetta,
come si dispone la sciagura,
all’ultimo volteggio
non trovò la tana.

Arrivò voce
che Giuda aveva ingerito
denari mancanti, tre
come gli anni in cui il corpo redento
perdonò la crudeltà del suo sangue.

E nel cerchio fu negato
anche solo un passo,
taciuta la strada che riesce
dove il pellegrino balbetta
ritorna a fiatare.

Dunque pregammo
preferendoci bambini
piuttosto che cattivo esempio.

Progetto Benefico: No Job: Visioni del Paese Irreale – Curatori: Enza Armiento, Sebastiano Adernò e Antonella Taravella – Edizioni Smasher, 2013


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L’istante faceva paura. Poi divenne periodo. Vivere subendolo.
Non capire la Crisi fino ad esserlo, noi stessi, uomini e donne in Crisi. Il male non esiste. E se c’è toccherà non me, ma forse il mio vicino.

Così ciò che battezzammo Crisi sperando fosse a termine, era già l’innominabile reflusso verso Paesi più motivati ed emergenti. Ma l’onda non è un’onda. È una marea che non rientra. Bassa.
Tanto bassa che forse col Mare ci toglieranno l’Orizzonte.

Disoccupazione, Commissariamento, Liquidazione per fallimento.
Mobilità, Cassa integrazione, Licenziamento.
Nuove povertà in aumento. Soglia ed emarginazione. Disperazione.

Lo scollamento tra Politica e reale umore di ciò che chiamiamo Bel Paese ha raggiunto livelli da compassione intellettuale verso una classe dirigente capace di garantire solo truffe in atto e privilegi.

La nostra è un’antologia di scritture, il cui nome potrebbe essere VISIONI DEL PAESE IRREALE.

Poesia e prosa ne saranno testimoni.

Il ricavato sarà interamente devoluto ad Associazioni che supportano disoccupati nuovi poveri ed emarginati. Promuovendo il libro attraverso la vasta “blogsfera” con la diffusione di booktrailers ed organizzando Reading ed Eventi che permetteranno alle nostre Voci di Carta di diventare Parola di denuncia, protesta e conforto.

Gli artisti che hanno scritto per l’Antologia

Alessandro Assiri, Alessandro Manca, Anila Haxhari, Antonella Barina, Antonella Taravella, Camillo D’Angelo, Cinzia Mastropaolo, Enza Armiento, Fabio Franzin, Fabrizio Bianchi, Ferruccio Brugnaro, Filippo Davòli, Floriana Coppola, Francesco Zanoncelli, Gerardo De Stefano, Gianni Milano, Giovanni Abbate, Giovanni Parentignoti, Julian Zhara, Lorenzo Di Stefano, Natalia Bondarenko, Ninì Ferrara, Oscar Locatelli, Paolo Maurizio Bottigelli, Raffaele Abbate, Salvatore Sblando, Salvatore Zafarana, Sandro Sardella, Sebastiano Patané, Sebastiano Adernò, Ulisse Fiolo, Viorel Boldis, Emilia Barbato, Gian Ruggero Manzoni.

Book Trailer:

Link per acquistare il libro:

http://www.edizionismasher.it/antologiajob.html

(fino al 6 gennaio c’è uno sconto del 20%)

Dentro la notte [2]


Felicia Olin

Felicia Olin

(la notte) di Sebastiano Adernò

in me a volte è la notte,
dietro gli occhi persi nella tenebra
che alza
ceri votivi ad inno delle mie paure

la notte è nel passo
che fa impallidire il pellegrino,
e nel buio su cui
inciampa
il tentativo di ogni ragione

a volte è in me, e in quella stanza
impermeabile ad ogni luce,
dove ad un angolo luna e stelle
stanno chiuse in un sacco nero
che con forza gli incubi hanno cucito

la notte cel’ho sulle ciglia
che pennellano di timori
le palpebre appena chiuse,
mentre il fiato si fa pesante
da appannare
la finestra di un bambino
che vede uscire di casa i suoi genitori
sapendo di essere rimasto solo

e al mattino, a volte, la notte
mi rimane sulle labbra viola
che si fanno buone come mucose
trovate sotto il noce
prediletto dalle streghe

***

di Andrea Arnoldi

spalanca gli occhi nel nero totale
questa è la notte dell’uomo in maschera
delle stelle filanti della febbre gialla
spalanca gli occhi piccolo mio
è la notte dello sguardo dei coltelli
delle orme sul soffitto delle vene tagliate
sussurrando prega spalancando gli occhi
credi e vedi gli insetti ai tuoi piedi
è la notte in cui si muovono gli oggetti
le madri parlano nel sonno
e puoi urlare all’infinito:
la tua bocca tenaglia il cuscino
le dita graffiano un letto cieco
asanisimasa asanisimasa asanisimasa
la notte in cui ogni ora canta
spalanca gli occhi nel nero totale

***

di Cristina Babino

Ci teneva stretti il vicolo
nell’incastro imbalsamato
dei mattoni
la notte che i gatti
ci sorpresero a pisciare
sui portoni delle case
imprevisti come una visitazione
e contro le ringhiere
in equilibrio
sopra i neon della città
vecchia di ciottoli e viali

***

notte di Mariella Soldo

odoriamo di notte svestita insieme,
slavata di stelle e voci lontane,
analgesico il tuo sospiro…
svendiamo sogni che si annullano
nella relatà perversa.
odoriamo di emozioni che svaniranno,
in un mare dipinto di sole
(nel delirio di chitarre penetranti
consumiamo danze in cima al
desiderio)
sento il tempo tatuarmi il corpo
di battiti metallici,
la mia pelle è musica nei tuoi
occhi,
occhi che bruciano di nera notte.