Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Natalia Drepina


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Natalia Drepina è nata nel novembre 1989 a Lipetsk, in Russia. Impegnata nella fotografia dal 2009. Specializzata nell’arti oscura, ritratti emotivi e nudo femminile. La sua fotografia è psicologicamente profonda e riflettono l’ anima dei personaggi ritratti nei suoi scatti.

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Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Simona Fedele


Simona Fedele, artista italiana che vive e lavora in Friuli Venezia Giulia, per conoscerla meglio, potete andate a leggere l’intervista che ci ha concesso, sempre qui su WSF:

https://wordsocialforum.com/2014/01/24/simona-fedele-di-baratri-e-picchi-l-arte-che-fiorisce/

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Prospettive: Omaggio di parole a Luigi Ghirri


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Nasce a Scandiano (Reggio Emilia) il 5 gennaio 1943.
Inizia a fotografare nel 1970 lavorando principalmente per artisti concettuali; in questo anno dà il via a ricerche che verranno pubblicate con i titoli “Diaframma 11,1/125 luce naturale” e “Italiailati”. Del 1972-1974 è il lavoro “Colazione sull’erba”; nel 1973 realizza “Atlante” e tiene la prima mostra personale a Modena. Lavora inoltre come grafico e nel 1975 è scelto come “Discovery” dell’anno da “Time-Life”; nello stesso anno è pubblicato un portfolio di otto pagine in “Time-Life Photography Year”.
Nel 1977 fonda insieme a Paola Borgonzoni e Giovanni Chiaramonte la casa editrice Punto e Virgola, per i tipi della quale pubblica, in Italia e in Francia, Kodachrome (1978) frutto di una ricerca intrapresa all’inizio del decennio.
Nel 1979 il CSAC dell’Università di Parma gli dedica una grande mostra monografica.
Nel 1982 è invitato all’esposizione “Fotographie 1922-1982” alla Photokina di Colonia. L’anno seguente la rivista “Lotus International” gli affida l’incarico di fotografare il cimitero di Modena di Aldo Rossi. Inizia ora un intenso lavoro finalizzato all’analisi dell’architettura e del paesaggio italiano realizzando volumi su Capri (1983), con Mimmo Jodice, l’Emilia Romagna (1985-1986), Aldo Rossi (1987) ; collabora inoltre stabilmente con la rivista “Lotus International”. Svolge anche un’importante opera di organizzazione di progetti espositivi, tra cui “Iconicittà”(1980) al PAC di Ferrara, “Penisola”(1983) al Forum Stadtpark di Graz, “Viaggio in Italia” (1984), mostra itinerante, e “Descrittiva” (1984) per il Comune di Rimini.
Nel 1985 pubblica un volume sulle opere di Paolo Portoghesi e porta a termine un lavoro sulla Città Universitaria di Piacentini, l’anno successivo intraprende il progetto di lettura del paesaggio padano “Esplorazioni lungo la via Emilia”.
Nel 1988 viene pubblicato il volume “Il Palazzo dell’Arte“, di A.C. Quintavalle, corredato da una sua ricerca fotografica sui principali musei italiani e stranieri.
Nel 1991 conclude un lavoro su Giorgio Morandi, che lo aveva impegnato per due anni.
Muore a Roncocesi (Reggio Emilia) il 14 febbraio 1992.

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Prospettive: Omaggio di parole a Sayaka Maruyama


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Sayaka Maruyama è nata in Giappone nel 1983 e si è laureata presso l’Università d’arte del Giappone nel 2005, quando ha cominciato il suo celebre progetto Neon O’Clock Works. La sua prima monografia, intitolata Krageneidechse, è stata pubblicata nel 2007, anno in cui si trasferisce a Londra. Maruyama ha esposto a Londra e Tokyo e le sue immagini sono state pubblicate su molte riviste tra cui il British Journal of Photography, la rivista Silvershotz, il Financial Times Magazine e Eyemazing.
Sayaka Maruyama, attinge a riferimenti classici giapponesi e motivi surrealisti, il suo lavoro esplora contraddittorie interpretazioni contemporanee delle nozioni giapponesi di bellezza, da prospettive sia occidentali e orientali. Maruyama ha guadagnato notorietà soprattutto per la sua serie Japan Avant-Garde, in cui l’artista intreccia le manipolazioni digitali delle immagini, con elementi di carta collage e pittura ad acquerello per creare intricate opere che esaltano un senso di bellezza.

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Sayaka Maruyama

“sei gradi ” di Francesca Dono

Erano altre parole,nude e incompiute come fiori di cambria a nascere,
sottratti dal buio per una liquida notte di sole a Dicembre.
-Solo poche sillabe non hanno avuto respiro-
scivolate dalla carta alla morte o distrutte e ritorte a decorosa apparenza.
Ad ogni modo erano me stessa,
dentro il corpo madre a dilatare,
fuori dalla civiltà di plastica,
oltre quest’età freddAsei gradi,
………………………………………………
che ormai da secoli parla.

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Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Natascia Raffio.


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Natascia Raffio nasce a Roma il 6 febbraio, durante il carnevale del 1979.
Fin dalla tenera età dimostra una passione per il disegno e la storia dell’arte. Approfondisce gli studi storico artistici ampliandoli anche alla storia del costume. Dopo gli anni dell’università si diplomerà alla scuola internazionale di comics a Roma.
Inizia ad esporre i suoi quadri ancora studentessa (1998) durante la manifestazione L’ARTE TRA LE RIGHE tenutasi all’università di Tor Vergata e proseguirà con esposizioni in Italia e all’estero.Presso la galleria Forum Interart riceverà numerosi riconoscimenti come: Trofeo S.Valentino, Timbro d’autore, coppa Image, Art golden card, premio Picasso e le donne. Ha inoltre partecipato alla biennale d’arte contemporanea Città di Roma “Jubileum 2000” vincendo il primo premio nella categoria “disegnatori”. Recentemente è stata protagonista insieme a Valentina Zummo e Stella Venturo della fortunata mostra SURREALISME DE FEMMES e SURREALISME DE FEMMES – LE RETOUR a Roma.
Partecipa all’esposizione BROKEN MIRROR-L’IMMAGINE DI SE nella suggestiva cornice della cappella Orsini nel centro storico di Roma a cura di Valeria Arnaldi e Roberto Lucifero.
Da 10 anni lavora anche nel mondo del fumetto e del character design.
Sono stati pubblicati dall’editore Taormina GLAM (di cui è unica autrice) e CIRCUS (scritto a 4 mani con l’artista Silvia Faieta).
Dal 2012 è rappresentata dalla DOROTHY CIRCUS GALLERY. Attualmente vive nella piccola Pordenone.

Qui l’intervista per WSF:

https://wordsocialforum.com/2015/05/05/la-costante-sperimentazione-questa-e-natascia-raffio/

Natascia Raffio

Ampolle di Francesca Dono

Ma vanno empatiche, su su, più in là
le ampolle che ballano come calle, su su a fiore
di labbra a strisciare.-Vertebre , fibre rare di mare-
che pulsanti risalgono d’insieme e forme emille primi
semi cosmici . Vanno ,abitanti per l’aria, varchi d’attesa sottratti
alla massa persino volanti da un secolo ,da enormi bracci di ferro.
Nessun frammento a scalfire,néalcun segmento precario ad intersecare un salto, il tumulto
infinito.Si insegue l’ascesa, là sempre in alto, su ancora su, lallerando la testa, la molle vista sul tetto. Fuori il
deserto, lo scarto,la parte già corta, già nata che muore.Noi,un piccolo attimo,qualche punto riflessonel blu

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Inediti di Carmen Morisi


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Carmen Morisi, insegnante di scuola secondaria , è nata e vive in Abruzzo.
Suoi testi sono apparsi su alcuni blog letterari come La rosa in più e Lirici Greci.
Partecipa assiduamente ai nostri Omaggi di parole.

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Ore salve

è già buio e inciampo
alla soglia del niente
ho una tana nel bosco
un buco nel petto
e la nuca scoperta

*

tentenna la stagione
nello sciabordio del prato
la redenzione
della foglia quando cade
libera finalmente

cos’è l’autunno
se non un lungo pianto
inconsolabile
di bosco
nudo

il mare è già caduto
ha tutto dentro il mare

resta una crosticina
da leccare piano
saliva tra le dita
la primavera fila
nel bosco è ancora inverno
il bosco sa

*

la pioggia che piove
quando piove
tra le tue cose
altrove
sono spazi le persone
non si inventa amore
non si inventa

il cielo è impazzito
si è perso il tramonto
piove
e tutta l’acqua è mare
l’ho sentito goccia
a goccia
quanto è salato il mare
e salto un giorno
e un altro ancora
e il foglio è bianco
e non ci piove

***

( e mi perdono )

batte alla nuca il peso del cielo
lo buco con l’unghia
dove galleggia una collina arrotolata
e una piazza sbracalata
con alberi sconci per la fascia oraria

e mi guarisco
oggi non torno
e mi perdono

si squaglia in bocca nel globulo bianco
la mia ricetta piegata in quattro mani
quattro braccia
due bocche
un amore

– quattro mani quattro braccia
quante volte mi hai raccolto
appena in tempo

mi sciolgo
alle volte scompaio
raccoglimi ancora amore
apri la bocca
piove

***

Dell’alba so

è un tuorlo l’alba
nel guscio del mio mattino
solo dal basso ogni petalo è ombrello
piove
e se non piovesse guarderei dall’alto
ma piove
di traverso e altrove
non chiedono occhi al loro morire
imboccano steli i fiori
tra il dove sei e il dove stai
– manchi

*

solo sole in previsione
appena spostato come un oggetto
come una cosa che non fa male
– nessun dolore

acqua di mare
è solo acqua di mare
e il giorno tarda senza colpa

è tutto ancora così verde
che si potrebbe stare bene
o anche solo ripararsi nella luce
che ogni mattina scegli
così verde
da guarire assieme
salvare il gesto di accudire il giorno
tradotto in nostalgie inviolabili
senza artificio alcuno
placare quella riva
o anche solo resistere
alla voce

si è svuotato il mare
a parole implorate
come pane

*

venirti incontro
– solo l’infanzia addosso
questo vuoto scombinato
disegnamelo con un dito
ma non svegliarti – no
ti voglio addormentato
è bellissimo sai
guardarti dentro

questa mattina addormentata
grande come la valle
e tutte le mattine di tutte le estati
di ogni stagione dove confino io
ogni sentore
cominci tu e una barchetta bianca
– se solo assomigliassi alle tue parole

*

dell’alba so
la piega in gola
il chiasso tra i rami
la compiutezza della promessa
nel cerimoniale dell’attesa

non sono ancora niente
all’alba mi apro
nell’odore di me
al fondo di me
all’alba so

*

te la regalo questa mattina
rimarginata attorno a un foglio
si disfa il giorno

insegnami
la pace del fare

***

Esistenza a domicilio

( abbi cura )

Di più manchi nel silenzio
camminando spesso salendo
a fior di pelle umida per empatia nel palpito
i cavalli e tanto altro amavi a quattro zampe
a due, con le ali o su uno stelo
più di tutto i fiori
– è così sfacciata la bellezza

A cadere
mi hai insegnato
a scegliere il fianco e il lato
abbi cura di te – dicevi
ed ho ubbidito pure in ginocchio
è ubbidiente ora questo ritiro
dentro una trama demodé
un po’ vera e un po’ sentita
vissuta quanto basta creduta quanto vuoi
questa esistenza a domicilio
e una mancanza

*

Forse era tutto lì
dentro acquerelli ostinati
scavati troppo a fondo
raccogliere la festa sotto agli occhi
nel trastullo di un fiocco tanto acceso
e incoronato amore
nello sfarzo del sentire
in passerella vanno il disincanto
e affinità elettive demolite a pennellate

forse
se non ci avessi messo il sangue
la troverei la vena

*

potrei essere un luogo comune
un déjà vu
un disordine abissale
e dire che fa male cadere
in un cliché di numeri
– l’oggi l’ora l’anno
e poi l’adesso – dillo tu
quel che resta di un cattivo investimento
un pretesto qualsiasi al mal di testa
al mal di mondo

si imbocca
la scorciatoia del buon senso
nell’esercizio di una disciplina
recitando contorni in stile libero
a riscattare il tempo
col petto aperto sulla martingala
e nessun risarcimento
alla dimenticanza

ma che spasso
il pensiero
che lusso

***

( e poi )

poi un giorno parleremo
del tempo che perdiamo
del tempo ritrovato
un poro dopo l’altro

un giorno
avremo appetiti umani
un giorno saremo paghi
un giorno

*

se solo il cuore si fermasse
potrei ascoltare meglio
se tornasse l’inverno
se ancora bastasse la neve

e poi vivere
abitare la parola
ce l’ho fatta a morire

Giovani Prospettive: Omaggio di parole a Cristina Rizzi Guelfi


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Cristina Rizzi Guelfi è una giovane fotografa italiana autodidatta.
Ha partecipato a La Poetica del corpo e Il Corpo Poetico con il Collettivo WSF.
Ed è già presente su WSF con immagini e suoi testi.

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Ha imparato a piovere sulle mie emozioni, sulle abitudini abituate al passato, sui pensieri più miei e più scabri, come

un’impronta d’alfabeto, una missiva mancata, un albero piantato da mio padre, storto dei tempi in perpendicolo sui miei umori e sulla casa, sulle finestre incistate tra un alloro e una prosodia, un figlio –

– insegnano a vivere, i figli, come il buio quando si è bambini e a notte si è
più forte
più ancora
bambini.

Ho messo un bacio tra il tuo mento e la mia assenza, hai morso un urlo constatando la mia voce, una sorta di ritorno e di incertezza con la vocale della mia schiena.

Tu semini alloro, io non dormo : imparo.

Continua che ancora piove. Incede e stenta. E dunque. Piove.

(Alba Gnazi)

***

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