Alessandro Assiri su Wunderkammer di Carlo Tosetti edito Pietre Vive Editore, 2016


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Quando la letteratura è grande lascia segni, ma quelli più profondi li lasciano le letture appassionate. Un inno introduttivo in bilico tra un Kafkiano delirio è un incubo di Dick apre questa raccolta di Tosetti per Pietrevive.
Il ricordo è metafora per eccesso. Questo suggerisce la memoria anche quando è fallace e di memoria è denso questo testo sospeso tra un tempo lirico è uno narrativo. Un uso spiccato dei riferimenti letterari rende la lettura complessa e chiede uno sforzo al lettore che viene tuttavia ripagato una volta trovata la chiave interpretativa. Un uso mescolato di un tessuto mitico, di un futurismo Marinettiano e di aneddotica popolare che Tosetti ricalca in una miscela che da vita a uno sperimentalismo che getta sopratutto nell’ultima sezione una visione allucinatoria verso una naturalità che sembra scorrere indifferente fredda nonostante le umane miserie.

di Alessandro Assiri

Paesaggio creazionista di Manuel Paolino


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L’assoluta slegatura del componimento da una qualsiasi realtà che non sia quella del poeta prima, e in una fase più evoluta quella soltanto della stessa poesia, esistente in quanto viva, scatenatrice di bellezza, corpo e forma ormai distaccatasi non solo dalla realtà esterna ma anche dal suo stesso creatore: ecco il mio approdo al creazionismo di Huidobro e di Diego. A quel sublime ‘da taschino’, surreale e fantasioso, che fa dell’armonia poetica di numerosi elementi, di numerosi piani, la sua grandiosa essenza. Il paradiso perduto, l’ignoto, si trovano ora nella stessa poesia, sopra e sotto le sue braci estetizzanti.
La poesia non ricerca più il divino ma diventa essa stessa il proprio culto, non per un rifiuto, ma per necessaria deviazione. Se il poeta era un simulacro di carne capace di compiere un’evoluzione attiva, fino a controllare il proprio dono, ora gli effetti dello stesso hanno dato vita ad un nuovo soggetto animato, mobile, quindi autonomo, un altro da sé in quanto in sé.
Queste cinque liriche tratte dalla mia silloge La poesia sorpresa vogliono essere qui un omaggio al creazionismo, filtrato da una poetica in cui, nella sete di ricerca che la contraddistingue, gli argini estetici, di linguaggio e di contenuto, finiscono dunque col fondersi all’interno di uno specchio indissolubilmente legato alle tappe passate, e presenti, di un personale e sempre nascente discorso poetico ed esistenziale.

Altazor

Sui fili d’erba del cielo
vedo scritto il mare
Rema
Il cielo cieco sotto l’erba dei fili
Si squarcia il sesso della parola
Altazor
ENTRA
Nel minuscolo regno siderale
Esce il gioco che si feconda
Che inonda
Che circonda
Che al mulino sorride
Che si siede sulle palpebre per vederlo
varcare

Il miracolo dei lupi
pende

Da una campana
A una campana
Di una stella
Di un’altra stella

Pascola il poeta sull’altra faccia
Della luna e
cade
cade
cade
Fino al pascolo affacciato sui remi
Rotti del mare

Ed ESCE
ALTAZOR
Come un re gigante sulla pianura
Sognata dai nani

Le palpebre allungano le gambe
Impolverate di farfalle
Ombre di gioco
Sentiero mobile
Gioco di greggi ignote
Note greggi giocose
Piume di note

Silenzio
Caduta

Vedo scritto IL MARE

***

Dal ritorno

MURO DI NEBBIA
Furia ed acque trasparenti
Divine incantatrici
salvatrici

Capezzoli di petali e sale
Facce di diamanti

Ade veggente
Tentacoli
delle sette teste
Achille triste
Agamennone
tradito
I massi atroci dei giganti

Schiene d’oro della sabbia
Circe viola

La fame infame
Sole che bruca incendiati mari

Le voci
Intrecciate
Delle sue donne
Sulle labbra
Appuntite
Dei seni più salati

ITACA
Ancora il remo
sulla spalla

***

Lei

Per comprendere la purezza di LEI –
che come ebbi già modo di dire perfino
gli alati araldi bianchi invidiano –
basti pensare a quel suo esser sbalordita:
mi servirebbe un giorno intero per raccogliere
tutte le sue rotonde riflessioni!
Ma ce n’è una che ora mi impressiona
in modo particolare.

LEI odia la Chiesa, i Papi, i vescovi,
la Messa; afferma con sdegno sorpreso,
e domanda a se stessa, come un uomo possa
ritenersi rappresentante di Dio. Come può
tale arroganza essere accettata?
LEI non l’accetta. Eppure c’è una circostanza
nella quale il suo cuore trova la pace.
Un aspetto, soltanto uno.

LEI ama il silenzio delle chiese;
sedersi, da sola, all’interno
di una grande chiesa vuota:
LEI, la quiete, e Dio.

***

Essere e creare

Sento quel bronzo splendente
ESSERE

esplodere dal mio corpo;
succede di notte, quando il sonno
col sogno si avvicinano,
quando la lingua cerca
le sue foglie secche,
la mandibola e la mascella
le proprie piume, e la saliva
aspetta la calma.
Succede quando le ante del cancello
cominciano a tremare:
sento quel bronzo splendente
esplodere dal mio corpo –
o così vorrebbe – tanto da io dover
tenere con le redini la mente.

Penso a Álvaro de Campos,
CREARE

a Ricardo Reis,
a Alberto Caeiro,
a Coelho Pacheco,
a Bernardo Soares.
Penso a Pessoa.

PENSO A TUTTE LE STALATTITI DELL’ANIMA.

***

Storia di una maledizione

CONFESSO:
Ho bevuto alla fonte dell’Eterna Giovinezza.
Non domandatemi dove si trovi;
Per arrivarci,
Ho dovuto chiedere in prestito
Le ali ad Icaro
il sole
Non le strinse fra le fiamme:
Bruciò i miei occhi.

CONFESSO,
Ho fatto un Patto con il Diavolo:
Eterno fascino e bellezza,
In cambio della vista.
Non chiedetemi quando sia accaduto;
So
invece,
Che forse dovrei cercare e uccidere
La Strega che mi ha maledetto.

Le Ceneri Postatomiche di Aster Endy


 

Valen Burzum

 

Benvenuta su WSF Flavia
Flavia Morra e Aster Endy, chi è l’una e chi è l’altra?
Ho creato Aster Endy per sentirmi più libera, non mi piace associare il mio nome a certi miei lavori. Se l’arte è anche espressione di parti di sé ascoste o inaccessibili agli sguardi altrui, allora mostrarle mi crea imbarazzo. Aster Endy è la screanzata, Flavia Morra è la scontrosa
Come e quando l’arte è entrata nella tua vita?
Da bambina sfogliavo i libri illustrati per ore, ho sempre osservato le forme, i volumi, le luci, credo che tutto sia nato da là. Non ricordo un solo periodo della mia vita in cui non abbia disegnato, mi calma, mi rilassa. Io non so se faccio arte, ma so per certo che mi diverto tantissimo a fare segni sulla carta, sostanzialmente questo mi basta

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L’essere un’autodidatta è stato per te un limite o una conquista?
Entrambe le cose, il tempo raddoppiato per riuscire a padroneggiare una tecnica o a capire l’anatomia è pieno di frustrazione e di rabbia, credo che ci siano poche cose che mi fanno infuriare più del non riuscire a rappresentare quello che ho in mente, però lavorare da sola, crescere da sola, ti rende libera dai punti di vista degli altri, puoi sviluppare uno stile più personale e puoi seguire le tue necessità e non le scadenze degli esami.

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Il disegno digitale cosa ha dato e cosa ha tolto al processo creativo?
Il digitale consente di risparmiare su colori e materiale, questo è un enorme vantaggio, indiscutibilmente, ti consente di evitare ogni errore, ma già questo non è del tutto positivo, toglie tensione, accortezza e cautela al processo, inoltre se hai tendenze ossessivo-compulsive come me, ti irretisce nell’idea vana di perfezione, puoi non uscirne più. Però è un ottimo strumento per esercitarti, sperimentare soluzioni strambe e incanalare la creatività all’interno di un’insieme di regole processuali rigide che ti disciplinano, siccome io sono indisciplinata posso dire che mi fa comodo

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Musica metal e classicismo pittorico stanno alla base della tua produzione artistica. Da cos’altro trai ispirazione per le tue illustrazioni e dipinti?
Dai cataloghi ikea, dalle fotografie delle modelle bellissime e dalle riviste di arredamento. Ma è la musica che più di tutto il resto mi spinge a prendere una matita in mano, per ogni brano che ascolto, e ne ascolto di continuo, sono decine le immagini che mi si affollano in mente, non è sempre piacevole, specialmente se sono in strada e non posso fermarle su carta. non c’è lavoro che non abbia una traccia musicale all’interno, scelgo la musica rispetto all’atmosfera che voglio ricreare, non potrei mai ascoltare musica leggera se sto disegnando qualcosa di tetro. Vabbè, non potrei mai ascoltare musica leggera in generale, ma questo è un altro discorso

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Come nasce tecnicamente un tuo lavoro?
Ascolto un brano, leggo una poesia, lascio che l’immagine salga da un qualche dirupo interno, guardo il foglio, lo guardo a lungo, molto a lungo, mi spazientisco, prendo la matita e comincio a scarabocchiare, sbaglio, cambio foglio, ricomincio a guardare e poi magicamente le linee vanno a formare qualcosa, qualcosa che non ha nulla a che fare con l’immagine salita dal dirupo interno. Tutto quello che ho fatto finora, anche i lavori meglio riusciti, non erano ciò che volevo disegnare, sono altro, da dove vengano io non lo so
La tua ultima illustrazione è diventata la copertina di “ceneri post atomiche”, come nasce e a cosa ti sei ispirata per la sua creazione?
Mi sono ispirata alla parola cenere che nell’ultimo anno mi sta perseguitando , alle rovine, ai forni crematori, alle esplosioni vulcaniche. volevo rendere l’idea di distruzione e di leggerezza dei fiocchi di cenere portati dal vento. Non ho pensato alla parola “postatomica” troppo lontana dalle circonvoluzioni grafiche che amo per poterla tenere in considerazione. E poi ho pensato a Prypiat e alle foreste che stanno riprendendosi il territorio.

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C’è una poesia in particolare che ti ha colpita?
Redenzione è quella che preferisco, ma ovviamente non ti dico perché, se vuoi saperlo domandalo a quella sfacciata di Aster

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Quanto è importante essere social per un artista oggi?
Per molti lo è, forse dovrebbe esserlo anche per me, ma sono una pessima promotrice di me stessa e poi sono pigra, stare sui social presuppone costanza e organizzazione, a me mancano entrambe

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L’arte è un’altra forma di masturbazione?

Oh sì, titilli la tua mente, ti dici che quello che senti è così importante da dover essere reso immortale dal foglio, ti autocompiaci e ti autocommiseri allo stesso tempo, diventi l’assolutore di te stesso e l’autoassoluzione è un orgasmo multiplo con sottofondo di sensi di colpa

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Cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?
Sto lavorando ad una graphic novel (pare che si debba chiamare così perché fumetto fa meno figo) basata su fatti di cronaca legati alla scena black metal norvegese degli inizi degli anni ’90, mentre procedo cerco di resistere alla tentazione di illustrare tutte le poesie di antologia di spoon river, tutti i brani di burzum e tutti quelli dei Kent. Cerco anche di resistere alla tentazione di oltraggiare il mio paese natale con una serie di fotografie ritoccate piene di cose brutte.

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All images are copyright protected and are property to  Flavia Morra.

Grazie Flavia

Official site: https://www.behance.net/asterendy

Official site Ceneri postatomiche: http://www.amazon.it/Ceneri-postatomiche-VersiGuasti-Vol-5-ebook/dp/B01DFZGCVM

 

Christian Humouda

 

 

 

Poesia Oltreconfine. Arthur Rimbaud


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La mia bohème

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
E anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
– Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
Come lire tiravo gli elastici
Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

**

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GOU (AFTERTASTE) di Manuel Paolino


La poesia…
(dietro la siepe gialla)
è l’Alchimia.

Se un giorno dovessi precipitare
al di là
degli ermetici sigilli,
(sembra che a ritroso mi stia muovendo)
sarà pago
il mio destino?
(Spinto dalla corrente Antica). (1)

Una delle cose che penso di aver capito fin qui – ma chissà quante altre ho colto, quante mai avranno risposta e quante invece non ho ancora compreso – è che se la Poesia diviene un potere dell’uomo/poeta, capace di carpire lo spirito della musa dai luoghi, dalle storie, dagli oggetti, dalle cose nello spazio attorno, è perchè costui, scelto da quell’ignoto dove le stesse parole vengono forgiate, liberate, e verso il quale sempre sarà istintivamente sospinto, è passato per un addestramento fatto di innumerevoli possessioni, subitanee, inattese, alle volte attese. Il poeta si trasforma non soltanto in un essere umano con un dono, ma in un uomo speciale che utilizza un dono a seconda della propria volontà, in sintonia con la musa. In questo senso sì, allora, egli può essere paragonato ad un veggente.
Se in tutti questi anni ho trascorso le giornate in compagnia della purezza di Ungaretti, e perchè mi preparavo alla follia del crepuscolo di Rimbaud, all’intenso vivere delle notti con Baudelaire e Verlaine, al brillio delle albe insieme a Pascoli e Leopardi, all’acquietarmi fra le ali di Poe, a divertirmi con l’irrequietezza di Catullo, a consolarmi tra i versi di Salinas e Lorca.

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Solo brevi domande esiliate di Griselda Doka


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Sono “solo brevi domande esiliate” quelle che Griselda Doka si pone nella sua prima silloge poetica pubblicata da FaraEditore.

Un percorso poetico e umano che scivola come una nenia tra il ricordo e la rivalsa del passato. Un canto triste e fiero che ci permette d’immaginare i ricordi di un paese natale lontano e allo stesso tempo vicinissimo. “Ti Shqipëri, më jep nder, më jep emrin shqipëtar” (Tu Albania, mi dai onore, mi dai il nome albanese)

in quell’angolo del mondo/dove congelato è rimasto il volo dell’aquila/ troppo alto il cielo/ troppo bassa la terra/” (Solo brevi domande esiliate pg. 23)

Una voce nuova quanto interessante quella di Griselda, capace di disegnare immagini familiari bellissime e caustiche, ricche di quel maturo perdono che solo il tempo è capace di donare. Una litania bilingue che trascina e ci trascina in un personalissimo percorso di purificazione:

mi dispiace madre/se non ho mantenuto la grande promessa/se ho disobbedito/ e non ho imparato a volare/per la tua gioia/ (Solo brevi domande esiliate pg. 47)

La visione di una donna, figlia e oggi madre che si guarda indietro e senza rimpianti pare dire “no, non rimpiango nulla”.

Griselda DokaSolo brevi domande esiliate” FaraEditore 2015

Sito ufficiale: http://www.faraeditore.it

Christian Humouda

Poesie alla madre – parte 4


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rose bianche di Fernanda Cataldo

le certezze cambiano, il mondo cambia
sono molto più interessanti i ritratti dopo
dalle etichette rassicuranti messe lì
sul momento
ho conservato la tua fotografia, fantasticando
mi chiedo se dove dormi puoi ascoltare
il canto grave delle cicale nel manto di rose bianche
della tua ultima dimora e nel sole brutale
che continua a riscaldare il tuo nome
alla chaux è quasi sempre autunno dalla finestra
avvolge le gru, l’ardesia dei tetti
i campanili e la verde lastra della foresta
quel tanto d’avvertire che tutto
rimane ancora vivo
impressione bizzarra prima della salita
tagliato il filo di lana si crolla a terra sfiniti
con l’affannoso fiato.

***

“Tu non sei più vicina a Dio
di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare in te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta”.

Rainer Maria Rilke

***

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