Alessandro Assiri su Wunderkammer di Carlo Tosetti edito Pietre Vive Editore, 2016


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Quando la letteratura è grande lascia segni, ma quelli più profondi li lasciano le letture appassionate. Un inno introduttivo in bilico tra un Kafkiano delirio è un incubo di Dick apre questa raccolta di Tosetti per Pietrevive.
Il ricordo è metafora per eccesso. Questo suggerisce la memoria anche quando è fallace e di memoria è denso questo testo sospeso tra un tempo lirico è uno narrativo. Un uso spiccato dei riferimenti letterari rende la lettura complessa e chiede uno sforzo al lettore che viene tuttavia ripagato una volta trovata la chiave interpretativa. Un uso mescolato di un tessuto mitico, di un futurismo Marinettiano e di aneddotica popolare che Tosetti ricalca in una miscela che da vita a uno sperimentalismo che getta sopratutto nell’ultima sezione una visione allucinatoria verso una naturalità che sembra scorrere indifferente fredda nonostante le umane miserie.

di Alessandro Assiri

La voce del cuore – I versi sensibili di Iole Natoli di Angela Greco


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Sono poesie amorose quelle raccolte in “Il cuore ritrova il battito” di Iole Natoli, parlano di emozioni e memorie, che descrivono il rapporto con l’altro diverso da sé. Amore, quindi, come atto di totale abbandono e apertura all’altro. Amore che queste poesie non sublimano, ma raccontano e fanno corpo, erotismo, attesa, orgasmo, separazione. Un cuore affamato palpita, insegue, lacrima, combatte, vive, ama, si lascia andare. E scrive. Diciannove poesie d’amore e di lotta. Dedicate agli uomini e alle donne che hanno coraggio, vivono e amano.

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La cognizione della musica di Claudio Fasoli di Angela Greco


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Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera” di Claudio Fasoli è un libro che racconta l’essenza di un artista apprezzato in tutto il mondo; descrive la scena della musica creativa internazionale e i suoi segreti, le collaborazioni e le riflessioni di un musicista che ha sempre avuto una grande capacità di rinnovarsi, di continuare con curiosità a percorrere nuove strade. Un libro denso di testimonianze e di vita, suonata al ritmo dello spirito del tempo, alla ricerca della libertà espressiva: dagli anni della formazione veneziana alle esperienze nella vivace scena bolognese degli anni sessanta, dalla nascita dei mitici Perigeo alle jam session milanesi al Capolinea, dal laboratorio sperimentale del jazz-rock ai festival giovanili all’epoca delle contestazioni, fino ad arrivare al ruolo decisivo della cognizione e dell’insegnamento degli spazi improvvisativi.
Claudio Fasoli, sassofonista, compositore, docente e membro del Perigeo, uno dei più celebri gruppi di sperimentazione jazz-rock, ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello e Giorgio Gaslini; insegna ai Seminari internazionali di jazz a Siena e alla Civica scuola di jazz di Milano. “Fasoli è uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile”, scrivono sul “Dizionario del jazz” di Philippe Carles, André Clergeat, Jean-Luois Comolli. E il musicologo Stefano Zenni aggiunge: “La disposizione di forme e colori è, nella musica di Claudio Fasoli, inestricabile dalla composizione, dalla pianificazione armonica, melodica, contrappuntistica. In questa visione sobria e profonda, Fasoli ha raggiunto esiti di grande originalità, che lo staccano da altre esperienze del jazz contemporaneo e fanno di lui una delle voci più singolari della musica di ricerca”. Opinioni confermate anche nelle introduzioni, del filosofo Massimo Donà, del musicologo Carlo Boccadoro, di Franco Caroni, fondatore di Siena Jazz, ma anche dagli interventi di molti musicisti e critici.

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Daniela Bedeski: De l’amor


Daniela Bedeski

Daniela Bedeski

Tieni alto il vessillo del sogno
perché il vascello notturno
Acque amare dovrà solcare

Molti conoscono Daniela Bedeski come voce solista della Camerata Mediolanense, gruppo con il quale ha collaborato per circa un ventennio, nonchè per il suo più recente lavoro “RosaRubea”. Molti conoscono la di lei spiccata sensibilità, la capacità di esprimere nelle sue performances un equilibro perfetto di poesia, arte performativa, visiva e musicale. Io ho avuto il piacere di incontrarla al Festival internazionale multimediale e performativo di poesia, scrittura, fotografia, videoarte di Spinea ed ho potuto apprezzare i suoi versi e la meravigliosa recitazione degli stessi: le mani, le braccia, l’espressione, la voce, musica e poesia.
Daniela consegue la Laurea in Lingue e Letterature Straniere e in seguito a un “long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens”, comincia a studiare canto lirico con Antonella Gianese e Claudine Ansermet, specializzandosi nel repertorio barocco. Successivamente, segue master classes in canto barocco con la stessa Claudine Ansermet, con Lavinia Bertotti, Gloria Banditelli e Roberto Gini.
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Lo strano odore del jazz – Riflessioni intorno a “Infanticide” di Caterina Palazzi (Sergio Pasquandrea)


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Capita che qualcuno mi chieda: che cosa mi consiglieresti per cominciare ad ascoltare il jazz?
E io in genere rispondo: dipende.
Il jazz è una galassia, per non dire un intero universo, quindi il punto è trovare la giusta porta d’ingresso, da dove cominciare ad esplorarlo.
Sostanzialmente, tutto dipende dalla persona, dai suoi gusti e dal suo retroterra culturale. A uno che ascolta i Black Sabbath, non consiglierei Louis Armstrong (anche se non è detto: conosco una persona, fanatica di black metal, che adora Louis), mentre un appassionato di Battisti non lo farei cominciare da Anthony Braxton.
Io, che ero sempre stato attratto dal jazz, me ne sono davvero innamorato quando ho scoperto Bill Evans. E ci credo: ascoltavo la musica classica, adoravo Debussy, Ravel, che guardacaso sono proprio le sue ascendenze musicali.
Ci pensavo di recente, mentre ascoltavo “Infanticide”, l’ultimo disco dei Sudoku Killer di Caterina Palazzi, uscito a gennaio di quest’anno.

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Homo homini Virus, il contagioso romanzo di Ilaria Palomba


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Il nostro corpo è spesso un regno per entità biologiche centomila volte più piccole di una cellula: i vīrus (lat. tossina, veleno).
Sebbene inizialmente questo tipo di “veleno”sia stato considerato solo in termini patogeni, con il passare del tempo si è scoperto che i virus possono anche svolgere una funzione utile all’organismo.
Il titolo che Ilaria Palomba ha scelto per il suo libro è un richiamo all’espressione latina “Homo homini lupus” che in una letterale traduzione ricorda come l’uomo sia un lupo nei confronti del suo simile.
Nel romanzo a cui ci riferiamo l’uomo è un virus: può contaminare e sconvolgere la serenità illusoria in cui ognuno si rintana in questa epoca oscura. Tentiamo ostinatamente di sopravvivere, come se i comportamenti automatici e “necessari” (in termini sociali) possano renderci vivi, questa routine a cui ci siamo abituati in realtà ci ammazza: ci svuota.
Lo stare al di fuori ci annienta, “il talento scava dentro, e quando aspira all’esteriorità perde tutta la sua potenza iniziale” (v. pag. 27).

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“Sottomissione”: la cura alla libertà di Leonardo Renzi


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Partiamo con il definire quel che l’ultima fatica di Houellebecq non è: non è un romanzo sull’Islam, né sulla fede, né un saggio su Huysmans, né sul decadentismo. Ciò di cui siamo sicuri invece, è che si tratti di un romanzo necessario se si considera la vicenda intellettuale dell’autore francese: iniziata nel 1994 con“L’estensione del dominio della lotta”, H. ci ha condotto in un lungo viaggio attraverso il malessere occidentale, nell’alienazione ormai penetrata in ogni piega del pubblico e del privato, nell’impossibilità del singolo di trovare una risposta a questa crisi tanto personale quanto collettiva. Il viaggio si conclude con “La carta e il territorio”, in cui H dichiara finita l’epoca moderna, con la sua fede nell’individuo, nella felicità, nel progresso e nell’emancipazione dai valori tradizionali; verso la conclusione del suddetto romanzo, l’autore francese inserisce come possibilità individuale quello che diverrà poi il centro di “Sottomissione”: la conversione religiosa, l’ultima opzione possibile per ritrovare un equilibrio (un ordine) che dia ancora un senso alla sofferenza, e nel contempo faccia da contrappeso all’autodistruttività di una libertà in balia di se stessa.

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