Di legno e di cenere – Emilia Barbato chiacchiera con il duo musicale/poetico, Roberto Vitale e Massimiliano Usai


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Come ti sei avvicinato alla musica?

Sono sempre stato attratto dal canto e dalla musicalità… sia per quello che ascoltavo in casa da piccolo, sia per la possibilità di poter sperimentare ed esplorare il suono attraverso strumenti vari, dalle tastiere, alla chitarra…in tal senso anche le scuole hanno svolto un ruolo piuttosto stimolante, avendomi dato la possibilità di partecipare ad un coro, guidato da Deborah Kooperman, per diversi anni chitarrista di Francesco Guccini, che mi ha avvicinato alla scoperta di una certa musica d’autore e di conseguenza ad una vocalità, che poi negli anni, attraverso ascolti più personali e alle mie inclinazioni, ho avuto modo di approfondire. Nel corso della mia formazione ho sempre mostrato una certa predisposizione alla scrittura, e riprendendo dopo diversi anni la passione e lo studio per il canto, è divenuta un’urgenza quella di approcciarmi alla chitarra acustica, per darmi finalmente la possibilità di mettere insieme alla musica le parole che mi giravano in testa.

Come vi siete incontrati e cosa vi ha fatto decidere di suonare insieme?

Non mi sento e non mi posso definire un musicista, e neppure Massimiliano Usai, con cui ho collaborato alla genesi del mio disco “Di legno e di cenere” e che ha una formazione artistica del tutto differente e più legata al visivo, lo è in senso stretto. Forse proprio su questo fattore si è creata l’intesa che ci ha permesso di dare la cornice giusta ad un disco che voleva la voce e le parole in primo piano, quindi un’ossatura di chitarra acustica e un tappeto di pianoforte e synth, per legare e dare il giusto colore ad ogni canzone. Poi dalle idee sperimentate in casa, al lavoro di produzione in studio, si è sempre più andata definendo la cifra stilistica giusta ai miei brani, soprattutto grazie all’intensa attività live che ne è seguita.

Come nasce una canzone?

Le canzoni, che ho iniziato a scrivere non appena ho imparato i primi giri di accordi sulla chitarra, nascono sempre spontaneamente e mai la parola è staccata dalla melodia. Penso in musica e spesso ciò accade quando viaggio o cammini, per cui dopo c’è un momento in cui l’idea prende forma, quando individuo con le corde la linea melodica giusta per il canto. Per me una canzone è buona nel momento in cui la sua genesi è immediata e non richiede troppa elaborazione e cesellatura…la ritengo così giusta, onesta e che possa arrivare diretta a me in primis e poi a chi la ascolterà. E questo credo sia la forza del nostro lavoro, riscontrata anche dal feedback che mi danno le persone che hanno visto i concerti.

La musica segue al testo oppure ispira la scrittura?

Riferendomi alla mia risposta precedente, posso solo aggiungere che parola e melodia nascono assieme, poi il lavoro che effettivamente viene dopo, è quello che cura Massimiliano nell’arrangiare la canzone con le tastiere…diciamo il vestito finale.

Credete che possa esistere un legame tra musica e poesia?

Ciò che mi ha portato per esempio a suonare questa estate al festival nazionale di poesia di Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, è stato proprio il forte legame tra poesia e musica che impregna le canzoni del mio album. Credo di avere da sempre una vocazione poetica nell’uso della parola, per definire immagini evocative dell’emozione che voglio trasmettere. Poi, probabilmente, i testi senza musica non avrebbero la struttura poetica giusta per esistere da soli, ma il rinforzo dato dalla melodia e dal colore della voce fanno il resto.

Quanta parte di realtà converge nei tuoi testi e quanta di onirico li caratterizza?

Scrivendo tendenzialmente per immagini, direi che l’aspetto sognante è ampio e radicato, ma sempre c’è un riferimento di partenza reale nell’approcciarmi alla scrittura. Un’immagine, un momento personale vissuto, un fatto di cronaca o della nostra Storia, un film che mi ha colpito. Non mi pongo limiti in tal senso…ciò che mi permea prima o poi emerge e trova nella canzone una sua espressione. Evito la retorica, soprattutto se avverto l’urgenza di scrivere una canzone sulla memoria, affindandomi piuttosto ad una forma di linguaggio che possa ampliare l’emozione che voglio trasmettere nella forma più universale possibile…poi un rinforzo a livello di atmosfera e languore lo esprime Massimiliano, quando cura liberamente gli arrangiamenti, con sintetizzatori o preferibilmente con note liquide di pianoforte wurlitzer o rhodes, che prediligiamo.

Come usate le pause e che influenza esercita il silenzio nel processo creativo?

Le pause hanno un carattere necessario, in quanto rigenerano e quando si gira tanto per suonare live a volte perdi il senso del tempo e dello spazio. Tornare a casa, abitando poi in Appennino, al limitare del bosco, costituisce un momento fondamentale di raccoglimento e recupero. Vivere i colori e le atmosfere dei luoghi in cui viviamo garantisce sempre un’inesauribile risorsa di ispirazione, sia per la scrittura, che per la parte più strettamente musicale e spero che il silenzio possa anche attraversare la canzone.

Quale strategia usate per promuovere la vostra musica e cosa ne pensate del mercato e del panorama musicale attuale?

Tutta l’attività live è iniziata in modo quasi casuale la primavera scorsa e si è andata strutturando sempre più, soprattutto con l’uscita dell’album a gennaio 2017. Il motore principale è stata la convergenza, avvenuta nel momento giusto per la crescita personale ed artistica di entrambi, tra le opere fotografiche e pittoriche di Massimiliano Usai ( la cui personale è anche il titolo dell’album) e le canzoni che finalmente sentivo di dover fare ascoltare. Abbiamo pertanto iniziato a proporre una formula di mostra e concerto, che si è strutturata sempre più trovando collocazioni anche insolite di realizzazione, come borghi antichi, rifugi di alta quota, castelli…nel tempo, ad oggi, continuiamo a proporre questa formula, ma anche il solo concerto o la sola personale, a seconda dei contesti e delle richieste. Il momento del concerto poi è sempre caratterizzato dalla lettura di poesie, che aprono le canzoni in scaletta e sono interpretate dalla voce narrante di Massimiliano Usai.

Questa formula , ibrida e flessibile, ci ha consentito di organizzare decine di eventi, spesso in collaborazione con Associazioni Culturali, realtà museali, librerie indipendenti o Festival, ma a volte anche nei più classici locali. Debbo specificare che subito dopo la pubblicazione del disco, ho scelto di interrompere la collaborazione col produttore che ne aveva curato la registrazione e con il booking, così come ai tempi scelsi di non appoggiarmi a d alcun ufficio stampa. La scelta è stata determinata sia da un carattere economico legato all’insostenibilità di una promozione che coinvolgesse più persone nella promozione di un disco a tutti gli effetti autoprodotto e indipendente, sia alla necessità di recuperare il senso del lavoro fatto, riprendendolo in mano e centrandolo come prodotto artistico in una collocazione giusta e coerente con le premesse che ci avevano indotto a registrarlo.

Le canzoni dell’album secondo noi avevano bisogno di una collocazione giusta, sia in termini di promozione radiofonica, che in termini di location in cui suonarle, e crediamo ad oggi che le nostre scelte siano state giuste…l’apprezzamento che in effetti ne è derivato, un sapiente e costante utilizzo della rete dell’immagine, curata a tutto tondo dal taglio artistico di Massimiliano Usai, ha permesso al disco di viaggiare lontano e di ricevere anche l’attenzione di addetti ai lavori e giornalisti che ne hanno parlato, per puro interesse personale e spassionato.

Il mercato discografico in senso stretto quindi è piuttosto distante dal nostro approccio alla musica. Siamo andati là dove è nato un interesse reciproco e spontaneo e certe logiche le viviamo solo alla lontana. Questo è il vantaggio e magari anche un limite alla diffusione. Ma credo continueremo su questa strada anche col prossimo lavoro.

Quale artista vi ha particolarmente influenzati?

Essendo io un cantautore non posso prescindere nella mia formazione da tutta la scuola di artisti romani e da quella genovese. Gli anni 60 e 70 sono un patrimonio immenso, dove la voce e la melodia avevano per me la giusta vibrazione. Poi personalmente continuo ad ascoltare tutto quello che circola oggi, ma ben poche realtà mi appassionano. Forse in tal senso è meglio la realtà indipendente fuori dai confini italiano, per sonorità e suggestioni.

Potete anticiparci qualcosa dei vostri programmi futuri?

Adesso ci approcciamo ad iniziare una nuova serie di date per l’autunno, poi l’idea è di lavorare ad un nuovo album, in cui vorrei, rispetto al precedente, andare ulteriormente in sottrazione e rendere quanto mai aderente al live in termini di sonorità..per questo stiamo pensando ad una registrazione in presa diretta delle nuove canzoni, andando a ridurre al minimo strettamente necessario il lavoro di post produzione.

La mio bio: Roberto Vitale, nato a Bologna, lavora come educatore nella psichiatria, ma coltiva da sempre la passione per il canto.Ha studiato diversi anni canto lirico e moderno, per poi approcciarsi allo studio della chitarra acustica, con l’urgenza di trasformare in canzoni la sua passione per la scrittura evocativa e poetica, che spazia dal cantautorato più intimista, a canzoni dal forte contenuto sociale. Inizia una intensa attività compositiva, e dal 2007 intraprende un percorso live, che si intensifica nel 2016, fino alla registrazione del suo primo album “Di legno e di cenere”, uscito a gennaio del 2017.

Massimiliano Usai – Nato a Bologna nel 1976. Si laurea in Urbanistica contemporanea nel 2005.

Ama da sempre la sperimentazione e l’interazione di pittura, arte, fotografia e design.

Non i filosofi, ma coloro che si dedicano agli intagli in legno e alle collezioni di francobolli costituiscono l’ossatura della società.

– Aldous Huxley, Il mondo nuovo, 1932

Massimiliano Usai è un artista sensibile alle proprie origini, alle proprie radici, un osservatore e conservatore, oserei dire curatore del proprio territorio (Appennino bolognese).

I supporti lignei che Usai elegge sono corpi grezzi, scheggiati, vissuti, consunti, sono già di per sé scenari preziosi e irrisolti come i soggetti che vanno ad ospitare.

L’immagine fotografica perde la propria definizione, l’abbandona, si spoglia, per scivolare sul rugoso supporto ligneo, diventando così un’impressione pittorica, sussurrata, delicata, quasi accennata, abbozzata, irrisolta, vaga ed eterea come un eterno sognare.

Federica Fiumelli, art curator

 

Mostre recenti:

2016

Lagolandia (Lago brasimone – Bologna)– personale “Di legno e di cenere”

Borgo la Scola (Bologna)– personale “Di legno e di cenere”

 

2017

Officina 15 (Castiglione dei Pepoli – Bologna)– personale “Di legno e di cenere”

Vergato arte (Bologna)- collettiva

Lorenzago aperta (Belluno)– collettiva

Castello Manservisi (Bologna)– personale “Di legno e di cenere”

Genova – Erotica-mente

Parma – personale “Di legno e di cenere”

 

Contatti:

massi.usaimail.com /  3468940621

Pagina fb. Spazio Omniae di Massimiliano Usai / https://www.facebook.com/arslabor76/?ref=bookmarks

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Giovanni Ibello intervista Dana Colley dei Morphine


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La redazione di WSF ha deciso di intervistare per i suoi lettori Dana Colley, l’eclettico sassofonista dei Morphine. I Morphine sono considerati dalla critica uno dei gruppi “alternative rock” più innovativi degli anni ’90. Hanno certamente segnato un genere oltreché un’epoca. Il suo frontman (nonché poeta), Mark Sandman (alcuni giornalisti americani paragonano la sua voce a quella di Tom Waits) morì a Roma, il 2 luglio del 1999. Era sul palco, aveva annunciato al suo pubblico l’arrivo di “una canzone supersexy”…

Ciao Dana. So che è la prima domanda, ma lasciamo da parte i convenevoli. Voglio andare subito al sodo, se per te va bene, perché mi porto dentro questa cosa da troppo tempo come fan dei Morphine.

Eh eh, certo. Spero di poter soddisfare la tua curiosità.

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Fenomenologia della fine – Intervista a Nicola Bertellotti di Emilia Barbato


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Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Tutto è nato dalla mia passione per i viaggi, avevo bisogno di trattenere le emozioni una volta tornato a casa ed ho scelto il linguaggio fotografico. La volontà era quella di creare un racconto per immagini.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti?

La mia ricerca ormai riguarda quasi esclusivamente il tempo divoratore che cambia i connotati agli ambienti del nostro vivere quotidiano e sono proprio le storie racchiuse in ognuno di questi luoghi ad interessarmi. Intravedere tra gli strati di polvere parvenze di vite passate.

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Francesco Paolicchi, artista che cambia pelle come un rettile.


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Oggi su WSF ospitiamo un giovane artista italiano, che ho iniziato a seguire da poco, ma che ha fin da subito colpito per le sue opere che ritengo profonde, carnali, oscure.

Benvenuto su Words Social Forum, Francesco Paolicchi!

Chi è Francesco Paolicchi?

Qualcosa di ancora indefinito e che come un rettile cambia spesso pelle. Nasco comunque a Viareggio nell’agosto del 1988.

Come nasce il tuo percorso come artista?

Nasce qualche anno fa. Ebbi modo di conoscere un giovane artista della zona, rimasi molto colpito dai suoi quadri e qualcosa mi disse che dovevo farlo pure io. Lo feci.

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Poesia e Arte. Ennio Abate


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Artista e poeta, oggi ospitiamo Ennio Abate!
Benvenuto nelle pagine virtuali di Words Social Forum!

Chi è Ennio Abate?

L’ho scritto nella presentazione del mio blog “Narratorio grafico di Tabea Nineo» (anagramma giovanile del mio nome e cognome nome col quale ho deciso di firmare disegni e dipinti): uno che da ragazzo ha imparato a scrivere e, a un certo punto, ha imparato anche a disegnare e dipingere. E che ha poi – giovane, adulto, vecchio – continuato le due attività, conciliandole o alternandole più o meno bene. Per varie ragioni, che qui non affronto, lo spazio occupato dalla scrittura (poesia, saggistica, carteggi con amici o avversari) ha prevalso su quello dedicato al disegno-pittura. Comunque, Tabea Nineo, resta in fondo il gemello di Ennio Abate.
Accanto al carattere fin dall’inizio bifronte della mia ricerca ne andrebbe considerato un altro: ho avuto una vita “ a zig zag”, piena di deviazioni e interruzioni, essendo stato studente, immigrato, impiegato, lavoratore-studente, militante politico e alla fine insegnante. Sono stato perciò poeta e artista in semiclandestinità; e credo che i miei lavori, per un diverso modo di sentire rispetto a quello attuale o dei giovani, appariranno quasi dei reperti archeologici.

Donna seduta

Donna seduta

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L’anatomia della distruttività umana secondo Vera Q


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Come e quando nasce Vera Q, questo personaggio sconosciuto ed allo stesso tempo conosciutissimo?”



Nasce d’inverno. Di fronte ad una schermata di nomi femminili. Tremendamente casuali. E la “Q”, a dirla tutta, ha un bel suono.
Volevo uno pseudonimo.

Un complice. Un neo finto che ammicca dalle labbra di una vecchia signora incipriata.
 È un piccolissimo vezzo che mi accompagna dal 2012. E non potrei più farne a meno!

Che cos’é per te la scrittura, noir?”

Le “regole” del noir prevedono una trama affine al poliziesco, particolare che nei miei lavori manca. Nessun ispettore, nessun assassino da scovare.
Mi concentro, piuttosto, sul degrado sociale e morale rimestando nel Nero. L’Abisso interiore. 
Non posso neppure inserirmi nel romanzo gotico, giacché la componente romantica è assente, sebbene il tema della Morte o del Male siano predominanti nei miei racconti.
 Bel ginepraio.
 Descrivo le tragedie del Mondo, un microcosmo fatto di uomini Neri. Mostri in qualsivoglia senso. Cinici e privi di empatia.
 M’interessa l’introspezione e viro al surreale e grottesco.


Dove nascono le tue storie?”

Elementare processo d’associazione: metto insieme quel che mi circonda.
 L’impiegata, il padre di famiglia, la tossicodipendente, il manager rampante, la Vita, insomma. Che termina, per forza di cose, con la Morte.
 Ed io mi concentro sulla Vita, perché viviamo male pensando che la Morte faccia ancora più male.
 E nelle mie storie è spesso così.
 Un tocco gioioso, concordo.

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GillySephira


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Quando nasce e chi è GillySephira?

GillySephira è lo pseudonimo che ho scelto per accompagnare tutto ciò che esprimo a livello creativo e si compone di un nome legato ad una visione personale avuta durante l’infanzia (Gilly) ed un altro che rappresenta la mia dimensione più sottile, ma fondamentale (Sephira).

Non si tratta quindi di un’entità separata da ciò che sono o nata in un momento preciso. Il vulcano dell’espressione è sempre stato attivo e certe cose sono innate; potrei dire pertanto che la mia data di nascita è a tutti gli effetti il 28 marzo 1986 – sempre che a qualcuno non venga in mente di prendere in considerazione anche il fattore reincarnazione! 😀

Poesia, fotografia, opera lirica, cartomanzia. Hai campi d’interesse poliedrici quanto particolari, ma in quale ruolo ti senti più a tuo agio e/o quale pensi ti ritragga maggiormente?

Il ruolo principale è senza dubbio quello di cantante. È stata la prima disciplina artistica con la quale mi sono espressa (non ne posso fare a meno!) e nel tempo è stata quella che ho perfezionato – e perfeziono ancora oggi – più profondamente a livello tecnico.

Per quanto riguarda tutto il resto del mondo creativo, non me la sento di stilare una classifica; preferisco seguire il mio “vento” e lasciarmi trasportare da ciò che mi ispira di più o di meno nell’atto espressivo/creativo.

Come nasce il tuo percorso come alternative model?

È stato un esperimento che ho intrapreso inizialmente con due fotografi (Paola Saia e Silvio Furian) e che successivamente ho provato a sviluppare autonomamente, trovando molto interessante l’idea di stare da entrambe le parti dell’obiettivo. Questo ha contribuito a rendermi più sicura di me stessa e della mia immagine, con la quale sono spesso in conflitto.

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