Intervista a Sureeyapon Sri-ampai in arte MENOEVIL


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Benvenuto su Words Social Forum, Sureeyapon Sri-ampai!

Welcome Words Social Forum, Sureeyapon Sri-ampai!

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Ciao. Mi chiamo Sureeyapon Sri-ampai (Bangkok, Thailandia 1976) Sono un artista visivo specializzato in fotografia d’arte. Ho iniziato a fare fotografia quando avevo 15 anni e nel 1994, ho deciso di studiare fotografia e prendendo il B.F.A (fotografia) presso l’Università Rangsit. Ho tenuto diverse mostre dal 1996 ad oggi. Incluse mostre come singolo, mostra collettive e come artista ospite. E mi son ripromesso di dedicare la mia vita alla fotografia.

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Hello. My names Sureeyapon Sri-ampai (b. Bangkok, Thailand 1976) I’m a visual artist specialized in fine art photography. I started out doing photography when I was 15. In 1994, I decided to study in photography and received B.F.A (photography) degree from Rangsit University, and held several exhibitions during 1996 to present. Included solo works / group exhibition / guest artist. And promising myself to devote my life to photography.

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Poesia Visiva: dal colpo di dadi di Mallarmè all’esperienza grafica-poetica di Bertollo


Certi incontri aprono porte – orizzonti che non hanno niente di piccolo e segreto, ma al contrario sono interi continenti da esplorare anche solo con curiosità, quel nuovo che avanza,ma che tanto nuovo non è, che in parte ti spinge al saperne, per scoprire quello che ci circonda ed è evoluto, così capisci che la poesia visiva non è proprio una pratica così giovane, ma ci sono i primi accenni nel Medioevo – ma anche in età greca-romana e precedentemente ancora – sono attestati esempi produttivi ‘verbo-visiva’.
Fino ad arrivare al Rinascimento, al Barocco e poi nel Settecento dove troviamo tantissimi esempi di integrazione ‘verbo-visiva’, (Della Porta, Rabelais, Raimondo De Sangro ecc.) mentre,dall’Ottocento, con nomi come Bernowinus, Scotus, Maurus, Da Fiore ed il fenomeno non solo s’allarga, ma acquista anche la consapevolezza, giungendo ad autori come Mallarmé , con quel suo testo conosciuto da pochi, “Un coup de dés n’abolira jamais le Hasard”[Un colpo di dadi mai abolirà  il caso], dove il versificare non è nella canonica forma di lettura e impostazione, ma si disloca in spazi – gradini – a destra/sinistra o al centro della pagina, creando suggestioni ed emozioni e poi Apollinaire, (altri nomi Kassak, Breton, Tzara, Picabia, Van Doesburg, Balla, Morgenstern ecc) unanimemente considerati i veri fondatori delle ricerche ‘verbo-visive’ prodotte durante il Novecento.
Dagli inizi‘dada-futuristi’, fino ad alcune personalità isolate, è un fiorire di ricerche ed il fenomeno è di ampiezza planetaria: spicca il contributo meso-sud americano, ma si distingue anche l’Europa, mentre, a partire dagli anni Sessanta, sarà proprio l’Italia che fiorirà una stagione d’interessantissime proposte sul tema.
In particolare, tre i centri produttivi, Firenze, Genova e Napoli, che nell’ambito delle ricerche ‘verbo-visive’ forniranno contributi veramente decisivi.
Imprevedibile nel suo aspetto con la rottura visibile del sintattico e del sistema graficotradizionale, il poema riprendeva il dialogo sospeso trent’anni prima in “Igitur” con un punto interrogativo, risolvendo il dubbio metafisico di allora con una radicale negazione.
La sua influenza sulla produzione poetica posteriore, francese e europea fu grandissima, ispirò i dadaisti, i futuristi, gli ermetisti italiani e i ‘poeti visivi’ del dopoguerra. I futuristi hanno imparato da Mallarmé l’uso delle interlinee, dei corpi tipografici e di altri espedienti tecnici. Gli ermetisti hanno appreso il valore del silenzio come cassa di risonanza attorno alla voce, cioè gli spazi bianchi attorno alle parole scritte. I ‘poeti visivi’ hanno spinto queste conseguenze fino a ridurre la poesia a puro segno, figura, a un messaggio che non può più essere letto.

Apollinaire

Apollinaire

Mallarmé-Un-coup-de-dés

Stephane Mallarmé

Il Fenomeno della “Poesia Visiva”  nasce all’interno della Letteratura cosidetta “sperimentale” per un’urgente necessità di uscire dallo spazio chiuso della pagina stampata e di confrontarsi con il mondo (quello del linguaggio, soprattutto) per svelarne la sua totale accademicità, il suo status reazionario, la sua tendenza a stabilire le regole e confini inattaccabili. La “Poesia Visiva” era ed è anarchia e rivoluzionaria, ironica e bastarda, trasgressiva e infedele.

Mi stupisce che a distanza di quarant’anni nessun studioso abbia ancora avuto il coraggio di affondare il coltello nella piaga, la penna sul foglio, il dito sulla macchina da scrivere o la tastiera del personal computer, per tentare un’analisi minima del più importante movimento culturale dopo la seconda guerra mondiale.

La “poesia visiva” è un fenomeno di “arte totale”. Il “Poeta visivo” circola impunito tra le varie discipline maneggiandole a suo piacimento; se ne va “da un’arte all’altra” con estrema indifferenza; è scrittore, editore, produttore, attore, performer, cantante, filmaker e talvolta anche pittore e scultore. E’ stato ed è critico d’arte per se stesso e per i suoi amici; gli piacciono il vino, le donne e il convivio. E’ “naturalmente” eterosessuale. Non ha paura della morte perchè, come scrive Bory, “crede incessantemente nell’eternità”.

Nononostante quarant’anni di difficoltà economiche e di isolamento istituzionale, i Poeti Visivi Migliori ( I “Sommi Capi”) sono ancora quasi tutti presenti all’appello (dove siete Paul de Vree, Seichi Niikuni, Kitasono Katue?) e sempre più desiderosi di caratterizzare l’inizio del XXI° secolo.
Ancora e sempre “Viva la Poesia Visiva ! ” dunque che, come dice Gianni Bertini in un suo scritto del 1972. è la “Poesia dei Vivi”.

P.S. La Poesia Visiva ha quarant’anni e se li porta bene. I suoi autori sono giovani rampanti o vecchietti arzilli. Di morto c’è ben poco a parte qualche amico.
Abbiamo già battuto la durata del Futurismo: 35 anni tra il 1909 e il 1944.
Stiamo battendo tutti i record possibili per un movimento di avanguardia e neoavanguardia. Riusciremo a battere la longevità dell’Impero Ottomano? Quarant’anni di insuccessi non sono pochi.
Ma l’insuccesso è la nostra felicità.

(tratto da Poesia Visiva Volume I/II – Ottobre 1992) Sarenco, La Poesia Visiva per Sommi Capi

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Marinetti

Marinetti

Associare immagini e parole è più familiare nella contemporaneità ma anche nelle avanguardie, specialmente nella visione futurista di libertà totale, al di là di ogni limite pragmatico, dei processi mentali di libera associazione di idee. Partendo da qui, la poesia visiva trova nella rivoluzione tipografica e nel libero uso dei caratteri tipografici stessi un mezzo di espressione efficace per la visualità della parola.

Il Futurismo si fa anticipatore di questo nei tre scritti elaborati da Filippo Tommaso Marinetti tra il 1912 e il 1914 che teorizzano la tecnica delle ‘parole in libertà’. Si prevede, la distruzione della sintassi e la disposizione casuale dei sostantivi unitamente all’utilizzo del verbo all’infinito al fine di fornire un senso di continuità con il lettore.
L’onomatopea, figura retorica che vuole riprodurre il rumore così come viene avvertito, diventa chiave espressiva del paroliberismo.

Arrivando ad una rivolta verso la compostezza della pagina che vede l’impiego di diversi colori e caratteri e corpi tipografici. Come modello c’è il volume marinettiamo Zung tumb tuuum edito Edizione Futuriste milanesi nel 1914, il cui titolo tramite onomatopea vuole riprodurre il rumore di un obice, arma da fuoco di grosso calibro, usata durante il conflitto bulgaro-turco cui Marinetti nel 1912 partecipa.

«[lo] stile analogico è […] padrone assoluto di tuta la materia e della sua intensa vita. / […] Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle strette reti d’immagini […] lanciate nel mare misterioso dei fenomeni. […]/ Noi inventeremo ciò che io chiamo l’immaginazione senza fili» (Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto tecnico della letteratura futurista, Milano, Direzione del Moviemnto Futurista, 1912, pp. 48-49, 53).

Giancarlo Pavanello - 2009

Giancarlo Pavanello – 2009

In Italia la Poesia Visiva nacque all’interno delle riflessioni intellettuali e culturali delineate, ma a livello più concreto si può generalizzare ripercorrendo le tappe fondamentali delle dispute estetiche e artistico/linguistiche dalle sperimentazioni linguistiche e poetiche de “I Novissimi” del “Gruppo 63” e del “Gruppo 70”.

Tra gli anni 80 e gli anni 90 si crea un’area di ricerca che sperimenta tra scrittura, visualità e nuovi media, sviluppando in modo molto differenziato temi del Futurismo, della poesia concreta, della poesia sonora e visiva. La produzione è varia e spazia dal video analogico a quello digitale, dalla computer grafica all’elaborazione digitale acustica, all’installazione. Nasceranno la videopoesia, la computer poetry, CD ROM di poesia e vari ambienti interattivi e ipermediali, anche on line.

Armando Bertollo

Armando Bertollo

armando bertollo 2

Le pagine di scrittura e segni che Bertollo organizza con grande senso dello spazio, intensa lucidità mentale e profonda capacità di significazione visiva, si inscrivono direttamente e perfettamente all’interno di quella mappa progettuale che si richiama ai concetti di poesia totale: teorizzata, indagata e praticata, con entusiasmo e lucidità, da Adriano Spatola. Una poesia di ricerca contemporanea che in Bertollo ha tanto più valore perché egli vi inserisce delle cellule di linearità pensante che indicano (ma non obbligano) un percorso: uno fra i tanti che si rendono possibili al lettore. Siamo quindi di fronte non solo a una poesia, ma a un’opera complessa che mette in campo, in primo luogo, la percezione della vista come “possibilità di lettura, ma non ancora capacità “; poi la voce (anche quella silenziosa di chi legge per sé), dove “vista e voce giocano con la loro influenza”; e, a un altro livello, il pensiero che ne sostiene la significazione e l’impianto globale in una “esperienza individuale che può diventare esperienza del linguaggio”; infine la segnicità pura che sembra urtare l’equilibrio, quando invece Io tiene stabilmente instabile “con il ritmo e il respiro, che discendono dal primo punto come eco”. L’autore, quindi, si affida a parole delineate e aggrappate a linee che divergono o convergono, vanno a zig zag, tratteggiano e si spezzano e sembrano proporre dei percorsi mentali in varie direzioni, che il lettore può decidere di seguire subito o in un secondo tempo, scegliendo in modo autonomo la propria via.
Il testo è allora disponibile ad affermare e afferrare un senso anche doloroso, non solo estetico, perché “si nasce da una ferita” e “ci si deve porre con la disponibilità di esserne i custodi”. Ed è sorprendente come, all’interno di questa sperimentazione totale, Bertollo attivi e incorpori tra le sue forme visive e sonore, nello spazio bianco della pagina (più che mai importante), l’accoglienza di un senso etico/poetico abitato da una lettura pensante, mai degradato a utilità, mai bloccato o afferrato o violato da un unico significato, iniziale o finale che sia. Il senso è sempre (ed ecco il “teatro” del titolo) re-interpretato e riconosciuto. Bertollo lo dice esplicitamente: “… gli elementi segnici e sonori si attivano, diventano Teatrino, esibizione della loro forma”: orma e ombra dell’esperienza. E infatti, la spazialità sonora, che si fa parola aperta, concede a chi legge le flessioni di un andamento che si trasforma (nella terza parte del testo) in un dialogo tra due corpi astratti, all’interno di stralci di realtà strappati e rimessi in scena. C’è, alla fine, una necessità di ricerca, nel mutamento poetico, tesa a fare di ogni scelta, di ogni sguardo sull’opera, una vertigine.

postfazione di Giorgio Bonacini a “Il Teatrino della scrittura” di Armando Bertollo

Elsa Von Freytag Loringhoven: the dada protopunk poet (1874–1927)


Elsa von Freytag-Loringhoven – “the only figure
of our generation who deserves the epithet
extraordinary“
Margaret Anderson, Editor of the Little Review
baroness

« Non posso entrare in un bordello, voglio dedicarmi all’arte »  – Elsa Von Freytag Loringhoven –

 «La baronessa non è futurista: lei è il futuro».  – Marcel Duchamp –

«La baronessa era come Gesù Cristo e Shakespeare fusi in un tutt’uno» Berenice Abbott

«Con gesto regale, aprì i lembi dell’ impermeabile scarlatto. Era in piedi davanti a me, nuda o quasi. Sopra i capezzoli aveva due minuscole lattine di pomodoro legate da un cordino verde dietro la schiena. Tra le due lattine pendeva una piccolissima uccelliera con dentro un canarino vivo e desolato. Un braccio era coperto dal polso alla spalla da anelli di celluloide per tende, che poi confessò di aver rubato nel reparto di arredamento dei grandi magazzini Wanamaker. Si tolse il cappello che era stato decorato in modo grazioso e appariscente con carote dorate, barbabietole e altri ortaggi…»  George Biddle , 1921

 “ Era vestita di rosso, un kilt scozzese appena sotto il ginocchio, una giacca bolero con maniche ai gomiti e le braccia coperte da una quantità di dieci-cento bracciali colorati in  argento, oro e  in bronzo, verdi e gialli. Indossava alte ghette bianche con una fascia decorativa per mobili intrecciata treccia intorno al petto. Appesi al suo busto c’erano due teiere. Sulla sua testa portava  un nero O’Shanter tam di velluto con una piuma e cucchiai vari, tra cui  lunghi cucchiai da gelato. Aveva enormi orecchini d’argento opachi e sulle sue mani portava molti anelli. I suoi capelli avevano un colore simile a quello di un cavallo baio. (Guerra dei miei anni Trenta, New York: Covici, Friede, 1930)

“ Indossa un secchio per carbone come cappello, una grattugia per verdure come spilla, lunghi cucchiai da gelato per orecchini e due teiere al posto del reggiseno. Così ornata indossava spesso un vecchio cappotto di pelliccia, o semplicemente una coperta messicana. (Life between Surrealists  New York: Holt, Rinehart e Winston, 1962)”

In uno dei suoi quaderni personali, la baronessa aveva elencato ciò che portava in visita all’ambasciata francese a Berlino:

” Indossavo  una grande  torta di compleanno sulla mia testa con 50 candele accese fiammeggianti, mi sentivo proprio così coraggiosa e irresistibile! Sulle  mie orecchie avevo orecchini fatti con prugne secche . Inoltre avevo messo  più francobolli come marchi di bellezza sulle mie guance dipinte color smeraldo e le mie ciglia erano fatte di penne dorate porcospino; questo per  civetteria nei confronti del  console. Inoltre portavo  alcune corde di fichi secchi intorno al mio collo per dargli modo di succhiarli al mio ingresso all’ambasciata.”

Djuna Barnes dà della baronessa una fotografia  in “Come gli abitanti del villaggio si divertono”  articolo  apparso a New York nel 1916:

” Esce da un taxi con settanta cavigliere tintinnanti color  nero e viola ai suoi piedi secolari, una busta per lettere di spedizione all’estero e un francobollo posato sulla guancia, una parrucca color d’oro e porpora ricavata dai fili di un grosso cavo che un tempo serviva per ormeggiare le imbarcazioni provenienti dal lontano Chatay, metafora di un sempre perpetuo ritorno a lei come un porto e  sgargianti pantaloni rossi ;  sembra un alieno umano antico su cui sono state scritte tutte le follie di una generazione passata. “

 

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Nevrastenica, cleptomane, omofoba nonostante la sua bisessualità, antisemita nonostante l’amicizia con moltissimi amici ebrei, delirante, giocosamente oscena , dissacrante, spregiudicata. Impossibile ricordare l’esistenza di un’altra personalità dell’epoca che potesse solo vagamente assomigliarle  nel suo proporsi  anche come poeta ,performer, artista . Elsa Von Freytag Loringhoven , la baronessa dal nome impronunciabile, viene a tutto tondo celebrata oggi come la regina del Dada. Lei, la rivoluzione sessuale ed artistica l’aveva fatta già ai primi del 900′.  E’ stata  un’artista appassionata , furiosa con il linguaggio e la vita , un’artista autentica che  lontana dalla volontà di assumere buffi atteggiamenti di ribellione , ha prodotto e lasciato a noi  un lavoro fin troppo intimo ed indimenticabile. Un’artista che anticipa di ben settanta anni i movimenti punk londinesi, la body-art, il design, i collage , scultura e le installazioni fatte con oggetti rubati o trovati per strada nella spazzatura.  La sua poesia si legge come un potente  monologo con se stessa , un flusso di pensieri rabbioso , tempestoso , spietato, radicale in cui spesso ci si ritrova a sorridere per come scimmiotta il linguaggio del profeta-poeta ed i politici del suo tempo  o a rimanere totalmente disarmati  per come vede la figura di Dio che dissacra dipingendolo come un ” cuore di lupo dalla brama di diseccare tessuti “.Poesia la sua anche erotica in cui spesso parla di  eiaculazione, orgasmi e sesso orale.  Poesia passionale e appassionata  che da un certo punto in avanti riflette anche la sua  paura per la morte . Ci troviamo così spesso davanti a poesie che esprimono un tentativo rabbioso e malinconico di dominare questa paura , di lottare  con la sua anima inquieta che chiama ” animale di ghisa ” , ” rospo dorato ” , la sua mente creativa e volitiva che chiama ” cathedral “. Poesia accompagnata da schizzi e disegni , poesia che spesso viene rappresentata graficamente.

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Una vita estrema , intensa , libera ma anche dolorosa , con i suoi matrimoni improvvisati , gli inseguimenti della polizia per i suoi furti continui , le nottate passate nelle balere a recitare poesie con i marinai, i suoi spettacoli porno e l’ estrema povertà . E’ stata una figura d’avanguardia sulla scena artistica di New York dell’epoca in cui è stata la musa di Man Ray, amica di Marcel Duchamp , William Carlos William ed Ezra Pound ad ognuno dei quali , come riportano i giornali dell’epoca non mancò di fare avances sessuali. Una delle riviste più  alternative del tempo ” The Little Review ” consideravano Elsa Von Freytag Loringhoven una delle più importanti artiste del loro tempo. Gestita da una coppia lesbica molto chic , non mancavano mai di pubblicare le sue bizzarre ed incomprensibili poesie insieme alle puntate dell’Ulisse di Joyce con conseguenti sequestri e multe.  La sua biografa Irene Gammel in Body Sweats,  sostiene che il famoso orinatoio di Duchamp fosse proprio di Elsa Von Freytag Loringhoven.  Tradurre e riassumere il lavoro di Elsa Von freytag Loringhoven non è stata facile impresa. Il suo linguaggio poetico  non è solo contaminato da termini tedeschi essendo proprio il tedesco la sua lingua madre , ma anche  dal suo coniare neologismi spesso incomprensibili. Ecco che quando  si stanca di parole esistenti crea parole nuove come ” Kissambused ” , ” Phalluspistol ” ” Spinsterlollipop “.  E daltronde nel fare tanta fatica per  tradurla , ci ha dato conforto la parola del suo editore ” E’ come se scrivesse da una cavità della lingua inglese che nessuno ha mai aperto “. Estremamente litigiosa, caustica, umorale, bizzarra e imprevedibile ne fecero di lei una figura incantatoria ma anche evitata. Traducendola non mancano invettive e critica sarcastica nei confronti di altri artisti . In una delle sue poesie  ” Graveyard Sourraunding Nunnery ”  prende in giro Marcel Duchamp chiamandolo Marcel Dushit :

“Graveyard Surrounding Nunnery”

When I was
Young — foolish —
I loved Marcel Dushit
He behaved mulish —
(A quit.)

Cimitero che circonda un convento

Quando ero giovane — stupida —
Amavo Marcel Dushit
Era testardo —
( L’ho Piantato!)

O ancora in una delle lettere alle editrici di The Little Review leggiamo un’invettiva spaventosa contro l’ipocrisia e l’America , per lei totalmente fuori da ogni cultura :

Hypocrisy stored up through ages !
Rembrandt hypocrite——Shakespeare——Goethe !

……………………………………………………

 Agh——pah ! Carlos Williams——you wobbly-legged business satchel-carrying little louse !

Remembrandt , Shakespeare, Goethe sono degli ipocriti, William Carlos William viene dipinto come un ” portaborse pidocchietto “. Il legato letterario della baronessa Elsa Von Freytag Loringhoven fu ereditato dalla sua migliore amica e amante Djuna Barnes , la quale sebbene volesse farne un’opera unica biografica non realizzò mai il progetto. Attualmente il libro più completo esistente su questa artista è Body Sweats di Irene Gammel ; testo di circa 400 meravigliose pagine di poesia e disegni  da cui sono tratte notizie e testi riportati in questo articolo.  Testo celebrato dal New York Times come il miglior libro d’arte del 2011. 

Ecco come dipinge un temporale a Palermo:

 

Palermo

Down city presses eve deep —
Netted bubble beads ascend
Amethyst cap. Rainsteep —
Pearlskies stand.

Down city presses eve deep —
Lilac mistspew tastes singed.
Bellhens tinweep —
Chastizes lanes — hushtinged.

Down white city press deep
Blanketarms. At western seam —
From smoketopazes yellow peep —
Velveteen mountain brain flaunts dream.

Palermo

Una notte plumbea serra la città —
Gocce come bolle intrappolate
risalgono la volta d’ametista —
Pioggia esorbitante —
vegliano cieli di perla .

Una notte cupa serra la città —
Un banco di nebbia lilla sa di bruciato
Campanucce di latta piagnucolano —
Castiga viottoli —  silenzio sporcato .

Una coltre di rami ammantano
la città bianca. Sulla sponda occidentale —
Dalla foschia spuntano gialli topazi—
un levigato cervello possente sventola un sogno.

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C. ( Mezzanotte )

O come dipinge le sue uscite notturne :

APPALLING HEART 

The Little Review, 7 (September-December 1920)

City stir——wind on eardrum——
dancewind : herbstained——
flowerstained——silken——rustling——
tripping——swishing——frolicking——
courtesing——careening——brushing——
flowing——lying down——bending——
teasing——kissing : treearms——grass——
limbs——lips.
City stir on eardrum—— .
In night lonely
peers—— :
moon——riding !
pale——with beauty aghast—
too exalted to share !
in space blue——rides she away from mine chest——
illumined strangely——
appalling sister !

Herbstained——flowerstained——
shellscented——seafaring——
foresthunting——junglewise——
desert gazing——
rides heart from chest——
lashing with beauty——
afleet——
across chimney——
tinfoil river——
to meet——
another’s dark heart——

Bless mine feet !

Cuore agghiacciante

Turbinio di città —— vento su timpani ——
danza di vento: d’erba macchiata ——
macchia di fiori——seta fluente —— frusciante——
dal passo leggero—— sibilante —— amoreggiando ——
amor gentile —— aerodinamico —— che sfiora——
che scorre —— distendendosi —— curvando anse ——
provocante —— baciando: le braccia degli alberi —— l’erba
gambe braccia —— le labbra.
Turbine di città sui timpani ——
nella notte solitari
simili ——:
luna —— amazzone!
pallida —— di bellezza atterrita
troppo elevata da condividere!
nello spazio che è blu —— va cavalcando via dal mio
il mio petto ——
illuminata stranamente ——
agghiacciante sorella!

Macchiato d’erba—— macchia di fiori——
dal profumo di gusci —— navigante ——
a caccia per foreste —— come in una jungla ——
sguardo fisso al deserto ——
il cuore s’allontana dal petto ——
con sferzante bellezza ——
via di fretta ——
al di là del comignolo ——
fiume argentato ——
per incontrare ——
d’un altro cuore il buio ——

Benedite i miei, i miei piedi!

Traduzione italiana :  Stefania Paluzzi -Bianca Cecchini C.

Fruit don’t fall far

From Daddy sprung my inborn ribaldry.
His crudeness destined me to be the same.
A seedlet, flowered from a shitty heap,
I came, the crowning glory of his aim.
From Mother I inherited ennui,
The leg irons of the queendom I once rattled.
But I won’t let such chains imprison me.
And there is just no telling what this brat’ll…!
This marriage thing? We snub our nose at it.
What’s pearl turns piss, what’s classy breeds what’s smutty.
But like it? Lump it? Neither’s exigent.
And I’m the end result of all that fucking.
Do what you will! This world’s your oyster, Pet.
But be forewarned.
The sea might drown you yet.

Un frutto non cade lontano

Da un padre molle la mia volgarità innata.
La sua crudezza mi ha destinata ad essere uguale
Un seme abbandonato, fiorito da un mucchio di merda
Sono nata a coronamento del suo scopo.
Da mamma ho ereditato la noia
Per una volta ho scosso le gambe di legno di un regno.
Ma io non lascerò che queste catene mi imprigionino.
E non c’è niente da dire su cosa questa donnaccia farà!
Il matrimonio un affare?
Sottomettiamo il nostro istinto a questo.
Quale perla diventa piscia, quale razza di classe
quale sporca.
Essere così?
Generalizzare vero?
Non essere nemmeno esigenti.
E io sarei il risultato finale di tutto ciò,
che cazzo !
Fai quello che vuoi!
Questo mondo è la tua ostrica, bambina!
Ma sìì prevenuta.
Il mare potrebbe annegarti ancora.

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C.

from Mine Soul Singeth

He is hidden like the hidden toad – – – hidden animal – cave-
animal – chiseled animal – animal of shadow! – – goldrimmed
pupils narrowing in light – blinking – thinking dark dreams!
Hidden – lightshy – skinpale – does not perish in flame – I remem-
ber old witchword;
Jewels hidden in its head – – – hidden – hidden – hidden animal!
Splendid – proud – majestic – immobile – – – when it feeds it
moveth swift like thought!

Dalla mia anima che canta

E’ irrivelata come un rospo rintanato —— —— —— animale occultato ——
animale celato —— animale cesellato —— animale d’ ombra! —— pupille d’oro
bordate che si restingono alla luce —— lampeggiando  ——immaginando sogni oscuri!
Eclissato—— restio alla luce —— dalla pelle pallida —— non muore tra le fiamme —— ricordo —— vecchia parola di strega;
Gemme preziose nascoste nella sua testa  —— —— ——arcano —— irrivelato —— animale occulto !
Splendido——  orgoglioso  —— maestoso —— immobile—— —— ——  quando si nutre
si muove veloce come il pensiero!

Traduzione italiana : Bianca Cecchini C. – Mezzanotte –

Astride

Saddling
Up
From
Fir
Nightbrimmed ⎯
Clinkstirrupchink!
Silverbugle
Copperrimmed ⎯
Keening ⎯
Heathbound
Roves
Moon
Pink ⎯
Straddling
Neighing
Stallion :
“HUEESSUEESSUEESSSOOO
HYEEEEEE PRUSH
HEE HEE HEEEEEEAAA
OCHKZPNJRPRRRR

/     \
HÜÜ            HÜÜÜÜÜÜ
HÜ-HÜ!”
Aflush
Brink
Through
Foggy
Bog
They
Slink ⎯
Sink
Into
Throbb
Bated.
Hush
Falls ⎯
Stiffling ⎯
Shill
Crickets
Shrill ⎯
Bullfrog
Squalls
Inflated
Bark
Riding
Moon’s
Mica –
Groin ⎯
Strident!

Hark!

Stallion
Whinny’s
In
Thickets.

A cavalcioni

Sellando un cavallo
Dall’abete
Traboccante notte ——
Tintinnio della staffa!
Corno d’argento
Montato in rame ——
Bramando Confine di brughiera
Vagabondaggi
Luna Rosa ——
Cavalcando
Nitrendo
Stallone:

“HUEESSUEESSUEESSSOOO
HYEEEEEE
PRUSH
HEE HEE
HEEEEEEAAA
OCHKZPNJRPRRRR

/ \

HÜÜ HÜÜÜÜÜÜ

HÜ-HÜ!”

Un impeto
Bordo
Attraverso
Nebbioso
Palude
Si
Muovono furtivi ——
Affondare
Dentro il rimbombo
Col fiato sospeso
Il silenzio
cade irrigidendosi
Grilli Imbonitori stridono ——
Rana
Toro
Grida
Corteccia
Gonfia
Cavalcando
Mica di luna ——
Inguine ——
Stridente!
Ascoltate!
Il nitrito
dello stallone
nel boschetto.

Traduzione : Federica Galetto

Forgotten_1923

Moonstone

Lake——palegreen——shrouded——
skylake——clouded——shrouded——
yearning——blackblue——
sickness of heart——
pomgranate hue——
sickness of longing——
——! you !
In cloud——nay——ach——shroud——
nay——ach——shroud—— !
of——breast——
sickness of longing
gulps
pomegranate hue
from heart in chest——
palegreen lake in chest !
—— you !

 

Pietradiluna
Lago — pallidoverde — velato
lago di cielo oscurato —disteso velo funebre —desiderio  blu-in-nero
malattia del cuore — color melograno —
malato ——  voglioso —
ebbene, tu !
In nuvola — anzi perdiana velo
anzi perdio sudario — !
del petto —
la voglia di desiderio
inghiotte
tinta di melograno —
lago pallidoverde in petto !
—        ebbene tu!

Heart (Dance of Shiva)

Around me hovers presence that thou art,
secretely atmosphere draws cloudy——dense——
perfume athwart mine cheekbone swings intense——smile on mine lip——
I kiss thee——
with mine heart !
Ja——with mine heart——
that can perform fine tricks
since it is housed with wizzardry and art—— !
soul——how enchanted art thou——
by such heart ! !
Ho !——lover far——

Cuore ( Danza di Shiva )
Mi ronza intorno presenza che tu sei, aria segreta
che disegna di nuvole —denso —il profumo
obliquo al mio zigomo oscilla intenso —
sorriso sulle labbra
te bacio te – con il mio cuore!
Sì — con il mio cuore —
che sa esibirsi in giochi raffinati
sì che adibito ad arte per  magia e talento — !
anima —come sei  incantata
da un cuore così!
oh!— amante  lontano—

Traduzione : StefaniaPaluzzi

Wheels_are_Growing_1921

Hell’s Wisdom

<All wisdom is profoundly trivial>
Love is gravitation

My “Derangement” dwells in absence – as – under circumstances existing – normally – it
should be present.
It maintains in circumstance –
There I leave it.
My being in senses right is normal height.
It being uncommon – presents strange – as genius does – uncompanioned.
Victim of circumstance I am not – as I am no dweller in
For me – to be touched – touchably – by circumstance – normal
To vacuous spectres of substance past – should so be abnormal – as to cause revulsion
degree –
Provoking instant insanity – whence I am protected by radius of spiritual emanation

To circumstance I am immaterial – as is circumstance to me.
Diametricaly opposed – alone we leave each other – charmed aloft
Lone I – enhanced shrouded earth – by own atmosphere mine self’s own self – out-of
circumstance cosmic star – volve revolve – evolve -I do – by starshaped pride stygmatized
outcast from circumstanced press – presssure – I am.

Social insanity – cosmic sanity – visible flesh – I am not present.
Cosmic resident .
That means :
Responsibility sublime
Capacity to measure.
Bliss – damnation – alternating until equilibrium attainment
Sway
Balance
Scalefix.

Solution perfect of two in one.
2: 1.
Two in one is nil.
2 : 1 = 

Urstate sublimatedly
Lifted sublime by blood sacrificial power flux :
Radiance suffusion.
Light equals light:
Motion – rise
Impulse. Motion –
Top sun – it

Scalefix.

Matter at ever higher level put
Until cristal state –
Graded circle:

One and all is circle
1 + X = 

All in one is nil.
X : 1 =

Nil is allsum
  =X
Allsum is in nil
X =

Life conquered – emotion solved
Measureless limitless urfigure
Assembled.
Circle
Navel
Nil.

Betwixt :
Swing –
Wheel
Scale
Until:
Shot
Middle
Spot
Hit – :
Radiance
Adash.

La saggezza dell’inferno

<Tutta la saggezza è profondamente banale>
L’amore è gravitazione

Il mio “squilibrio” risiede  nell’assenza —— sebbene ——  sotto circostanze esistenti —— normalmente  —— dovrebbe manifestarsi.
Si sostenta in questa condizione  ——
Lì lo lascio.

Essere nelle mie piene facoltà rappresenta una comune altezza.  Essendo inusuale —— appare strana  —— così come quello di un genio solitario.
Non sono vittima del contingente  —— così come io dentro non vi risiedo.

Per  me —— essere toccata —— in grado di toccare —— questo stato di cose ——  è normale.
Per  fantasmi privi di sostanza  —— dovrebbe  quindi essere così anomala —— da causare un grado di repulsione ——
Provocando un’ istantanea follia —— da cui invece io sono protetta da un raggio di emanazione spirituale.

Per condizione io sono immateriale —— così come il contingente per me.
Diametralmente opposti —— da soli ci lasciamo l’un  l’altro —— Io solitaria —— affascinante in alto —— terra velata accresciuta  —— dalla nostra comune atmosfera  ognuno per se stesso ——  al di fuori del contingente io  stella cosmica —— giro  rigiro —— evolvo ——  agisco ——    grazie al criticato orgoglio a forma di stella liberato dalla  stretta del contingente —— dalla pressione ——    io esisto.

Insanità sociale —— sanità mentale cosmica —— carne visibile —— io non sono presente.
Abitante cosmica.
Ciò significa:
Responsabilità sublime
Capacità di misura.
Beatitudine —— dannazione —— che si alternano fino al raggiungimento dell’equilibrio
Ondeggiano

Si equilibrano
Scalano altezze

Soluzione perfetta di due in uno.
2: 1.
Due diviso uno è zero.
2: 1 = 

Stato di sublimazione
Sublime potenza di flusso sollevato dal sangue sacrificale:
Soffusione che splende.

Luce eguaglia luce:
Moto —— crescita
Impulso. Azione ——
raggiungimento dell’apice del sole –

Scalata.

La questione posta ad un livello sempre più alto
Fino allo stato di cristallizzazione ——
natura del nulla:

Uno e tutto è nulla
1 + X =

 Tutto in uno è il nulla.
X: 1 =
 

Il nulla è somma completa
X =

La somma completa è nel nulla
X =: 

Vita conquistata —— emozione spiegata
Smisurata iperfigura illimitata
che si riunisce.
Cerchio
Ombelico
Nulla

In mezzo a:

Altalena  ——
Ruota
Scala
Fino a:
Colpo centro
punto
urto—— :
Splendore
tratto.

 

 Traduzione italiana : Bianca Cecchini C.

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Note BIOGRAFICHE di Anna Chiara Cimoli presente su enciclopediadelle donne.it

Elsa Von Freytag Loringhoven – Swinemunde (Pomerania) 1874 – Parigi 1927

Nata nel 1874 a Swinemunde, in Pomerania, Elsa si trasferisce a vent’anni a Berlino rifiutandosi di vivere con un padre violento, accusato di aver trasmesso alla madre la sifilide e di averne causato la follia. Qui, grazie al suo fascino ambiguo e alla spregiudicatezza, lavora nello spettacolo di tableaux-vivants di Henry de Vry, una sorta di vaudeville di moda all’epoca, e poi in quello di Richard Schulz al Zentral Theater. Gli spettacoli sono per lei occasione per mettersi in mostra, per conoscere uomini che la aiutino a far fronte alla povertà e insieme siano oggetto di una sistematica e compulsiva sperimentazione erotica, e infine per verificare la sua identità bisessuale con le colleghe chorus girls. La relazione con l’artista Melchior Lechter proietta Elsa nel circolo del carismatico poeta Stefan George, strappandola allo squallore dei bassifondi e facendo di lei, tutt’a un tratto, una musa, avvolta in velluti e ornata di gioielli, in perfetto stile nietzchiano. Il romanzo Fanny Essler, scritto in gran parte da Elsa nel 1905 e firmato da uno dei suoi mariti, sarà una forma di critica satirica – non priva di aspetti vendicativi – del circolo di George.
Dopo due anni trascorsi in Italia, alla svolta del secolo Elsa si trasferisce a Dachau, dove conosce l’architetto August Endell, suo primo marito, esponente di uno Jugendstil molto personale ispirato a elementi organici e ricco di riferimenti spirituali. Nel 1901 la coppia torna a Berlino, dove l’architetto ottiene progetti importanti soprattutto nell’ambito della progettazione di teatri, caffè e luoghi di ritrovo. Due anni dopo Elsa si innamora di un amico di Endell, il traduttore e scrittore Felix Paul Greve. Il ménage à trois si interrompe durante un viaggio nel Sud Italia, quando Elsa e Felix continuano, da soli, alla volta di Palermo. Poco dopo, Greve viene richiamato in Germania e arrestato con l’accusa di frode; scontata la pena, nel 1904, lui ed Elsa vagabondano per diverse città, componendo a quattro mani poesie firmate con lo pseudonimo Fanny Essler, per tornare a Berlino nel 1906. Un colpo di scena smuove ora le acque: Greve, inscenando un finto suicidio per sottrarsi ai creditori, parte alla volta del Canada, dove si ribattezza Frederick Philip Grove e inizia una seconda vita. Quando Elsa – complice del finto suicidio – lo raggiunge, si trasferiscono in una fattoria nel Kentucky; ma la vita da agricoltori non fa per loro: Greve/Grove lascia Else (che rivendicherà gran parte della produzione letteraria dell’ex-marito), la quale subito fa rotta verso la grande città, questa volta Cincinnati, dove lavora come modella.
Dopo molto vagare, il sipario si alza ora su New York, e in particolare sul Greenwich Village, il cuore pulsante dell’esperienza dada. Qui, nel 1913, Elsa conosce e sposa il barone Leo von Freytag-Loringhoven, ricco ma evanescente rampollo di una famiglia tedesca con cui vive una stagione spumeggiante abitando al Ritz e conducendo un’intensa vita mondana. Allo scoppiare della guerra Leo parte alla volta della Germania per non tornarne più: si suicida, infatti, secondo quello che Elsa definirà «il gesto più coraggioso della sua vita».
Ed ecco la baronessa ormai non più giovane, con tre matrimoni e molti colpi di scena alle spalle, bisessuale, sempre più eccentrica nel modo di presentarsi (come quando si rasa il cranio o si adorna con oggetti pescati nei cassonetti della spazzatura) e, pare, affetta da incurabile cleptomania. La sua fama si deve soprattutto alle performance che in quegli anni inscena, seminuda o vestita di lattine, nei luoghi più inconsueti, fra cui bettole mal frequentate o strade e piazze newyorkesi. Le poesie che Elsa sottopone alle più avanzate riviste letterarie dell’epoca («Little Review», «Transition», «Liberator», «Transatlantic Review», su cui pubblica grazie a Ernest Hemingway, e altre) riscuotono un certo interesse. Alcune di esse sono dedicate al folle (e non ricambiato) amore di quella stagione, quello per Marcel Duchamp, che di lei disse: «La baronessa non è una futurista: lei è il futuro». Duchamp e Man Ray coinvolgono Elsa in un video, intitolato The Baroness shaves Her Public Hair (La baronessa si rade i peli pubici), di cui purtroppo sopravvivono solo pochi fotogrammi. La vicinanza all’ambiente dada è testimoniata anche dai ready-made confezionati da Elsa a partire da materiali poveri e di scarto, come l’irriverente God, del 1917: nient’altro che un tubo piegato, dall’evidente allusione sessuale, montato su un piedistallo in legno.Nel 1923 Elsa torna a Berlino dove, diseredata dal padre e ridotta in estrema povertà, finisce per vendere giornali sul Kurfűstendamm e per trascorrere un periodo in una clinica psichiatrica, sempre implorando i vecchi conoscenti, fra cui Peggy Guggenheim, di prestarle del denaro. È Djuna Barnes, una delle amiche più fedeli, a pagare l’affitto dell’appartamento parigino in cui la baronessa si trasferisce nel 1926. Qui, in rue Barrault, muore nel 1927, soffocata dal gas lasciato aperto. Disattenzione o suicidio? Djuna Barnes lavorò per diversi anni a una biografia dell’amica, che non condusse mai a termine: su Elsa è così calato un silenzio rotto solo in anni recenti, quando la critica si è accorta di lei. Dai nuovi studi è emersa la figura di un’artista indipendente, fonte di ispirazione per molti, e non certo di un’epigona: lo dimostrano i versi moderni e graffianti fitti di riferimenti sessuali, le sculture piene di personalità e ironia (il vaporoso Ritratto di Marcel Duchamp in cui un assemblage di piume fluttua entro una coppa di vetro), la volontà di fare del suo corpo un’opera d’arte anticipando di almeno quarant’anni la performance art, e perfino, nella radicalità delle scelte espressive e nella rilettura del concetto di femminilità, il punk. Berenice Abbott, la pioniera della fotografia statunitense, di lei disse: «La baronessa era come Gesù Cristo e Shakespeare fusi in un tutt’uno».

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NOTA : Le traduzioni qui riportate per la prima volta  in lingua italiana sono ad esclusiva di WSF. Qualsiasi riproduzione dell’articolo o delle traduzioni stesse deve essere autorizzato dall’ admin del presente sito e dai rispettivi autori.

Fonti bibbliografiche :
1. http://www.lib.umd.edu/dcr/collections/EvFL-class/
2. Body Sweats – the uncensored writings of Elsa Von Freytag Loringhoven  di Irene Gammel e Suzanne Zelazo

ARTICOLO di Mezzanotte