I consigli di WSF per affrontare il ritorno alla vecchia vita


L’estate è finita (almeno per alcuni), riprendono i normali ritmi di lavoro e studio e anche noi, come voi, riprendiamo le nostre attività preferite, fra cui i nostri amatissimi consigli. Per questa mezza stagione, un po’ estate un po’ autunno, vi proponiamo tre telefilm e un film da guardare per rimettervi in pari con quello che in estate ha fatto più parlare di sé. Bentornati a tutti!

Libri 

_Avolteritorno_1328640946A volte ritorno – John Niven 
Questo romanzo, ironico e divertentissimo, parla di una seconda venuta di Gesù sulla terra. Un viaggio del Messia nell’umanità moderna che, come lui e suo padre hanno modo di vedere, non si è evoluta neanche un po’ rispetto a duemila anni fa. La vita di Gesù sulla terra si ripropone quasi uguale alla prima, con un pubblico feroce pronto a giudicarlo e lapidarlo e una disillusa, novella Maria Maddalena che cerca di aiutarlo come può.

Caustico, irriverente e a tratti filosofico, è il romanzo ideale per tornare alla vecchia vita con qualche idea nuova e qualche riflessione in più.

Film e Telefilm

rick and morty 2Rick e Morty

Negli ultimi anni, complice il passaparola e lo sdoganamento dei capolavori anime, l’animazione non è più considerata “roba da bambini” ma ha dato vita a nuovi e sorprendenti stili della narrazione moderna. Lo stile occidentale, a differenza di quello giapponese, è meno filosofico e più paradossale o comico, come si può notare nei più famosi esempi de “I Simpson” o “I Griffin”, ma comincia a prendere nuove e inaspettate strade grazie anche ad un nuovo coraggio dei produttori. Ispirato forse vagamente alla scienza parodistica di “Futurama”, “Rick e Morty” prende spunto dai suoi predecessori per cancellarne completamente gli insegnamenti. Pungente, ironico, intelligente e divertentissimo, ma senza disdegnare colpi di scena e picchi tragici capaci di sconvolgere lo spettatore, questa serie Tv si distingue per una meravigliosa coerenza della narrazione e una colonna sonora da pelle d’oca. In America siamo nel pieno della terza stagione. In Italia, le prime due sono disponibili su Netflix.

American Gods Season 1 2017American Gods

Neil Gaiman, per alcuni, è fortemente sopravvalutato. Per altri, è vergognosamente sottovalutato. La sua produzione letteraria è infinita e i lavori cinematografici che hanno preso spunto dalle sue opere sono quasi sempre di ottima qualità. “American Gods” non fa eccezione né per potenza narrativa né per forza estetica; le (magnifiche) interpretazioni degli attori si mischiano in un’emozionante escalation narrativa che si snoda fra scene d’azione e altre di innegabile poesia. La fotografia è uno dei punti di forza di questa serie, al punto che ogni fotogramma è un’opera d’arte. Ironico, graffiante e deliziosamente blasfemo; un telefilm che, se non avete ancora visto, dovete recuperare al più presto!

1493304255_the-handmaids-taleThe Handmaid’s Tale

Negli ultimi consigli abbiamo già parlato dell’omonima opera della Atwood; oggi siamo qui per consigliarvi la sua trasposizione sul piccolo schermo. Il telefilm ha delle importanti differenze con il libro, ma sono funzionali ad una narrazione fredda e precisa che taglia il cuore come una lama affilatissima. “The Handmaid’s Tale” è di una composta crudeltà che tiene asserragliato lo spettatore dalla prima all’ultima scena, indigna e spaventa, fa arrabbiare e commuovere e inquieta per i sottili parallelismi con i nostri giorni. Al tempo sembrava una distopia lontanissima, oggi questo racconto degli anni ’80 rivisitato in chiave moderna sembra più plausibile che mai. Interpretazioni splendide da parte dell’intero cast. Super consigliato.

062017-to-the-boneTo the bone

Le produzioni Netflix veleggiano spesso dai capolavori ai flop assoluti: un fenomeno, questo, che trova le sue radici nell’assoluta libertà di sperimentazione della piattaforma online più famosa al mondo. “To the bone” si trova in un dignitoso centro: non ha la forza trascinante di “Stranger Things”, ma neanche l’incoerenza narrativa di “Death Note”. Ciò che lo rende un film consigliabile è l’assoluta onestà con cui viene trattato il tema dell’anoressia, senza fronzoli né luoghi comuni, cosa non comune per gli stessi film sul tema. Da segnalare un Keanu Reeves in ottima forma.

(S)consigli

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I consigli di settembre


Dopo le famose impressioni di settembre ci sono i nostri puntuali e immancabili consigli, per un ritorno agli studi – o al lavoro, o alla routine di tutti i giorni – intervallato dalla lettura di qualche nuovo romanzo o saggio. Abbiamo radunato qui qualcosina che potreste leggere durante le vostre pause di lettura, mentre l’estate pian piano fa posto all’autunno. A voi!

Libri

downloadDio di illusioni – Donna Tartt

Questo romanzo della Tartt, che rappresentò il suo esordio a soli ventotto anni, divenne così popolare da diventare un libro di culto per un’intera generazione. La voce disincantata e cinica del narratore ci accompagna attraverso il mondo dorato e incantato dei suoi compagni di college, creature perfette e privilegiate che lo ammaliano con il proprio fascino prima di rivelare l’orribile verità celata sotto la maschera.

Lo studio del greco antico in una classe fuori dal mondo, fra riti bacchici e stravizi, porta il lettore a sognare quello stesso ambiente magico e a rivivere con i suoi protagonisti le fasi rituali dell’estasi dionisiaca. È un romanzo di formazione fuori da ogni schema, imprevedibile e malinconico, con qualche venatura thriller.

frida_01Frida – Herrera Hayden

Il libro indispensabile per chiunque adori Frida Kahlo, o sia intenzionato ad approfondirne la storia. Con uno stile che spazia dalla pura narrativa al romanzo storico, fino al documentario, questo volume ripercorre passo passo tutta la storia di Frida Kahlo raccogliendo testimonianze, foto, passi del suo diario, lettere, pettegolezzi, storie. Dopo la lettura di questo libro chi la conosceva se ne innamora, e chi già la amava la ama ancora di più. È impossibile restare indifferenti alla breve e tormentata vita di questa meravigliosa artista che, fino alla fine, ha amato con tutto il cuore il suo Diego, la sua terra, la sua realtà distorta. Curiosità: questo libro è stato alla base della creazione – e fonte principale di ispirazione – dell’omonimo film con Salma Hayek.

image_bookLo specchio nello specchio – Michael Ende

Una serie di racconti stregati, mistici, un po’ inquietanti, apparentemente scollegati fra loro ma condotti dal filo comune dell’ignoto e della letteratura fantastica come metafora dell’esistenza reale. Michael Ende è uno dei più grandi scrittori di sempre – e per definirlo tale basta leggere La storia infinita – ed è inevitabile sentirsi trascinati in una dimensione parallela dopo poche pagine, e trascinati in un’altra all’inizio di un’altra storia, fino a viaggiare nello spazio e nel tempo in più mondi distopici, angoscianti o dolcissimi. Da leggere tutto d’un fiato o un racconto alla volta, da centellinare come un raro filtro magico.

copL’anima del mondo – James Hillman

In questa lunga conversazione con Silvia Ronchey, James Hillman parla delle inquietudini e delle incoerenze del mondo moderno con la pacatezza e la lucidità che lo hanno sempre caratterizzato. La sua analisi scorre su binari precisi e veloci in una lettura intensa e, al tempo stesso, scorrevole. Nulla viene risparmiato: il terrorismo, le guerre, la crisi economica, la condizione umana, l’anima mundi e, ovviamente, il ‘fare anima’, concetto che si ritrova approfondito ed ampliato nell’ottimo “Il codice dell’anima”. Alla conversazione segue un ottimo saggio di Silvia Ronchey.

Dalla parte delle bambine – Elena Gianini Belotti88-07-88260-9_Gianini Belloti_Dalla parte delle bambine.indd

Una delle cose più comuni che una persona si sente dire fin da piccola è che uomini e donne sono diversi per genetica, perché semplicemente sono due generi differenti, perché è una cosa naturale. Queste, come altre mille scuse, fanno parte di un enorme disegno che copre e nasconde il massiccio condizionamento culturale a cui uomini e donne sono sottoposti fin dalla prima infanzia. Un saggio breve e molto interessante sul condizionamento psicologico e sulla condizione maschile e femminile con interviste, testimonianze, ricordi e riflessioni sulla questione di genere, che non può mancare in nessuna libreria.

copertLa zona morta – Stephen King 

In questo romanzo degli anni ’70 Stephen King racconta, con elementi un po’ horror un po’ thriller che tanto gli si addicono, la storia di un uomo con un potere del tutto unico: vedere il futuro di una persona semplicemente toccandola. Una maledizione che lo perseguita man mano la sua vita va in pezzi: dopo cinque anni di coma a seguito di un incidente Johnny, il protagonista, non ha più niente se non la sua abilità. Riesce a salvare delle vite, collabora con la polizia, riesce a fare del bene; ma resta un dono che non ha mai voluto. Un romanzo vecchio, dalla storia solida, certo forse inusuale come consiglio da parte del nostro sito; ma non si può fare a meno di volerlo rileggere quando si trovano tante affinità fra Greg Stillson, l’orrido e ipocrita candidato alla presidenza degli Stati Uniti, tanto malvagio dentro quanto simpatico all’esterno, amato dalle folle e odiato da Johnny per quello che lo ha visto fare nel suo futuro come presidente – un futuro che Johnny vuole fortemente impedire – e il vero candidato alla presidenza degli USA Donald Trump. Un consiglio a parte: l’omonimo film diretto da Cronenberg, con Christopher Walken come protagonista.

Telefilm

The Night Manager

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Jonathan Pine è un ex soldato dell’esercito britannico che si è rifatto una vita lavorando come direttore d’albergo. Un giorno viene ingaggiato da Angela Burr, un’agente dei servizi segreti, per incastrare Richard Roper, uno spietato uomo d’affari corrotto legato al traffico di armi. Pine cerca di entrare nel mercato nero delle armi e avvicinare così Roper, ma dovrà vedersela con Corkoran, tirapiedi di Roper. A complicare di più le cose sarà l’attrazione tra Pine e la fidanzata di Roper, Jed.
I primi due episodi di The Night Manager sono stati presentati in anteprima alla 66ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino. È stata trasmessa nel Regno Unito su BBC One e negli Stati Uniti d’America su AMC. In Italia la miniserie è stata trasmessa da Sky Atlantic dal 20 aprile al 18 maggio 2016.

Outcast

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Nella fittizia cittadina di Rome, nella Virginia Occidentale, Kyle Barnes, dopo una vita tormentata da possessioni demoniache che hanno afflitto lui e i suoi cari, cerca di trascorrere la sua vita alienandosi quanto più possibile dal resto della società. Dopo un incontro fortuito con il reverendo Anderson, un pastore evangelico che aveva tentato di aiutarlo da bambino, questi gli chiede aiuto per un esorcismo da compiere su un bambino con il quale apparentemente non ha legami. Tuttavia, scopre presto di essere direttamente coinvolto in tali nuove manifestazioni soprannaturali, accorgendosi nell’occasione di come il suo sangue abbia un effetto repellente nei confronti del demone. Insieme a Anderson, decide quindi di provare a comprendere cosa si nasconda dietro tali esternazioni demoniache e quale sia il suo ruolo.

Outcast è una serie televisiva horror statunitense che va in onda dal 3 giugno 2016 su Cinemax.
Ideata da Robert Kirkman, che i fan di The Walking Dead conoscono già, è un adattamento dell’omonimo fumetto pubblicato in Italia con il titolo Outcast – Il reietto.

Scream Queens

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Dopo il successo mondiale di Glee e American Horror Story, Ryan Murphy ha deciso di unire gli elementi caratteristici delle sue due creature in un ibrido horror-commedia ambientato in un campus universitario: Scream Queens racconta di efferati omicidi di studentesse uccise da un killer che indossa la maschera di Red Devil, la mascotte dell’università. Nel cast alcune facce note ai fan delle serie firmate da Murphy: Emma Roberts, Lea Michele e Darren Criss, accompagnati da Jamie Lee Curtis, signora dell’horror grazie alla saga di Halloween – La Notte delle Streghe, che ritorna in scena dopo anni, e guest star dal mondo della musica, ovvero Nick Jonas e Ariana Grande. La serie è antologica, come American Horror Story, e, se avrà successo e sarà rinnovata, avrà personaggi e ambientazioni nuovi ogni anno.

Colony

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Carlton Cuse, dopo Lost, ci riprova con la fantascienza: Colony, ambientata in una Los Angeles del futuro occupata dagli alieni, vede infatti Josh Holloway, che sull’isola era Sawyer, impegnato a proteggere la sua famiglia e a resistere contro gli invasori, con cui invece altri hanno deciso di collaborare. Nel cast anche Sarah Wayne Callies, l’odiata Lori di The Walking Dead, che interpreta la moglie di Holloway, con cui ha già lavorato nell’horror Il respiro del diavolo.

I consigli di WSF per l’inizio dell’estate


Ah, l’estate! Tempo di vancanze, di fuga dalla realtà di tutti i giorni, di deliziosi di gelati… o, a seconda dei punti di vista, tempo di caldo, lavoro e zanzare. In ogni caso, nulla ci vieta di passarla spendendo un po’ di tempo al fresco con una bibita ghiacciata ed un buon libro, che sia in spiaggia o in città. Senza indugio alcuno eccovi i nostri consigli per una lunga estate di libri e film all’ombra!

FILM 

Creature dal cielo

Un film estremo e particolare, che segna l’esordio di Kate Winslet nel cinema e vede la regia di un Peter Jackson ancora lontano ai futuri fasti della terra di mezzo. La bellezza di questo film sta nel suo assoluto equilibrio fra follia e sanità mentale, tenerezza e brutalità, e l’infantile ingenuità delle due protagoniste adolescenti già “macchiata” dalla malizia del mondo degli adulti. Riesce davvero difficile vedere della tenerezza e dell’ingenuità in un film che parla di un terribile fatto di cronaca, peraltro realmente accaduto nella Nuova Zelanda Jacksoniana, eppure è così: ci si sente al tempo stesso affascinati e disgustati dalle due “creature dal cielo”. E, nonostante la loro mente criminale e distorta, non si può non provare una dolcezza e una compassione infinita per la loro storia.

Quando la moglie è in vacanza 

Un classico intramontabile, perfetto per un pomeriggio d’estate; è infatti in questa stagione che si consuma tutta la storia del “povero” Richard Sherman, che si ritrova una donna splendida e frizzante come vicina di casa, mentre la moglie e il figlio sono in vacanza. La tentazione è forte, ma Richard non vorrebbe davvero tradire sua moglie… se non lo avete ancora visto non vogliamo anticiparvi niente: ma questo film è delizioso e perfetto per chi abbia voglia di tuffarsi nella nostalgia dei meravigliosi anni ’50 e nel fascino senza tempo di Marilyn Monroe.

Vacanze romane

Film delizioso e malinconico, dal finale agrodolce. La storia è delle più semplici: una principessa “ingabbiata” dalla propria posizione, durante un viaggio decide di fuggire e di comportarsi come una normale ragazza in visita a Roma. “Vacanze Romane” è un altro grande classico perfetto per l’estate, che ci riporta ai tempi della Roma che fu: ancora grande, gloriosa e genuina al tempo stesso. Ma, sopratutto, ancora capace di far sognare chi la visitava. Per molti è “solo” un bel film; per noi italiani è anche grande motivo di nostalgia. A parte la personale percezione che una persona ne possa avere, è un film che va visto e rivisto, specialmente per chi vive le estati in città e vuole immaginarsi un po’ Audrey Hepburn in Italia.

LIBRI

LE SULTANE – Marilù Oliva

Tre donne regnano sovrane sul palazzo popolare di via Damasco, a Bologna. Sono soprannominate le Sultane e hanno dai settant’anni in su. C’è Wilma, piccola e astuta mercante in grado di vendere l’acqua santa al diavolo, che nomina incessantemente il suo morto. C’è Mafalda, la donna più tirchia sulla faccia della Terra. E infine Nunzia, bigotta fuori e golosa dentro, incapace di contenersi. Le loro imperfezioni sono state marchiate a fuoco da una vita poco gentile: Wilma non sa fare i conti col suo lutto e litiga in continuazione con la figlia Melania, una disgraziata adescata da una setta satanica, che bussa alla porta solo quando necessita di un piatto caldo; Mafalda è costretta ad accudire il marito malato di Alzheimer; Nunzia, in delirio tra i suoi crocifissi, trova sempre il tempo per estorcere pettegolezzi e per concedersi i peccati che riesce ad arraffare. I loro desideri sono palliativi al grande sconforto dell’indifferenza che suscitano. Sono ignorate da un mondo a misura di giovinezza, un mondo incarnato dalla frastornante vicina del secondo piano, Carmela, cui Wilma prova a chiedere maggiore educazione e rispetto delle regole. Ma niente, quella continua a riderle in faccia. Le vecchie sono abituate a non ricevere considerazione, ragion per cui, quando improvvisamente l’esistenza le costringe a una svolta forzata, osano quello che non hanno mai osato fare e rompono tutti i tabù. Così, come tre parche potenti che inseguono disperate lo scoccare del loro tempo, nell’ombra filano i destini di chi ha tentato di metter loro i bastoni tra le ruote… Dopo la fortunata trilogia della Guerrera, Marilù Oliva racconta una storia irresistibile di amicizia, solitudini, rivincite e desideri inconfessabili, tra sorrisi amari e atmosfere noir.

 

LA TREDICESIMA STORIA – Diane Setterfield Margaret

Lea è una giovane libraia antiquaria che negli anni trascorsi con il padre tra pagine immortali e volumi sepolti dall’oblio, ha coltivato una quieta passione per le biografie letterarie. La sua prevedibile esistenza viene sconvolta un giorno da una lettera tanto enigmatica quanto perentoria: “L’ora è giunta. Venga lunedì con il treno delle quattro e mezzo. Manderò una macchina a prenderla alla stazione di Harrogate. Vida Winter”. E’ questo l’invito con cui Vida Winter, carismatica scrittrice alla fine dei suoi giorni, informa Margaret della sua investitura a propria biografa ufficiale. Dopo mille esitazioni – perché proprio lei? sarà all’altezza delle aspettative di una delle più grandi scrittrici viventi? – la giovane parte alla volta dell’isolata magione dell’anziana autrice, nelle campagne dello Yorkshire.

LA MORTE DEL PADRE – Karl Ove Knausgård

Un libro complesso, estremamente lento, che cerca di portare alla luce la vera scrittura, o almeno ha il merito di provarci. Un classico moderno da odiare o amare senza sconti.

“Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì, in se stessa. Lì, risiede il luogo e l’obiettivo dello scrivere. Ma come si arriva a questo lì? Era questa la domanda che mi ponevo mentre seduto su una panchina di quel quartiere di Stoccolma bevevo caffè e i muscoli si stavano rattrappendo dal freddo e il fumo della sigaretta si dissolveva in quell’enorme spazio fatto d’aria che mi sovrastava. Per molti anni avevo cercato di scrivere di mio padre, ma senza riuscirci, sicuramente perché tutto questo era troppo vicino alla mia vita e quindi non era facile costringerlo in un’altra forma, che invece costituisce il presupposto base della letteratura. È la sua unica legge: tutto deve piegarsi alla forma. Se qualcuno degli altri elementi letterari è più forte della forma, per esempio lo stile, l’intreccio e il tema, scavalca l’importanza della forma, il risultato sarà debole. Ecco perché gli scrittori che posseggono uno stile marcato scrivono spesso libri deboli. Ecco perché quegli autori che si occupano di argomenti e temi forti scrivono libri deboli. La potenza insita nel tema e nello stile deve essere spezzata affinché possa nascere la letteratura. È questa demolizione che viene definita ‘scrivere’. Lo scrivere riguarda più il distruggere che il creare.”  – Karl Ove Knausgård

ALBUM 

 “The Smiths”, l’album d’esordio dell’omonima band è ad oggi considerato uno dei dischi più importanti degli anni ’80. Rimasto per 33 settimane nella classifica inglese dei dischi più venduti, il gruppo britannico riesce in 45 minuti circa di disco a riassumere, stigmatizzandola un’intera epoca storica. I testi e il messaggio nascosti tra le note altro non sono che un inno universale a tutti i dubbi e alle paure di una generazione. Un capolavoro assoluto che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta.

PLATONE, INTERNET E TOTH – di Andrea Colamedici e Maura Gancitano (SPAZIO INTERIORE)


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Confrontarsi con Platone mette in campo una certa dose di soggezione. Autore prolifico, che ha scritto pressoché su ogni aspetto della vita umana, su ogni sentimento, su ogni disciplina dello scibile e sulle cause prime dell’essere al mondo, nel corso dei millenni ha innescato riflessioni, critiche, discussioni, riscoperte.

Qualche decennio fa gli esponenti della scuola di Tubinga iniziarono a parlare di un Platone esoterico, riferendosi alle dottrine non scritte a cui in alcuni dialoghi si fa palese e celato riferimento. Tali dottrine avrebbero rappresentato la vetta e le fondamenta del pensiero platonico, eppure secondo il filosofo ateniese non potevano essere comunicate al di fuori dell’Accademia. Questa visione, in seguito diffusa e ampliata da Giovanni Reale e dalla scuola di Milano, se da un lato ha reso manifesta la necessità di un approccio nuovo, meno accademico e didascalico al pensiero di Platone, dall’altro si è appropriata di un concetto – quello di esoterismo – senza restituirne la portata e, anzi, depotenziandone enormemente il messaggio. L’idea, infatti, era che il pensiero di Platone si basasse su dei Principi Primi, cioè su informazioni e nozioni necessarie al raggiungimento della reale comprensione di ciò di cui i dialoghi parlavano. Tali Principi Primi, però, potrebbero riguardare qualcosa di diverso – di più profondo, di meno semplice e, di conseguenza, di davvero esoterico – rispetto all’idea degli esegeti di Tubinga e Milano.
Secondo questi ultimi, in altre parole, tali Principi riguardavano l’Uno, il Bene e la Diade, cioè delle idee facilmente identificabili e ricorrenti nella storia del pensiero occidentale. In Platone, come in altri filosofi precedenti e successivi, queste idee non si limitano, però, a essere filosofiche, ma attingono probabilmente a un’autentica tradizione esoterica.

Ecco cosa scrive nella VII Lettera: «Io non credo che quel che passa per una trattazione, a riguardo di questi argomenti, sia un beneficio per gli uomini, se non per quei pochi i quali da soli sono capaci di trovare il vero con poche indicazioni date loro, mentre gli altri si riempirebbero, alcuni, di un ingiusto disprezzo, per nulla conveniente, altri invece, di una superba e vuota presunzione, convinti di aver imparato cose magnifiche». Come risalire a queste idee fondamentali? Non bastano i pochi riferimenti degli allievi alle dottrine dei Principi Primi, non basta leggere in una manciata di righe che tali agrapha dogmata riguardavano l’Uno e la Diade per comprendere cosa fossero l’Uno e la Diade, perché, come si legge sempre nella VII Lettera: «la conoscenza di tali verità non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma, dopo molte discussioni fatte su questi temi, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende allo scoccare di una scintilla, essa nasce dall’anima e da se stessa si alimenta».

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Fuori Menù 11: la cucina maledetta – le vie en rose – Paris/Brest e la moda parigina


france

Casa dolce casa oserei dire, la Francia per me è un prezioso scrigno, ammetto che non ho mai visto un centimetro di questa meraviglia, ma prima o poi accadrà e se il destino vuole magari ci vado a vivere – un desiderio che mi vive dentro da tanti troppi anni ormai.

Questo Fuori Menù nasce dopo aver letto un bellissimo libro, una sorta di diarioricettario di Alice B. Toklas (consigliatomi da Federica Galetto), mentre la lettura andava spedita sono incappata in due bellissime ricette, due ricette dei miei amati poeti maledetti, Mallarmè e Baudelaire e dunque mi è sembrato logico farne un articolo – percorrendo ciò che amo della Francia, cioè non tutto, ma una buona parte.

Parto allora dalla parte culinaria…e conseguentemente poetica.

I biscotti di Baudelaire (ottimi per le giornate di pioggia)

E’ il cibo del paradiso… dei paradisi artificiali di Baudelaire. Un dolce che potrebbe animare una riunione del Bridge club. In Marocco dicono che serva a tener lontani i raffreddori durante gli inverni umidi, ed è più efficace se lo si accompagna con grandi tazze di té caldo alla menta. Bisogna rilassarsi e aspettare allegramente di piombare in uno stato di dolce euforia e scrosci di risate, sogni estatici ed estensione della personalità a diversi livelli diversi livelli simultanei. Se vi lascerete andare, potrete provare quasi tutto quello che provò santa Teresa.
Prendere 1 cucchiaino di grani di pepe nero, 1 noce moscata intera, 4 stecche di cannella, i cucchiaino di coriandolo. Polverizzate tutte le spezie in un mortaio. Prendete una manciata di datteri senza nocciolo, una di fichi secchi, una di mandorle e arachidi sguasciate: tritate la frutta e mescolatela assieme. Polverizzate un mazzetto di cannabis sativa. Mescolate una tazza di zucchero a un grosso panetto di burro. Aggiungetelo alla frutta. Preparate un rotolo e tagliatelo a pezzi, oppure formate palline grosse come una noce.
Bisogna far attenzione a non mangiarne troppo. Due pezzetti a testa Basteranno.
Può darsi che il reperimento della cannabis presenti qualche difficoltà, ma la varietà conosciuta col nome cannabis sativa cresce comunemente in Europa, Asia e alcune parti dell’Africa, anche se spesso non la si riconosce; viene anche coltivata e serve per fabbricare corde. In America la sua parente stretta, la cannabis indica, si trova perfino coltivata in vaso sui davanzoli delle finestre, anche se la coltivazione viene scoraggiata in tutti i modi. Bisogna raccoglierla e seccarla appena ha fatto i semi e quando la pianta è ancora verde.

baudelaire fotografato da Nadar
Inno alla Bellezza di Charles Baudelaire

Vieni dal ciel profondo o l’abisso t’esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.

Hai dentro gli occhi l’alba e l’occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t’affanni.

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l’Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l’Omicidio
ti ballonzola allegro sull’orgoglioso ventre.

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l’amante sull’amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.

Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

Quest’altra ricetta è una creazione di Stephane, lui la chiama marmellata, ma è un dolce meraviglioso.

Marmellata di cocco

Nessuno che entri in un negozio, prenda dal banco una noce di cocco e se la comperi sa poi cosa farsene. Per i parigini questo frutto che viene da lontano, fra melograni, arance o ananas, rimane una curiosità inutilizzabile. Ma ecco una squisitezza tra le più delicate, della quale il cocco costituisce il principale ingrediente, originario delle isole e delle loro coste. Mettere 2 tazze di zucchero e mezza tazza d’acqua in un bollitore di rame e far bollire fino a quando si formerà il petit boulé, aggiungere la noce di cotto grattugiiata e mescolare con una spatola di legno. Dopo 15 minuti mettere 2 uova in un altro bollitore, versarci il cocco mescolando sempre nello stesso senso. Profumare di vaniglia, cannella o acqua di fiori d’arancio, rimettere sul fuoco per 5 minuti e, dopo aver lasciato freddare per altri 5, versarlo in un compotier e servire freddo.

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Brindisi di Stéphane Mallarmé

Nulla, una schiuma, vergine verso
solo a indicare la coppa;
così al largo si tuffa una frotta
di sirene, taluna riversa.
Noi navighiamo, o miei diversi
amici, io di già sulla poppa
voi sulla prora fastosa che fende
il flutto di lampi e d’inverni;
una bella ebbrezza mi spinge
né temo il suo beccheggiare
in piedi a far questo brindisi
solitudine, stella, scogliera
a tutto quello che valse
il bianco affanno della nostra vela.

(le due ricette sono prese da “I biscotti di Baudelaire”, Alice B. Toklas, Bollati&Bordighieri, 2013)

Dopo aver mescolato la cucina e la poesia, e direi che sono proprio un bel connubio, innaffierei il tutto con un Bordeaux…

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Il Bordeaux è uno dei vini francesi maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Viene prodotto nei dintorni della città di Bordeaux, nel dipartimento della Gironda, nelle terre situate lungo i fiumi Garonna e Dordogna. I vini Bordeaux sono rossi, bianchi secchi o liquorosi, o rosé.
Le vigne sembrano essere presenti nel bordolese fin dall’antichità: i notai di Burdigala (Bordeaux) avrebbero deciso di creare i propri vigneti a causa dei prezzi elevati dei vini italiani e narbonesi, importati dai negozianti romani.
Nel XII secolo, l’Aquitania diventa un ducato inglese in seguito al matrimonio di Eleonora d’Aquitania con Henri Plantagenêt, conte di Angiò e re di Inghilterra sotto il nome di Enrico II. Il commercio vinicolo si sviluppa.
Nel XIII secolo, il re di Francia conquista La Rochelle, porto esportatore di vini bordolesi; conseguentemente, Bordeaux diventa un porto esportatore di vini privilegiato a destinazione britannica. Il re d’Inghilterra concede quindi importanti privilegi fiscali ai negozianti bordolesi: i vigneti si estendono verso le zone di Libourne. All’epoca, il vino, ottenuto miscelando uve di colore diverso, era chiaro, da cui il nome usato in Francia e Inghilterra di claret.
A partire dal XVI secolo i vitigni iniziano ad assumere una struttura simile a quella dei filari presente oggi.
Nel XVII secolo gli uomini d’affari olandesi causano un’importante mutazione nel commercio europeo, che vede l’espansione di nuove bevande quali la cioccolata, il caffè o il tè, assieme a nuove birre e al gin. Gli olandesi incoraggiano la produzione di vini che prediligono, quali i vini bianchi dolci o scuri, non solo nel bordolese ma a Cahors e nella penisola iberica (ad esempio, i primi vini di Porto). Il Bordeaux deve fare fronte a numerosi concorrenti.
La famiglia bordolese Pontiac sceglie quindi di migliorare la qualità della coltivazione del suo vino: il territorio e le vigne sono curate, i vini vengono messi in barrique nuove e di quercia. Approfittando di un albergo di sua proprietà a Londra, la famiglia Pontiac fa conoscere i suoi vini in Inghilterra, che sono così apprezzati che finiscono per essere venduti più cari degli altri Bordeaux. Anche gli altri negozianti seguono quindi questa strada, che si rivela vincente: i vigneti si estendono ulteriormente fino al Médoc e al Sauternes, e nelle regioni di Blaye e Bourg. Vengono creati i grandi vigneti del Médoc ed i grand cru bordolesi.
Durante il Secondo Impero francese i grandi vini rossi di Saint-Émilion, Fronsac e Pomerol diventano i vini di prima qualità della produzione bordolese.

Non può mancare il dolce, prima di ascoltare la cara Edith Piaf…i Paris – Brest, qualcosa legato alla storia dei trasporti francesi.

Il Paris-Brest è un dessert della cucina francese, fatto di pasta choux e crema di cioccolato o fragole e/o frutti di bosco.
Questo dolce è stato creato da un pasticciere di Maisons-Laffitte, Louis Durand, nel 1891 per commemorare la corsa ciclistica Parigi-Brest-Parigi.La sua forma circolare infatti rappresenta una ruota. Divenne popolare fra i ciclisti della corsa Paris-Brest, in parte per via del suo largo apporto energetico, ed in seguito si diffuse nelle pasticcerie di tutta la Francia.

paris-brest alle fragole

Ingredienti:

75 g Burro
200 g Farina
200 g Fragole
60 g Mandorle Pralinate
400 g Panna Montata
qb Sale
4 n Uova
qb Zucchero A Velo

Preparazione:

200 g di farina,

4 uova,

75 g di burro,

400 g di panna fresca,

60 g di mandorle pralinate,

200 g di fragole,

zucchero a velo,

sale.

Versa 2 dl di acqua in una casseruolina, unisci 1 pizzico di sale e il burro morbido a pezzettini. Metti sul fuoco, porta il liquido a bollore, poi togli dal fuoco; butta nell’acqua la farina tutta in una volta, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno per evitare che si formino grumi. Rimetti la casseruola su fuoco basso e fai cuocere, sempre mescolando, finche l’impasto formera una palla e si stacchera dalle pareti della casseruola, sfrigolando. Trasferisci l’impasto in una terrina e lascialo raffreddare, poi incorpora le uova, uno alla volta.
Metti il composto in una tasca per dolci con bocchetta larga e liscia e spremilo sulla placca rivestita con carta da forno, formando un anello di 20 cm di diametro. Poi fai un secondo anello all’interno del primo (ben vicino) e un terzo a cavallo  dei primi due.
Metti la placca in forno caldo a 180? e cuoci la ciambella per circa 30 minuti. Lasciala raffreddare, poi tagliala a meta orizzontalmente e farciscila con la panna, prima montata con 2 cucchiai di zucchero a velo, le fragole dimezzate e le mandorle. Spolverizzala di zucchero a velo e servila.

Coco Chanel

Coco Chanel

La moda parigina raggiunge il suo culmine nonostante la rivalità con le altre capitali europee, Londra – Milano – New York, a Parigi la moda è tutta un’altra cosa. Qui hanno mosso i primi passi le più grandi firme della moda internazionale, Chanel, Gaultier, e tanti altri, hanno trovato a Parigi il proprio modo d’essere. Hanno tratto ispirazione dai suoi colori, quelli di Montmartre o del Quartiere Latino, quelli spirituali della Parigi letteraria o quelli che lega Parigi e il cinema.
La moda a Parigi è di fatto nata con le grandi corti francesi, quando il re Sole o Maria Antonietta dettavano legge in ogni senso. Di grande tendenza fu il cosiddetto Cul de Paris, la moda della gonna lunga a fondo schiena sporgente (le donne dell’epoca si servivano di una sorta di attrezzo chiamato Tournure per mettere in mostra il proprio ‘posteriore’).
Nel XX secolo si confermano le grandi tendenze della moda, quelle che guardano al cambiamento sociale, alla lotta per le pari opportunità, ai nuovi modi d’espressione di una società sempre più in movimento. I costumi femminili si arricchiscono di nuove battaglie, tipo quella che pone fine alla tortura del busto. Nascono le grandi case della moda: la Maison Callot (1825), delle celebri sorelle Callot, o la Maison Jacques Doucet, per citarne alcune.
Madeleine Vionnet, una delle più grandi stiliste francesi, aprì la propria casa d’alta moda nel 1912, dando avvio ad una rivoluzione nel mondo degli stilisti. Da Vionnet a Coco Chanel. Non si tralasciano grandi stilisti come Pual Poiret, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Pierre Cardin, o anche il famoso coccodrillo di René Lacoste, che fu un tennista francese, la cui casa d’abbigliamento venne fondata nel 1933. Grandi nomi che trovarono in Parigi la musa ispiratrice della propria arte.

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A Parigi tutto fa moda, il Carrousel du Louvre ben quattro volte l’anno preannuncia i colori sgargianti di quelle che saranno le collezioni delle prossime stagioni, comunicando al mondo intero cosa portare (e come portare) nelle strade della città. La capitale dell’eleganza non si sente affatto minacciata da nessuno, pronta a creare sempre nuove tendenze e nomi d’alta moda. Seguiamone i trend nelle nostre pagine legate ai Festival ed eventi in Francia o notizie sulla Francia.

L’uomo che fotografava i fiocchi di neve


SnowflakeSi chiamava Wilson Bentley, ed è diventato famoso non solo come fotografo ma soprattutto come fotografo di genere molto particolare. In un’epoca in cui anche in America le macchine fotografiche erano costosissime e oggetti considerati “strani” dai più, Bentley un giorno chiese espressamente ai suoi genitori di ricevere in regalo una fotocamera; era il 1883 e lui appena diciassettenne. Due anni dopo, il 15 gennaio 1885, diventò l’unico ad aver fotografato un fiocco di neve. Inizialmente, la gente dubitò dell’autenticità dei suoi scatti ma nel tempo divenne famoso e i suoi sforzi vennero riconosciuti, diventando noto a tutti come Snowflake Bentley. Il suo libro Snow Christals, venne pubblicato nel 1931. Nel corso della sua vita, Bentley scattò più di 5000 fotografie di cristalli di neve e il suo libro ne contiene molte. Per quanto questo testo sia oggi fuori stampa nella versione con copertina rigida, una versione a copertina morbida, economica, contenente le stesse foto originali e mozzafiato è ancora disponibile. Edita da Dover Pictorial Archive, il libro si può acquistare su Amazon a poco meno di 10 dollari. Questa storia, davvero molto romantica e degna di nota spinge a domandarsi cosa fu a spingere il giovane Wilson ad innamorarsi dei fiocchi di neve. O forse sarebbe più lecito domandarsi se fu proprio l’amore per la fotografia, quell’arte nuova e altamente attraente che in quell’epoca rappresentava la diversità più estrema, a condurlo sulla scia dei cristalli di ghiaccio. Una sensibilità acuta, un gusto spasmodico per la bellezza unica che un fiocco di neve contiene, hanno trascinato Bentley, per una vita intera, alla scoperta dell’unicità di ogni fiocco. Perchè non esiste un solo fiocco di neve uguale all’altro.

Wilson “Snowflake” Bentley al lavoro

Wilson “Snowflake” Bentley al lavoro

Lavorava al freddo, raccogliendo i fiocchi di neve caduti su una tavola scura, per poi trasferirli velocemente al microscopio e infine fotografarli prima che potessero sciogliersi. La sua tecnica viene usata ancora oggi. Chiamava i fiocchi “snow blossoms” (fiori di neve)  o ” miracles of little beauty” (miracoli di piccola bellezza).

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La meraviglia era senz’altro qualcosa di cui Bentley non amava fare senza. E sapeva, nella sua mente da scienziato- artista- poeta, che le cose non sono mai come sembrano apparire ai nostri occhi. La sua speciale “vista” lo aveva portato a considerare la Bellezza e la Vita su piani strettamente legati e comunicanti, la segretezza insita nei fiocchi di neve, fra le loro punte aguzze e curve dolci lo attraevano fino a volerne comprendere l’essenza più intima. Il mondo è davvero sempre stato colmo di esseri umani che cercavano la Poesia e la Bellezza, la Gioia della Vita, la scoperta esaltante della creazione originaria. Non solo guerre, non solo violenze, non solo contrasti e brutture dunque, ma anche tantissime meraviglie che mi piace portare alla luce. Questa è una di quelle.

Tutte le immagini sono foto originali scattate da Wilson Bentley e oggi di pubblico dominio.