Sprofondando all’interno – conversando di esoterismo con Claudio Marucchi


10502255_798093236910162_1661330995_nClaudio Marucchi (Torino, 1977)
Laureatosi in “Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente” (Facoltà di Filosofia), con votazione 110/110, presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi di laurea sull’impiego rituale dello Sri-Yantra nel contesto tantrico Kaula. Pubblicazione del testo “Il Tantra dello Sri-Yantra – Il corpo umano reso divino”, ed Psiche 2, Torino (2009), con nota introduttiva del prof. Mario Piantelli, docente di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente a Torino. Il testo è stato presentato dall’autore in occasione del “Festival nazionale dell’India”, 2-3-4 ottobre 2009, Grugliasco (Torino); alla fiera esoterica nazionale “ESOTERIKA” presso Roma, il 7 febbraio 2010 e in diverse librerie, associazioni culturali, centri olistici e scuole di Yoga in Italia.
Pubblicazione del testo “Yoga Marg – la Via dello Yoga”, in collaborazione con Marco Russo, edito dall’Associazione Monginevro Cultura (Torino) all’inizio del 2010. Praticando Yoga con regolarità da 15 anni, ha affiancato Marco Russo, insegnante di Hatha Yoga, per introdurre ogni lezione con una breve spiegazione teorica dei contenuti filosofici e tecnici relativi alle pratiche. Dalle dispense che raccolgono queste lezioni è nato il libro.
Pubblicazione del testo “I Tarocchi e l’Albero della Vita”, edito da Psiche 2 (Torino) alla fine del 2010. Avvalendosi dei dipinti dell’artista inglese Susan Jameson, la presentazione del libro – presso il Teatro Alpha di Torino – è stata l’occasione per esporre, per la prima volta in Italia, alcuni dei quadri relativi alle lame dei Tarocchi che l’artista ha realizzato ispirata da visioni notturne. La seconda edizione del libro è stata ristampata nel 2013.
Pubblicazione del testo “Crux Christi Serpentis – Sulle tracce dei più intimi segreti delle Sacre Scritture”, edito da Atanòr (Roma) nel 2012. Seconda edizione prevista per il 2014.
Pubblicazione del testo “Erotismo e Spiritualità – Introduzione alla Liberazione attraverso il piacere”, edito da L’Età dell’Acquario (Torino) nel 2013.
Da alcuni anni organizza e tiene lezioni/seminari a carattere prettamente culturale, incentrati su tematiche filosofiche, mitologiche e simboliche, con particolare attenzione al confronto tra Oriente ed Occidente.

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Lo Zaum di Zeena


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Self-portait di Zeena, anni 90, mai pubblicata prima.

Tra le personalità del Left Hand Path emergenti oggi in Europa molto importante è Zeena Schreck, il cui lavoro di una vita è dedicato a rilanciare in Occidente la consapevolezza della differenza che c’è tra un autentico percorso-sinistro delle tradizioni mistiche e tra le imitazione occulte. Gran parte delle sua ricerche, esperienze e insegnamenti riguardanti questo ambito sono presenti nel suo autorevole libro “Demons of the Flesh: The Complete Guide to Left Hand Path Sex Magic”, scritto con Nikolas Schreck.

Zeena Schreck è di origini Americane, vive a Berlino dove è conosciuta come artista interdisciplinare con l’unico nome ZEENA. Icona della controcultura, è famosa soprattutto per i suoi lavori come fotografa, artista grafica, musicista/compositrice, scrittrice, attivista dei diritti degli animali, Maga e Mistica. Ha praticato e insegnato Magia e meditazione per più di 30 anni. Le sue opere scaturiscono dalla sua esperienza mistica. A causa dell’ambiente familiare, fin da bambina, Zeena è stata esposta alla magia e alla stregoneria. Nel 1990, Zeena rinuncia alla religione pseudo-satanica della sua famiglia per trovare il suo percorso nei lignaggi spirituali del percorso sinistro nell’autentica tradizione Orientale. Oggi, è una praticante del Buddhismo Tibetano come yogini ed è la guida spirituale del Sethian Liberation Movement (SLM, fondato nel 2002).

Fra il 1988 e il 1993 Zeena è stata compositrice, cantante, musicista e graphic designer per il progetto magico-musicale Radio Werewolf (attivo dal 1984 al 1993). L’album più recente è : “The Vinyl Solution-Analog Artifacts: Ritual Instrumentals and Undercover Versions”.
Il suo progetto di graphic-art, “God Bless Charles Manson” è stato pubblicato in “The Manson File: Myth and Reality of an Outlaw Shaman”.

La sua istallazione artistica più recente (Novembre 2013) è “Zeena Schreck, Live From Eye of the Storm” in cui vengono trasmesse le sillabe sacre dalle pratiche tantriche del Vajrayana, dello Shaktismo e del percorso Sethiano-Tifoniano della mano sinistra, organizzato dall’artista visivo Frank Haines e presentato al Performa-13 (http://13.performa-arts.org/event/frank-haines-zeena-schreck).

Zeena ha scritto per VICE Magazine e per il periodico Beatdom ed attualmente lavora a progetti musicali e artistici.

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Dialectics

Come definiresti l’Arte?

Ci sono tanti tipi differenti di arte ed è per questo motivo che le persone si sentono spinte a creare. Nel mio caso utilizzo un approccio olistico. C’è sempre stato un inseparabile unità tra le mie pratiche spirituali e la mia arte. Questo approccio olistico all’arte, esattamente identico alle tecniche tantriche che pratico, si concretizza quando tutte le attività e gli aspetti della vita sono una parte di un continuo “work in progress” che contribuisce all’ultimo completo lavoro – sia dell’arte che del lavoro spirituale. Quindi ciò coinvolge tutte le attività, sia se stai comprando strumenti, preparando l’opera, mangiando, prendendoti cura di te, dipingendo, facendo sesso, dormendo, pulendoti, confezionando un regalo, guidando, facendo il genitore, contemplando, aiutando un amico malato, cantando, ecc. – tutti gli aspetti della vita se portati a termine coscientemente fanno parte di un possibile percorso, in modo che ogni più piccolo gesto contribuisca al più grande lavoro, che alla fine, metti da parte. Il tuo Magnum Opus – questa vita.

In questo senso, mi auguro che tu possa pensare che io sono un’artista ispirata, piuttosto che un’artista perfezionista o che sviluppa una particolare scuola o tipo d’arte, o ancora, un’artista che è più interessata all’aspetto tecnico dell’Arte. L’Arte ispirata è, letteralmente, quando il respiro delle energie divine o spirituali si muove insieme a te, e quindi non sei più la persona comune che sei abitualmente; costituita delle tue abitudini, condizioni, gusti, inclinazioni, circostanze, ecc.. Sei invece un medium per le energie che ti ispirano (inspirare) a creare. In antichità, il fenomeno era conosciuto come l’essere ispirati da una Musa. Sono nata con questo tipo di ispirazione a creare. Fin da quando ne ho memoria, ho da sempre avuto un impulso a disegnare e volevo solo stare lì, al centro del pavimento, nel tetto della nostra casa, o alla base delle scale bloccandole …solo per disegnare. Disegnavo su qualsiasi cosa trovassi in casa – spesso solo per irritare i miei genitori! Ero una disegnatrice maniacale. Disegnare mi dava una sensazione di totale pace lungo tutto il corpo, questo mi portò ad avere una sensazione di disagio come se ci fosse qualcosa di “sbagliato” se non avessi potuto immediatamente disegnare quando l’impulso mi fulminava. Non riuscivo a capire da dove provenisse questo sentire. Tutt’oggi non posso adeguatamente spiegarlo, è come un sogno: non puoi descriverlo completamente. Più tardi imparai che in antichità nascere con l’ispirazione creativa era considerato un dono degli Dei. Era pensiero dell’epoca, che se non si avesse fatto onore a questa ispirazione divina (o dono), adempiendo al proprio destino di creatore, gli dei non ti avrebbero visto favorevolmente. Lo considerano un oltraggio alla propria generosità, quando gli uomini sprecano le potenzialità che non sono concesse a tutti. Per questo motivo c’è la possibilità di perdere il proprio dono e la divina ispirazione passerà a qualcuno che ne è più degno. Questo è ciò che originariamente significava la frase “la Musa è andata”. Cosicché tu la attendi a lungo e la divina ispirazione è stata strappata da te per sempre. Quindi, probabilmente, da bambina ho avuto una specie di “ricordo” karmico circa qualcosa di simile a questo fenomeno mitologico.

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Da bambina non ho mai desiderato le solite cose che i bambini chiedono come regali, giochi, giocattoli, bambole o vestiti popolari. Quello che realmente mi entusiasmava era avere strumenti e materiali artistici, in particolare materiali con cui fare le mie marionette. Da qualche parte dovrei avere depositato i miei disegni da bambina e alcune marionette di carta fatte da me, che risultano molto divertenti se si considera l’influenza alla quale ero esposta durante la crescita. Ho un ritaglio di giornale che riguarda una competizione giovanile d’arte che vinsi all’età di 6 anni. Era anche l’età in cui creavo degli spettacoli o dei balletti con gli amici del vicinato. A quel punto mio nonno mi spiegò come usare una vecchia fotocamera e mi innamorai della fotografia. Dai quattordici anni iniziai ad esercitarmi nel dramma e in teatro. Feci sei film sperimentali con dei compagni di classe e scrissi monologhi e scene per presentazioni ed esibizioni. Vidi quanti più film stranieri possibile generando un sempre crescente desiderio di vivere e lavorare nell’industria dei film Europea. Gli americani all’epoca si riferivano ai film stranieri come la “art-house” dei film. Dopo divenni una compositrice musicale. Quindi, il punto è, questa ispirazione creativa non può essere smorzata.

Nelle pratiche del Buddhismo tantrico ci sono molti fattori che determinano il perché una persona abbia predisposizioni per certe cose. Tralasciando per un attimo questa ispirazione a creare, ci sono sicuramente composizioni tematiche ricorrenti in molti dei miei lavori. Uno di questi elementi, che tu hai notato, sono la natura e gli animali. Un altro dei temi comuni che ho notato attraverso gli anni, è che io adoro lavorare con i chiaroscuri, e gli estremi. Qualche volta lavoro con colori molto vibranti e altre volte mi focalizzo soltanto sul nero e sul bianco. Inoltre faccio uso dello spazio come un elemento importante di un lavoro. Nella terminologia artistica mi riferisco allo “spazio negativo”. Lo uso al meglio nella mia musica e nei miei paesaggi sonori. Il silenzio è molto importante, tanto nei suoni quanto sulla tela o nella fotografia. Creare uno spazio vuoto, o comunicante ed espansivo, consente allo spettatore o all’ascoltatore di focalizzare l’attenzione e aprire la propria mente su cosa non è stato prontamente recepito. Lo spazio negativo è importante su molti livelli. Senza lo “spazio negativo” non ci sarebbe modo di riflettere sui contrasti di un oggetto in un quadro, o sulle note nella musica. Lo spazio è quindi molto importante soprattutto in senso spirituale. Mi riferisco alla comprensione tantrica della vuotezza.

Vedo l’arte anche come una forma di comunicazione – su molti livelli differenti e differentemente messi in atto da ogni artista. Nella mia arte provo a comunicare una circolazione inscindibile di energia tra i mondi interni ed esterni, lo stato di sogno e quello di veglia, il sottile e il grezzo, il massimo e le realtà relative, il mistico e l’ordinario, il femminile e il maschile. L’Arte è anche una riflessione. Tutto ciò che creo riflette su altri livelli cosa sto provando o ho provato. Questo è vero per qualsiasi lavoro artistico in qualsiasi epoca storica. Puoi riuscire a vedere o ascoltare un riflesso del suono, dell’energia o dello standard di vita in cui era l’artista durante la creazione. Lo trovo affascinante. Per farti un esempio, mentre ti scrivo questo, un vicino ha acceso la radio nella strada qui fuori dalla mia finestra, con un pezzo di Johann Sebastian Bach che ha attratto la mia attenzione. Ho notato ascoltandola che, oltre al talento, la precisione e l’energia del compositore, ci sia anche un effetto di capsula-del-tempo musicale che riguarda la pace e il modo di vivere all’epoca del compositore e che si riflettono nella composizione. Anche il mondo interiore dell’osservatore, o dell’ascoltatore, è riflesso posteriormente – questo ci riporta all’elemento della comunicazione. Da artista, sei in comunicazione remota con le persone di tutte le epoche – come Johann Sebastian Bach che è con me e il mio vicino in questo momento! Ho sempre trovato affascinante vedere come un’opera può essere differentemente percepita da persone diverse. Quanto spesso accade che percepisci un umore o una sensazione in un’opera d’Arte e qualcun altro percepisce qualcosa di totalmente differente nello stesso lavoro. Questo accade perché il tuo stato mentale contribuisce a selezionare cosa viene percepito, incluso l’Arte.

La mia arte è anche paradisiaca e ispirata dai sogni e dalle esperienze mistiche. Questi messaggi possono essere notevolmente chiari, senza significati ambigui, o possono essere espressi in un linguaggio di simbolismo e atmosfera. Tutta l’arte deriva dalla comunicazione tra i reami della veglia, dello spirito e dei sogni. Le pitture rupestri, le sculture degli animali totem, i ritmi ipnotici dei tamburi, i canti degli oracoli o la personificazione nei personaggi delle commedie morali – tutti questi sono esempi di arte che in origine erano trasmesse attraverso le esperienze mistiche ed oniriche. Non molto tempo fa, prima del nostro sviluppo obbligato dal mondo dall’ideologia antropocentrica-umanista, l’arte ispirata era sinonimo di magia, misticismo, animismo, sciamanismo, divinità, religione e magia. Questo è ciò che l’Arte è per me.

Burg Lockenhaus

Emanation

Cos’è la Magia (magic) per te?

Prima di tutto, grazie per averlo scritto correttamente, e per non aver aggiunto una “k” alla fine di “magic”. Vorrei rendere chiaro che la parola “magic” non ha alcuna connotazione positiva né negativa. Il mio libro Demons of the Flesh (a breve in ristampa in edizione rivisitata) spiega in dettaglio le origini e il significato della parola “magic”. Per farti un riassunto, la magia è un metodo o una tecnica. La parola ha radici nel Greco antico magike tekhne o “arte dei magi”. Da Demons of the Flesh:

«Il mago moderno fa bene a ricordare l’antica concezione di magia come arte, facendo attenzione al fatto che “tekhne” è la radice etimologica di “tecnologia”. Avvicinarsi alle pratiche magiche come se fossero un delicato equilibrio di intuito, arte estetica, logica e razionalità tecnologica – al tempo stesso come se fosse una scienza esoterica o (quella che una volta era chiamata) Magia Nera – può consentire un approccio più attento allo sviluppo delle proprie abilità».

In base a ciò, uno dei miei primi insegnanti Buddhisti mi disse che, per comprendere la complessità e la disciplina della pratica del Dharma, era davvero buono che io fossi un’artista perché queste pratiche sono più affini ad un arte piuttosto che a una religione. Mi disse che probabilmente il miglior modo che avevo per insegnare, era attraverso la mia arte. Questo, naturalmente, fu musica per le mie orecchie!

Per descrivere cos’è per me la Magia, è d’aiuto fornire la più ampia e accurata definizione di magia, che sorvola la cultura e le molte opinioni differenti. Questo estratto viene da alcune note che ho usato per una presentazione nel 2009 a Berlino sull’ argomento, Magic, Media and Meditation, brevemente riassunto così:

«La Magia ha una interpretazione molto soggettiva presso i differenti tipi di praticante. Ma c’è uno standard di base, una costatazione comune, che ogni mago accetta come nucleo della propria definizione. Come il praticante sviluppa poi le proprie basi, è determinato da molte variabili differenti in accordo alle proprie opinioni e alla pratica degli insegnamenti magici accessibili dalla propria cultura. Il nucleo pratico della magia è: l’esecuzione di un intento volitivo per creare un cambiamento nel mondo materiale, con cui resistere, affrettare o purificare l’effetto consequenziale della legge naturale di causa ed effetto».

Come l’arte, la magia è anche una forma di comunicazione che si rivolge a molti livelli apparenti e sottili. Il comunicatore infelice ha difficoltà a praticare magia con successo. Un mago potrebbe pensare di essere un comunicatore perfetto perché parla, scrive e legge molto. Ma collaudando le proprie abilità comunicative con esseri non-umani, diventa immediatamente chiaro dove è, o non è, capace a entrare in contatto con Gli Altri. Ad esempio, quelli che non sono in connessione con tutti gli animali, o che non hanno mai provato a comunicare insieme ad un animale, provando più spesso a controllarlo, saranno maghi infelici. Allo stesso modo, qualcuno che si sente sciocco o imbarazzato provando a comunicare con un’entità non visibile (cosa necessaria nella pratica Theurgica): invocazione, preghiere, incantesimi, visualizzazioni, e fondamentalmente qualsiasi tipo di magia, sarà un mago infelice. Una buona tecnica comunicativa (vorrei chiarire), non vuol dire che c’è il bisogno di avere molto da dire, o che bisogna parlare in continuazione per colmare i vuoti nella conversazione. Al contrario molti risultati effettivamente magici arrivano da una comunicazione chiara ma leggera, o attraverso emozioni indisturbate, o, ancora, in un linguaggio comprensibile soltanto da te e dall’essere con cui stai comunicando consapevolmente.

Ladders

C’è un energia inerente a qualsiasi cosa che costantemente fa vibrare le particelle sottili che formano tutta la materia. Noi oggi sappiamo che focalizzando e dirigendo i pensieri, possiamo cambiare la struttura molecolare, la qualità e l’energia della materia. Questo richiede, quindi, una chiara comunicazione con la mente, in stato di concentrazione. Considerando ciò, si può immaginare come la motivazione di un artista e del suo stato mentale influenzerà l’esito finale del lavoro. Questo è vero per tutti gli aspetti del vivere e del morire. Non solo riguardo al fare arte.

Per esempio, se vai in un ristorante e mangi un piatto preparato da un cuoco arrabbiato perché ha da lavorare fino a tardi, che è impaziente per la fine del suo turno, ed è risentito per il fatto che lavorerà di sabato notte mentre potrebbe fare qualcos’altro, tu mangerai queste emozioni tossiche attraverso il cibo. C’è una differenza nel modo di gustare un cibo quando è preparato da qualcuno che ti ama e fa pensieri amorosi incanalandoli nella pietanza (anche quando il cibo non è preparato perfettamente), paragonato ad una pietanza simile in un locale di una catena ristorativa pieno, preparato da un cuoco pagato da schiavo. I nostri pensieri sono quindi molto importanti quando creiamo qualcosa di artistico. Se abbiamo una mente dispersiva, distratta, emotivamente disturbabile, ciò si manifesterà – naturalmente – nell’arte. Se focalizziamo la nostra motivazione su cosa speriamo di realizzare facendo arte, anche se è semplicemente pensare o ripetere un’unica parola o frase, questo pensiero verrà trasportato all’interno dell’opera d’arte. Il tema potrebbe comunque essere spiacevole o disturbato (cioè, un fotografo di guerra, oppure, un’opera o poesia creata dopo l’esperienza di un regime politico repressivo o di una famiglia violenta). Se c’è una motivazione compassionevole mentre si lavora sull’opera, l’effetto dei pensieri compassionevoli resisterà comunque oltre il lavoro, nonostante il tono o l’apparente acidità dell’opera ultimata. Naturalmente, anche l’inverso è vero: soggetti piacevoli creati da una mente emotivamente disturbata, assorbiranno e convoglieranno questa energia.

Quindi, come se fosse una tecnica magica, uno dei pensieri più importanti per qualsiasi artista è di ricordare – prima di iniziare – di essere chiari circa la motivazione. In un contesto inferiore, è come iniziare a intendere la magia in un contesto di crescita: la pratica non finisce mai.

C’è sicuramente da dire molto di più sull’argomento Magia – abbastanza per un’altra intervista. Ma questo può darti un’idea di come io utilizzi la magia nelle mie creazioni.

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Spesso nelle tue foto i soggetti sono paesaggi e animali, perché questa scelta?

La risposta più semplice è che io amo la bestia. Essere attorniati dagli animali e la natura mi fa sentire bene, quindi perché non fare ciò che ti fa sentire bene? È per questo che vivo nella foresta di Berlino e non nel centro della città. Il segreto più bello di Berlino è questo: ha la foresta più larga in estensione del resto delle capitali Europee. In contrasto a questo, prendi in considerazione uno dei film più famosi provenienti da Berlino, Metropolis, e il suo ritratto del lavoratore industrializzato e che svolge un lavoro monotono denigrando il lavoro in fattoria. Bene, questa era un riflesso della vita nella città di Berlino negli anni ‘20. Ma ciò che il film rappresenta, sul come la vita industrializzata aggredisca la psiche, oggi è molto più reale e interessa qualsiasi metropoli. La vita in città crea una dis-empatia, un malessere anedonico che scarica la vitalità e pesa sul sistema immunitario. Hai una libertà limitata di movimento e spazio, e confini te stesso in uno spazio personale molto selettivo e sorvegliato. Sei costretto a vivere nelle città come se fosse un grande macello umano, categorizzando tutto e nutrendo un desiderio di segregare. Ma in natura, i limiti sono poco definiti, avrai quindi, una sensazione di espansione piuttosto che di costrizione. In Giappone il Corpo Forestale ha creato l’idea di pulizia forestale ed oggi è ufficialmente riconosciuta ovunque come un attività di gestione dello stress. Ho notato che quando le persone vengono dal centro della città per visitarmi, commentano abitualmente su quanto istantaneamente si sentano meglio soltanto essendo attorniati da alberi, laghi e spazi aperti senza traffico o strade. Quando ritraggo le persone, attorniate dalla natura, nelle loro espressioni c’è una differenza evidente. Le persone si sentono molto più sollevate in natura. Negli ambienti di città, sottostando a circostanze frenetiche e frettolose, le espressioni utilizzate dalle persone sono molto differenti. Di continuo le persone felici mostrano una sottile tensione perché non possono interamente rilassarsi, prevedendo la prossima interruzione da qualsiasi dispositivo elettronico – non posso lavorare in questo modo.

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Cosa pensi sia necessario per fare Arte?

Pazienza. Auto disciplina. Pratica. Fiducia. Gratitudine. Un senso dello humor, e di ciò che in Sanscrito è conosciuto come lila, il divino gioco creativo. Una “preparazione di sfondo della mente” è necessaria. Facendo chiarezza dal disordine mentale, si potrà raggiungere una trance sicura o uno stato meditativo che aiuti a diventare completamente assorbiti durante il lavoro. Se ti prepari prima di iniziare a lavorare, l’arte scorrerà liberamente. Non hai bisogno di “pensare” a cosa fare. Questo stato meditativo della mente creerà un tipo di entusiasmo (che significa letteralmente: un infusione di energia da una forza pura e potente) che influirà sul prodotto finale.

A causa del mio modo di lavorare, sono molto selettiva riguardo alle persone con cui lavoro e i progetti a cui collaboro. Considero accuratamente l’energia, l’abilità e lo stato mentale delle persone con cui lavoro perché questo influirà sul risultato finale del progetto. Nella scelta di un apprendista o un assistente, è molto importante per me lavorare con quelli che hanno un temperamento simile volto a mantenere un’atmosfera coesiva e favorevole durante la creazione. Quando è il momento di fare il lavoro, scelgo chi non si distrae, ha una buona concentrazione, non è preoccupato dalle frivolezze, non è impaziente, e non è in attesa dello “spasso” di iniziare, sono cose importanti. Questo è vero per tutti gli artisti ispirati. È un temperamento particolare; un modo di lavorare con cui hai una visione chiara e puoi quindi lavorare solo con persone che comprendono il tuo modo di operare. In altre parole, non sono quella che tendo a chiamare “congregational artist” (artista da congregazione) – ovvero, qualcuno che si impegna nell’arte, solo per sentire un senso di accoglienza tenue in comunità con “persone che la pensano uguale”. Fareste meglio a unirvi agli Hare Krishna, se è questo ciò che cercate.

Northern Symptom

Per creare c’è bisogno del “fuoco nel ventre” (fire in the belly, è anche un idioma che significa “lottare con tutte le forze”, n.d.t.). Un impellente sensazione del tempo che passa e della sua caducità. È la consapevolezza che se non ne approfitti nel momento in cui ce l’hai, non l’avrai più nello stesso modo. Non registrerai mai il pezzo in modo soddisfacente senza completarlo…ora; non filmerai mai la scena come lo faresti in questo momento se aspetti domani. Il “fuoco nel ventre” è il senso di necessità. Che non c’è tempo da sprecare. A prescindere dalle circostanze, l’accessibilità a materiali utili, tempo, condizioni finanziare o ostacoli …gli artisti che sono ispirati a creare hanno un fuoco inarrestabile. Essere realmente ispirati a creare significa che non puoi dire di dover aspettare di comprare un nuovo notebook per scrivere: scriverai con qualsiasi cosa tu hai o troverai un modo per farlo comunque. Non puoi dire che hai bisogno di aspettare quando avrai più tempo per iniziare a disegnare. Crei il tempo o lo sacrifichi dalle attività sciocche della tua vita. Non affermerai i tuoi gusti creativi se non sei già con il giusto compagno sessuale nella tua vita. Integrerai i tuoi desideri per il giusto partner sessuale nella tua creazione. Quindi probabilmente, come nel Pigmalione, la tua Galatea apparirà nella tua vita. Non sarai un ansioso geeky nerd riguardo ai materiali o strumenti che ti servono, e nel caso della loro mancanza non potrai creare. Se hai con te il fuoco per creare musica, creerai i tuoi strumenti. Se sei realmente ispirato, non avrai voglia di bere o prendere droghe per simulare la creatività perché altrimenti verrai intossicato dal processo di creazione. Quando hai l’ispirazione adeguata e la fiamma interiore creativa, è come essere un bambino che è pronto a nascere – non può essere partorito in un momento migliore rispetto a quello in cui accade. Questo è ciò che succede ed è come essere innamorati, non puoi resistere.

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Intersection

Hai dei progetti in sviluppo?

Sto lavorando a tre progetti differenti simultaneamente, coinvolgono la musica, la scrittura e l’arte. In generale non parlo dei progetti in corso, prima che siano completati o siano vicini al completamento. Ma per questa intervista, ho incluso alcuni esempi di fotografia al quale sto lavorando. Considerando questa intervista, come il mio lavoro passato, presente e futuro, tutti come frammenti del mio Gesamtkunstwerk, o del mio progetto artistico di ispirazione olistica… un “work in progress”.

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LINKS

Web site: http://www.zeena.eu
Facebook: https://www.facebook.com/pages/ZEENA-Official-Zeena-Schreck/457574407625501
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VICE: La figlia del Demonio http://www.vice.com/it/read/la-figlia-del-demonio-a8n4
VICE: Archives for Zeena https://www.facebook.com/notes/zeena-official-zeena-schreck/archives-zeena-at-vice-magazine/581630478553226
Performa-13 Art Installation description http://13.performa-arts.org/event/frank-haines-zeena-schreck
Performa Review: http://bushwickdaily.com/2013/11/the-left-hand-path-leads-to-performa-13/

[English version]: http://www.zeena.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=114:interview-with-zeena-schreck-by-luca-piccolo-for-italian-art-magazine-wsf-social-center-for-art-february-21-2014&catid=41:articles-a-interviews

Tutte le immagini qui proposte sono di proprietà di Zeena Schreck e sono state pubblicate con la sua autorizzazione. © All images copyright Zeena Schreck.

Aleister Crowley, l’Hashish mistico della Bestia


5.1

Aleister Crowley (1875 – 1947) è una delle figure più emblematiche che si affermano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Dalla stampa Britannica fu considerato come “the wickedest man in the world” (l’uomo più maledetto del mondo), questo a causa soprattutto della sua continua sperimentazione con le droghe e per la pubblicazione di molti testi a sfondo omosessuale, un esempio è “White Stains” (Macchie Bianche) una raccolta di poesie che dalla critica venne recensito come il testo più orribile mai scritto prima di allora.
Ha ispirato il movimento contro-culturale degli anni ’60, basti pensare ai Beatles, ai Led-Zeppelin (Jimmy Page è un grande collezionista di oggetti “Crowleyani”) e a Frank Zappa.
Uomo di mondo, ha viaggiato un po’ per tutta l’Europa arrivando a sostare anche in India. Ha passeggiato con i suoi piedi anche sulla nostra cara penisola fermandosi prima a Posillipo (Napoli) nella Villa Caldarazzo [1], e poi spostandosi a Cefalù (Sicilia) dove fondò l’Abbazia di Thelema[2]. Mussolini non era contento della permanenza di Crowley in Italia, e infatti il primo maggio del 1923 lo fa scortare da due carabinieri fino ad una nave diretta a Tunisi [3]. Sebbene le ipotesi sulla sua espulsione siano varie (rimando ai testi in Bibliografia) e l’influsso più importante sia dovuto alla stampa britannica, Crowley accuserà sempre il duce per l’espulsione; pubblicherà poco dopo una raccolta di poesie intitolata “Songs for Italy” in cui rivolgerà violente parole contro il fascismo (da cui precedentemente si sentiva attratto).

[…]Ma come Mussolini non poteva
Violar la pace dei perenni ghiacci,
e lo spirito tentar della tormenta?

Parmi veder nel torbido avvenire
Gessler novello e nuovo Tell sul Brenta.
Non è il tirolo che dovrà perire. [4]

Restando in tema politico, secondo nuove ricostruzioni storiche fu lui, durante la II Guerra Mondiale, a consigliare a Churchill l’uso del V-sign contro la Svastica usata dai Nazisti [5]. La Swastica, infatti, nel simbolismo del Rituale Minore dell’Esagramma rappresenta la morte della Dea Iside, consorte di Osiride. Crowley ebbe l’idea di combattere quel simbolo mediante l’utilizzo del V-Sign che rappresenta Apophis (ovvero l’assassino di Osiride) nello stesso rituale.
Insomma, dopo più di 50 anni dalla morte, Aleister Crowley è una personalità che riesce ancora a far parlare attivamente di sé.

Nel mondo esoterico e magico è importante soprattutto per aver imposto un metodo scientifico (sic.) per lo studio della Magia e del Misticismo. Inoltre eseguì un’interessante fusione tra le pratiche mistiche orientali e quelle iniziatiche occidentali.
Venne a conoscenza dello Yoga durante un suo viaggio in India e ne rimase profondamente ammaliato soprattutto a causa della sua “praticità” [6]: si tratta infatti di un sistema che permette di raggiungere certi fini spirituali mediante l’uso di determinate tecniche.
Essendo possibile il raggiungimento di determinati stati della mente attraverso la pratica, Crowley pensava che attraverso l’uso di droghe il meccanismo di realizzazione spirituale poteva essere accelerato, trovando così una scorciatoia.

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Tracce di queste considerazioni si trovano in molti dei suoi scritti, come nell’autobiografia. Tuttavia il testo che prenderemo in esame in questo articolo è una sezione di “The Herb Dangerous” (L’Erba Pericolosa): una raccolta di quattro articoli che vennero pubblicati rispettivamente nei primi quattro numeri di The Equinox [7]. Il primo articolo tratta l’aspetto farmaceutico dell’Hashish ed è a cura di Edward Whinery [8]; la seconda parte è redatta da Aleister Crowley che si firma con lo pseudonimo di Oliver Haddo [9] ed è intitolata “The Psichology of Hashish”; la terza parte è una traduzione in Inglese de “Le poème du haschisch” di Charles Baudelaire; la quarta è una selezione di testi da “The Hasish-eater” di Fitz Hugh Ludlow atti a spiegare alcune parti di “The Psichology of Hashish”.

Di questa serie di articoli la parte che sicuramente suscita più interesse è quella redatta dal Mago Britannico: lo studio farmaceutico è sicuramente innovativo, ma poco utile ai fini spirituali, e purtroppo anche “Il poema dell’Hashish” e “Il mangiatore di Hashish” mancano di quelle componenti spirituali di cui si “macchia” lo studio di Crowley.
L’intestazione completa è “The Psychology of Hashish. With an attempt at a new classification of the mystic states of mind known to me, with a plea for Scientific Illuminism”[10], tramite la lettura del titolo già possiamo dedurre l’andazzo generale dell’articolo.
Viene compilato in due notti nel 1908, presso Madrid. Nella vita di Crowley ci troviamo 4 anni dopo la scrittura del Liber Al Vel Legis [11] e 12 anni prima delle sue sperimentazioni nell’Abbazia di Thelema.
Il Saggio è scritto in prima persona. Più volte nel testo Crowley se ne scusa: “poco adatta ad un Saggio scientifico, se non fosse che la personalità dello sperimentatore è un elemento essenziale”. In fondo egli stesso racchiude il lavoro entro certi limiti, poiché si rende conto che non tutti gli sperimentatori possono raggiungere i suoi stessi risultati, nonostante egli abbia fatto di tutto per evitare fonti di errore.
Il lavoro si estende in venti capitoli, ognuno coronato da una citazione diversa attribuita a Zoroastro.

Pearl Brooksmith and Aleister Crowley, August 1933

Sin dal primo capitolo l’autore mette in evidenza come le idee riguardo all’hashish (nella sua epoca) siano abbastanza distorte. Nell’incipit viene scagliato un dito contro chi non ha avuto il coraggio di provare e sperimentare l’Hashish, affidandosi alle teorie distorte di chi ne ha parlato in passato: “Pochi hanno avuto il coraggio di schiacciare tra le braccia di ferro questa focosa figlia di Jinn; per rubare dalle sue velenose labbra scarlatte i baci della morte, per costringere il liscio e pungente corpo serpentino a scendere sotto un infernale giaciglio di tortura, e spingerla in uno spasmo come un lampo divide in carcassa le nuvole, solo per leggere nei suoi infiniti occhi verdi come il mare, il prezzo terribile della sua verginità – nera follia” [12].

C’è un iniziale rimando ai trattati farmaceutici, che però sono subito dopo sconsigliati, evidenziando che gli effetti più importanti della droga sono a livello psicologico e non fisiologico, viene quindi consigliata una lettura dei testi di Baudelaire e di Ludlow al riguardo. In una nota scopriremo che prima dei suoi esprimenti con l’Hashish Crowley aveva letto soltanto il testo di Ludlow, e aveva dato solo una lettura veloce al testo di Baudelaire. Ciò secondo “Haddo” rende le similitudini con il poeta francese più suggestive, essendo la sua sperimentazione imparziale e non influenzata da nessuna lettura.

Le premesse si concludono con l’esposizione delle sue competenze riguardo gli stati alterati di coscienza: “Posseggo il vantaggio, non solo di un prolungato esercizio psicologico, una costituzione solida, un temperamento su cui l’Hashish agisce eccitando la percezione (Sañña), abbastanza genuino scevro da sensazioni (Vedana) e di uno scetticismo perfetto; ma anche molto più di una conoscenza dei cerimoniali oscuri di molte nazioni e dei processi magici o mistici di tutti i tempi e di tutte le razze” [13], aggiungendo con sottile ironia “si potrebbe replicare che questa mia ultima qualifica sia il fattore che più invalida i miei risultati” [14].

C’è da fare – però – un attimo un passo indietro (o avanti). Crowley ha sempre avuto una forte attrazione verso Dioniso/Bacco. Troviamo alcune parole molto toccanti dedicate a questa divinità, nella chiusura di una sua nota sul Piano Astrale: “Bacco, bimbo nascosto all’odio nel santo dei santi, segreto del tuo genitore, nel Canale delle Stelle, che hai per Anima un Serpente! Bacco, biforme, uomo-donna, che con la Tua innocenza domi la Tigre, mentre alle tue corna il sangue sgocciola sulla tua bocca e trasforma l’allegrezza del vino nella pazzia dell’omicidio!” [15].
Tra i rituali antichi quelli Dionisiaci erano i più sessuali e cruenti, e richiedevano un particolare tipo di Estasi/Esaltazione che sarà un elemento centrale nelle opere Cerimoniali del Mago Inglese. L’estasi e l’esaltazione possono, infatti, essere ottimi metodi per giungere alla conoscenza (questo lo scopriamo anche se ci rapportiamo a diverse culture come a quella degli Aghori Sadhu indiani), e gran parte delle pratiche di Crowley punteranno in questa direzione.

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Nel secondo capitolo narra principalmente del viaggio in India, attraverso cui ha appreso le tecniche dello Yoga e dove ha notato l’utilizzo dell’Hashish – come agevolatore per il raggiungimento del Samadhi [16] – da parte degli Yogi minori. La “perplessità” di Crowley rispetto allo Yoga riguardava soprattutto una fase chiamata “secchezza” (simile alla Nigredo Alchemica) che spingeva il praticante ad abbandonare gli esperimenti invece di aspettare “l’Alba dopo la Notte”. Tutto ciò che Crowley voleva ottenere, sperimentando con l’Hashish, era raggiungere i migliori risultati il prima possibile [17].

“La meditazione quindi m’infastidiva, come inasprimento e costrizione dell’anima. Iniziai a chiedermi se la “secchezza” era una parte essenziale del processo. Se attraverso qualche mezzo avessi potuto smuovere il catafalco della Mente, non potrebbe il Divino Spirito Infinito giungere senza impedimenti alla Luce?” [18]

Nel quarto capitolo gli effetti della droga sono suddivisi in tre gruppi:
1) “L’effetto Aromatico Volatile”: il sintomo psicologico è che ci si sente immersi in uno stato completo di introspezione. Crowley fa però notare che in questo caso l’Io e la Volontà sono assenti, e che non intende giudicare questa introspezione valida psicologicamente.
2) “L’effetto Tossico Allucinante”: è uno degli effetti che denigra dell’uso della droghe. In questo caso le immagini roteano così velocemente nel cervello generando delle immagini allucinate. Questo produce un allarme nell’Ego che può essere sopraffatto: entra quindi in gioco la Volontà che il Mago avrà addestrato, attraverso le pratiche di magia cerimoniale e della meditazione. “Guai a chi cede”, al procedere scoordinato di immagini travolgenti e fasulle.
3) “L’effetto narcotico”: genera sonnolenza.

Lo stato che più interessa l’autore, per i propri fini magici, è quello volatile. La difficoltà è stata quella di allungarne e intensificarne l’effetto (con dosi minime), il più possibile, poiché solitamente si tratta di un effetto passeggero.
Le semplici impressioni, attraverso l’uso dell’Hashish generano dei glifi esplicativi e puramente simbolici. Tuttavia, questi glifi a loro volta vengono analizzati simbolicamente generando molte altre immagini. Questo potrebbe far cadere nel secondo effetto (allucinante) e deve essere totalmente evitato.
Crowley aggiunge nuovamente che i risultati introspettivi ottenuti da lui, probabilmente, da un soggetto non educato circa il misticismo o la magia, non sarebbero stati ottenuti.

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Nel capitolo sesto, viene analizzata invece la famosa sensazione di annientamento di tempo e spazio. Il mistico britannico spiega che in realtà la sovrapposizione di glifi crea una concatenazione quasi infinita di pensieri che sembrano dilatarsi in uno spazio-temporale più vasto del solito. Questa considerazione è dedotta analizzando la percezione che varia di solito in un uomo quando legge un libro ammaliante rispetto a uno troppo stonato.
Riguardo alla distorsione spaziale scrive: “in pratica giudichiamo lo spazio in base al tempo necessario per attraversarlo, oppure dai piccoli movimenti angolari o di messa a fuoco dell’occhio o tramite la nostra esperienza generale. Se attraverso quindi una stanza, e penso un milione di cose lungo la via, la strada sembrerà immensa” [19].

Per Crowley, come per ogni studioso di Kabbalah, la facoltà raziocinante non ha la capacità di spiegare ogni mistero dell’Universo: la Natura delle cose trascende la ragione raziocinante e filosofica. Il Filosofo, infatti, è limitato rispetto a un Mistico nella comprensione di certi aspetti dell’Universo. Bisogna qui ripetere che nell’ottica di Oliver Haddo, anche il misticismo deve adattarsi a un sistema scientifico.
Nel tredicesimo capitolo viene fatta una distinzione tra fenomeni mistici non reali e reali. Nel primo caso (in cui rientrano la “visione astrale” e l’evocazione), l’Ego è ancora opposto al Non-Ego, il tempo risulta alterato ma presente e di conseguenza anche lo spazio.
Nei fenomeni mistici reali la distinzione tra Ego e Non-Ego si annienta, dando vita ad una terza coscienza che non è né la prima né la seconda; inoltre il tempo e lo spazio si annientano in seguito alla esplosiva unione.

Nei suoi esperimenti con le droghe prese fondamentalmente due importanti precauzioni e le enuncia nel decimo capitolo: (a) peculiare attenzione nella stima delle dosi; (b) un intervallo di tempo di un mese tra un esperimento e l’altro. Tuttavia poche battute dopo dichiara una certa inutilità in tali precauzioni: per il Mago britannico, la dipendenza da ossessioni (droga, musica, religione, etc.) attecchisce in determinati individui già predisposti e con una Volontà anormalmente forte.

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Tra gli intenti dell’opera figura anche un appello ai fisiologi e psicologi affermati al fine di proseguire le ricerche sugli effetti di questa droga. Una volta appurata l’azione fisio-psicologica, non resterebbe che spostare l’attenzione sui risultati speciali che si ottengono combinandola a un percorso mistico, assicurando un futuro certo alla Scienza ufficialmente accettata.

Nell’undicesimo capitolo si crea un nuovo problema riguardo al metodo per classificare gli stati della coscienza indotti dall’Hashish. Risultano inadeguati sia gli Otto Jhana, sia il sistema induista, sia quello cabalistico. L’unico sistema che sembra essere adeguato e vicino a quello psicologico occidentale è quello degli Skandha Buddhisti e delle tre forme che li negano.

Nama-Rupa è la prima percezione di un oggetto ed è considerata grossolana: notiamo il nome e la forma dell’oggetto.

Poi segue il Vedana: l’oggetto viene percepito come un gruppo di sensazioni. Crowley usa l’esempio della rosa: se in Nama-Rupa noi riconosciamo la rosa in quanto tale, qui, la percepiamo come un piacevole insieme di colori e odori. Questo per Mr. Haddo è lo stato in cui vive “the sensuous artist” (l’artista sensuale).

Poi con Sañña le sensazioni spariscono e subentra la visione fredda e senza influenza. Per Aleister è il modo di osservare della scienza.

Quindi con Sankhara l’osservatore si accorge che la sua osservazione della rosa dipende dalla sua Natura e che probabilmente un’ostrica non ne avrebbe trovato divertimento. Questa visione viene associata al modo di vivere del Filosofo.

Lo stato precedente porta al Viññanam, una situazione di pura consapevolezza. La sensazione della rosa è completamente svanita insieme all’osservatore. Qui si è oltre il velo dell’Universo. “Here live the mystic and the true artist”.

Il percorso del Buddhista comunque supera questo stadio poiché presume che la sua coscienza è falsa, poiché “definita dalle tre caratteristiche: Dolore, Cambiamento e Immaterialità”. Questo stato viene chiamato Nerodha-Samapatti.

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Riesaminando gli elementi appena esposti al lettore, Crowley dedica un capitolo a ognuno di questi stati.

“Nama-Rupa” sono le innumerevoli forme che infestano la mente dell’uomo, e quindi vi sono incluse anche i fenomeni sensoriali e le immagini della memoria, insieme alla visione di fantasmi astrali (solitamente visti senza riflessione su di essi). Naturalmente in questa categoria rientrano anche le forme che compaiono in risposta alle evocazioni di Magia Cerimoniale, che rispetto a quelle astrali sono più solide e quindi più pericolose.

Al Vedana vengono attribuite le visioni di tipo “devozionale”. Tuttavia queste visioni sono ancora troppo basse e piene di sentimenti, che anche se puri, macchiano l’immagine. A questa categoria viene attribuita una sorta di Conoscenze e Conversazione con il Santo Angelo Custode [20] inferiore, che potrebbe preparare a una successiva unione. Le corrispondenze con l’Hashish le trova riguardo all’esperienza di forti emozioni: un elemento rintracciabile anche nelle descrizioni di Ludlow e di De Quincey (quest’ultimo riguardo l’oppio).

Nel Sañña affiorano i pensieri negativi che non provengono dalla memoria o dal dolore e pertanto non possono essere zittiti facilmente: necessitano di essere affrontati. Bisogna concentrare la mente attivamente verso il giusto funzionamento. La naturale conseguenza sarà una sensazione di sconnessione dei fenomeni e dell’Unità di coscienza dell’osservatore.

Riguardo al Sankhara lo stesso Crowley inciampa nella difficoltà di trovare parole adatte a descrivere lo stato. Rimando pertanto al testo originale chi fosse interessato.

Nel Viññanam “l’uomo si è costruito in Dio” [21]. Questo stato, secondo Aleister, può essere raggiunto facilmente con l’aiuto dell’Hashish soltanto dall’allievo predestinato. Il praticante è divenuto schiavo delle proprie illusioni, e anche se libero dalla concezione di spazio e tempo, rimane comunque un essere fisico e pensante, al riguardo scrive: “tutto ciò che hai fatto è stato armonizzare e saldare tutte le bugie e le illusioni in una universale menzogna”[22]. Questo stato corrisponde anche alla Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode.

Nerodha-Samapatti trascende il piano del pensiero, il Mago ne parla nel XIX capitolo, concludendo che tutto ciò che ne dice a riguardo l’ha soltanto sentito dire da altri e non l’ha sperimentato realmente, tuttavia formula l’ipotesi che si tratti di un fenomeno che non rappresenta finalità.

Il saggio termina con un invito al lettore per studiare il proprio cervello sulle linee stabilite, “possibilmente con l’aiuto di un po’ di hashish o qualche migliore espediente fisico”.

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BIBLIOGRAFIA
Aleister Crowley, “Magick”, trad. Alfredo Pollini, ed. Astrolabio, 1976.
Aleister Crowley, “The Psychology of Hashish”, The Equinox vol. I n° 2, 1909.
Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”, ed. Mediterranee, 2006.
Richard Kaczynski, “Perdurabo: The life of Aleister Crowley”, North Atlantic Books, 2002.
Marco Pasi, “Aleister Crowley e la tentazione della Politica”, Franco Angeli, 1999.
PierLuigi Zoccatelli, “Aleister Crowley: Un mago a Cefalù”, ed. Mediterranee, 1998.

Articoli
Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowely”, 2000.
Alberto Samonà, “Il maleficio del degrado sulla’Abbazia di Thelema, la culla del satanismo”, pubblicato su Libero, 21 luglio 2013.

LINKs
Ac2012.com
The-equinox.org

NOTE
[1] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 13.
[2] L’Abbazia di Thelema fu la casa “magica” in cui Crowley visse dal primo aprile 1920. Qui formò il suo nucleo attivo con cui iniziò a diffondere la dottrina di Thelema. Tra i motivi dell’espulsione dall’Italia, c’è anche il fatto che in paese iniziarono a girare voci intorno a riti orgiastici praticati nella casa e al costante giro di droga, che era fornita a chiunque ne volesse fare uso. (Cfr. Alberto Samonà, “Il Maleficio del degrado …”).
[3] Cfr. Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”; pag. 227. Nel testo viene inoltre riportato che i commercianti locali fecero una raccolta firme per far ritornare il mago, poiché l’Abbazia aveva incrementato notevolmente l’attività locale. Rimando a questo testo per gli altri retroscena in cui fu coinvolto l’occultista britannico.
[4] La poesia è scritta in Italiano ed è tratta da “Songs for Italy” di Aleister Crowley, 1923.
[5] Cfr. “Top 10 Crowley Myths which are Actually True”, fonte: http://ac2012.com/2012/08/05/aleister-crowley-myths-actually-true/
[6] Cfr. Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[7] The Equinox: The Review of Scientific Illuminism è una serie di pubblicazioni ufficiali dell’organo dell’A∴A∴ (ordine magico fondato da Aleister Crowley) e di materiali importati dall’O.T.O.. Le pubblicazioni iniziarono nel 1909 e l’ultimo volume è stato pubblicato nel 1998. Il primo volume è formato da 10 numeri; il secondo volume non è stato mai realizzato per motivi simbolici (rappresenta un periodo di silenzio); il primo numero del terzo volume è chiamato The Blue Equinox; gli altri numeri del terzo volume sono testi ufficiali pubblicati da Crowley; il volume quattro è formato da due numeri, il primo è principalmente un commentario al Sacro Libro di Thelema (Liber Al Vel Legis), e il secondo numero è principalmente un commentario a The Vision and the Voice.
[8] Edward Whinery fu un noto Chimico Farmaceutico che aiutò nella fondazione della Chemists’ Assistants’ Union nel 1898.
[9] Nel 1908 lo scrittore britannico W. Somerset Maugham pubblicò un testo intitolato “The Magician”, in cui il protagonista aveva il nome di Oliver Haddo. Crowley riconobbe la propria storia intessuta in quella del protagonista, ne fece una recensione intitolata “How to write a Novel” su Vanity Fair (una rivista britannica pubblicata dal 1868 al 1914) con lo pseudonimo di Oliver Haddo, accusando l’autore di aver plagiato vari testi.
[10] trad. La psicologia dell’Hashish. Con un tentativo di nuova classificazione attraverso gli stati mistici della mente conosciuti da me, con un appello all’Illuminismo Scientifico.
[11] Il Liber Al Vel Legis è il testo Sacro di Thelema. Secondo Aleister Crowley il libro gli fu dettato da un’Entità disincarnata di nome “Aiwass”, si compone di tre parti dedicate alle tre divinità thelemiche Nuit, Hadit e Ra-Hoor-Khuit. Questo testo non venne comunque preso in considerazione prima del 1909, anno in cui a detta dell’autore fu ritrovato.
[12] “Few have dared to crush in arms of steel this burning daughter of the Jinn; to ravish from her poisonous scarlet lips the kisses of death, to force her serpent−smooth and serpent−stinging body down to some infernal torture−couch, and strike her into spasm as the lightning splits the cloud−wrack, only to read in her infinite sea−green eyes the awful price of her virginity — black madness”.
[13] “I possess the advantage not only of a prolonged psychological training, a solid constitution, a temperament on which hashish acts by exciting perception (Sañña), quite unalloyed by sensation (Vedana) and a perfect scepticism; but also of more than an acquaintance with ceremonial drunkenness among many nations and with the magical or mystical processes of all times and all races”.
[14] “It may fairly be retorted upon me that this unique qualification of mine is the very factor which most vitiates my results.”
[15] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 430.
[16] Il Samadhi nello Yoga è la “coincidenza” del pensiero e dell’oggetto pensato, ovvero del Soggetto e dell’Assoluto. È il fine ultimo della meditazione.
[17] Cfr. nuovamente Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[18] “Meditation therefore annoyed me, as tightening and constricting the soul. I began to ask myself if the “dryness” was an essential part of the process. If by some means I could shake its catafalque of Mind, might not the Infinite Divine Spirit leap unfettered to the Light?”
[19] “In practice we judge of space by the time required to pass through it, either by the small angular or focussing movements of the eye or by our general experience. So that if I cross a room, and think a million thoughts on the way, the room seems immense”.
[20] La Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode è un’operazione che consiste nell’entrare in rapporto con la parte divina e silenziosa presente in se stessi. È uno dei risultati più importanti e necessari a un Mago secondo Crowley. Durante la permanenza a Cefalù redasse il Liber Samekh, che contiene il metodo da lui utilizzato per entrare in contatto con questa entità.
[21] “…the man has built himself up into God”.
[22] “All thou hast done is to harmonise and weld all the lies and illusions into one universal lie”.