Fenomenologia della fine – Intervista a Nicola Bertellotti di Emilia Barbato


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Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Tutto è nato dalla mia passione per i viaggi, avevo bisogno di trattenere le emozioni una volta tornato a casa ed ho scelto il linguaggio fotografico. La volontà era quella di creare un racconto per immagini.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti?

La mia ricerca ormai riguarda quasi esclusivamente il tempo divoratore che cambia i connotati agli ambienti del nostro vivere quotidiano e sono proprio le storie racchiuse in ognuno di questi luoghi ad interessarmi. Intravedere tra gli strati di polvere parvenze di vite passate.

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Inediti di Cristiano Crastolla (proposta di Emilia Barbato)


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Cristiano Crastolla è nato a Varese nel 1978. Vive in Puglia. Lavora per R.f.i. Si arrende alla poesia, cominciando a produrre versi, all età di 20 anni. Attualmente pubblica all’ interno di gruppi come In.Arte.Poesia e BIBBIA D’ASFALTO.

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Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Kylli Sparre


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Kylli Sparre giovane artista olandese che gioca con la manipolazione delle immagini.

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Natura di Angelica D’Alessandri

Cornucopia radiosa
Danzante nei boschi

Musica gelida scopre te stessa
Solchi giorni mai vissuti
E vite mai nate

Intrisa di saggezza
Riveli colori
E trasformi ricordi;
Nel presente fiorisci

Insinuandoti in me
Mi nutri di gioia.

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Immagino di Elina Miticocchio

parole dal cuore cadute a stendere teli azzurri
parole di vento. Parole di splendore

c’è polvere di rose nell’aria
un piccolo canto
desta la luce

scucita è la conchiglia del mattino
nell’intatto tessuto delle ore

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Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mirjam Appelhof


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Mirjam Appelhof artista che nasce e vive nei Paesi Bassi.
Ha iniziato a lavorare con la fotografia per tradurre i sentimenti interiori, immagini che la riflettono.
Le sue immagini non sono mai ferme, dice che il movimento continua nel tempo.
Per creare usa Photoshop, ma anche ama dipingere sulle sue immagini o utilizzare materiali diversi.

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Poesie di Gabriella Montanari (Emilia Barbato)


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Gabriella Montanari
(1971, Lugo di Romagna)

Laureata in lettere moderne all’Università di Bologna e diplomata in pittura presso la Scuola d’Arti Ornamentali San Giacomo di Roma, è poeta, scrittrice e fotografa. Traduttrice di poesia e narrativa dal francese e dall’inglese, collabora con riviste di critica letteraria, d’informazione e d’arte italiane e francesi.
È co-fondatrice e direttrice editoriale della casa editrice WhiteFly Press (Ravenna http://www.whiteflypress.com).
Esordisce in poesia con la raccolta Oltraggio all’ipocrisia– Prefazione di Dante Maffia (seconda classificata al Premio R. Farina, 1° Davide Rondoni, 3° Sauro Albisani) per le edizione Lepisma di Roma (2012), a cui ha fatto seguito Arsenico e nuovi versetti(La Vita Felice, Milano, 2013 – Prefazione di Lino Angiuli) e Abbecedario di una ex buona a nulla (Rupe Mutevole Edizioni, Parma, 2015 – Prefazione di Enrico Nascimbeni). Sue poesie, racconti brevi e traduzioni sono raccolte in antologie italiane e internazionali.
Attualmente vive e opera tra l’Africa (Togo) e l’Italia.

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La scala Jones di Domenico Caringella


ph Ernst Haas

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A quell’ora la casa era ancora fredda e Jones, nel suo pigiama blu di ordinanza, si riscaldò alla fiammella azzurra del fornello della cucina, un attimo prima di metterci su la caffettiera.

Tre minuti più tardi, in un gesto d’amore fuori tempo massimo, portò il caffè a letto a chi, ormai ricambiata, da molto tempo non lo amava più.

Subito dopo, nel corridoio, abbracciò Jane, la figlia che amava dal primo istante in cui era venuta al mondo davanti a lui. A colazione sorrise a Beth che Jones, incapace di darsi una spiegazione logica, amava impercettibilmente meno di Jane. Si sarebbe tuffato tra gli squali per entrambe, ma solo per Jane senza il minimo dubbio; per Beth sarebbe incappato in una di quelle esitazioni che possono fare la differenza tra una tragedia imperdonabile e il sollievo, tra una storia terribile e un eroico pezzo di mitologia familiare.

Alle otto e mezza, in strada vide la donna che nel profondo del suo cuore e della sua testa aveva sempre amato, e che ignara gli accennò un saluto e un sorriso.

Mentre guidava gli telefonò la donna che lo amava più di ogni altra. Quando riattaccò, una mano sul volante e l’altra che riponeva il cellulare nel taschino della giacca, pensò che dopo tutti quegli anni la voce di sua madre suonava allo stesso modo.

In ufficio, mentre accendeva il terminale, guardò l’orologio sulla parete davanti a lui e calcolò le quattro ore che lo separavano dalla donna che amava adesso senza però riuscire a farlo come avrebbe davvero voluto.

Scriveva, le parole si materializzavano davanti a lui sullo schermo luminoso, e si chiese se si sentisse solo oppure no. Un dubbio che non lo assalì, ma semplicemente lo attraversò, in apparenza senza lasciare traccia.

di Domenico Caringella

Poesie di Elio Grasso


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Testi scelti da “E giorno si ostina”

da Il sangue è questo

III

Anche tu hai il futuro nel corpo
le radici che spuntano dalle dita
di barbara consistenza seminando
i nomi dei paesi in tutto il ventre

durante l’urto e il bacio cedendo
all’identico cielo dopo i due mari
e tutto apri in quell’unico attimo
poiché su terra di stirpe antica vai.

V

La bocca il suo scatto di vergine
scuote il sangue fin dove riporta
nella promessa negli anelli stellati
che placano in due mani il tumulto

così attende il fruscio delle sete
l’amore suggellato dalle sue linee
della fortuna queste gambe di rosa
soffiata di decise nascite congiunte.

***

da La realtà cresce

I

La realtà cresce durante gemiti smaglianti
ma stendersi nuda e decorata fa nuotare
nel vuoto della bilancia secondo regole

amorose e rugiade appena contratte sul
lenzuolo proprio lì dove raccogli il seme
dalla parete esperta di notti già oscurate

oggi appuntite di scalpori di unghie gesti
onnivori però quanto torpore si trova
nel tuo abbondante braccio intemperante.

IV

La realtà cresce durante destini smaglianti
talvolta dentro la brina passando capelli
fra le dita del cuore segreto la sua danza

fra il nulla quel premere dell’esteso fondo
a rivedere scoppiare i fuochi disegnando
l’anima dispersa nello stomaco creato

così è il rumore delle nascite fondendo
pieghe e pensieri ma quanti sono gli anni
vapore della storia l’enfasi della sostanza.

***

da Il lavoro della donna

III

Veste del ventre quel prodigio che ora
trascende l’onda la tintura sulle spalle
ovvero la caduta dei frutti su lei china

a interi crepuscoli bruciati nelle notti
scendendo fino ai miracoli dati all’aria
della terra e lungo le sorti dei fili marini

volendo leggere qui dentro sorgono dita
se qualcosa del precedente tempo morde
bisogna riprendere a vedersi dilagando.

V

Verso l’intero sangue spalmare finendo
la solitudine dietro le spalle raccolte
questo stimolo della speranza viene

contro l’anima interminabile l’argilla
nella stanza per le prime foglie rese
alle snervate violenze della penombra

ma vai previdente di parole lastricate
perfetta nel dire ovvero questo discanto
delle sole mani curate mani già state.

***

da Ogni volta la poesia

I

Perché ogni volta la poesia si ravvede
ogni volta i capelli vanno al primissimo
piano rispondendo alla ruga della terra
della dovuta mano sotto la pelle ansante

rispetto del fuoco prima di andarsene
sull’orlo però questa voglia d’abitante
divampando trova anche la porta madre
parete feconda radici di ogni sua strada.

IV

Perché ogni volta la poesia si contende
i gradini della casa sua libera scelta sul
letto più fondo e citando la sola e nuda
cortesia per il morbido senza malattia

basterebbe la storia di un dio insistente
per l’insonnia e la rivoluzione carnale
seguente la mano nervosa sul telefono
la snella oscillazione d’altra fiorita cosa.

***

da E giorno si ostina

I

E giorno si ostina sapendo ostinarsi
la macchia la febbre ardenti venature
viste e corrose perché funziona l’arte
del sonno vicino alla colonna vertebre
accurate per il coltello sistemando
la casa l’incasellato silenzio le mani
composte dove scivola via quel peso
incenerito nel gran potere del giorno.

VI

E giorno si ostina saltando sul corpo
la sua idea di saldare il rigoglioso
frastuono dell’inguine alla bocca
mai ritorta in metafisica sostanza
ma stava nel calore come un cane
cosa sapeva della morte del sangue
futuro sapendo il misfatto carnale
avvilupparsi al futuro atterrandolo.

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Biografia

Elio Grasso è nato a Genova nel 1951. Poeta, critico, ha pubblicato le raccolte di poesia Teoria del volo (Campanotto, 1981), Avvicinamenti (Ripostes, 1983), L’angelo delle distanze (Edizioni del laboratorio, 1990), Nel soffio della terra (Guardamagna, 1993), La prima cenere/Conservatori del mare (Edizioni del laboratorio, 1994), La soglia a te nota (Book, 1997), L’acqua del tempo (Caramanica, 2001), Tre capitoli di fedeltà (Campanotto, 2004), E giorno si ostina (puntoacapo editrice, 2012), Varco di respiro (Campanotto, 2014). Del 1988 la silloge Il naturale senso delle cose (nell’antologia di Vanni Scheiwiller “All’insegna del pesce d’oro”, 1989, Premio Montale per l’inedito).
Ha tradotto Four Quartets di T.S. Eliot (Palomar, 2000), una scelta dei Sonetti di W. Shakespeare (Dell’amore, Barbès, 2012), 18 poesie di E. Carnevali (Ai poeti e altre poesie, Via del Vento, 2012). Ha curato un’antologia dallo Zibaldone di pensieri di G. Leopardi (Un solido nulla, Pirella, 1992).
Per Effigie ha pubblicato nel 2015 il romanzo Il cibo dei venti.
Scrive soprattutto per le riviste “Poesia”, “Steve”, “Italian Poetry Review”, “Gradiva”. E’ stato tradotto in inglese da E. Di Pasquale, in francese da J.-B. Para, in rumeno da E. Macadan.

Poeta proposto da Emilia Barbato.
Poesie scelte da Antonella Taravella