Fuga – un racconto di Mezzanotte


2361204937_a61a00ba13Arrivare fin qui non è stato certo facile, anche se tutto si è svolto nel tempo previsto e con perdite contenute.Sono sopravvissuta alla mia piccola notte.
Un’altra piccola notte. Un altro piccolo intervallo di tempo di cose taciute e consegnato ad una spazialità folle, oscillante tra sole e luna. Una notte che adesso, si appresta a sbiadire come tante, nel nano-abisso dell’ennesima alba, nel fiume nero dell’ennesima fine.

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La ceramica gotica di Kirsten Stingle


Scultura come forma d’arte che porta dentro un mondo, qualcosa che assomiglia alle favole macabre, ecco cosa sono le preziose creazioni di Kirsten Stingle, giovane artista statunitense.

Hello Kirsten, first of all I would like to congratulate you for your work and then ask you where it comes from? Salve Kirsten, prima di tutto mi piacerebbe congratularmi con te per il tuo lavoro, poi vorrei chiederti: da dove nasce?

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Madre, ti prego Padre


So che nei cespugli ci sono le anime

So che nei cespugli ci sono le anime
dei miei padri
nel grano
c’è il dolore di mio padre
e nel grande bosco nero.
So che le loro vite, che sono estinte
ai nostri occhi,
hanno un rifugio nelle spighe
nella fronte azzurra del cielo di giugno.
So che i morti
sono gli alberi e i venti,
il muschio e la notte
che le sue ombre
posa sul mio tumulo.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

anima

Poesia n° 1

Dal deserto dei santi
il distillato bruno di un richiamo
tra le frange lucenti di Agosto
e il buio delle urne.
Lieve lo sguardo si tuffa nel vento
morendo nel ricamo eolico
della polvere
che come un petalo solitario
svanisce in silenzio
profumando la pena dell’aria ubriaca

Poesia n° 2

Sbiancano le notti nere,
come la neve è il buio cieco.
Il viso volto a sinistra
di più si sforma tra gli scuri insenzienti.
Si deforma il colore che sa chiamare spazi
commediando l’acre quarto di un sorriso.

*

A perdere pure ogni lineamento
con l’ indugio in volo sugli occhi,
ogni fermento d’estro si spacca in pianto
facendosi gracile e mite quella radice
che s’imbeve di caldo
per non deflagrare in morte.

(Mezzanotte)

fiammiferi

*
Cos’è la morte di una madre?
Come può essere fine l’inizio?
Il dolore del secondo distacco
(perché il primo era l’inizio)
mi accompagna alla fine
e non c’è la tua mano.

*

La cura
che ora ho per te
manca

dai miei annali
e la teoria
della lunga durata

(la storia insegna)

vale anche per noi
che siamo
e resteremo

patto di sangue.

(Sonia Lambertini)

fine

Il Cerchio : un racconto di Domenico Caringella


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“The screen door slams, Mary’s dress waves

 Like a vision she dances across the porch as the radio plays…” 

(Thunder Road, Bruce Springsteen)

Gli si mostrò per quello che era. Un cerchio.

Un cerchio perfetto, aggiunse dentro di sé.

L’asfalto e le miglia che scorrevano sotto l’ultimo camion che l’aveva raccattato, il verde che si faceva deserto, i cartelli con le indicazioni dai nomi che non segnalavano solo posti ma riportavano anche sensazioni e fatti, erano stati solo segni, presagi, avvertimenti; il paese, identico a come l’aveva lasciato, una promessa. E il 731 di Lancaster Drive la luce, la fine del cammino, l’ultimo tratto del compasso che incontrava il primo.

La sabbia nella clessidra ricominciava a scorrere esattamente dietro quel cancello, lungo il percorso ad ostacoli che portava sino alla porta di ingresso: l’erba malata del giardino, il vecchio pneumatico ancora appeso con una catena all’albero, i tre scalini che issavano sul porticato.

Ritrovarsi lì era stata una specie di sorpresa. E anche un obbligo, un impegno rispettato.

Cal sedette sulla panchina che si trovata dall’altra parte della strada, sotto il vecchio albero, con il cappello sulle ginocchia e Bogart accucciato ai suoi piedi stanchi come le sue scarpe squinternate. Trascorse la prima ora a riappropriarsi dell’immagine di quella che era stata casa sua e del tempo che era gli sfuggito di mano. Restò; e attese.

Quando la donna uscì sul porticato, ebbe la visione della sua veste estiva, semplice, celeste, che ondeggiava e del movimento lento, distratto che fece il suo corpo mentre si piegava a raccogliere il giornale e un cuscino che il vento doveva aver fatto cadere dal dondolo; dovette sembrargli una danza, perché Cal accennò un sorriso. Delle due cose a cui pensò, la prima fu Springsteen che cantava Thunder Road; la seconda che non bastavano le ciocche che adesso non mandavano più magnifici riflessi di rame e di tramonti appena nati e il corpo più pesante a confonderlo. Era lei, proprio lei. Come l’ultima volta. O quasi.

Lesse nei gesti di Becky e in quel modo che gli parve nuovo di passarsi la mano tra i capelli, stanchezza o solitudine. Doveva essersi rassegnata da un bel pezzo a fare a meno di lui, della sua gentilezza a volte inopportuna, dei suoi slanci inventati sul momento che attentavano alla noia e al definitivo, ma sapeva di essere ancora dentro di lei come lei era piantata dentro di lui.

La donna aveva guardato dalla sua parte, ma non aveva interrotto la danza ed era uscita di scena subito dopo, rientrando.

Probabilmente non lo aveva riconosciuto. Normale, si disse Cal. Lui sì che era cambiato da quando lei lo chiamava il signor “Tuttostile”. Si toccò sopra il labbro per rendersi conto dei baffi, che allora non c’erano e abbassò lo sguardo sulle scarpe consumate, quelle che aveva rubato all’assiderato fuori da un dormitorio da qualche parte, a Philadelphia, sì, e che camminavano ogni giorno con lui da quasi tre anni, più o meno da quando quel bastardo dall’andatura grottesca e dal pelo incasinato di Bogart, il nome era scritto sulla medaglietta, aveva iniziato a seguirlo. Quel cane gli faceva da compagnia e da terapia, ma non gli voleva davvero bene dopotutto.

Solo allora tornò la solita fitta. Quella che lo attraversava da parte a parte all’improvviso e che lo faceva tornare con i piedi per terra ogni volta che riusciva ad allontanarsi dal dolore. Scomparve quando dalla Chevy bianca scese la ragazza. Doveva essere al college adesso. Gli sembrò la copia perfetta di quella che era Becky prima di trasformarsi nel dolce fantasma che aveva visto poco prima sul portico. Aveva parcheggiato sullo stesso lato della strada dove si trovava Cal e per tornare a casa dovette passargli davanti. Sorrise. E anche se lo fece al cane e non a lui, Cal comprese che era per qualcosa come quella che aveva completato l’orbita, la parabola e che il caso non aveva avuto nulla a che fare con ognuno dei posti in cui si era trovato a sopravvivere negli ultimi undici anni. Sarah lo oltrepassò. Non si voltò, superò il cancello e scomparve anche lei in casa.

Cal aspettò qualche minuto. Poi si alzò, con un una fiducia patetica ed eroica tentò di rassettarsi l’abito lacero, si risistemò il cappello in testa e si diresse verso il 731. L’ultimo viaggio fu interrotto dall’uomo che usciva in quel momento dalla casa seguito da un saluto allegro, e che attraversata la via entrava nella Chevy di Sarah, metteva in moto e si allontanava piano. Il pensiero che ora ci fosse qualcuno al posto suo, con sua moglie e sua figlia, lo fermò. Esattamente ad un numero da casa sua. E anche se non rimase troppo sorpreso, né dispiaciuto, la fitta tornò. Per farla andare via, Cal Williams dovette fermare la donna di mezza età che stava per entrare al n° 730, convincerla a restare un attimo con l’ultimo sorriso tenero che gli rimaneva, un osso che aveva messo da parte chissà quanto tempo prima, e chiedere.

La donna gli disse che quando era arrivata lì dieci anni prima, la casa al 731 era già vuota. Le avevano raccontato che il proprietario, un tale mr. Williams, era sparito da un giorno all’altro, dopo l’incidente in cui erano morte la moglie e la figlia Sarah.

– Quelli che ci vivono adesso, i Rivers, l’hanno presa in affitto due o tre anni fa. Bella famiglia – concluse la donna.

Tutto gli si mostrò per quello che era. Un cerchio.

Un cerchio perfetto, aggiunse dentro di sé.

http://player.vimeo.com/video/15040392

Le scarpe di Zazà


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Lo spazio, l’idea, l’invenzione, il colore, il segno grafico, le forme non ammettono categoria. Vengono da lontano, vanno lontano.  Sono entità immediate dello spirito, ideali regolativi capaci di assicurare unità ed estensione alla sostanzialità creativa individuale. La moda oggi è al centro di un discorso complesso che la propone non solo come spettacolo mediatico di life style, ma la pone anche in rapporto armonico e dirompente con il design e l’architettura.  Arte e moda si intrecciano in un dialogo fruttifero : la moda incorpora la strategia artistica della creazione esclusiva e indimenticabile acquistando dunque una dignità non solo formale, ma anche e soprattutto culturale e filosofica. La moda è espressione della trascendenza dell’idea e della sua correlazione all’intreccio immanente di materia, forma, potenza e atto ed ingloba nella sua valenza il carattere affascinante della progettualità. Se in letteratura infatti siamo portati a giustificare e a plaudere ogni metafora pindarica avveneristica con cui si valorizza o si distorce il lessico e la lingua italiana, tanto che la letteratura ora più che mai è concepita come una forma di espressione artistica  che ha ispirato e ispira artisti di ogni tempo e luogo, perchè non si può ammettere la trasposizione formale di moda e architettura in rapporto simbiotico che fa sia del fashion victim sia del comune impiegato al catasto un vero e proprio performer dell’architettura moderna ?   Se  d’altra parte Claus Oldemburg, architetto molto pop artist, ha affermato che ” un edificio si distingue da una statua solo perchè all’interno ci sono i gabinetti ” allora non stupiamoci che Zaha Hadid architetto di fama mondiale per le sue costruzioni  tecnologiche fantascientifiche reinventi lo stile e la concezione della scarpa con un’idea inaspettata che  ci obbliga  ad un riesame con il canone classico di essa in rapporto non solo alla realtà, ma anche alla nostra individualità e personalità.

Zaha Hadid per Melissa

Zaha Hadid per Melissa

Zaha Hadid per Lacoste

Zaha Hadid per Lacoste

A proposito della creazione per Lacoste , ci dice Zaha Hadid : ”

“L’espressione del design all’interno della collaborazione con Lacoste permette l’evoluzione di reticoli di fluido dinamici; avvolti intorno alla forma del piede, si espandono e si contraggono per fondersi e adattarsi al corpo in modo ergonomico. Ne emerge un paesaggio, una struttura di onde e raggi che si unisce al corpo senza soluzione di continuità

E’ di questi giorni l’ultima sua creazione, NOVA , che come riporta la rivista Elle ” è statapresentata nei giorni scorsi in occasione dell’Alta Moda francese nell’esclusiva boutique L’Eclaireur (rue de Sévigné 40, Parigi) ed ha un aspetto a dir poco futuristico e avant-garde. Il suo design definisce un rapporto formale diretto con la struttura primaria della scarpa ed esprime le forze dinamiche applicate alla camminata, sviluppando un sistema innovativo a sbalzo che fa apparire il tacco di 16 cm completamente sospeso nell’aria.Pensate sia un semplice prototipo? Non è così. Realizzata in soli 100 esemplari per colore, sarà disponibile in esclusiva presso punti vendita selezionati, come L’Eclaireur a Parigi, Zaha Hadid Design e United store. Pronta per essere indossata ed esibita. “

Zaha Hadid - NOVA

Zaha Hadid – NOVA

La scarpa è realizzata in vinile, gomma, fibra di vetro e cuoio. Al momento saranno solo 100 le paia di NOVA che verranno prodotte ed ognuna avrà un prezzo di circa $ 2.000.

Zaha Hadid - NOVA

Zaha Hadid – NOVA

Personalmente trovo che la  scelta di una scarpa in un uomo o donna che sia, sia un elemento distintivo del suo linguaggio più intimo, tanto che alla luce di questo non nascondo che una brutta scarpa ha su di me un effetto straniante poichè è indice dell’integrazione della sua idea di rapporto tra funzionalità e la sua idea di bellezza.  In questa era così dominata dalla tristezza, poter pensare che una scarpa possa entrare a tutto diritto a far parte come elemento architettonico , abitabile e dunque compatibile con il nostro scheletro da cui trae genesi il suo progetto è cosa esaltante. La scarpa domina il cammino per ogni dove, risulta il mezzo con cui si domina lo spazio affidandone il ritmo e la fluidità all’ambiguità della sua doppia identità estetica e strutturale. L’uomo diviene elemento estatico del paesaggio, costellazione mobile tecnologica in quel paradosso fashion che vede relazione e tecnica urbanistica  trasportate su un piano fantastico dello stile. L’oggetto è teso nella sua volontà di vivere schopenhaueriamente parlando, in uno scenario teatrale che permette almeno per un attimo di coccolarci nell’idea che volontà e sogno coincidono.

Articolo di Mezzanotte

Elsa Von Freytag Loringhoven: the dada protopunk poet (1874–1927)


Elsa von Freytag-Loringhoven – “the only figure
of our generation who deserves the epithet
extraordinary“
Margaret Anderson, Editor of the Little Review
baroness

« Non posso entrare in un bordello, voglio dedicarmi all’arte »  – Elsa Von Freytag Loringhoven –

 «La baronessa non è futurista: lei è il futuro».  – Marcel Duchamp –

«La baronessa era come Gesù Cristo e Shakespeare fusi in un tutt’uno» Berenice Abbott

«Con gesto regale, aprì i lembi dell’ impermeabile scarlatto. Era in piedi davanti a me, nuda o quasi. Sopra i capezzoli aveva due minuscole lattine di pomodoro legate da un cordino verde dietro la schiena. Tra le due lattine pendeva una piccolissima uccelliera con dentro un canarino vivo e desolato. Un braccio era coperto dal polso alla spalla da anelli di celluloide per tende, che poi confessò di aver rubato nel reparto di arredamento dei grandi magazzini Wanamaker. Si tolse il cappello che era stato decorato in modo grazioso e appariscente con carote dorate, barbabietole e altri ortaggi…»  George Biddle , 1921

 “ Era vestita di rosso, un kilt scozzese appena sotto il ginocchio, una giacca bolero con maniche ai gomiti e le braccia coperte da una quantità di dieci-cento bracciali colorati in  argento, oro e  in bronzo, verdi e gialli. Indossava alte ghette bianche con una fascia decorativa per mobili intrecciata treccia intorno al petto. Appesi al suo busto c’erano due teiere. Sulla sua testa portava  un nero O’Shanter tam di velluto con una piuma e cucchiai vari, tra cui  lunghi cucchiai da gelato. Aveva enormi orecchini d’argento opachi e sulle sue mani portava molti anelli. I suoi capelli avevano un colore simile a quello di un cavallo baio. (Guerra dei miei anni Trenta, New York: Covici, Friede, 1930)

“ Indossa un secchio per carbone come cappello, una grattugia per verdure come spilla, lunghi cucchiai da gelato per orecchini e due teiere al posto del reggiseno. Così ornata indossava spesso un vecchio cappotto di pelliccia, o semplicemente una coperta messicana. (Life between Surrealists  New York: Holt, Rinehart e Winston, 1962)”

In uno dei suoi quaderni personali, la baronessa aveva elencato ciò che portava in visita all’ambasciata francese a Berlino:

” Indossavo  una grande  torta di compleanno sulla mia testa con 50 candele accese fiammeggianti, mi sentivo proprio così coraggiosa e irresistibile! Sulle  mie orecchie avevo orecchini fatti con prugne secche . Inoltre avevo messo  più francobolli come marchi di bellezza sulle mie guance dipinte color smeraldo e le mie ciglia erano fatte di penne dorate porcospino; questo per  civetteria nei confronti del  console. Inoltre portavo  alcune corde di fichi secchi intorno al mio collo per dargli modo di succhiarli al mio ingresso all’ambasciata.”

Djuna Barnes dà della baronessa una fotografia  in “Come gli abitanti del villaggio si divertono”  articolo  apparso a New York nel 1916:

” Esce da un taxi con settanta cavigliere tintinnanti color  nero e viola ai suoi piedi secolari, una busta per lettere di spedizione all’estero e un francobollo posato sulla guancia, una parrucca color d’oro e porpora ricavata dai fili di un grosso cavo che un tempo serviva per ormeggiare le imbarcazioni provenienti dal lontano Chatay, metafora di un sempre perpetuo ritorno a lei come un porto e  sgargianti pantaloni rossi ;  sembra un alieno umano antico su cui sono state scritte tutte le follie di una generazione passata. “

 

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Nevrastenica, cleptomane, omofoba nonostante la sua bisessualità, antisemita nonostante l’amicizia con moltissimi amici ebrei, delirante, giocosamente oscena , dissacrante, spregiudicata. Impossibile ricordare l’esistenza di un’altra personalità dell’epoca che potesse solo vagamente assomigliarle  nel suo proporsi  anche come poeta ,performer, artista . Elsa Von Freytag Loringhoven , la baronessa dal nome impronunciabile, viene a tutto tondo celebrata oggi come la regina del Dada. Lei, la rivoluzione sessuale ed artistica l’aveva fatta già ai primi del 900′.  E’ stata  un’artista appassionata , furiosa con il linguaggio e la vita , un’artista autentica che  lontana dalla volontà di assumere buffi atteggiamenti di ribellione , ha prodotto e lasciato a noi  un lavoro fin troppo intimo ed indimenticabile. Un’artista che anticipa di ben settanta anni i movimenti punk londinesi, la body-art, il design, i collage , scultura e le installazioni fatte con oggetti rubati o trovati per strada nella spazzatura.  La sua poesia si legge come un potente  monologo con se stessa , un flusso di pensieri rabbioso , tempestoso , spietato, radicale in cui spesso ci si ritrova a sorridere per come scimmiotta il linguaggio del profeta-poeta ed i politici del suo tempo  o a rimanere totalmente disarmati  per come vede la figura di Dio che dissacra dipingendolo come un ” cuore di lupo dalla brama di diseccare tessuti “.Poesia la sua anche erotica in cui spesso parla di  eiaculazione, orgasmi e sesso orale.  Poesia passionale e appassionata  che da un certo punto in avanti riflette anche la sua  paura per la morte . Ci troviamo così spesso davanti a poesie che esprimono un tentativo rabbioso e malinconico di dominare questa paura , di lottare  con la sua anima inquieta che chiama ” animale di ghisa ” , ” rospo dorato ” , la sua mente creativa e volitiva che chiama ” cathedral “. Poesia accompagnata da schizzi e disegni , poesia che spesso viene rappresentata graficamente.

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Una vita estrema , intensa , libera ma anche dolorosa , con i suoi matrimoni improvvisati , gli inseguimenti della polizia per i suoi furti continui , le nottate passate nelle balere a recitare poesie con i marinai, i suoi spettacoli porno e l’ estrema povertà . E’ stata una figura d’avanguardia sulla scena artistica di New York dell’epoca in cui è stata la musa di Man Ray, amica di Marcel Duchamp , William Carlos William ed Ezra Pound ad ognuno dei quali , come riportano i giornali dell’epoca non mancò di fare avances sessuali. Una delle riviste più  alternative del tempo ” The Little Review ” consideravano Elsa Von Freytag Loringhoven una delle più importanti artiste del loro tempo. Gestita da una coppia lesbica molto chic , non mancavano mai di pubblicare le sue bizzarre ed incomprensibili poesie insieme alle puntate dell’Ulisse di Joyce con conseguenti sequestri e multe.  La sua biografa Irene Gammel in Body Sweats,  sostiene che il famoso orinatoio di Duchamp fosse proprio di Elsa Von Freytag Loringhoven.  Tradurre e riassumere il lavoro di Elsa Von freytag Loringhoven non è stata facile impresa. Il suo linguaggio poetico  non è solo contaminato da termini tedeschi essendo proprio il tedesco la sua lingua madre , ma anche  dal suo coniare neologismi spesso incomprensibili. Ecco che quando  si stanca di parole esistenti crea parole nuove come ” Kissambused ” , ” Phalluspistol ” ” Spinsterlollipop “.  E daltronde nel fare tanta fatica per  tradurla , ci ha dato conforto la parola del suo editore ” E’ come se scrivesse da una cavità della lingua inglese che nessuno ha mai aperto “. Estremamente litigiosa, caustica, umorale, bizzarra e imprevedibile ne fecero di lei una figura incantatoria ma anche evitata. Traducendola non mancano invettive e critica sarcastica nei confronti di altri artisti . In una delle sue poesie  ” Graveyard Sourraunding Nunnery ”  prende in giro Marcel Duchamp chiamandolo Marcel Dushit :

“Graveyard Surrounding Nunnery”

When I was
Young — foolish —
I loved Marcel Dushit
He behaved mulish —
(A quit.)

Cimitero che circonda un convento

Quando ero giovane — stupida —
Amavo Marcel Dushit
Era testardo —
( L’ho Piantato!)

O ancora in una delle lettere alle editrici di The Little Review leggiamo un’invettiva spaventosa contro l’ipocrisia e l’America , per lei totalmente fuori da ogni cultura :

Hypocrisy stored up through ages !
Rembrandt hypocrite——Shakespeare——Goethe !

……………………………………………………

 Agh——pah ! Carlos Williams——you wobbly-legged business satchel-carrying little louse !

Remembrandt , Shakespeare, Goethe sono degli ipocriti, William Carlos William viene dipinto come un ” portaborse pidocchietto “. Il legato letterario della baronessa Elsa Von Freytag Loringhoven fu ereditato dalla sua migliore amica e amante Djuna Barnes , la quale sebbene volesse farne un’opera unica biografica non realizzò mai il progetto. Attualmente il libro più completo esistente su questa artista è Body Sweats di Irene Gammel ; testo di circa 400 meravigliose pagine di poesia e disegni  da cui sono tratte notizie e testi riportati in questo articolo.  Testo celebrato dal New York Times come il miglior libro d’arte del 2011. 

Ecco come dipinge un temporale a Palermo:

 

Palermo

Down city presses eve deep —
Netted bubble beads ascend
Amethyst cap. Rainsteep —
Pearlskies stand.

Down city presses eve deep —
Lilac mistspew tastes singed.
Bellhens tinweep —
Chastizes lanes — hushtinged.

Down white city press deep
Blanketarms. At western seam —
From smoketopazes yellow peep —
Velveteen mountain brain flaunts dream.

Palermo

Una notte plumbea serra la città —
Gocce come bolle intrappolate
risalgono la volta d’ametista —
Pioggia esorbitante —
vegliano cieli di perla .

Una notte cupa serra la città —
Un banco di nebbia lilla sa di bruciato
Campanucce di latta piagnucolano —
Castiga viottoli —  silenzio sporcato .

Una coltre di rami ammantano
la città bianca. Sulla sponda occidentale —
Dalla foschia spuntano gialli topazi—
un levigato cervello possente sventola un sogno.

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C. ( Mezzanotte )

O come dipinge le sue uscite notturne :

APPALLING HEART 

The Little Review, 7 (September-December 1920)

City stir——wind on eardrum——
dancewind : herbstained——
flowerstained——silken——rustling——
tripping——swishing——frolicking——
courtesing——careening——brushing——
flowing——lying down——bending——
teasing——kissing : treearms——grass——
limbs——lips.
City stir on eardrum—— .
In night lonely
peers—— :
moon——riding !
pale——with beauty aghast—
too exalted to share !
in space blue——rides she away from mine chest——
illumined strangely——
appalling sister !

Herbstained——flowerstained——
shellscented——seafaring——
foresthunting——junglewise——
desert gazing——
rides heart from chest——
lashing with beauty——
afleet——
across chimney——
tinfoil river——
to meet——
another’s dark heart——

Bless mine feet !

Cuore agghiacciante

Turbinio di città —— vento su timpani ——
danza di vento: d’erba macchiata ——
macchia di fiori——seta fluente —— frusciante——
dal passo leggero—— sibilante —— amoreggiando ——
amor gentile —— aerodinamico —— che sfiora——
che scorre —— distendendosi —— curvando anse ——
provocante —— baciando: le braccia degli alberi —— l’erba
gambe braccia —— le labbra.
Turbine di città sui timpani ——
nella notte solitari
simili ——:
luna —— amazzone!
pallida —— di bellezza atterrita
troppo elevata da condividere!
nello spazio che è blu —— va cavalcando via dal mio
il mio petto ——
illuminata stranamente ——
agghiacciante sorella!

Macchiato d’erba—— macchia di fiori——
dal profumo di gusci —— navigante ——
a caccia per foreste —— come in una jungla ——
sguardo fisso al deserto ——
il cuore s’allontana dal petto ——
con sferzante bellezza ——
via di fretta ——
al di là del comignolo ——
fiume argentato ——
per incontrare ——
d’un altro cuore il buio ——

Benedite i miei, i miei piedi!

Traduzione italiana :  Stefania Paluzzi -Bianca Cecchini C.

Fruit don’t fall far

From Daddy sprung my inborn ribaldry.
His crudeness destined me to be the same.
A seedlet, flowered from a shitty heap,
I came, the crowning glory of his aim.
From Mother I inherited ennui,
The leg irons of the queendom I once rattled.
But I won’t let such chains imprison me.
And there is just no telling what this brat’ll…!
This marriage thing? We snub our nose at it.
What’s pearl turns piss, what’s classy breeds what’s smutty.
But like it? Lump it? Neither’s exigent.
And I’m the end result of all that fucking.
Do what you will! This world’s your oyster, Pet.
But be forewarned.
The sea might drown you yet.

Un frutto non cade lontano

Da un padre molle la mia volgarità innata.
La sua crudezza mi ha destinata ad essere uguale
Un seme abbandonato, fiorito da un mucchio di merda
Sono nata a coronamento del suo scopo.
Da mamma ho ereditato la noia
Per una volta ho scosso le gambe di legno di un regno.
Ma io non lascerò che queste catene mi imprigionino.
E non c’è niente da dire su cosa questa donnaccia farà!
Il matrimonio un affare?
Sottomettiamo il nostro istinto a questo.
Quale perla diventa piscia, quale razza di classe
quale sporca.
Essere così?
Generalizzare vero?
Non essere nemmeno esigenti.
E io sarei il risultato finale di tutto ciò,
che cazzo !
Fai quello che vuoi!
Questo mondo è la tua ostrica, bambina!
Ma sìì prevenuta.
Il mare potrebbe annegarti ancora.

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C.

from Mine Soul Singeth

He is hidden like the hidden toad – – – hidden animal – cave-
animal – chiseled animal – animal of shadow! – – goldrimmed
pupils narrowing in light – blinking – thinking dark dreams!
Hidden – lightshy – skinpale – does not perish in flame – I remem-
ber old witchword;
Jewels hidden in its head – – – hidden – hidden – hidden animal!
Splendid – proud – majestic – immobile – – – when it feeds it
moveth swift like thought!

Dalla mia anima che canta

E’ irrivelata come un rospo rintanato —— —— —— animale occultato ——
animale celato —— animale cesellato —— animale d’ ombra! —— pupille d’oro
bordate che si restingono alla luce —— lampeggiando  ——immaginando sogni oscuri!
Eclissato—— restio alla luce —— dalla pelle pallida —— non muore tra le fiamme —— ricordo —— vecchia parola di strega;
Gemme preziose nascoste nella sua testa  —— —— ——arcano —— irrivelato —— animale occulto !
Splendido——  orgoglioso  —— maestoso —— immobile—— —— ——  quando si nutre
si muove veloce come il pensiero!

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C. – Mezzanotte –

Astride

Saddling
Up
From
Fir
Nightbrimmed ⎯
Clinkstirrupchink!
Silverbugle
Copperrimmed ⎯
Keening ⎯
Heathbound
Roves
Moon
Pink ⎯
Straddling
Neighing
Stallion :
“HUEESSUEESSUEESSSOOO
HYEEEEEE PRUSH
HEE HEE HEEEEEEAAA
OCHKZPNJRPRRRR

/     \
HÜÜ            HÜÜÜÜÜÜ
HÜ-HÜ!”
Aflush
Brink
Through
Foggy
Bog
They
Slink ⎯
Sink
Into
Throbb
Bated.
Hush
Falls ⎯
Stiffling ⎯
Shill
Crickets
Shrill ⎯
Bullfrog
Squalls
Inflated
Bark
Riding
Moon’s
Mica –
Groin ⎯
Strident!

Hark!

Stallion
Whinny’s
In
Thickets.

A cavalcioni

Sellando un cavallo
Dall’abete
Traboccante notte ——
Tintinnio della staffa!
Corno d’argento
Montato in rame ——
Bramando Confine di brughiera
Vagabondaggi
Luna Rosa ——
Cavalcando
Nitrendo
Stallone:

“HUEESSUEESSUEESSSOOO
HYEEEEEE
PRUSH
HEE HEE
HEEEEEEAAA
OCHKZPNJRPRRRR

/ \

HÜÜ HÜÜÜÜÜÜ

HÜ-HÜ!”

Un impeto
Bordo
Attraverso
Nebbioso
Palude
Si
Muovono furtivi ——
Affondare
Dentro il rimbombo
Col fiato sospeso
Il silenzio
cade irrigidendosi
Grilli Imbonitori stridono ——
Rana
Toro
Grida
Corteccia
Gonfia
Cavalcando
Mica di luna ——
Inguine ——
Stridente!
Ascoltate!
Il nitrito
dello stallone
nel boschetto.

Traduzione : Federica Galetto

Forgotten_1923

Moonstone

Lake——palegreen——shrouded——
skylake——clouded——shrouded——
yearning——blackblue——
sickness of heart——
pomgranate hue——
sickness of longing——
——! you !
In cloud——nay——ach——shroud——
nay——ach——shroud—— !
of——breast——
sickness of longing
gulps
pomegranate hue
from heart in chest——
palegreen lake in chest !
—— you !

 

Pietradiluna
Lago — pallidoverde — velato
lago di cielo oscurato —disteso velo funebre —desiderio  blu-in-nero
malattia del cuore — color melograno —
malato ——  voglioso —
ebbene, tu !
In nuvola — anzi perdiana velo
anzi perdio sudario — !
del petto —
la voglia di desiderio
inghiotte
tinta di melograno —
lago pallidoverde in petto !
—        ebbene tu!

Heart (Dance of Shiva)

Around me hovers presence that thou art,
secretely atmosphere draws cloudy——dense——
perfume athwart mine cheekbone swings intense——smile on mine lip——
I kiss thee——
with mine heart !
Ja——with mine heart——
that can perform fine tricks
since it is housed with wizzardry and art—— !
soul——how enchanted art thou——
by such heart ! !
Ho !——lover far——

Cuore ( Danza di Shiva )
Mi ronza intorno presenza che tu sei, aria segreta
che disegna di nuvole —denso —il profumo
obliquo al mio zigomo oscilla intenso —
sorriso sulle labbra
te bacio te – con il mio cuore!
Sì — con il mio cuore —
che sa esibirsi in giochi raffinati
sì che adibito ad arte per  magia e talento — !
anima —come sei  incantata
da un cuore così!
oh!— amante  lontano—

Traduzione : StefaniaPaluzzi

Wheels_are_Growing_1921

Hell’s Wisdom

<All wisdom is profoundly trivial>
Love is gravitation

My “Derangement” dwells in absence – as – under circumstances existing – normally – it
should be present.
It maintains in circumstance –
There I leave it.
My being in senses right is normal height.
It being uncommon – presents strange – as genius does – uncompanioned.
Victim of circumstance I am not – as I am no dweller in
For me – to be touched – touchably – by circumstance – normal
To vacuous spectres of substance past – should so be abnormal – as to cause revulsion
degree –
Provoking instant insanity – whence I am protected by radius of spiritual emanation

To circumstance I am immaterial – as is circumstance to me.
Diametricaly opposed – alone we leave each other – charmed aloft
Lone I – enhanced shrouded earth – by own atmosphere mine self’s own self – out-of
circumstance cosmic star – volve revolve – evolve -I do – by starshaped pride stygmatized
outcast from circumstanced press – presssure – I am.

Social insanity – cosmic sanity – visible flesh – I am not present.
Cosmic resident .
That means :
Responsibility sublime
Capacity to measure.
Bliss – damnation – alternating until equilibrium attainment
Sway
Balance
Scalefix.

Solution perfect of two in one.
2: 1.
Two in one is nil.
2 : 1 = 

Urstate sublimatedly
Lifted sublime by blood sacrificial power flux :
Radiance suffusion.
Light equals light:
Motion – rise
Impulse. Motion –
Top sun – it

Scalefix.

Matter at ever higher level put
Until cristal state –
Graded circle:

One and all is circle
1 + X = 

All in one is nil.
X : 1 =

Nil is allsum
  =X
Allsum is in nil
X =

Life conquered – emotion solved
Measureless limitless urfigure
Assembled.
Circle
Navel
Nil.

Betwixt :
Swing –
Wheel
Scale
Until:
Shot
Middle
Spot
Hit – :
Radiance
Adash.

La saggezza dell’inferno

<Tutta la saggezza è profondamente banale>
L’amore è gravitazione

Il mio “squilibrio” risiede  nell’assenza —— sebbene ——  sotto circostanze esistenti —— normalmente  —— dovrebbe manifestarsi.
Si sostenta in questa condizione  ——
Lì lo lascio.

Essere nelle mie piene facoltà rappresenta una comune altezza.  Essendo inusuale —— appare strana  —— così come quello di un genio solitario.
Non sono vittima del contingente  —— così come io dentro non vi risiedo.

Per  me —— essere toccata —— in grado di toccare —— questo stato di cose ——  è normale.
Per  fantasmi privi di sostanza  —— dovrebbe  quindi essere così anomala —— da causare un grado di repulsione ——
Provocando un’ istantanea follia —— da cui invece io sono protetta da un raggio di emanazione spirituale.

Per condizione io sono immateriale —— così come il contingente per me.
Diametralmente opposti —— da soli ci lasciamo l’un  l’altro —— Io solitaria —— affascinante in alto —— terra velata accresciuta  —— dalla nostra comune atmosfera  ognuno per se stesso ——  al di fuori del contingente io  stella cosmica —— giro  rigiro —— evolvo ——  agisco ——    grazie al criticato orgoglio a forma di stella liberato dalla  stretta del contingente —— dalla pressione ——    io esisto.

Insanità sociale —— sanità mentale cosmica —— carne visibile —— io non sono presente.
Abitante cosmica.
Ciò significa:
Responsabilità sublime
Capacità di misura.
Beatitudine —— dannazione —— che si alternano fino al raggiungimento dell’equilibrio
Ondeggiano

Si equilibrano
Scalano altezze

Soluzione perfetta di due in uno.
2: 1.
Due diviso uno è zero.
2: 1 = 

Stato di sublimazione
Sublime potenza di flusso sollevato dal sangue sacrificale:
Soffusione che splende.

Luce eguaglia luce:
Moto —— crescita
Impulso. Azione ——
raggiungimento dell’apice del sole –

Scalata.

La questione posta ad un livello sempre più alto
Fino allo stato di cristallizzazione ——
natura del nulla:

Uno e tutto è nulla
1 + X =

 Tutto in uno è il nulla.
X: 1 =
 

Il nulla è somma completa
X =

La somma completa è nel nulla
X =: 

Vita conquistata —— emozione spiegata
Smisurata iperfigura illimitata
che si riunisce.
Cerchio
Ombelico
Nulla

In mezzo a:

Altalena  ——
Ruota
Scala
Fino a:
Colpo centro
punto
urto—— :
Splendore
tratto.

 

 Traduzione italiana : Bianca Cecchini C.

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Note BIOGRAFICHE di Anna Chiara Cimoli presente su enciclopediadelle donne.it

Elsa Von Freytag Loringhoven – Swinemunde (Pomerania) 1874 – Parigi 1927

Nata nel 1874 a Swinemunde, in Pomerania, Elsa si trasferisce a vent’anni a Berlino rifiutandosi di vivere con un padre violento, accusato di aver trasmesso alla madre la sifilide e di averne causato la follia. Qui, grazie al suo fascino ambiguo e alla spregiudicatezza, lavora nello spettacolo di tableaux-vivants di Henry de Vry, una sorta di vaudeville di moda all’epoca, e poi in quello di Richard Schulz al Zentral Theater. Gli spettacoli sono per lei occasione per mettersi in mostra, per conoscere uomini che la aiutino a far fronte alla povertà e insieme siano oggetto di una sistematica e compulsiva sperimentazione erotica, e infine per verificare la sua identità bisessuale con le colleghe chorus girls. La relazione con l’artista Melchior Lechter proietta Elsa nel circolo del carismatico poeta Stefan George, strappandola allo squallore dei bassifondi e facendo di lei, tutt’a un tratto, una musa, avvolta in velluti e ornata di gioielli, in perfetto stile nietzchiano. Il romanzo Fanny Essler, scritto in gran parte da Elsa nel 1905 e firmato da uno dei suoi mariti, sarà una forma di critica satirica – non priva di aspetti vendicativi – del circolo di George.
Dopo due anni trascorsi in Italia, alla svolta del secolo Elsa si trasferisce a Dachau, dove conosce l’architetto August Endell, suo primo marito, esponente di uno Jugendstil molto personale ispirato a elementi organici e ricco di riferimenti spirituali. Nel 1901 la coppia torna a Berlino, dove l’architetto ottiene progetti importanti soprattutto nell’ambito della progettazione di teatri, caffè e luoghi di ritrovo. Due anni dopo Elsa si innamora di un amico di Endell, il traduttore e scrittore Felix Paul Greve. Il ménage à trois si interrompe durante un viaggio nel Sud Italia, quando Elsa e Felix continuano, da soli, alla volta di Palermo. Poco dopo, Greve viene richiamato in Germania e arrestato con l’accusa di frode; scontata la pena, nel 1904, lui ed Elsa vagabondano per diverse città, componendo a quattro mani poesie firmate con lo pseudonimo Fanny Essler, per tornare a Berlino nel 1906. Un colpo di scena smuove ora le acque: Greve, inscenando un finto suicidio per sottrarsi ai creditori, parte alla volta del Canada, dove si ribattezza Frederick Philip Grove e inizia una seconda vita. Quando Elsa – complice del finto suicidio – lo raggiunge, si trasferiscono in una fattoria nel Kentucky; ma la vita da agricoltori non fa per loro: Greve/Grove lascia Else (che rivendicherà gran parte della produzione letteraria dell’ex-marito), la quale subito fa rotta verso la grande città, questa volta Cincinnati, dove lavora come modella.
Dopo molto vagare, il sipario si alza ora su New York, e in particolare sul Greenwich Village, il cuore pulsante dell’esperienza dada. Qui, nel 1913, Elsa conosce e sposa il barone Leo von Freytag-Loringhoven, ricco ma evanescente rampollo di una famiglia tedesca con cui vive una stagione spumeggiante abitando al Ritz e conducendo un’intensa vita mondana. Allo scoppiare della guerra Leo parte alla volta della Germania per non tornarne più: si suicida, infatti, secondo quello che Elsa definirà «il gesto più coraggioso della sua vita».
Ed ecco la baronessa ormai non più giovane, con tre matrimoni e molti colpi di scena alle spalle, bisessuale, sempre più eccentrica nel modo di presentarsi (come quando si rasa il cranio o si adorna con oggetti pescati nei cassonetti della spazzatura) e, pare, affetta da incurabile cleptomania. La sua fama si deve soprattutto alle performance che in quegli anni inscena, seminuda o vestita di lattine, nei luoghi più inconsueti, fra cui bettole mal frequentate o strade e piazze newyorkesi. Le poesie che Elsa sottopone alle più avanzate riviste letterarie dell’epoca («Little Review», «Transition», «Liberator», «Transatlantic Review», su cui pubblica grazie a Ernest Hemingway, e altre) riscuotono un certo interesse. Alcune di esse sono dedicate al folle (e non ricambiato) amore di quella stagione, quello per Marcel Duchamp, che di lei disse: «La baronessa non è una futurista: lei è il futuro». Duchamp e Man Ray coinvolgono Elsa in un video, intitolato The Baroness shaves Her Public Hair (La baronessa si rade i peli pubici), di cui purtroppo sopravvivono solo pochi fotogrammi. La vicinanza all’ambiente dada è testimoniata anche dai ready-made confezionati da Elsa a partire da materiali poveri e di scarto, come l’irriverente God, del 1917: nient’altro che un tubo piegato, dall’evidente allusione sessuale, montato su un piedistallo in legno.Nel 1923 Elsa torna a Berlino dove, diseredata dal padre e ridotta in estrema povertà, finisce per vendere giornali sul Kurfűstendamm e per trascorrere un periodo in una clinica psichiatrica, sempre implorando i vecchi conoscenti, fra cui Peggy Guggenheim, di prestarle del denaro. È Djuna Barnes, una delle amiche più fedeli, a pagare l’affitto dell’appartamento parigino in cui la baronessa si trasferisce nel 1926. Qui, in rue Barrault, muore nel 1927, soffocata dal gas lasciato aperto. Disattenzione o suicidio? Djuna Barnes lavorò per diversi anni a una biografia dell’amica, che non condusse mai a termine: su Elsa è così calato un silenzio rotto solo in anni recenti, quando la critica si è accorta di lei. Dai nuovi studi è emersa la figura di un’artista indipendente, fonte di ispirazione per molti, e non certo di un’epigona: lo dimostrano i versi moderni e graffianti fitti di riferimenti sessuali, le sculture piene di personalità e ironia (il vaporoso Ritratto di Marcel Duchamp in cui un assemblage di piume fluttua entro una coppa di vetro), la volontà di fare del suo corpo un’opera d’arte anticipando di almeno quarant’anni la performance art, e perfino, nella radicalità delle scelte espressive e nella rilettura del concetto di femminilità, il punk. Berenice Abbott, la pioniera della fotografia statunitense, di lei disse: «La baronessa era come Gesù Cristo e Shakespeare fusi in un tutt’uno».

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NOTA : Le traduzioni qui riportate per la prima volta  in lingua italiana sono ad esclusiva di WSF. Qualsiasi riproduzione dell’articolo o delle traduzioni stesse deve essere autorizzato dall’ admin del presente sito e dai rispettivi autori.

Fonti bibbliografiche :
1. http://www.lib.umd.edu/dcr/collections/EvFL-class/
2. Body Sweats – the uncensored writings of Elsa Von Freytag Loringhoven  di Irene Gammel e Suzanne Zelazo

ARTICOLO di Mezzanotte

Oltreverso – il latte sulla porta – Doris Emilia Bragagnini


oltreverso copertina

” Credo che sia questo essere poeti, aver ricevuto con il dna il dono o la dannazione di un modo di sentire le cose che per quanto mi riguarda, ho sempre inteso scorticante, l’inflazionato ” senza pelle “ Doris Emilia Bragagnini

– tratto da Oltreverso pg. 7 –

Con un piacere molto particolare voglio parlare di questo libro e di questa autrice , delle sue parole acuminate che brillano in chiaro-scuri pregni d’amor per l’estetica ad un livello d’astrazione innegabilmente ricercato. Leggendola,  seguendo il suo passo non ho potuto  fare a meno di paragonarla ad una chiglia celeste immersa in  certe tempeste omeriche , dove il verso ora appuntito nel significato, ora affilato per lessico dissonante cerca sempre la sondabilità di un sentire di contrasto. L’unico reale, l’unico possibile. La scelta di non privarsi in nessun modo di alcuna parola, anche la piu’ complessa ed ostica in suono e saperla modellare con le altre , in un’unica musica con il proprio senso , compone in tono inedito un discorso caldamente emozionale e lirico. E’ una scrittura cerebrale, a tratti psicanalitica,  di concetto ampio e intenso. E’ un dire femmineo, spesso a maglia stretta, ma sempre dinamico e accuratamente cesellato. Vi si avverte in tutte queste sue il respiro, la caduta, lo slancio della fuga ; ci si inoltra in scenari intimi di un sentire  profondo e  sensibilissimo.

il ripiano

non conto più i giorni passati
i tasselli imprecisi, le scriminature – sostegno –
all’altra metà del vero

il gene d’ombra si congiunge in filigrana
quando sgocciola la linfa per lo sguardo che s’imbuta
“basta spostare la frangetta e gli scheletri scompaiono”

fissità perimetrali stile liberty (trompe-l’œil)
nasoboccacollo di dinieghi, ghirigori appassionati
come feti in formalina (dagli occhi puntuti, neri)

i contorni sono tagliole, lemmi da dottore
“fuori la lingua” a serrare permessi
che trillano, infantili, come già pazzi rettili osceni

In questo testo, i ” rettili osceni” restituiscono un vero e proprio sussulto. Splendente e forte contrasto che si  incastona perfettamente nella sua sempre personalissima e cuneiforme scrittura, che artisticamente sontuosa sa virare mostrandosi anche torva e abbrunita dall’ombra e condurre così ai più fascinosi declivi.

MetroNOmia   (tema di)

Nel molleggio ipnotico
di una coda bianca
metronomia toltami dagli occhi
scorre – poi – il cilindro della vita

alla tempia quel gennaio
ripetutosi nel rosso
divorante/dissipato tra le cosce
che i giorni contati (tiratura limitata)
sono proiettili di gomma “per signore”
filano e nemmeno te ne accorgi

non lo sapevo allora
lo credevo malattia, vincolo segreto
da scontare in mimetica d’assalto:
il grembiule d’ordinanza
giusto il fiocco esonerato
a pareggio forse, dello stesso colore
s e g n a l e t i c o tra i banchi

Ora servo una cortina
si studiano le mosse, se si brucia è d’immenso
si contano le pecore, si ammaliano gli agnelli
solo – si osa – abbassare lo sguardo
così, come un grilletto

Non c’è parola che non scavi il silenzio; parole come stiletti di un fiore rosso tra distese di neve,che stringono i segni alle cose e non le abbandonano se non per imparare a morire nel distacco del gesto.

Il balzo
Come una stretta (ma no, è fretta)
di polmoni latrati
e un cuscino appoggiato, a rapprendere il balzo

potrei morirmi tra le braccia – ora
tanto stringo quanto manca
soffocando di parole inerti
restituendo al mondo quanto non ho tolto

– finalmente dirlo – nel lasciarlo andare
precipitarlo con un vestito sceso, scalciato sotto il letto
e chiuderò la stanza la pelle a raggrinzire
orrendamente offerta a quanto più non voglio

Sfregavo il ghiaccio e mi sfaldavo io
sopra giorni rattrappiti, schiacciati
come insetti sul soffitto

ne sgombrerò la vista con un gesto freddo
zucchero negli occhi asciutti
quanto il tuo restarmi dentro – eterno – d’umido sgranato
ex voto, cera dura a lume spento

La furia iniziale pazzesca nel parlare di lacerazione, in una dinamica suggestiva e amarissima. Il balzo che riporta all’immagine di una farfalla ferita che al suolo muove ancora tenuamente le sue ali.  Immagini forti che non lesinano colpi  e che si rafforzano grazie a  tinte che dipingono morte. Tutto questo a rendere la dinamica di quel balzo gesto potente ed altamente drammatico che non concede lieto fine , ma solo ” zucchero asciutto negli occhi”.

 

Spettrale

 Decapitavo serpi tra i capelli
mille e mille occhi da cavare – liscio –
il cranio tra la mano e il mio riviverla
come morsa attorno all’odio – zitto –
in fessure da schiumare, stretta

Così io lavo il lutto abbandonato
un “Caravaggio folk”
di teste e drappi dentro al cesto
biancheria disposta ad arte
luce spettrale che – accade – di lato

il “due X uno”, che di me non c’è
—————- nessuno —————-

Uso di  tinte caravaggesche , ed una splendida ombra di donna al buio. La parola e’ assolutamente femminea in questa interpretazione di abbandono e solitudine.

Oltreverso è la sua opera prima.

http://www.zonacontemporanea.it/oltreverso.htm

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Doris Emilia Bragagnini, nata in provincia di Udine, dopo un’iniziale formazione scientifica si diploma all’Istituto Statale d’Arte dello stesso capoluogo. Considera e definisce con queste parole la sua biografia più essenziale: ”nata nel nordest vive da sempre a due passi da sé, qualche volta v’inciampa e ne scrive”. Compare con suoi testi in alcune antologie e prefazioni per sillogi poetiche, in blog e siti letterari web come: Filosofi Per Caso, Il Giardino Dei Poeti, Neobar, Torno Giovedì, Arte Insieme, Carte Sensibili, Le Vie Poetiche, VDBD, La poesia e lo Spirito. Ha partecipato al poemetto collettivo “La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello” (edito da Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011). Inserita nell’antologia Fragmenta (premio Ulteriora Mirari ed. Smasher, 2011). È redattrice del blog di letteratura e poesia “Neobar”.

Cura il blog personale ”Inapparente Crèmisi” http://inapparentecremisi.wordpress.com/ .

Articolo a cura di Mezzanotte