Carne, anima e gomma. Intervista a Ophelia Queen


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Hi,
Ophelia Queen calls the creator of a body devoid of belonging, experiences through photography and performance art inspired by the greatest artists born with Body art, such as Marina Abramovic. It follows the valuable combination between the death of the beauty of a body and the force of a queen regnant who is expressed through the movement of the image. His troubled and confrontational cry you amplify before the commodification of “woman” wearing not the status repeatedly belong.

(Ophelia Queen si definisce la creatrice di un corpo privo di appartenza, sperimenta attraverso l’arte fotografica e performativa ispirandosi ai più grandi artisti nati con la Body art, quali Marina Abramovic. Ne deriva il prezioso connubbio tra la morte della bellezza di un corpo e la forza di una Regina regnante che viene espressa attraverso il movimento dell’immagine. Il suo grido tormentato e conflittuale si amplifica dinanzi a la mercificazione della “donna” che indossa ripetutamente status che non le appartengono)

(http://opheliaqueen.tumblr.com/)

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Benvenuta su Words Social Forum Ophelia!

Come e quando nasce il tuo percorso artistico Ofelia?

Nascita…. non ricordo una data precisa, Amo l’arte dal primo giorno della mia vita, dai tempi dell’asilo di cui conservo ancora i primi progetti artistici. Seriamente mi sono avvicinata all’attività di grafica pubblicitaria intorno ai 15 anni…durante il periodo scolastico. Frequentavo abitualmente Mostre D’arte, e come sfida, pur non avendo scuole artistiche ho iniziato ad esercitare presso uno studio a seguito di un unico colloquio.

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo modo di creare?

L’influenza è quotidiana, tutto viene assorbito e impresso, qualsiasi suono, immagine, gusto, odore.
In primis mi ero appassionata del Futurismo, Espressionismo e Surrealismo, Amo da sempre Salvador Dalì, Munch, il movimento del Die Brucke , Dix.
A seguire mi sono interessata anche ad altre forme d’arte quali la Body Art e all’arte asiatica cinematografica con annessa la filosofia dello shibari che vede come mia prima fonte Araki e il cinema d’essai.

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Una delle artiste contemporanee di spicco della body art è senza dubbio Gina Pane che definiva le sue performance e il suo corpo in questa maniera: “Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell’Altro.”

Che cos’è per te il corpo?

Attraverso la Body Art ho imparato ad utilizzare ed esprimere attraverso il corpo, apprezzare l’utilizzo del silenzio e delle pause, facendo in modo che il pubblico, orientato sulla frenesia del movimento, riesca a concentrare il proprio essere nel disorientamento del “non fare”.
Ho avuto il piacere di incontrare Franko B, artista in continua evoluzione artistica. La mia mamma artistica è senza dubbio Marina Abramovic.
Il mio corpo è stato vissuto in toto, dalla sua drammaticità e fragilità al desiderio di incisione attraverso anche un solo sguardo. Diventa arma per poter trasmettere e difendere.
Inizialmente schiava dei canoni estetici, ho avuto la presunzione di addomesticarlo in funzione della bellezza. Nudo completamente senza riserve e senza doppi sensi, gli abiti li ho sempre percepiti come una costrizione sociale.

Aktion with Maciej Biberstein www.saatchionline.com/MaciejBiberstein www.saatchionline.com/MaciejBiberstein - Fertility - Milan-Italy Ph © Andrea Minoia

Aktion with Maciej Biberstein http://www.saatchionline.com/MaciejBiberstein   – Fertility – Milan-Italy  Ph © Andrea Minoia

“Dell’erotismo si può dire che è l’approvazione della vita fin dentro alla morte.”
Bataille

Che cosa c’è di concettualmente e visivamente erotico nel tuo modo di esibirti/posare?

Per erotismo intendo qualcosa di più ampio di un corpo nudo, un esserci attraverso l’espressione massima della femminilità (nel mio caso). Ho sempre scelto di essere trasformista e multi personalità, ricerco l’androginia nel gesto e la femminilità in uno sguardo, una mano, un modo di essere che non venga vissuto come volgare. Ma che cos’è la volgarità? Volgarità è amplificare ciò che anche nella quotidianità si allontana da Le Plaisir in senso ampio. Piacere è guardare, osservare ricercare fino al midollo qualcosa che senti tuo e che riscopri. Gioire di un’immagine come di una rappresentazione del corpo.

Qual’è il messaggio che desideri veicolare attraverso le tue performance?

Catturare senza dubbio! Disturbare, fare in modo che l’occhio che guarda non distolga la propria emozione dall’azione.

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Hydroponic Woman

Ph©Ph Fabrizio Ceciliani – alias dott.dulcamara

http://dottdulcamara.wordpress.com/

MUA: Ophelia Queen

Resources shortage, atmospheric pollution, food contamination, genetic illnesses…
I have created a superior being able to perfectly adapt himself and to overcome all the environmental limits, able to feed himself only of light and rain water. A perfect being.

L’arte è per te più santa o puttana?

L’Arte oggi purtroppo è spesso vendita, assecondazione, piegamento a 90 gradi!
Accomodare, entrare in una scatola di regole noiose, soffocare, adeguamento.
Artista è colui che non soffre per avere riconoscimenti e gode della propria opera nascosta agli occhi superbi di coloro che ne violano un significato profondo.

La “tua” città Torino, quanto ti ha influenzato nella creazione del tuo essere/esistere?

La mia città è carica di messaggi e poesia. La mia vita qui, anche professionale ha inciso notevolmente sulla libertà ed espressione artistica. Dolori, rabbia, paure sempre in agguato dinanzi a muri irti da persone alienate e omologate.

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+ Alma +

(tribute of Santa Sangre)

Performance

Ph:Tiziano Ornaghi

Bondager: Cordine Club

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Quanto è difficile essere “entità libere” nell’Italia di oggi?

Essere liberi è costruire un mondo parallelo a quello che ti disgusta. Non ne farei una questione geografica, pur prediligendo aree più rigorose e ordinate come la Germania o il Giappone. Libero è colui che condizionatamente al sistema trova il coraggio di essere se stesso, anche se questo spesso se non sempre comporta isolamento e derisione.

Tra i tuoi mille interessi troviamo anche le “dolls”, che per tua stessa ammissione nascono per rappresentare temi sociali. Puoi parlarcene più approfonditamente?

Le mie bambole sono da circa una decina d’anni l’involucro dei miei segreti.
Mi sono avvicinata a loro sin da bambina, ma attualmente lavoro principalmente con le Blythe Doll confezionando delle OOAK, letteralmente One Of A Kind, bambole in cui l’artista esprime se stesso e si riserva dal crearne un duplicato. Un modello unico per intenderci.
Le mie Blythe hanno sempre un significato sociale, esaminano in miniatura i disagi e gli eventi che attraversano la vita di una Donna.
Al momento ho creato due collezioni :
“The History Of Humanity”, esaminando gli eventi più importanti che la Storia dell’uomo ha catapultato contro di se. Temi trattati sono stati l’Inquisizione, La pena di morte, la Shoah, il disagio Psichiatrico, la malattia tumorale, e altri ancora.
“Feelings and emotions”, riguarda invece lo studio approfondito delle emozioni primarie e secondarie di Paul Ekman.
Nascono dal mio animo e NON sono commissionate. Non riuscirei mai a creare qualcosa che mi è imposto da altri.
Nascono e vivono con me, le vedo muoversi e animarsi tra le mie mani attraverso un lavoro preciso di scultura e painting associato al lavoro tecnico di impianto dei capelli utilizzando fibre naturali.
Hanno un proprio nome ed una personalità differente l’una dall’altra. In loro creo set specifici immortalati fotograficamente per amplificarne il tema trattato.
Sono la mia attuale passione che mi porterò dentro per il resto della vita.
Alcune di loro hanno trovato una nuova casa altre rimangono con il proprio Geppetto!

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Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Progetti futuri? Non so nemmeno se sarò in questo mondo domani!

All images and materials are copyright protected and are property to Ophelia Queen

Grazie Ophelia!
Grazie !

My photo link:

http://opheliaqueen.carbonmade.com/

http://www.flickr.com/people/sissixx/

http://opheliaqueen.deviantart.com/

http://www.magazout.com/it/artist-a-z/mo-performers/ophelia-queen.html

http://opheliaqueen.wordpress.com/

http://opheliaqueen.tumblr.com/

My video performance:

http://vimeo.com/66390660

http://vimeo.com/51681615

http://vimeo.com/66401605

Christian Humouda

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Marc Chagall, il suprematista innamorato


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“Il compleanno – 1915”

“Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell’aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima.” Marc Chagall

Costruttivismo, fauvismo, espressionismo, primitivismo, cubismo, futurismo, ci sono autori che trascendono le correnti antichizzandone i concetti e le idee.

Marc Chagall 1908 – 1985” é una retrospettiva ricchissima che ripercorre tutte le fasi creative e personali del maestro russo. Dai primi anni nella natìa Vitebsk fino alla sua morte, in un percorso umano ed artistico che si dipana sulle 300 tele presenti all’interno del Palazzo Reale di Milano.

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Poesia Visiva: dal colpo di dadi di Mallarmè all’esperienza grafica-poetica di Bertollo


Certi incontri aprono porte – orizzonti che non hanno niente di piccolo e segreto, ma al contrario sono interi continenti da esplorare anche solo con curiosità, quel nuovo che avanza,ma che tanto nuovo non è, che in parte ti spinge al saperne, per scoprire quello che ci circonda ed è evoluto, così capisci che la poesia visiva non è proprio una pratica così giovane, ma ci sono i primi accenni nel Medioevo – ma anche in età greca-romana e precedentemente ancora – sono attestati esempi produttivi ‘verbo-visiva’.
Fino ad arrivare al Rinascimento, al Barocco e poi nel Settecento dove troviamo tantissimi esempi di integrazione ‘verbo-visiva’, (Della Porta, Rabelais, Raimondo De Sangro ecc.) mentre,dall’Ottocento, con nomi come Bernowinus, Scotus, Maurus, Da Fiore ed il fenomeno non solo s’allarga, ma acquista anche la consapevolezza, giungendo ad autori come Mallarmé , con quel suo testo conosciuto da pochi, “Un coup de dés n’abolira jamais le Hasard”[Un colpo di dadi mai abolirà  il caso], dove il versificare non è nella canonica forma di lettura e impostazione, ma si disloca in spazi – gradini – a destra/sinistra o al centro della pagina, creando suggestioni ed emozioni e poi Apollinaire, (altri nomi Kassak, Breton, Tzara, Picabia, Van Doesburg, Balla, Morgenstern ecc) unanimemente considerati i veri fondatori delle ricerche ‘verbo-visive’ prodotte durante il Novecento.
Dagli inizi‘dada-futuristi’, fino ad alcune personalità isolate, è un fiorire di ricerche ed il fenomeno è di ampiezza planetaria: spicca il contributo meso-sud americano, ma si distingue anche l’Europa, mentre, a partire dagli anni Sessanta, sarà proprio l’Italia che fiorirà una stagione d’interessantissime proposte sul tema.
In particolare, tre i centri produttivi, Firenze, Genova e Napoli, che nell’ambito delle ricerche ‘verbo-visive’ forniranno contributi veramente decisivi.
Imprevedibile nel suo aspetto con la rottura visibile del sintattico e del sistema graficotradizionale, il poema riprendeva il dialogo sospeso trent’anni prima in “Igitur” con un punto interrogativo, risolvendo il dubbio metafisico di allora con una radicale negazione.
La sua influenza sulla produzione poetica posteriore, francese e europea fu grandissima, ispirò i dadaisti, i futuristi, gli ermetisti italiani e i ‘poeti visivi’ del dopoguerra. I futuristi hanno imparato da Mallarmé l’uso delle interlinee, dei corpi tipografici e di altri espedienti tecnici. Gli ermetisti hanno appreso il valore del silenzio come cassa di risonanza attorno alla voce, cioè gli spazi bianchi attorno alle parole scritte. I ‘poeti visivi’ hanno spinto queste conseguenze fino a ridurre la poesia a puro segno, figura, a un messaggio che non può più essere letto.

Apollinaire

Apollinaire

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Stephane Mallarmé

Il Fenomeno della “Poesia Visiva”  nasce all’interno della Letteratura cosidetta “sperimentale” per un’urgente necessità di uscire dallo spazio chiuso della pagina stampata e di confrontarsi con il mondo (quello del linguaggio, soprattutto) per svelarne la sua totale accademicità, il suo status reazionario, la sua tendenza a stabilire le regole e confini inattaccabili. La “Poesia Visiva” era ed è anarchia e rivoluzionaria, ironica e bastarda, trasgressiva e infedele.

Mi stupisce che a distanza di quarant’anni nessun studioso abbia ancora avuto il coraggio di affondare il coltello nella piaga, la penna sul foglio, il dito sulla macchina da scrivere o la tastiera del personal computer, per tentare un’analisi minima del più importante movimento culturale dopo la seconda guerra mondiale.

La “poesia visiva” è un fenomeno di “arte totale”. Il “Poeta visivo” circola impunito tra le varie discipline maneggiandole a suo piacimento; se ne va “da un’arte all’altra” con estrema indifferenza; è scrittore, editore, produttore, attore, performer, cantante, filmaker e talvolta anche pittore e scultore. E’ stato ed è critico d’arte per se stesso e per i suoi amici; gli piacciono il vino, le donne e il convivio. E’ “naturalmente” eterosessuale. Non ha paura della morte perchè, come scrive Bory, “crede incessantemente nell’eternità”.

Nononostante quarant’anni di difficoltà economiche e di isolamento istituzionale, i Poeti Visivi Migliori ( I “Sommi Capi”) sono ancora quasi tutti presenti all’appello (dove siete Paul de Vree, Seichi Niikuni, Kitasono Katue?) e sempre più desiderosi di caratterizzare l’inizio del XXI° secolo.
Ancora e sempre “Viva la Poesia Visiva ! ” dunque che, come dice Gianni Bertini in un suo scritto del 1972. è la “Poesia dei Vivi”.

P.S. La Poesia Visiva ha quarant’anni e se li porta bene. I suoi autori sono giovani rampanti o vecchietti arzilli. Di morto c’è ben poco a parte qualche amico.
Abbiamo già battuto la durata del Futurismo: 35 anni tra il 1909 e il 1944.
Stiamo battendo tutti i record possibili per un movimento di avanguardia e neoavanguardia. Riusciremo a battere la longevità dell’Impero Ottomano? Quarant’anni di insuccessi non sono pochi.
Ma l’insuccesso è la nostra felicità.

(tratto da Poesia Visiva Volume I/II – Ottobre 1992) Sarenco, La Poesia Visiva per Sommi Capi

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Marinetti

Marinetti

Associare immagini e parole è più familiare nella contemporaneità ma anche nelle avanguardie, specialmente nella visione futurista di libertà totale, al di là di ogni limite pragmatico, dei processi mentali di libera associazione di idee. Partendo da qui, la poesia visiva trova nella rivoluzione tipografica e nel libero uso dei caratteri tipografici stessi un mezzo di espressione efficace per la visualità della parola.

Il Futurismo si fa anticipatore di questo nei tre scritti elaborati da Filippo Tommaso Marinetti tra il 1912 e il 1914 che teorizzano la tecnica delle ‘parole in libertà’. Si prevede, la distruzione della sintassi e la disposizione casuale dei sostantivi unitamente all’utilizzo del verbo all’infinito al fine di fornire un senso di continuità con il lettore.
L’onomatopea, figura retorica che vuole riprodurre il rumore così come viene avvertito, diventa chiave espressiva del paroliberismo.

Arrivando ad una rivolta verso la compostezza della pagina che vede l’impiego di diversi colori e caratteri e corpi tipografici. Come modello c’è il volume marinettiamo Zung tumb tuuum edito Edizione Futuriste milanesi nel 1914, il cui titolo tramite onomatopea vuole riprodurre il rumore di un obice, arma da fuoco di grosso calibro, usata durante il conflitto bulgaro-turco cui Marinetti nel 1912 partecipa.

«[lo] stile analogico è […] padrone assoluto di tuta la materia e della sua intensa vita. / […] Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle strette reti d’immagini […] lanciate nel mare misterioso dei fenomeni. […]/ Noi inventeremo ciò che io chiamo l’immaginazione senza fili» (Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto tecnico della letteratura futurista, Milano, Direzione del Moviemnto Futurista, 1912, pp. 48-49, 53).

Giancarlo Pavanello - 2009

Giancarlo Pavanello – 2009

In Italia la Poesia Visiva nacque all’interno delle riflessioni intellettuali e culturali delineate, ma a livello più concreto si può generalizzare ripercorrendo le tappe fondamentali delle dispute estetiche e artistico/linguistiche dalle sperimentazioni linguistiche e poetiche de “I Novissimi” del “Gruppo 63” e del “Gruppo 70”.

Tra gli anni 80 e gli anni 90 si crea un’area di ricerca che sperimenta tra scrittura, visualità e nuovi media, sviluppando in modo molto differenziato temi del Futurismo, della poesia concreta, della poesia sonora e visiva. La produzione è varia e spazia dal video analogico a quello digitale, dalla computer grafica all’elaborazione digitale acustica, all’installazione. Nasceranno la videopoesia, la computer poetry, CD ROM di poesia e vari ambienti interattivi e ipermediali, anche on line.

Armando Bertollo

Armando Bertollo

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Le pagine di scrittura e segni che Bertollo organizza con grande senso dello spazio, intensa lucidità mentale e profonda capacità di significazione visiva, si inscrivono direttamente e perfettamente all’interno di quella mappa progettuale che si richiama ai concetti di poesia totale: teorizzata, indagata e praticata, con entusiasmo e lucidità, da Adriano Spatola. Una poesia di ricerca contemporanea che in Bertollo ha tanto più valore perché egli vi inserisce delle cellule di linearità pensante che indicano (ma non obbligano) un percorso: uno fra i tanti che si rendono possibili al lettore. Siamo quindi di fronte non solo a una poesia, ma a un’opera complessa che mette in campo, in primo luogo, la percezione della vista come “possibilità di lettura, ma non ancora capacità “; poi la voce (anche quella silenziosa di chi legge per sé), dove “vista e voce giocano con la loro influenza”; e, a un altro livello, il pensiero che ne sostiene la significazione e l’impianto globale in una “esperienza individuale che può diventare esperienza del linguaggio”; infine la segnicità pura che sembra urtare l’equilibrio, quando invece Io tiene stabilmente instabile “con il ritmo e il respiro, che discendono dal primo punto come eco”. L’autore, quindi, si affida a parole delineate e aggrappate a linee che divergono o convergono, vanno a zig zag, tratteggiano e si spezzano e sembrano proporre dei percorsi mentali in varie direzioni, che il lettore può decidere di seguire subito o in un secondo tempo, scegliendo in modo autonomo la propria via.
Il testo è allora disponibile ad affermare e afferrare un senso anche doloroso, non solo estetico, perché “si nasce da una ferita” e “ci si deve porre con la disponibilità di esserne i custodi”. Ed è sorprendente come, all’interno di questa sperimentazione totale, Bertollo attivi e incorpori tra le sue forme visive e sonore, nello spazio bianco della pagina (più che mai importante), l’accoglienza di un senso etico/poetico abitato da una lettura pensante, mai degradato a utilità, mai bloccato o afferrato o violato da un unico significato, iniziale o finale che sia. Il senso è sempre (ed ecco il “teatro” del titolo) re-interpretato e riconosciuto. Bertollo lo dice esplicitamente: “… gli elementi segnici e sonori si attivano, diventano Teatrino, esibizione della loro forma”: orma e ombra dell’esperienza. E infatti, la spazialità sonora, che si fa parola aperta, concede a chi legge le flessioni di un andamento che si trasforma (nella terza parte del testo) in un dialogo tra due corpi astratti, all’interno di stralci di realtà strappati e rimessi in scena. C’è, alla fine, una necessità di ricerca, nel mutamento poetico, tesa a fare di ogni scelta, di ogni sguardo sull’opera, una vertigine.

postfazione di Giorgio Bonacini a “Il Teatrino della scrittura” di Armando Bertollo

Un futurista da (ri)scoprire – Artribune


Alessandro Bruschetti – Il Turbine

A Città di Castello, a due passi dalla Fondazione Burri, c’è una galleria attiva da oltre trent’anni. Si chiama Galleria delle Arti e da là sono passate opere di Picasso, de Chirico, Fontana, Afro, Pascali, Pistoletto, Festa, ma anche – e soprattutto – tanti artisti umbri come Burri (di cui è conservata l’opera più piccola: un minuscolo guinness per la galleria), Leoncillo, Gerardo Dottori.
L’ultimo in ordine di tempo è Alessandro Bruschetti (1910-1980): la mostra che il gallerista Luigi Amadei dedica al futurista umbro è un omaggio a un artista non di prima fascia, ma comunque in grado di impressionare Marinetti in persona (un quadro di Bruschetti del ’32 – Dinamismo di cavalli – venne notato dalla “caffeina d’Europa”, il quale lo invitò immediatamente ad aderire al movimento) e ultimamente tornato in auge grazie a una serie di esposizioni a lui dedicate nell’anno del centenario del Futurismo, assieme alla monografia che l’editore Gangemi ha pubblicato, sempre nel 2009. Le opere di Bruschetti abbracciano dapprima l’aeropittura appresa da Dottori (negli anni Trenta) per poi giungere alla “purilumetria” (una dimensione estetica vicina al post-futurismo, praticata dagli anni Sessanta, con inserti in alluminio e aggetti che fanno pensare a Bonalumi), mostrando in diversi casi una certa “umbritudine” (testimoniata dall’attenzione al paesaggio – si prendano Ritmi di cascate e Il turbine – e da un’attitudine alla “spiritualità” – basta osservare la Madonna degli Aviatori e il bozzetto per il Giudizio Universale)

Alessandro Bruschetti – Ritratto di F.T.Marinetti

Si dice Futurismo e si pensa a Marinetti, Balla, Boccioni, Severini, al massimo Russolo e Depero; guardando alla mostra di Bruschetti, sembra comunque che il Futurismo abbia ancora buone cartucce da sparare.

Saverio Verini di Artribune: http://www.artribune.com/

Visioni di Silvia Boldrini


In My Head

Tecnologie aliene dentro la mia testa, estorsioni del subconscio in definizione di plasma energetico ed entropia, e calcoli di matematica esoterica, fuori da ogni consesso.

Empty Trees

Oggi è tutto fermo, lasciato andare tra le rovine biologiche perfettamente vive. Attraverso i loro simulacri ed essi sono fermi, sembrano nemmeno parenti delle ombre che li attraversano in certi giorni, sere, o notti; tutt’intorno è statico, ogni percezione sembra essere ora soltanto una fantasia, il buio così lontano…

Dark Lakes

I risparmi di una vita psichica si alternano ai desideri grafici espressi con proiezioni sinaptiche di angosce primordiali: l’eco delle parole si estingue in un lago di idrocarburi, altrove.

[Sandro Battisti]

Dicono di lei:

Con i suoi lavori fa un invito continuo alla non staticità, un invito all’esplorazione del coinvolgimento al vivere, la sua curiosità l’ha portata a cimentarsi con i pennelli digitali, dopo aver usato quelli di setola, e poi se ne è innamorata.

Il suo punto di partenza è il dare l’emozione, il sentimento che si ha solo con l’Ascolto.

Le sue linee fanno percepire la vitalità del movimento, l’intensità della determinazione della ricerca, la delicatezza assieme alla sinuosità del suo femminile.

Silvia ama particolarmente la musica di ogni genere e ne traccia le linee, che le permettono di dare una direzione e una struttura che diventa l’asse portante dei suoi lavori e regala emozioni di profondità.

[Emanuela Della Santa]

Nelle opere di Silvia Boldrini notiamo che c’è un’elezione sentimentale, un trionfo psichedelico di colori senza stagione.
Gli stessi insieme con la luce e le forme rivestono un’importanza fondamentale, notiamo un movimento sulle ali della fantasia nel quale si racchiude la gioia e la verità dell’arte.

[Raffaele De Salvatore]

L’arte direzionale di Silvia Boldrini costituisce un percorso dinamico, fondato sul movimento di strutture astratte che vengono collocate in spazi siderali, mentali, logici e configurati in pregnanti equilibri tridimensionali.

I suoi pannelli digitali, armonizzati dall’espressione della linea e del colore, descrivono così, l’espressione intima del pensiero purificato.

[Andrea Domenico Taricco]

Note di Silvia:

A volte ascoltando un brano musicale ci si ritrova a tamburellarne spontaneamente il ritmo con le dita di una mano; a volte, osservando un sorriso dipinto, ci si ritrova a rispondere a quel sorriso.

Amo cercare di rendere, nel ritmo di forme e colori, l’energia e la vitalità di emozioni e sentimenti, miscelati da una poetica viva e vitale. Nei temi che affronto confluisce l’aspetto onirico.
Nei colori e nelle forme l’energia e il movimento, l’empatia, il ritmo e l’intensità del vedere. In fondo è il cercar di rendere, dare o restituire, la vitalità di un’emozione, di un sentimento coinvolgente.

Biografia:

Silvia Boldrini (Roma, 1954), artista visiva che vive e lavora a Fano (PU) .

Autodidatta, ha iniziato dipingendo ad olio e a china, e solo successivamente si è accostata al mondo del digitale.
Opera principalmente tramite pittura digitale ma senza mai tralasciare la pittura tradizionale.

Con la passione per l’astronomia, è stata socia fondatrice della Associazione Jesina Astrofili.
Per molti anni (fino ad aprile 2010) è stata amministratrice  insieme ad alcuni altre persone del portale di grafica e comunicazione visiva psdrevolution.it (nato nel 1998 come psd.it) , curato con grande entusiasmo e passione.

Socia fondatrice della omonima associazione culturale no profit.

Mostre e Recensioni

1984 – Siena – Galleria Il Prisma, a cura del Gruppo culturale Multimedia – mostra collettiva “DISEGNI CERAMICHE E SCULTURE” opere di Andrea Bocchini, Silvia Boldrini e Giuliano Mammoli.

2005 – Rivista Computers Arts – pubblicate due opere sul n. di Gennaio

2005 – AstroArte.it (in home page e nella galleria virtuale)

• 2006 – maggio – Rai International Iweb, artista del mese in area design
http://www.italica.rai.it/multimedia/iweb_gennaio_07/index.htm

• 2006 – Saltara (PU) – Espressioni alla Fonte – E-mozioni: presentazione opere durante la  proiezione delle stesse. Curatore Maurizio Rondina.

• 2006 – giugno – Graphola.com – Artista del mese in Focus

• 2006 – dicembre – Trieste – concorso  The brain project – segnalazione nel catalogo/design book della mostra collegata al Contest

• 2006 – inserite alcune opere, selezionate a cura di Davide Corsi e Alberto Bua, nel Book 2006 di PSDr evolution.it

• 2005-2007 partecipo a diverse edizioni dell’art-zine CAA-Chiamata alle arti e all’art-zine Digital Submit

• 2005 – 2007 con l’art-zine CAA:

collettiva esposizione video al Ministry di Firenze, allo Zero Club di Roma,

collettiva a Ferrara all’Art Foundation all’interno della manifestazione musicale High Foundation 2006

curatore Sauro Pasquini, ideatore e curatore di C.a.A. Chiamata alle arti (sino al 2010).

• 2007 – mostra personale a Ferrara – WineArt  – winebar La Borsa all’interno del Palazzo della ex-Borsa

• 2008 – Pesaro  – mostra con Donatella Platamone – “Astratto al femminile” presso Venturi Spazio all’Arte, Ottica Venturi

• 2008 – Veronica Hit-Radio www.veronica.it  trasmissione V Streetness: intervista in diretta streaming

• 2008 – numero di marzo, articolo sulla rivista Acid Jazz

• 2009 – Ferrara – mostra collettiva “Symbolica, la dimensione magica dell’arte” , nella sezione “I Maestri” organizzata nelle sale

dell’Imbarcadero all’interno del Castello Estense.

• 2009 – settembre – mostra collettiva “Human Rights ?” presso il complesso monumentale S.Leucio di Caserta. Curatore Roberto Ronca.

• 2009 – ottobre – mostra collettiva “Immortale” presso la Sala Civica di Enna

• 2009 – inserite alcune opere, a cura di Sauro Pasquini, nel mini-book 2009 dell’Ass.ne PSDr evolution che è stato presentato al View Conference di Torino durante lo spazio spacker dell’Ass.ne

• 2010 – ci sono stati tanti accadimenti ed ho preso del tempo di “pausa” per ritrovare il “tempo del dipingere”

• 2010 – partecipazione a MailArt in Amicizia di Carla Colombo

• 2011 – Marzo – inserita nel sito Quaz-art http://www.quaz-art.it/artisti/silviaboldrini/index.php

• 2011 – Montegrotto Terme – Palazzo dei congressi – mostra collettiva “Dell’amore e d’altri demoni” – Curatrice Maria Grazia Todaro.

• 2011 – Lodi – mostra collettiva (selezione da Dell’Amore ed altri demoni) “Premio Galleria Oldrado da Ponte”

• 2011 – Giugno – Concorso Urban2011, ass.ne Dot-Art punti di appartenenza

33a nella sezione digital-art (tra fotografie e digitalart hanno partecipato più di 800 opere)

• 2011 – Luglio/Agosto/Settembre – sulla rivista EuroArte – commento critico all’opera Miedos

• 2011 – Luglio – Gallery online BluTeam.net

• 2011 – Agosto – mostra collettiva Preview della mostra del Concorso URBAN 2011 della Ass.ne Dot-Art punti di appartenenza,  presso Lokator a Cracovia, Polonia

• 2011 – Agosto – inserita in Cartiglio d’Ombra, versi grafie a cura di Maurizio Landini

http://cartigliodombra.blogspot.com/2011/08/mare-di-acqua-e-di-stelle.html

• 2011 – Agosto – Acaja (LE) – mostra collettiva SartUp svoltasi nel Castello di Acaja (LE)

curatore Roberto Ronca.

• 2011 – Settembre – mostra collettiva MailAart in amicizia, a Imbersago (LC), presso gli spazi ARTECARLA di Carla Colombo

• 2011 – Settembre-Ottobre  – mostra collettiva Human Rights? 2011
presso La Fondazione Opera Campana dei Caduti – Rovereto (TN) –
curatore Roberto Ronca.

• 2011 – Ottobre – mostra collettiva “Quelli degli anni ’10, preview ” presso l’Associazione Culturale “ARTE-Saman”, Roma

• 2011 – Ottobre – mostra collettiva del Concorso Urban 2011 della Ass.ne Dot-Art punti di appartenenza – presso ICPT – Centro Fisica Teorica di Trieste

• 2011 – partecipazione alla mostra di arte postale, curatore Enzo Correnti per la [4a Ed] eSSeRCi SeNZa eSSeRCi

• 2011 – Novembre – partecipazione ad Arte Padova 2011  –  sezione under 5000 –

Stand Queen Art Studio Padova, curatrice Maria Grazia Todaro

• 2011 – Dicembre –  Gennaio 2012- mostra collettiva “Post avanguardia italiana – Digital Art” presso Salotto dell’arte di Torino, curatrice Alessandra Levi, commento critico di Andrea Domenico Taricco

• 2012 – Gennaio – inserimento  su rivista Milano Arte Quotazioni

• 2012 – Gennaio – intervista su Dot-Art Magazine, a cura di Roberto Srelz
http://dotart.it/magazine/i-sentimenti-e-larte-digitale-silvia-boldrini

• 2012 – Febbraio-Marzo  – sulla rivista EuroArte – commento all’opera Röd Eld

• 2012 – Febbraio-Marzo  – sulla rivista EuroArte – pagina dedicata, curatore Raffaele
De Salvatore.

• 2012 – Aprile – mostra collettiva  “Post avanguardia italiana” presso

Salotto dell’arte di Torino, commento critico di Andrea Domenico Taricco

• 2012 – Maggio – mostra collettiva “Don’t be alone” presso Museo della Bonifica – Ca’ Vendramin – a Taglio di Po (RO), a cura di Caterina Maggia e della Galleria L’artista di Barbara Dau

• 2012  – Luglio-Agosto – Pescara – galleria Rinascenza Contemporanea, “Il Virtualesino” curatore Dott. Andrea Domenico Taricco

• 2012 – Luglio-Agosto-Settembre – sulla rivista EuroArte – pagina dedicata, curatore Raffaele De Salvatore.
• 2012  – Luglio-Agosto-Settembre – Reggio Emilia – ArtQuake, l’arte della solidarietà

Testi su gentile concessione di Sandro Battisti.

Silvia Boldrini

Sito personale
http://www.maxesilvia.it

Links Esterni

http://www.equilibriarte.org/site/SilviaB

http://www.quaz-art.it/artisti/silviaboldrini/index.php
http://dotart.it/magazine/i-sentimenti-e-larte-digitale-silvia-boldrini