Inediti di Luca Bresciani


Lettera alla vita

Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po’ più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell’economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?

Tiziano Terzani

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Cara vita maledetta
ecco questa lettera amputata
che inverte il ciclo della bellezza
rinnegando le sue ali di farfalla.

Voglio tornare a fare ribrezzo
strisciando negli accenti di fango
con cui le domande del mondo
elemosinano verità e coraggio.

E’ l’odio che mi terrorizza.

La malattia della misericordia.

Queste nuove amicizie
che non hanno bisogno di pelle
per tatuarsi con lo stesso ago
l’ultimo per sempre dell’infinito.

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Inediti di Francesco Paolo Intini


PER CASA

Mi scaldi il cuore
così.
Io che non volevo poeti morti per la casa
Ora ne ho una che non m’abbandona.

Un invito, una mano che m’accarezza:
Sarò tua madre qui, accoccolata non vedrai il quadro
Di quella lì, triste e nuda ai piedi del letto,
troppo americana per sederti accanto.

Me ne starò come una madre del Sud a guardarti le mani,
toccare le labbra per vedere le ferite, il tumore pronunciato.

Poi.
C’è sempre il riccio nei capelli, le guance tonde, il soffio:
-Ero sola lo sai?

Occorre un miracolo di Cristo per metterci la luce
Qualcosa che rialzi dal tappeto lo sguardo.
Un miracolo, che altro?

Non sono la moglie che aspetta lo sposo
Né lo sposo che torna all’improvviso.

La cornice forse la consumazione
Il tarlo che
ti ama.

***

BELLA COMPAGNA

Sempre con questi spazi vuoti
Cosa vuoi che sia? Da consumarci lo stomaco, dico
E tenerla dentro come l’amaro finale.

Dicono sia compagna. La bella dei poeti non conosce fermate
Si sale solo, alle stazioni, per incontrare qualcuno nei corridoi stretti, senza aprire il finestrino, fumargli accanto.
Tasi, scadenze, RCAuto invece riempiono i predellini
Fogli sparsi, liane antiche s’attorcigliano ai piedi

Vorrei fuggire non seguire almeno il verso del treno
Sperimentare un’angoscia in meno.

Quella invece è la prima classe. Troppo spazio, bagagli a vista senza nessun contatto, oro che luccica sul biglietto:
Si sta mortalmente male in prima classe
non vale sperimentare la spalliera comoda e
L’hostess a disposizione come il giorno delle nozze il maitre.

E poi nacqui in terza classe e sono portato per respirare fumo
Tenermi stretto il cartone, costruire teatri di fiammiferi
Accenderli prima di salire e litigare per un angolo di sedile
O al contrario mettermi in una mischia a separare contraddizioni
Una alla volta come chiodi in un piede e pugni che arrivano in faccia
Senza intenzione. Bravi ragazzi del Sud, senza dubbio.

***

RETROSCENA DI UN VOLO DI CORVO SULLA MIA VERANDA

Dov’è il suicida?

Le sue cento mani toccavano il nervo fragile
Uno si ribellò al comando di stringere
Un altro si ruppe nel tiro

Avete mai visto l’indice?

Duro dittatoriale con pretese teologiche
E ripicche per come si mettono le cose in ritirata

Ah Cesare non è stato all’altezza della situazione!
Doveva un rimorso alla vecchiaia
Un altro alla supremazia del ferro sul genio
E poi nei libri non si può dondolare come sull’albero

Il pino è ospitale,
Conosce un tipo recente di dondolamento
Tecnologia moderna sul gas di città
Ironia funebre sulla bocca di una pigna, sbava resina lo sai?
Uno che alla luce preferisce lo sguardo velenoso di processionaria

Due allodole si sono sciolte,
sgomitolate le ali sul pino di fronte
Ogni molecola di metano conosce questa storia

M’impressiona il suo miglio verde
M’impressiona il verso che non prese il destino
Il corvo che salta sulla mia veranda

***

SINDROME CINESE

Continuavo a dirmi di questa salita e di quell’altra
Su un tram senza passeggeri o con un pubblico
Scartavetrato come mummia e poggiato sui sedili
Di acciaio.
Mentre l’oscura mano si aggrappava al verso del vento
Mentre…

Chi ha diviso il calore dal mio fiato?
Chi ha voluto che solidificassi sull’asfalto?

Partorisco colpe di appartenenza
Squadro il mio sguardo per adattarlo al fumo

Occhiali e grasso sul plutonio

Il grande magazzino è aperto a quest’ora?
C’è una fermata per il fuso sotto pelle?

***

NECESSITÀ

Le motivazioni di fondo non mi prendono -tritolo bagnato?-
Ed io piccola talpa esco ed entro dalla fossa di argilla.
Cosa dovrei fare? Accendermi una sedia elettrica,
tirarmi una fune nell’impiccatoio della cronaca?

Ah, la necessità televisiva gioca come parche!

Non gioco la mia cecità sul mercato dello splendore
i raggi gamma, la vanità di un incendiario di templi.
Mi consegno all’ oscuro mangiatore
di radici. Digerisco infinitamente.

***

IN DUE SU UN RAMO

Schema fisso come la sufficienza di
Dio

In due per tenermi fuori

Ok, andrò alla posta
-Sotto la camicia
membrane di pipistrello-

È la stagione di segare rami
Questa
Non di piumaggi fuori testa

Dovrei rivedere alcuni schemi
Trovare extracorrenti

se qualcuna genera il futuro
come un’onda anomala

una malignità che sta male
su un ramo di pino

***

IL GATTO DI SAN PIO

Devi essere uno di quei gatti che non chiedono
Nulla alle statue. Ce ne sarebbe invece.
Ti prendono i prati, uccidono le margherite

Non sai nemmeno di farti male
se riposi su certi asfalti.

Impossibile variabile la tua verginità
Colpa del sognare.

Eppure provo a modellizzarti. Barba e piedi
al posto di vibrisse e zampe.
Sulle ordinate l’alternarsi delle stagioni.

Ma vedi allora cosa appare:
un’equazione che sta in piedi se lasci
il cuore fuori.

Sufficiente però
a predire agguati di leopardo

sciabole che strappano carni fraterne
ed un riposo dolce seduti alla scrivania.

***

LA VETTA ( punto critico)

Non c’è modo. Se avessi solo velocità e livella
Sarebbe facile.

Ma ora il pianto di colombo
Pesa come piombo sul balcone.
Volerà. Anch’io se avrò il modo.

Rifletto, mi sdoppio.
Il pino di fronte, la fabbrica di rami e aghi
Chiude i battenti. Dice: maggio è alle porte
Le mie pigne vagano nel buio,
cercano altri mercati per l’Europa.

Non credo ai sortilegi
Non credo soprattutto al buio, ci sono conti che non tornano.

Poi. Il bisogno è fuoco della coscienza

Tremare invece è una forza.
Incredibile il suo tenermi in forma
La tenuta della memoria
Dove raccogliere la luce in più,
sovrabbondanza di carne e pioggia.

Talvolta percorre gli occhi come strade di montagna
Le umilia, schiaccia vipere tra i sassi
Si siede a gustare la mancanza d’ossigeno, la fine precisa
Delle rette senza salita.

***

FUORI FEBBRE

La mano è motivata. Un accenno di balletto sul lenzuolo.
Cosa c’è ancora e cosa se n’è andato nei colpi di tosse.
Il peso del bicchiere è rimasto, i versi per decostruire

E in effetti il concetto euclideo non è ancora sostenibile:
ci sarà la correzione dei compiti ma una linea di quel tempo
è ancora onda sulla camicia asciutta
così domani precede l’oggi

dalla finestra un gatto annuncia la questione
dei pesi e dei volumi, intende dire
che c’è il vento, una chitarra in mezzo ai pini,
fondamento per sostenere nuvole e disperdere le rondini:

-se volessero gli scambiatori sono già rinforzati
Nessuna fessura questa volta
Una ventola giocattolo dei rondinini
O una vite nel beccuccio prima della colazione

Due quinti si ritengono dita
All’appello c’è qualcosa che non torna
Un ennesimo modo per ribellarsi
e riaffermare la democrazia

Una malattia della contemporaneità, credo io,
non un contorcersi del polso

Una specie d’influenza con uno strascico nei polmoni
Un altro nel Mediterraneo
Come un difetto di linguaggio che si rivela nella tosse
e nessuno, nemmeno Plank ha mai raccolto

***

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Inediti di Maria Grazia Insinga


ph Ariane Deschamps

ph Ariane Deschamps

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Non è

Le vertigini nei capelli al monopolio della rosa
e l’onniveggenza che non è illuminava proprio niente.
L’ordine segreto disordinava tra cigli e ciglia
e ogni legge, come di consueto, avrebbe dovuto
schiantarci in un dirupo o di sonno.

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Inediti di Cristiano Crastolla (proposta di Emilia Barbato)


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Cristiano Crastolla è nato a Varese nel 1978. Vive in Puglia. Lavora per R.f.i. Si arrende alla poesia, cominciando a produrre versi, all età di 20 anni. Attualmente pubblica all’ interno di gruppi come In.Arte.Poesia e BIBBIA D’ASFALTO.

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Inediti di Enea Roversi


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Nasce nel 1960 a Bologna, dove vive e lavora.
Premiato e segnalato in numerosi concorsi e pubblicato su riviste, antologie e siti web, è stato tra i fondatori del Gruppo “Versodove”.
Ha pubblicato le sillogi Eclissi di luna (Poesie 1981-1986), in formato e-book con La Scuola di Pitagora e Asfissia, nel volume Contatti, con Edizioni Smasher.
Più volte segnalato o menzionato al Premio Lorenzo Montano organizzato dalla rivista Anterem, ha partecipato alla Biennale di Poesia di Verona e ad altri festival letterari.
Fa parte del collettivo di poeti Gruppo 77 e figura nello staff organizzativo del Festival Letterario Bologna in Lettere.
Cura la collana di poesia in formato e-book della rivista Versante Ripido, in collaborazione con il sito La Recherche.
Si occupa anche di arti figurative (tecniche miste e collages).
Cura il proprio sito http://www.enearoversi.it ed il blog Tragico Alverman – Scrittura ed altro.

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Inediti di Marina Pizzi


ph Dino Ignani

ph Dino Ignani

Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55.
Ha pubblicato i libri di versi: “Il giornale dell’esule” (Crocetti 1986), “Gli angioli patrioti” (ivi 1988), “Acquerugiole” (ivi 1990), “Darsene il respiro” (Fondazione Corrente 1993), “La devozione di stare” (Anterem 1994), “Le arsure” (LietoColle 2004), “L’acciuga della sera i fuochi della tara” (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008, selezione), “L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), “Il solicello del basto” (Fermenti, 2010), “Ricette del sottopiatto”(Besa, 2011) “Un gerundio di venia” (Oèdipus, 2012), “La giostra della lingua il suolo d’algebra” (Edizioni Smasher, 2012); “Cantico di stasi” (Genova, Edizioni di Cantarena, 2013, selezione), “Segnacoli di mendicità” (CFR, 2014); “Plettro di compieta” (Lietocolle, 2015).
[altre raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: “La passione della fine”, “Intimità delle lontananze”, “Dissesti per il tramonto”, “Una camera di conforto”, “Sconforti di consorte”, “Brindisi e cipressi”, “Sorprese del pane nero”; “Staffetta irenica”, “Il solicello del basto”, “Sotto le ghiande delle querce”, “Pecca di espianto”, “Arsenici”, “Rughe d’inserviente”, “Ricette del sottopiatto”, “Dallo stesso altrove”, “Miserere asfalto (afasie dell’attitudine)”, “Declini”, “Esecuzioni”, “Davanzali di pietà”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”, “Vigilia di sorpasso”, “Il cantiere delle parvenze”, “Soqquadri del pane vieto”, “Cantico di stasi”; “La cena del verbo”, il poemetto “L’alba del penitenziario. Il penitenziario dell’alba”];
le plaquettes “L’impresario reo” (Tam Tam 1985) e “Un cartone per la notte” (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); “Le giostre del delta” (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto tre premi di poesia.
[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro, Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Dino Ignani, Gianluca Gigliozzi, Natàlia Castaldi, Stefano Guglielmin, Luigi Bosco, Nanni Cagnone, Flavio Ermini, Franca Alaimo, Roberto Maggiani, Federica Nightingale, Federica Galetto, Luigia Sorrentino, Alessandro Baldacci, Viola Amarelli, Giusy Calia, Alessandra Pigliaru, Enzo Campi, Sofia Rondelli, Domenico Pinto, Velio Carratoni, Franco Arminio, Rosa Francesca Farina, Narda Fattori, Ambra Zorat, Andrea Lucani, Mario Fancello, Ennio Abate, etc., e molti altri].
Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista “Poesia”. E’ tra i redattori del litblog collettivo “La poesia e lo spirito”, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. *****
Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco. Numerosi e-book e collaborazioni si trovano sulla Rete Web.
Sul Web curava i seguenti blog(s) di poesia:
http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/=Sconforti di consorte
http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/=Brindisi e cipressi
http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/=Sorprese del pane nero
E’ nel comitato di redazione della rivista internazione “Poesia” diretta
da Nicola Crocetti

***

68.

Voce lurida essere nell’àncora
Dove il divieto è vita vieta
Trasloco giammai in un altro
Fato. Domenicale la rosa
Genera tormento sfatto fatto
Un’anguilla scambiata per cerbiatto.
È mal tacito il sale
Che uccide germogli
E non salva i pani dalle muffe.
Doloroso stato un panico di sole
Eroso sonnifero non piangere
Nel rotto calvario che ripete
Tempre fasulle nel groviglio
Di ceneri. Sulle ossa il frullo
Di papaveri d’Ercole
Convengano al vero di guardare
La cometa senza arrossire.

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Ta Pum da I PROCESSI DI INGRANDIMENTO DELLE IMMAGINI per un’antologia di poeti scomparsi di Paola Silvia Dolci


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“Chi piange più forte
arriva primo”
A.Brendel

***

I.

Dormo dalle 21 alle 12 del giorno successivo
ho comprato un barattolo di vitamine gommose
non credo le tue intenzioni siano buone
ho sognato di scavarmi la fossa, aspettavo sottoterra
mi tappavo il naso e fiorivo.
Fu per l’interessamento di un amico che Adelphi
si occupò della pubblicazione di Morselli
a meno di un anno dal suicidio
ci sono cose che non so come dirti
*“Se poco fa, pensando a lui all’improvviso,
ho provato una sorta di emozione,
significa che per me esisteva.”

*

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