I MIGLIORI DISCHI DEL 2015 a cura di Antonio Bianchetti


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Eccoci qua ogni fine dell’anno a scegliere i migliori dischi pubblicati nel corso di questo 2015 e che rappresentano le mie scelte personali. Qualcuno dice sempre che questo è un gioco fine a stesso perché ognuno di noi viaggia sempre verso le proprie latitudini, ma tant’è, a me personalmente il gioco piace, perché quando seguivo le riviste specializzate analizzavo sempre degli artisti che mi erano sfuggiti durante il corso dei mesi, e che riscoprivo proprio con queste classifiche riepilogative. Sostanzialmente mi sono mosso come sempre fra il rock e i suoi dintorni, sconfinando ogni tanto in territori altri e rientrando come sempre nelle mie stanze, perché vivere di musica, è un’esperienza bellissima in cui, forza, ritmi, esultanza, furore, estasi, abbandono e poesia, rappresentano tutte le sfaccettature migliori della vita e proprio per questo, bisogna goderle nel migliore dei modi.

Questi sono i miei top 20

VIET CONG –VietCong
A PLACE TO BURY STRANGERS – Transfixiation
LAURA MARLING – Short Movie
NADINE SHAH – Fast Food
IOSONOUNCANE – Die
ALGIERS – Algiers
SACRI MONTI – Sacri monti
IBEYI – Ibeyi
MBONGWANA STAR – From Kinshasa
ALABAMA SHAKES – Sound & Color
PORCUPINE TREE – Anestetize
BENJAMIN CLEMENTINE – At Least For Now
THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION – Freedom Tower / No Wave Dance Party 2015
JOHN ZORN – The True Discoveries Of Witches And Demos
GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR – Asunder Sweet And Other Distress
NILS ØKLAND / PER STEINARD LIE / ØRJAN HAALAND – Lumen drones
SARAH NEUFELD & COLIN STETSON – NeverWere The Way SheWas
MATANA ROBERTS – Coin Coin Chapter Three: River Run Thee
ANIMATION – Machine Language
KAMASI WASHINGTON – The Epic

Seguono le schede singole di ogni album

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“Terra di nessuno”, ovvero per i quindici anni ci si deve passare di Sergio Pasquandrea


Non so se magari è la mezza età. Forse sì, forse no, chi può dirlo. Però, per esempio. qualche tempo fa mi è capitato, quasi per caso, di ascoltare su YouTube il primo, omonimo disco degli Stone Roses. Che è del 1989, quindi all’epoca avevo quattordici anni. Ora, nel 1989 io tutto ascoltavo tranne che gli Stone Roses. Ero uno snob spaventoso, adoravo la musica classica, con brevi sortite nel cantautorato e qualche primo, timido interesse per il jazz (non so se avete presente che cosa significhi cercare di ascoltare jazz in un paesino della provincia pugliese, in era pre-internet, pre-YouTube, pre-filesharing, pre-Amazon, addirittura pre-cd; ecco, prima o poi dovrò scrivere anche di questo). Comunque, degli Stone Roses a malapena conosco il nome, e la loro musica non fa affatto parte, ma manco di striscio, dei miri ricordi d’adolescenza. E, a dirla tutta, gli anni Ottanta li ho sempre considerati il buco nero della nostra storia recente, la fetida cloaca dove marciva tutto il liquame che poi è tracimato negli ultimi venti o venticinque anni. Però, per venire al dunque, ascoltando gli Stone Roses mi veniva uno strano magone, che non era nostalgia, ma piuttosto rimpianto per un altro me stesso. Il me dei quindici-vent’anni, quell’età tremenda in cui si vede tutto e non si capisce nulla, in cui si assorbe tutto come spugne, ci si impregna con una rapidità e un’intensità dolorose (per dire: a quindici anni mi sono letto tutti gli “Ossi di Seppia”, senza capirci quasi nulla, ma imparando tutto a memoria, piantandomi dentro schegge che ancor oggi riaffiorano).

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I consigli di WSF per l’inizio dell’estate


Ah, l’estate! Tempo di vancanze, di fuga dalla realtà di tutti i giorni, di deliziosi di gelati… o, a seconda dei punti di vista, tempo di caldo, lavoro e zanzare. In ogni caso, nulla ci vieta di passarla spendendo un po’ di tempo al fresco con una bibita ghiacciata ed un buon libro, che sia in spiaggia o in città. Senza indugio alcuno eccovi i nostri consigli per una lunga estate di libri e film all’ombra!

FILM 

Creature dal cielo

Un film estremo e particolare, che segna l’esordio di Kate Winslet nel cinema e vede la regia di un Peter Jackson ancora lontano ai futuri fasti della terra di mezzo. La bellezza di questo film sta nel suo assoluto equilibrio fra follia e sanità mentale, tenerezza e brutalità, e l’infantile ingenuità delle due protagoniste adolescenti già “macchiata” dalla malizia del mondo degli adulti. Riesce davvero difficile vedere della tenerezza e dell’ingenuità in un film che parla di un terribile fatto di cronaca, peraltro realmente accaduto nella Nuova Zelanda Jacksoniana, eppure è così: ci si sente al tempo stesso affascinati e disgustati dalle due “creature dal cielo”. E, nonostante la loro mente criminale e distorta, non si può non provare una dolcezza e una compassione infinita per la loro storia.

Quando la moglie è in vacanza 

Un classico intramontabile, perfetto per un pomeriggio d’estate; è infatti in questa stagione che si consuma tutta la storia del “povero” Richard Sherman, che si ritrova una donna splendida e frizzante come vicina di casa, mentre la moglie e il figlio sono in vacanza. La tentazione è forte, ma Richard non vorrebbe davvero tradire sua moglie… se non lo avete ancora visto non vogliamo anticiparvi niente: ma questo film è delizioso e perfetto per chi abbia voglia di tuffarsi nella nostalgia dei meravigliosi anni ’50 e nel fascino senza tempo di Marilyn Monroe.

Vacanze romane

Film delizioso e malinconico, dal finale agrodolce. La storia è delle più semplici: una principessa “ingabbiata” dalla propria posizione, durante un viaggio decide di fuggire e di comportarsi come una normale ragazza in visita a Roma. “Vacanze Romane” è un altro grande classico perfetto per l’estate, che ci riporta ai tempi della Roma che fu: ancora grande, gloriosa e genuina al tempo stesso. Ma, sopratutto, ancora capace di far sognare chi la visitava. Per molti è “solo” un bel film; per noi italiani è anche grande motivo di nostalgia. A parte la personale percezione che una persona ne possa avere, è un film che va visto e rivisto, specialmente per chi vive le estati in città e vuole immaginarsi un po’ Audrey Hepburn in Italia.

LIBRI

LE SULTANE – Marilù Oliva

Tre donne regnano sovrane sul palazzo popolare di via Damasco, a Bologna. Sono soprannominate le Sultane e hanno dai settant’anni in su. C’è Wilma, piccola e astuta mercante in grado di vendere l’acqua santa al diavolo, che nomina incessantemente il suo morto. C’è Mafalda, la donna più tirchia sulla faccia della Terra. E infine Nunzia, bigotta fuori e golosa dentro, incapace di contenersi. Le loro imperfezioni sono state marchiate a fuoco da una vita poco gentile: Wilma non sa fare i conti col suo lutto e litiga in continuazione con la figlia Melania, una disgraziata adescata da una setta satanica, che bussa alla porta solo quando necessita di un piatto caldo; Mafalda è costretta ad accudire il marito malato di Alzheimer; Nunzia, in delirio tra i suoi crocifissi, trova sempre il tempo per estorcere pettegolezzi e per concedersi i peccati che riesce ad arraffare. I loro desideri sono palliativi al grande sconforto dell’indifferenza che suscitano. Sono ignorate da un mondo a misura di giovinezza, un mondo incarnato dalla frastornante vicina del secondo piano, Carmela, cui Wilma prova a chiedere maggiore educazione e rispetto delle regole. Ma niente, quella continua a riderle in faccia. Le vecchie sono abituate a non ricevere considerazione, ragion per cui, quando improvvisamente l’esistenza le costringe a una svolta forzata, osano quello che non hanno mai osato fare e rompono tutti i tabù. Così, come tre parche potenti che inseguono disperate lo scoccare del loro tempo, nell’ombra filano i destini di chi ha tentato di metter loro i bastoni tra le ruote… Dopo la fortunata trilogia della Guerrera, Marilù Oliva racconta una storia irresistibile di amicizia, solitudini, rivincite e desideri inconfessabili, tra sorrisi amari e atmosfere noir.

 

LA TREDICESIMA STORIA – Diane Setterfield Margaret

Lea è una giovane libraia antiquaria che negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall’oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta un giorno da una lettera tanto enigmatica quanto perentoria: “L’ora è giunta. Venga lunedì con il treno delle quattro e mezzo. Manderò una macchina a prenderla alla stazione di Harrogate. Vida Winter”. E’ questo l’invito con cui Vida Winter, carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, informa Margaret della sua investitura a propria biografa ufficiale. Dopo mille esitazioni – perché proprio lei? sarà all’altezza delle aspettative di una delle più grandi scrittrici viventi? – la giovane parte alla volta dell’isolata magione dell’anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire.

LA MORTE DEL PADRE – Karl Ove Knausgård

Un libro complesso, estremamente lento, che cerca di portare alla luce la vera scrittura, o almeno ha il merito di provarci. Un classico moderno da odiare o amare senza sconti.

“Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì, in se stessa. Lì, risiede il luogo e l’obiettivo dello scrivere. Ma come si arriva a questo lì? Era questa la domanda che mi ponevo mentre seduto su una panchina di quel quartiere di Stoccolma bevevo caffè e i muscoli si stavano rattrappendo dal freddo e il fumo della sigaretta si dissolveva in quell’enorme spazio fatto d’aria che mi sovrastava. Per molti anni avevo cercato di scrivere di mio padre, ma senza riuscirci, sicuramente perché tutto questo era troppo vicino alla mia vita e quindi non era facile costringerlo in un’altra forma, che invece costituisce il presupposto base della letteratura. È la sua unica legge: tutto deve piegarsi alla forma. Se qualcuno degli altri elementi letterari è più forte della forma, per esempio lo stile, l’intreccio e il tema, scavalca l’importanza della forma, il risultato sarà debole. Ecco perché gli scrittori che posseggono uno stile marcato scrivono spesso libri deboli. Ecco perché quegli autori che si occupano di argomenti e temi forti scrivono libri deboli. La potenza insita nel tema e nello stile deve essere spezzata affinché possa nascere la letteratura. È questa demolizione che viene definita ‘scrivere’. Lo scrivere riguarda più il distruggere che il creare.”  – Karl Ove Knausgård

ALBUM 

 “The Smiths”, l’album d’esordio dell’omonima band è ad oggi considerato uno dei dischi più importanti degli anni ’80. Rimasto per 33 settimane nella classifica inglese dei dischi più venduti, il gruppo britannico riesce in 45 minuti circa di disco a riassumere, stigmatizzandola un’intera epoca storica. I testi e il messaggio nascosti tra le note altro non sono che un inno universale a tutti i dubbi e alle paure di una generazione. Un capolavoro assoluto che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta.

Homo homini Virus, il contagioso romanzo di Ilaria Palomba


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Il nostro corpo è spesso un regno per entità biologiche centomila volte più piccole di una cellula: i vīrus (lat. tossina, veleno).
Sebbene inizialmente questo tipo di “veleno”sia stato considerato solo in termini patogeni, con il passare del tempo si è scoperto che i virus possono anche svolgere una funzione utile all’organismo.
Il titolo che Ilaria Palomba ha scelto per il suo libro è un richiamo all’espressione latina “Homo homini lupus” che in una letterale traduzione ricorda come l’uomo sia un lupo nei confronti del suo simile.
Nel romanzo a cui ci riferiamo l’uomo è un virus: può contaminare e sconvolgere la serenità illusoria in cui ognuno si rintana in questa epoca oscura. Tentiamo ostinatamente di sopravvivere, come se i comportamenti automatici e “necessari” (in termini sociali) possano renderci vivi, questa routine a cui ci siamo abituati in realtà ci ammazza: ci svuota.
Lo stare al di fuori ci annienta, “il talento scava dentro, e quando aspira all’esteriorità perde tutta la sua potenza iniziale” (v. pag. 27).

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MATANA ROBERTS – “Coin CoinChapter Three – River RunThee”


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Matana Roberts è una sassofonista di Chicago, improvvisatrice, compositrice, performer, legata a un sound concettualista d’avanguardia, ha collaborato e creato insieme ad altri “sperimentatori visionari” molti progetti multimediali utilizzando danza, poesia, arti visive e teatro, per costruire insieme alla musica dei veri e propri spettacoli radicali, spaziando dall’attualità all’introspezione storica, dalla denuncia sociale alla politica. La sua ricerca estetica è qualcosa che va oltre il concetto stesso di musica, perché le sue contaminazioni anche eccessive travalicano ogni prospettiva consueta, nonostante viviamo in un periodo dove si è sperimentato di tutto, però (e qui si può rilevare la sostanziale differenza), la ricerca di Matana non è una provocazione a perdere, strutturata solo per stupire; è qualcosa che va oltre, al di là, partendo dalle parti più nascoste del nostro io, in cui, rifiutando di vedere la nostra parte oscura, di fatto nascondiamo una parte essenziale di noi stessi. In fondo, guardarsi allo specchio non è una frottola qualsiasi inventata per concepire una favola malvagia, ma è quello che dovremmo cercare ogni giorno per farci delle domande senza remissione. La Roberts invece non ha timore di giostrare in questi universi paralleli, come se la verità si nascondesse in ogni sub-strato, dando alle sue composizioni una partecipazione collettiva unica, quasi a coinvolgere nel suo magma sonoro tutto il possibile. Ogni livello è un mondo ossessionato dalla rincorsa verso quello successivo, perché se nella realtà non esiste il “lieto fine”, almeno, l’esecuzione di un’opera d’arte, ci può rendere partecipi di un eventuale cambiamento.

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[Officine D’Autore] Poesia&Musica: Fosca Massucco&Enrico Fazio


Officine D’Autore è una rubrica molto particolare su WSF, dove diamo voce e spazio a scrittori e non solo, infatti oggi vedremo come la poesia ben si sposa con la musica, Fosca Massucco (che WSF già conosce molto bene e apprezza) e la musica del famoso contrabbassista e compositore, Enrico Fazio, uniti realmente anche nella vita e di come creino una sinergia potente dialogando perfettamente.

Un grazie a Fosca ed Enrico e benvenuti su Words Social Forum !

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Parlateci di voi, presentatevi ai lettori di WSF.

Enrico: Cerco di occuparmi di un bimbo, di una moglie poetica e di musica; di mantenere viva la curiosità, la fantasia, la voglia di imparare; cerco di essere diversamente giovane, di rosicchiare spazi di tempo per vivere…

Fosca: io sono la moglie di un compositore, la qual cosa da sola basterebbe a definirmi tutta la vita: lo (in)seguo e sostengo nella parte aperta a me dei suoi sogni e della sua musica. Da più di 10 anni per noi le giornate hanno una visione trasversale del tempo, dove incastriamo la cura per nostro figlio, i rispettivi lavori (lui al Conservatorio ed io per la mia società di acustica di Torino), la vita solitaria sulla nostra collina e un processo creativo e silenzioso.

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Finché si è inquieti si può stare tranquilli – Intervista ad Ambra Garlaschelli


Inquietudine, è una parola che calza a pennello per le opere di Ambra Garlaschelli, giovanissima artista lombarda, per quel senso e colori tetri, ed il titolo dell’articolo viene da una citazione che la stessa Ambra fa durante l’intervista ed io ho ripreso perchè pienamente azzeccata, citazione che appartiene a Julien Green. Ed anche lei, come altri artisti già ospitati e intervistati è una scoperta legata ad ILLUSTRATI e al mio sfogliare la rivista.

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Ambra Garlaschelli. Classe 1987. In cosa in particolare ti senti una “giovane artista”?

Se devo essere sincera “artista” non è tra le mie parole preferite per descrivere chi sono e cosa faccio. Illustratrice suona meglio, ma più semplicemente e a costo di far inarcare qualche sopracciglio scettico, direi che nella vita disegno. Lo ammetto, non sono una fan delle etichette. Per rispondere alla tua domanda, in cosa mi sento una giovane artista, probabilmente la risposta più sincera e immediata a cui riesco a pensare è “nell’irrequietezza”. Intanto non mi sento affatto così giovane, anzi il fattore tempo che passa contribuisce alle mie crisi settimanali a tema “cosa sto facendo/dove sto andando”. Sono sempre di corsa, costantemente alla ricerca di un segno mio, proiettata verso un punto da raggiungere che sembra spostarsi più in avanti ogni volta che mi avvicino e ho la testa completamente affollata da mille pensieri. Di notte non riesco a dormire, di giorno non riesco a svegliarmi e bevo un sacco di caffè. Divento spesso ansiosa, soprattutto quando penso che non ho abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei fare. Ma poi mi ricordo di rilassarmi, di scegliere un punto e iniziare. E appena lo faccio mi rendo conto che il caos inizia a riorganizzarsi. La testa si svuota e tutto riacquista lucidità, ed è quanto basta a capire che non c’è un altro lavoro che potrei desiderare. E che le crisi mistiche ce le hanno tutti. In realtà sono arrivata alla conclusione che essere inquieti non è così male. Crea quel particolare stato di insoddisfazione che mi costringe a migliorarmi, a non fermarmi in un punto, a continuare a cercare qualcosa, a interrogarmi su quello che vedo e a non dare niente per scontato. “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”. Questo me lo dice sempre mia sorella. Apprezzo la filosofia.

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