IBLIS (secondo la realtà) di Enrico Khu Manzo


[1]

Sono le tre, la notte è fresca, la finestra della stanza è aperta. Il buio invade tutto, le luci del vicoletto non arrivano ad illuminare niente, sono ingoiato dal niente. Mi sento niente. Sono solamente consapevolezza. E’ in questi momenti che ricordo, quando la mente è così vuota che fa eco qualsiasi cosa vi entri.
Sento l’abbaiare di un cane. Ricordo i tuoi cani, non so per quante notti abbaiavano senza sosta mentre mi dormivi accanto, li sentivo correre dal balcone al giardino, dal cancello alle scalette di entrata. Rivedo il loro pelo nero, e le loro forme mastodontiche. Li accarezzo col pensiero… e riprendo sonno, o forse no.

C’è qualcuno nella stanza.
Sento la presenza di qualcuno nella stanza. La porta è chiusa, ma vedo un’ombra ferma tra la finestra e il letto. Sobbalzo. Mi volto dall’altro lato, ma avere le spalle scoperte non giova a calmarmi. Non voglio scappare sotto le coperte, fa troppo caldo. Allora mi faccio coraggio: mi volto di botto e fisso verso l’ombra.
Si sposta verso il letto e si siede. Sento il peso di un corpo, che piega le coperte e fa suonare, con un sinistro carillon, il materasso.
“E’ successo qui dentro vero?” la voce sembra venire dalla parete dietro di me, dalla mia testa, da fuori la finestra aperta, o dalla cucina. Priva di eco, ma non era minacciosa. Una voce curiosa ma sicura della risposta. Rispondo: “Si.”
“Perché? Perché hai pensato di farlo?” l’ombra restava ferma e appannata davanti ai miei occhi, senza muoversi. Sembrava che tutto il buio della stanza fosse concentrato in un unico punto e formasse quello che io vedevo come una persona, ma non ne ero così sicuro.
“L’amavo, l’ho fatto per amore!” l’unica risposta banale che sapevo dare in quel momento.

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PLATONE, INTERNET E TOTH – di Andrea Colamedici e Maura Gancitano (SPAZIO INTERIORE)


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Confrontarsi con Platone mette in campo una certa dose di soggezione. Autore prolifico, che ha scritto pressoché su ogni aspetto della vita umana, su ogni sentimento, su ogni disciplina dello scibile e sulle cause prime dell’essere al mondo, nel corso dei millenni ha innescato riflessioni, critiche, discussioni, riscoperte.

Qualche decennio fa gli esponenti della scuola di Tubinga iniziarono a parlare di un Platone esoterico, riferendosi alle dottrine non scritte a cui in alcuni dialoghi si fa palese e celato riferimento. Tali dottrine avrebbero rappresentato la vetta e le fondamenta del pensiero platonico, eppure secondo il filosofo ateniese non potevano essere comunicate al di fuori dell’Accademia. Questa visione, in seguito diffusa e ampliata da Giovanni Reale e dalla scuola di Milano, se da un lato ha reso manifesta la necessità di un approccio nuovo, meno accademico e didascalico al pensiero di Platone, dall’altro si è appropriata di un concetto – quello di esoterismo – senza restituirne la portata e, anzi, depotenziandone enormemente il messaggio. L’idea, infatti, era che il pensiero di Platone si basasse su dei Principi Primi, cioè su informazioni e nozioni necessarie al raggiungimento della reale comprensione di ciò di cui i dialoghi parlavano. Tali Principi Primi, però, potrebbero riguardare qualcosa di diverso – di più profondo, di meno semplice e, di conseguenza, di davvero esoterico – rispetto all’idea degli esegeti di Tubinga e Milano.
Secondo questi ultimi, in altre parole, tali Principi riguardavano l’Uno, il Bene e la Diade, cioè delle idee facilmente identificabili e ricorrenti nella storia del pensiero occidentale. In Platone, come in altri filosofi precedenti e successivi, queste idee non si limitano, però, a essere filosofiche, ma attingono probabilmente a un’autentica tradizione esoterica.

Ecco cosa scrive nella VII Lettera: «Io non credo che quel che passa per una trattazione, a riguardo di questi argomenti, sia un beneficio per gli uomini, se non per quei pochi i quali da soli sono capaci di trovare il vero con poche indicazioni date loro, mentre gli altri si riempirebbero, alcuni, di un ingiusto disprezzo, per nulla conveniente, altri invece, di una superba e vuota presunzione, convinti di aver imparato cose magnifiche». Come risalire a queste idee fondamentali? Non bastano i pochi riferimenti degli allievi alle dottrine dei Principi Primi, non basta leggere in una manciata di righe che tali agrapha dogmata riguardavano l’Uno e la Diade per comprendere cosa fossero l’Uno e la Diade, perché, come si legge sempre nella VII Lettera: «la conoscenza di tali verità non è affatto comunicabile come le altre conoscenze, ma, dopo molte discussioni fatte su questi temi, e dopo una comunanza di vita, improvvisamente, come luce che si accende allo scoccare di una scintilla, essa nasce dall’anima e da se stessa si alimenta».

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“IBLIS” di Enrico Khu Manzo


Era impaziente, le sue mani si muovevano come prese da scatti di tosse: nella piccola stanza sembravano le uniche cose vive; mentre i libri sugli scaffali riposavano, piccole nicchie che contenevano sapere raccolto da menti illuminate da bagliori dell’immaginazione, assistevano alla scena. Seduto sulla poltrona a tre passi da un camino spento, questa figura, silenziosa e sottile, attendeva impaziente. I suoi occhi erano chiusi, ad un osservatore poco attento, poteva sembrare dormiente ma in realtà era così vigile che la pelle era tesa più di quella di un tamburo.
Proprio come in un racconto gotico, la porta scricchiolò sotto al tocco secco di quattro colpi, che lasciarono un’eco impercettibile tra i libri e gli oggetti di quella wunderkammer. I suoi occhi si aprirono lenti, il sole che alzandosi ad est avrebbe avuto meno voglia di guardare oltre i monti era più veloce a confronto alla lentezza di quelle due perle scure che adesso fissavano la porta. I suoi occhi erano di un colore quasi indefinito, ma se dovessi dargliene uno sceglierei volentieri il rosso rubino, e le ciglia erano spade lunghe come ali di corvi. Il suo corpo non si mosse: era fisso e immobile, anche le mani si calmarono, non fece nessun cenno, nessun movimento, non sembrava intenzionato a rispondere ai colpi che l’avevano destato. Ma la porta si aprì comunque, senza nessun cigolio. Un piccolo servitore in livrea, tremante, fece capolino con una testa piccolissima e guardò nella stanza impaurito, cercava qualcuno che non subito riuscì a vedere, fin quando una voce dalla poltrona a tre passi dal camino spento parlò:
“Dimmi…”

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Sprofondando all’interno – conversando di esoterismo con Claudio Marucchi


10502255_798093236910162_1661330995_nClaudio Marucchi (Torino, 1977)
Laureatosi in “Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente” (Facoltà di Filosofia), con votazione 110/110, presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi di laurea sull’impiego rituale dello Sri-Yantra nel contesto tantrico Kaula. Pubblicazione del testo “Il Tantra dello Sri-Yantra – Il corpo umano reso divino”, ed Psiche 2, Torino (2009), con nota introduttiva del prof. Mario Piantelli, docente di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente a Torino. Il testo è stato presentato dall’autore in occasione del “Festival nazionale dell’India”, 2-3-4 ottobre 2009, Grugliasco (Torino); alla fiera esoterica nazionale “ESOTERIKA” presso Roma, il 7 febbraio 2010 e in diverse librerie, associazioni culturali, centri olistici e scuole di Yoga in Italia.
Pubblicazione del testo “Yoga Marg – la Via dello Yoga”, in collaborazione con Marco Russo, edito dall’Associazione Monginevro Cultura (Torino) all’inizio del 2010. Praticando Yoga con regolarità da 15 anni, ha affiancato Marco Russo, insegnante di Hatha Yoga, per introdurre ogni lezione con una breve spiegazione teorica dei contenuti filosofici e tecnici relativi alle pratiche. Dalle dispense che raccolgono queste lezioni è nato il libro.
Pubblicazione del testo “I Tarocchi e l’Albero della Vita”, edito da Psiche 2 (Torino) alla fine del 2010. Avvalendosi dei dipinti dell’artista inglese Susan Jameson, la presentazione del libro – presso il Teatro Alpha di Torino – è stata l’occasione per esporre, per la prima volta in Italia, alcuni dei quadri relativi alle lame dei Tarocchi che l’artista ha realizzato ispirata da visioni notturne. La seconda edizione del libro è stata ristampata nel 2013.
Pubblicazione del testo “Crux Christi Serpentis – Sulle tracce dei più intimi segreti delle Sacre Scritture”, edito da Atanòr (Roma) nel 2012. Seconda edizione prevista per il 2014.
Pubblicazione del testo “Erotismo e Spiritualità – Introduzione alla Liberazione attraverso il piacere”, edito da L’Età dell’Acquario (Torino) nel 2013.
Da alcuni anni organizza e tiene lezioni/seminari a carattere prettamente culturale, incentrati su tematiche filosofiche, mitologiche e simboliche, con particolare attenzione al confronto tra Oriente ed Occidente.

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Il Dark Fantasy ricamato da Queen Persefone


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Cosa intendi con Dark Fantasy, da dov’è nata l’ispirazione?

Con Dark Fantasy intendo un genere di fantasy con elementi gotici e/o horror. Sin da bambina amavo le storie di paura, oltre ai racconti mitologici e fantastici, dunque il mio stile si ispira principalmente a questi generi, pur trovando una sua personale via d’espressione ed unicità, che è quella di un “fantasy romantico”.

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Da dove è nato il tuo interesse per l’esoterismo?

In realtà sono sempre stata interessata alla magia e al sovrannaturale. Crescendo, e leggendo, ho imparato che tutto questo non era solo una dimensione immaginaria, irreale, né tantomeno qualcosa di necessariamente malvagio e deviato come vorrebbero far credere certe religioni monoteiste. Ho compreso che aveva una sua precisa identità, spirituale, religiosa e rituale, persino antropologica, e ho voluto approfondire l’argomento. E’ incredibile quante meraviglie e conoscenze possiamo scoprire se solo osiamo spingerci oltre i limiti e i tabù che la società cerca di imporci, se rifiutiamo di credere a qualunque tipo di dogma e abbiamo il coraggio di salpare verso nuovi orizzonti. Penso che l’esoterismo sia proprio questo, in ultima analisi: una ricerca continua, una volontà di penetrare i misteri del mondo naturale e dello stesso mondo umano attraverso un’ottica che non si oppone alla scienza tradizionale, come molti credono, bensì, semplicemente, la supera.

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Quanto ha inciso sulle tue produzioni?

L’interesse per l’esoterismo e, in una più ampia prospettiva, dei contesti socio-antropologici e storici ai quali appartengono determinate conoscenze e credenze, non solo permette una più profonda conoscenza della realtà e della nostra identità, ma ti induce a guardare tutto in una prospettiva differente, psicologicamente e metafisicamente più interessante. E’ questo il taglio che ho voluto e voglio continuare a dare alle mie opere. E non solo a quelle saggistiche, che ovviamente trattano determinati argomenti, ma anche a quelle narrative. Non parlo solo di inserire la magia o, che so, la telecinesi nelle mie storie, ma anche di una determinata concezione del mondo legata a queste cose. Sicuramente i miei romanzi sono ricchi di cenni esoterici e appartenenti al contesto pagano o, più in generale, precristiano, ma quello che può essere interessante per il lettore, anche per un lettore che non si è mai avvicinato a certe tematiche, è vedere come questi elementi interagiscono, ad esempio, all’interno della lotta per il potere, del ruolo femminile, delle relazioni stesse tra le persone.

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Da cosa nasce la voglia di dipingere?

Ah ah, una bella domanda, considerando che disegno da prima ancora che imparassi a scrivere e dunque, ahimè, non me lo ricordo! Scherzi a parte, il desiderio di disegnare e dipingere, per me, è sempre nato dalla volontà di dare una forma a ciò che immaginavo nella mia mente, di renderlo in qualche modo reale, di creare ciò che mancava nella mia realtà. In questo senso per me la pittura è potere, potere di creare, spesso di dare un aspetto alle stesse storie che scrivo. Il bello dell’illustrazione e della pittura è che ti pone sempre davanti a nuove sfide, perché dopo un po’ non sei più soddisfatto dei tuoi vecchi lavori e inizi a immaginare di farli in qualche altro modo, dunque questa è una cosa che spinge un artista a migliorare.
E poi c’è il colore: mi piace il bianco e nero della grafite, ma lavorare col colore è sempre un’esperienza bellissima per me, perché ogni colore vibra in modo diverso, e ha un suo significato, un proprio carattere, delle emozioni che trasmette anche quando non ne sei direttamente consapevole. Attraverso i colori puoi raccontare moltissime cose, se conosci il loro linguaggio.

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…e quella di scrivere?

Anche la scrittura è potere. E’ creare un mondo del quale hai pieno controllo. Un mondo dove rifugiarsi quando quello che hai intorno non basta più o diventa troppo brutto, un mondo attraverso il quale esprimere se stessi. Come nella pittura e nell’illustrazione, non è facile avere la piena padronanza del linguaggio e della tecnica, e queste sono cose sulle quali lavoro tuttora per migliorare. Penso che alla fine, in qualsiasi forma artistica, dalla scrittura, alla pittura, alla musica, l’uomo trovi un modo di essere libero come non può essere nella società. Questo bisogno primario viene poi completato dalla necessità razionale di creare un buon lavoro, qualcosa che possa conquistarsi un pubblico e che sia bello da leggere oltre che da scrivere.

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Abbiamo letto che due dei suoi racconti sono arrivati in finale al Premio Lovecraft, ce ne parli?

Il primo fu “Gemme del Mondo Oscuro”, che si classificò al terzo posto. Quello è stato il primo racconto finito che ho scritto(avevo circa 19 anni) e il genere era l’horror sovrannaturale. Purtroppo è legato ad esperienze della mia vita poco felici, contrariamente a ciò che si può pensare, e ad una persona in particolare che mi ha fatto del male. Da un certo punto di vista questo va bene, perché le esperienze negative hanno moltissimo da insegnarci, e soprattutto perché dopo quel racconto ho iniziato a staccarmi dallo stile prettamente horror e dai canoni che in qualche maniera mi erano stati suggeriti per scriverlo, ed ho iniziato a trovare uno stile maggiormente “mio”, che inizia a prendere forma proprio nel secondo racconto, “La Bellezza della Bestia”, classificatosi al settimo posto due anni più tardi. L’idea è nata ascoltando un brano che amo molto tuttora, “The Beauty and the Beast” dei Nightwish.Questo racconto ha un respiro maggiormente fantasy e gotico credo, e affronta il tema dei metamorfi(uomini che diventano lupi); è stato infatti pubblicato come appendice nel mio secondo saggio su vampiri e i licantropi, “Alla luce del crepuscolo”. E’ anche il mio primo lavoro dove, finalmente, inizio a parlare(anche se non ancora ad approfondire come sto facendo attualmente) del confine, in questo caso molto sottile, tra animale, umano e divino, una cosa che mi ha sempre affascinato e che – tanto per restare in tema di esoterismo – è retaggio delle culture animiste.

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Ci parli della Saga di Callisto?

E’ una creatura in continua crescita ed evoluzione. L’idea è stata concepita diversi anni or sono, e man mano sviluppata, modificata, in certi punti anche ribaltata. E’ senz’altro il lavoro in cui mi rivedo maggiormente. Era stata pensata come una saga divisa in due trilogie, ma con gli attuali appunti che ho buttato giù, se sarà portata avanti i libri saranno senz’altro di più. I primi tre libri sono stati scritti, il quarto l’ho dovuto interrompere per lavorare ad altri progetti, e finora solo il primo libro della saga, “La Luna Nera e la fanciulla dagli occhi di rugiada”è stato pubblicato. Ho notato che il romanzo ha conquistato più il pubblico femminile e meno quello maschile, non so se per il ruolo importante dei personaggi femminili(la protagonista, Callisto, è una fanciulla guerriera) o perché è realmente scritto dal punto di vista di una donna. Il bello di questa saga è che conserva delle atmosfere epiche pur essendo ambientata in un futuro immaginario, e in tal modo ho davvero spaziato tra generi diversi. I personaggi sono molti e le vicende che li riguardano avviluppate in una trama di cui solo volta per volta si scoprono i veri risvolti, e senz’altro personaggi che inizialmente, nel primo libro, possono apparire forse un po’ scontati, proseguendo con la lettura si svelano di tutt’altro spessore psicologico. Anche la trama diventa più complessa e ricca di dettagli man mano che si va avanti. Del resto “La Luna Nera e la fanciulla dagli occhi di rugiada” è solo il preludio di quella che sarà l’epopea di un mondo e dei suoi protagonisti. I riferimenti all’esoterismo e alle culture precristiane sono molto forti, e nel secondo libro maggiormente incentrati sulla tradizione celtica, mentre il terzo si sposta in altri contesti e ambientazioni. I personaggi stessi contengono un simbolismo che forse non tutti apprezzeranno o capiranno. Ad esempio uno dei protagonisti principali, Jin Shatavari, è qualcosa di molto vicino ad uno Shiva futurista, credo, perché è forte, gentile, ma si ribella all’autorità dominante in un modo intrinsecamente scorretto dal punto di vista politico. Sicuramente è una storia che da molta importanza alle potenzialità umane, e che le vede ergersi contro il potere della tecnologia. E’ un mondo antico contro quello nuovo, che si batte senza esclusione di colpi per poter riaffermare se stesso e i propri valori, e personaggi come Callisto, Jin, o il Cavaliere Nero sono i paladini di questo mondo. I loro antagonisti, come Ivan e Medusa Mc Queen, possono sembrare ad un primo, superficiale approccio, dei cattivi stereotipati, ma è solo andando avanti con la storia che svelano le loro ragioni e la loro più profonda umanità a dispetto di tutto.

BIOGRAFIA
1011647_206475232854435_39084982_nQueen Persefone, nome d’arte di Milena Rao, è una scrittrice ed illustratrice gotica. Classe 1985; nata a Messina, vive da diversi anni in Piemonte. Il suo lavoro è fortemente influenzato dai pilastri del movimento romantico: passionalità, interesse per l’esoterismo, amore per la natura, curiosità verso l’esotico e le esperienze ad esso connesse, revival delle atmosfere gotiche. Le sue opere sono fortemente intrise di un simbolismo magico e legato alla storia antica, tratto dai suoi studi prediletti. Ha battezzato il suo stile Dark Fantasy. Come illustratrice si ispira all’immaginario fantasy, gotico e romantico. Le sue illustrazioni sono realizzate con tecniche tradizionali.
Milena si è diplomata al Liceo delle Scienze Sociali, dove è nato il suo interesse per l’antropologia, e successivamente si è laureata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Torino. Approfondisce con brillante innovazione gli studi di genere, riguardanti in particolar modo le religioni precristiane e le varie figure magiche nella cultura popolare. Ha scritto e illustrato due differenti saggi: Le creature del Popolo Fatato – storie e archetipi dalle tradizioni dei popoli della Dea, e Alla luce del crepuscolo – vampirismo e licantropia nella storia e nel mito, entrambi pubblicati dalla casa editrice Psiche2.
La Luna Nera e la Fanciulla dagli occhi di rugiada è il primo di una serie di romanzi illustrati facenti parte de La Saga di Callisto.

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Tutte le immagine appartengono a Milena Rao/Queen Persefone. Tutti i diritti riservati.

Aleister Crowley, l’Hashish mistico della Bestia


5.1

Aleister Crowley (1875 – 1947) è una delle figure più emblematiche che si affermano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Dalla stampa Britannica fu considerato come “the wickedest man in the world” (l’uomo più maledetto del mondo), questo a causa soprattutto della sua continua sperimentazione con le droghe e per la pubblicazione di molti testi a sfondo omosessuale, un esempio è “White Stains” (Macchie Bianche) una raccolta di poesie che dalla critica venne recensito come il testo più orribile mai scritto prima di allora.
Ha ispirato il movimento contro-culturale degli anni ’60, basti pensare ai Beatles, ai Led-Zeppelin (Jimmy Page è un grande collezionista di oggetti “Crowleyani”) e a Frank Zappa.
Uomo di mondo, ha viaggiato un po’ per tutta l’Europa arrivando a sostare anche in India. Ha passeggiato con i suoi piedi anche sulla nostra cara penisola fermandosi prima a Posillipo (Napoli) nella Villa Caldarazzo [1], e poi spostandosi a Cefalù (Sicilia) dove fondò l’Abbazia di Thelema[2]. Mussolini non era contento della permanenza di Crowley in Italia, e infatti il primo maggio del 1923 lo fa scortare da due carabinieri fino ad una nave diretta a Tunisi [3]. Sebbene le ipotesi sulla sua espulsione siano varie (rimando ai testi in Bibliografia) e l’influsso più importante sia dovuto alla stampa britannica, Crowley accuserà sempre il duce per l’espulsione; pubblicherà poco dopo una raccolta di poesie intitolata “Songs for Italy” in cui rivolgerà violente parole contro il fascismo (da cui precedentemente si sentiva attratto).

[…]Ma come Mussolini non poteva
Violar la pace dei perenni ghiacci,
e lo spirito tentar della tormenta?

Parmi veder nel torbido avvenire
Gessler novello e nuovo Tell sul Brenta.
Non è il tirolo che dovrà perire. [4]

Restando in tema politico, secondo nuove ricostruzioni storiche fu lui, durante la II Guerra Mondiale, a consigliare a Churchill l’uso del V-sign contro la Svastica usata dai Nazisti [5]. La Swastica, infatti, nel simbolismo del Rituale Minore dell’Esagramma rappresenta la morte della Dea Iside, consorte di Osiride. Crowley ebbe l’idea di combattere quel simbolo mediante l’utilizzo del V-Sign che rappresenta Apophis (ovvero l’assassino di Osiride) nello stesso rituale.
Insomma, dopo più di 50 anni dalla morte, Aleister Crowley è una personalità che riesce ancora a far parlare attivamente di sé.

Nel mondo esoterico e magico è importante soprattutto per aver imposto un metodo scientifico (sic.) per lo studio della Magia e del Misticismo. Inoltre eseguì un’interessante fusione tra le pratiche mistiche orientali e quelle iniziatiche occidentali.
Venne a conoscenza dello Yoga durante un suo viaggio in India e ne rimase profondamente ammaliato soprattutto a causa della sua “praticità” [6]: si tratta infatti di un sistema che permette di raggiungere certi fini spirituali mediante l’uso di determinate tecniche.
Essendo possibile il raggiungimento di determinati stati della mente attraverso la pratica, Crowley pensava che attraverso l’uso di droghe il meccanismo di realizzazione spirituale poteva essere accelerato, trovando così una scorciatoia.

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Tracce di queste considerazioni si trovano in molti dei suoi scritti, come nell’autobiografia. Tuttavia il testo che prenderemo in esame in questo articolo è una sezione di “The Herb Dangerous” (L’Erba Pericolosa): una raccolta di quattro articoli che vennero pubblicati rispettivamente nei primi quattro numeri di The Equinox [7]. Il primo articolo tratta l’aspetto farmaceutico dell’Hashish ed è a cura di Edward Whinery [8]; la seconda parte è redatta da Aleister Crowley che si firma con lo pseudonimo di Oliver Haddo [9] ed è intitolata “The Psichology of Hashish”; la terza parte è una traduzione in Inglese de “Le poème du haschisch” di Charles Baudelaire; la quarta è una selezione di testi da “The Hasish-eater” di Fitz Hugh Ludlow atti a spiegare alcune parti di “The Psichology of Hashish”.

Di questa serie di articoli la parte che sicuramente suscita più interesse è quella redatta dal Mago Britannico: lo studio farmaceutico è sicuramente innovativo, ma poco utile ai fini spirituali, e purtroppo anche “Il poema dell’Hashish” e “Il mangiatore di Hashish” mancano di quelle componenti spirituali di cui si “macchia” lo studio di Crowley.
L’intestazione completa è “The Psychology of Hashish. With an attempt at a new classification of the mystic states of mind known to me, with a plea for Scientific Illuminism”[10], tramite la lettura del titolo già possiamo dedurre l’andazzo generale dell’articolo.
Viene compilato in due notti nel 1908, presso Madrid. Nella vita di Crowley ci troviamo 4 anni dopo la scrittura del Liber Al Vel Legis [11] e 12 anni prima delle sue sperimentazioni nell’Abbazia di Thelema.
Il Saggio è scritto in prima persona. Più volte nel testo Crowley se ne scusa: “poco adatta ad un Saggio scientifico, se non fosse che la personalità dello sperimentatore è un elemento essenziale”. In fondo egli stesso racchiude il lavoro entro certi limiti, poiché si rende conto che non tutti gli sperimentatori possono raggiungere i suoi stessi risultati, nonostante egli abbia fatto di tutto per evitare fonti di errore.
Il lavoro si estende in venti capitoli, ognuno coronato da una citazione diversa attribuita a Zoroastro.

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Sin dal primo capitolo l’autore mette in evidenza come le idee riguardo all’hashish (nella sua epoca) siano abbastanza distorte. Nell’incipit viene scagliato un dito contro chi non ha avuto il coraggio di provare e sperimentare l’Hashish, affidandosi alle teorie distorte di chi ne ha parlato in passato: “Pochi hanno avuto il coraggio di schiacciare tra le braccia di ferro questa focosa figlia di Jinn; per rubare dalle sue velenose labbra scarlatte i baci della morte, per costringere il liscio e pungente corpo serpentino a scendere sotto un infernale giaciglio di tortura, e spingerla in uno spasmo come un lampo divide in carcassa le nuvole, solo per leggere nei suoi infiniti occhi verdi come il mare, il prezzo terribile della sua verginità – nera follia” [12].

C’è un iniziale rimando ai trattati farmaceutici, che però sono subito dopo sconsigliati, evidenziando che gli effetti più importanti della droga sono a livello psicologico e non fisiologico, viene quindi consigliata una lettura dei testi di Baudelaire e di Ludlow al riguardo. In una nota scopriremo che prima dei suoi esprimenti con l’Hashish Crowley aveva letto soltanto il testo di Ludlow, e aveva dato solo una lettura veloce al testo di Baudelaire. Ciò secondo “Haddo” rende le similitudini con il poeta francese più suggestive, essendo la sua sperimentazione imparziale e non influenzata da nessuna lettura.

Le premesse si concludono con l’esposizione delle sue competenze riguardo gli stati alterati di coscienza: “Posseggo il vantaggio, non solo di un prolungato esercizio psicologico, una costituzione solida, un temperamento su cui l’Hashish agisce eccitando la percezione (Sañña), abbastanza genuino scevro da sensazioni (Vedana) e di uno scetticismo perfetto; ma anche molto più di una conoscenza dei cerimoniali oscuri di molte nazioni e dei processi magici o mistici di tutti i tempi e di tutte le razze” [13], aggiungendo con sottile ironia “si potrebbe replicare che questa mia ultima qualifica sia il fattore che più invalida i miei risultati” [14].

C’è da fare – però – un attimo un passo indietro (o avanti). Crowley ha sempre avuto una forte attrazione verso Dioniso/Bacco. Troviamo alcune parole molto toccanti dedicate a questa divinità, nella chiusura di una sua nota sul Piano Astrale: “Bacco, bimbo nascosto all’odio nel santo dei santi, segreto del tuo genitore, nel Canale delle Stelle, che hai per Anima un Serpente! Bacco, biforme, uomo-donna, che con la Tua innocenza domi la Tigre, mentre alle tue corna il sangue sgocciola sulla tua bocca e trasforma l’allegrezza del vino nella pazzia dell’omicidio!” [15].
Tra i rituali antichi quelli Dionisiaci erano i più sessuali e cruenti, e richiedevano un particolare tipo di Estasi/Esaltazione che sarà un elemento centrale nelle opere Cerimoniali del Mago Inglese. L’estasi e l’esaltazione possono, infatti, essere ottimi metodi per giungere alla conoscenza (questo lo scopriamo anche se ci rapportiamo a diverse culture come a quella degli Aghori Sadhu indiani), e gran parte delle pratiche di Crowley punteranno in questa direzione.

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Nel secondo capitolo narra principalmente del viaggio in India, attraverso cui ha appreso le tecniche dello Yoga e dove ha notato l’utilizzo dell’Hashish – come agevolatore per il raggiungimento del Samadhi [16] – da parte degli Yogi minori. La “perplessità” di Crowley rispetto allo Yoga riguardava soprattutto una fase chiamata “secchezza” (simile alla Nigredo Alchemica) che spingeva il praticante ad abbandonare gli esperimenti invece di aspettare “l’Alba dopo la Notte”. Tutto ciò che Crowley voleva ottenere, sperimentando con l’Hashish, era raggiungere i migliori risultati il prima possibile [17].

“La meditazione quindi m’infastidiva, come inasprimento e costrizione dell’anima. Iniziai a chiedermi se la “secchezza” era una parte essenziale del processo. Se attraverso qualche mezzo avessi potuto smuovere il catafalco della Mente, non potrebbe il Divino Spirito Infinito giungere senza impedimenti alla Luce?” [18]

Nel quarto capitolo gli effetti della droga sono suddivisi in tre gruppi:
1) “L’effetto Aromatico Volatile”: il sintomo psicologico è che ci si sente immersi in uno stato completo di introspezione. Crowley fa però notare che in questo caso l’Io e la Volontà sono assenti, e che non intende giudicare questa introspezione valida psicologicamente.
2) “L’effetto Tossico Allucinante”: è uno degli effetti che denigra dell’uso della droghe. In questo caso le immagini roteano così velocemente nel cervello generando delle immagini allucinate. Questo produce un allarme nell’Ego che può essere sopraffatto: entra quindi in gioco la Volontà che il Mago avrà addestrato, attraverso le pratiche di magia cerimoniale e della meditazione. “Guai a chi cede”, al procedere scoordinato di immagini travolgenti e fasulle.
3) “L’effetto narcotico”: genera sonnolenza.

Lo stato che più interessa l’autore, per i propri fini magici, è quello volatile. La difficoltà è stata quella di allungarne e intensificarne l’effetto (con dosi minime), il più possibile, poiché solitamente si tratta di un effetto passeggero.
Le semplici impressioni, attraverso l’uso dell’Hashish generano dei glifi esplicativi e puramente simbolici. Tuttavia, questi glifi a loro volta vengono analizzati simbolicamente generando molte altre immagini. Questo potrebbe far cadere nel secondo effetto (allucinante) e deve essere totalmente evitato.
Crowley aggiunge nuovamente che i risultati introspettivi ottenuti da lui, probabilmente, da un soggetto non educato circa il misticismo o la magia, non sarebbero stati ottenuti.

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Nel capitolo sesto, viene analizzata invece la famosa sensazione di annientamento di tempo e spazio. Il mistico britannico spiega che in realtà la sovrapposizione di glifi crea una concatenazione quasi infinita di pensieri che sembrano dilatarsi in uno spazio-temporale più vasto del solito. Questa considerazione è dedotta analizzando la percezione che varia di solito in un uomo quando legge un libro ammaliante rispetto a uno troppo stonato.
Riguardo alla distorsione spaziale scrive: “in pratica giudichiamo lo spazio in base al tempo necessario per attraversarlo, oppure dai piccoli movimenti angolari o di messa a fuoco dell’occhio o tramite la nostra esperienza generale. Se attraverso quindi una stanza, e penso un milione di cose lungo la via, la strada sembrerà immensa” [19].

Per Crowley, come per ogni studioso di Kabbalah, la facoltà raziocinante non ha la capacità di spiegare ogni mistero dell’Universo: la Natura delle cose trascende la ragione raziocinante e filosofica. Il Filosofo, infatti, è limitato rispetto a un Mistico nella comprensione di certi aspetti dell’Universo. Bisogna qui ripetere che nell’ottica di Oliver Haddo, anche il misticismo deve adattarsi a un sistema scientifico.
Nel tredicesimo capitolo viene fatta una distinzione tra fenomeni mistici non reali e reali. Nel primo caso (in cui rientrano la “visione astrale” e l’evocazione), l’Ego è ancora opposto al Non-Ego, il tempo risulta alterato ma presente e di conseguenza anche lo spazio.
Nei fenomeni mistici reali la distinzione tra Ego e Non-Ego si annienta, dando vita ad una terza coscienza che non è né la prima né la seconda; inoltre il tempo e lo spazio si annientano in seguito alla esplosiva unione.

Nei suoi esperimenti con le droghe prese fondamentalmente due importanti precauzioni e le enuncia nel decimo capitolo: (a) peculiare attenzione nella stima delle dosi; (b) un intervallo di tempo di un mese tra un esperimento e l’altro. Tuttavia poche battute dopo dichiara una certa inutilità in tali precauzioni: per il Mago britannico, la dipendenza da ossessioni (droga, musica, religione, etc.) attecchisce in determinati individui già predisposti e con una Volontà anormalmente forte.

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Tra gli intenti dell’opera figura anche un appello ai fisiologi e psicologi affermati al fine di proseguire le ricerche sugli effetti di questa droga. Una volta appurata l’azione fisio-psicologica, non resterebbe che spostare l’attenzione sui risultati speciali che si ottengono combinandola a un percorso mistico, assicurando un futuro certo alla Scienza ufficialmente accettata.

Nell’undicesimo capitolo si crea un nuovo problema riguardo al metodo per classificare gli stati della coscienza indotti dall’Hashish. Risultano inadeguati sia gli Otto Jhana, sia il sistema induista, sia quello cabalistico. L’unico sistema che sembra essere adeguato e vicino a quello psicologico occidentale è quello degli Skandha Buddhisti e delle tre forme che li negano.

Nama-Rupa è la prima percezione di un oggetto ed è considerata grossolana: notiamo il nome e la forma dell’oggetto.

Poi segue il Vedana: l’oggetto viene percepito come un gruppo di sensazioni. Crowley usa l’esempio della rosa: se in Nama-Rupa noi riconosciamo la rosa in quanto tale, qui, la percepiamo come un piacevole insieme di colori e odori. Questo per Mr. Haddo è lo stato in cui vive “the sensuous artist” (l’artista sensuale).

Poi con Sañña le sensazioni spariscono e subentra la visione fredda e senza influenza. Per Aleister è il modo di osservare della scienza.

Quindi con Sankhara l’osservatore si accorge che la sua osservazione della rosa dipende dalla sua Natura e che probabilmente un’ostrica non ne avrebbe trovato divertimento. Questa visione viene associata al modo di vivere del Filosofo.

Lo stato precedente porta al Viññanam, una situazione di pura consapevolezza. La sensazione della rosa è completamente svanita insieme all’osservatore. Qui si è oltre il velo dell’Universo. “Here live the mystic and the true artist”.

Il percorso del Buddhista comunque supera questo stadio poiché presume che la sua coscienza è falsa, poiché “definita dalle tre caratteristiche: Dolore, Cambiamento e Immaterialità”. Questo stato viene chiamato Nerodha-Samapatti.

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Riesaminando gli elementi appena esposti al lettore, Crowley dedica un capitolo a ognuno di questi stati.

“Nama-Rupa” sono le innumerevoli forme che infestano la mente dell’uomo, e quindi vi sono incluse anche i fenomeni sensoriali e le immagini della memoria, insieme alla visione di fantasmi astrali (solitamente visti senza riflessione su di essi). Naturalmente in questa categoria rientrano anche le forme che compaiono in risposta alle evocazioni di Magia Cerimoniale, che rispetto a quelle astrali sono più solide e quindi più pericolose.

Al Vedana vengono attribuite le visioni di tipo “devozionale”. Tuttavia queste visioni sono ancora troppo basse e piene di sentimenti, che anche se puri, macchiano l’immagine. A questa categoria viene attribuita una sorta di Conoscenze e Conversazione con il Santo Angelo Custode [20] inferiore, che potrebbe preparare a una successiva unione. Le corrispondenze con l’Hashish le trova riguardo all’esperienza di forti emozioni: un elemento rintracciabile anche nelle descrizioni di Ludlow e di De Quincey (quest’ultimo riguardo l’oppio).

Nel Sañña affiorano i pensieri negativi che non provengono dalla memoria o dal dolore e pertanto non possono essere zittiti facilmente: necessitano di essere affrontati. Bisogna concentrare la mente attivamente verso il giusto funzionamento. La naturale conseguenza sarà una sensazione di sconnessione dei fenomeni e dell’Unità di coscienza dell’osservatore.

Riguardo al Sankhara lo stesso Crowley inciampa nella difficoltà di trovare parole adatte a descrivere lo stato. Rimando pertanto al testo originale chi fosse interessato.

Nel Viññanam “l’uomo si è costruito in Dio” [21]. Questo stato, secondo Aleister, può essere raggiunto facilmente con l’aiuto dell’Hashish soltanto dall’allievo predestinato. Il praticante è divenuto schiavo delle proprie illusioni, e anche se libero dalla concezione di spazio e tempo, rimane comunque un essere fisico e pensante, al riguardo scrive: “tutto ciò che hai fatto è stato armonizzare e saldare tutte le bugie e le illusioni in una universale menzogna”[22]. Questo stato corrisponde anche alla Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode.

Nerodha-Samapatti trascende il piano del pensiero, il Mago ne parla nel XIX capitolo, concludendo che tutto ciò che ne dice a riguardo l’ha soltanto sentito dire da altri e non l’ha sperimentato realmente, tuttavia formula l’ipotesi che si tratti di un fenomeno che non rappresenta finalità.

Il saggio termina con un invito al lettore per studiare il proprio cervello sulle linee stabilite, “possibilmente con l’aiuto di un po’ di hashish o qualche migliore espediente fisico”.

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BIBLIOGRAFIA
Aleister Crowley, “Magick”, trad. Alfredo Pollini, ed. Astrolabio, 1976.
Aleister Crowley, “The Psychology of Hashish”, The Equinox vol. I n° 2, 1909.
Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”, ed. Mediterranee, 2006.
Richard Kaczynski, “Perdurabo: The life of Aleister Crowley”, North Atlantic Books, 2002.
Marco Pasi, “Aleister Crowley e la tentazione della Politica”, Franco Angeli, 1999.
PierLuigi Zoccatelli, “Aleister Crowley: Un mago a Cefalù”, ed. Mediterranee, 1998.

Articoli
Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowely”, 2000.
Alberto Samonà, “Il maleficio del degrado sulla’Abbazia di Thelema, la culla del satanismo”, pubblicato su Libero, 21 luglio 2013.

LINKs
Ac2012.com
The-equinox.org

NOTE
[1] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 13.
[2] L’Abbazia di Thelema fu la casa “magica” in cui Crowley visse dal primo aprile 1920. Qui formò il suo nucleo attivo con cui iniziò a diffondere la dottrina di Thelema. Tra i motivi dell’espulsione dall’Italia, c’è anche il fatto che in paese iniziarono a girare voci intorno a riti orgiastici praticati nella casa e al costante giro di droga, che era fornita a chiunque ne volesse fare uso. (Cfr. Alberto Samonà, “Il Maleficio del degrado …”).
[3] Cfr. Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”; pag. 227. Nel testo viene inoltre riportato che i commercianti locali fecero una raccolta firme per far ritornare il mago, poiché l’Abbazia aveva incrementato notevolmente l’attività locale. Rimando a questo testo per gli altri retroscena in cui fu coinvolto l’occultista britannico.
[4] La poesia è scritta in Italiano ed è tratta da “Songs for Italy” di Aleister Crowley, 1923.
[5] Cfr. “Top 10 Crowley Myths which are Actually True”, fonte: http://ac2012.com/2012/08/05/aleister-crowley-myths-actually-true/
[6] Cfr. Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[7] The Equinox: The Review of Scientific Illuminism è una serie di pubblicazioni ufficiali dell’organo dell’A∴A∴ (ordine magico fondato da Aleister Crowley) e di materiali importati dall’O.T.O.. Le pubblicazioni iniziarono nel 1909 e l’ultimo volume è stato pubblicato nel 1998. Il primo volume è formato da 10 numeri; il secondo volume non è stato mai realizzato per motivi simbolici (rappresenta un periodo di silenzio); il primo numero del terzo volume è chiamato The Blue Equinox; gli altri numeri del terzo volume sono testi ufficiali pubblicati da Crowley; il volume quattro è formato da due numeri, il primo è principalmente un commentario al Sacro Libro di Thelema (Liber Al Vel Legis), e il secondo numero è principalmente un commentario a The Vision and the Voice.
[8] Edward Whinery fu un noto Chimico Farmaceutico che aiutò nella fondazione della Chemists’ Assistants’ Union nel 1898.
[9] Nel 1908 lo scrittore britannico W. Somerset Maugham pubblicò un testo intitolato “The Magician”, in cui il protagonista aveva il nome di Oliver Haddo. Crowley riconobbe la propria storia intessuta in quella del protagonista, ne fece una recensione intitolata “How to write a Novel” su Vanity Fair (una rivista britannica pubblicata dal 1868 al 1914) con lo pseudonimo di Oliver Haddo, accusando l’autore di aver plagiato vari testi.
[10] trad. La psicologia dell’Hashish. Con un tentativo di nuova classificazione attraverso gli stati mistici della mente conosciuti da me, con un appello all’Illuminismo Scientifico.
[11] Il Liber Al Vel Legis è il testo Sacro di Thelema. Secondo Aleister Crowley il libro gli fu dettato da un’Entità disincarnata di nome “Aiwass”, si compone di tre parti dedicate alle tre divinità thelemiche Nuit, Hadit e Ra-Hoor-Khuit. Questo testo non venne comunque preso in considerazione prima del 1909, anno in cui a detta dell’autore fu ritrovato.
[12] “Few have dared to crush in arms of steel this burning daughter of the Jinn; to ravish from her poisonous scarlet lips the kisses of death, to force her serpent−smooth and serpent−stinging body down to some infernal torture−couch, and strike her into spasm as the lightning splits the cloud−wrack, only to read in her infinite sea−green eyes the awful price of her virginity — black madness”.
[13] “I possess the advantage not only of a prolonged psychological training, a solid constitution, a temperament on which hashish acts by exciting perception (Sañña), quite unalloyed by sensation (Vedana) and a perfect scepticism; but also of more than an acquaintance with ceremonial drunkenness among many nations and with the magical or mystical processes of all times and all races”.
[14] “It may fairly be retorted upon me that this unique qualification of mine is the very factor which most vitiates my results.”
[15] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 430.
[16] Il Samadhi nello Yoga è la “coincidenza” del pensiero e dell’oggetto pensato, ovvero del Soggetto e dell’Assoluto. È il fine ultimo della meditazione.
[17] Cfr. nuovamente Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[18] “Meditation therefore annoyed me, as tightening and constricting the soul. I began to ask myself if the “dryness” was an essential part of the process. If by some means I could shake its catafalque of Mind, might not the Infinite Divine Spirit leap unfettered to the Light?”
[19] “In practice we judge of space by the time required to pass through it, either by the small angular or focussing movements of the eye or by our general experience. So that if I cross a room, and think a million thoughts on the way, the room seems immense”.
[20] La Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode è un’operazione che consiste nell’entrare in rapporto con la parte divina e silenziosa presente in se stessi. È uno dei risultati più importanti e necessari a un Mago secondo Crowley. Durante la permanenza a Cefalù redasse il Liber Samekh, che contiene il metodo da lui utilizzato per entrare in contatto con questa entità.
[21] “…the man has built himself up into God”.
[22] “All thou hast done is to harmonise and weld all the lies and illusions into one universal lie”.