Appunti su Genealogia imperfetta di Silvia Rosa – La Vita Felice 2014


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Questa sua ultima raccolta ha il sapore netto della crescita, il viaggio intrapreso da Silvia Rosa nella poesia, continua senza ombra di dubbio, a mio avviso è ad un livello superiore che già si era intravisto nelle pagine di SoloMinuscolaScrittura.
Come preannuncia la Musetti, la parola è disvelata, nuda, intima e si lascia entrare senza riserve ed è esattamente così questa nuova fatica letteraria di Silvia Rosa.
Quattro le sezioni che la compongono: Orme – dove la parola cerca il più possibile una forma di contatto con la terra, cerca rifugio in essa e si ricrea; Amore centro – dove c’è questo amore “che preme sulle palpebre”, una presenza costante come nel testo “Ventuno grammi”; Per la costruzione di un’archeologia (futura) – che abbiamo avuto il piacere di farvi leggere in anteprima qui, c’è tutto il percorso di crescita, il senso della poetica di Silvia, che risuona perfettamente; chiude la sezione che dà il titolo alla silloge, ed è un percorso a ritroso della bambina/donna, del punto “madre” e della sua acuta richiesta “amami come sono”.
C’è maturità in questa silloge.

Tre testi scelti dalla silloge:

da Orme

INVERNI

*
l’albero perde peso, foglia a foglia, a brandelli sotto le scarpe mi porto a casa i residui secchi del suo corpo che resta scheletro. resto scheletro anch’io quando perdo peso, foglia a foglia, ho le mani verdi e il corpo di legno, mi tolgo i vestiti a brandelli sotto le scarpe mi porto a casa i residui del mio corpo. – il freddo non esiste – l’albero si addobba di neve io divento candida bianchissima pura, ho un manto di morte addosso ora che non ho più peso a tenermi in piedi

*
l’inverno è questione di sguardi, è la curva di ghiaccio in cui scivolano mani e labbra fino alla nuda consistenza del corpo – un pupazzo di neve con una sciarpa rosso ciliegia sul petto, una macchia in tanto candore, una macchia che ricorda il sangue quando cola leggero, parola dopo parola, dentro a una terra di radici per aria che gelano di continuo. l’inverno è perdere la pelle per vestirsi di candore marziale e restare immobili dietro a una curva di ghiaccio, dove mani e labbra si sono perdute, una dopo l’altra, fino al bandolo incosistente del corpo che gira su se stesso, fiocco a fiocco – un pupazzo di neve con una sciarpa rosso ciliegia sul petto, una medaglia al valore che pesa più di un batuffolo infeltrito di lana e meno di una parola

*
c’è nella neve la misura esatta d’ogni sottrazione, un manto d’assenza che riflette il cielo smalto turchese, e il cielo pare cadere a picco sprofondando in quel candore, e si schiude nel silenzio l’inizio e il passo del tempo più freddo passo dopo passo. allora ogni attesa si compie e si ritorna a un’infanzia di sguardi e desideri, si ritorna all’essenziale, e solo un’immagine si addensa nel biancore e pura, l’immagine della mano amata che si muove lenta nello spazio di una carezza ripetuta identica a qualcosa di perduto, un abbraccio tra un’immensità e l’altra, al centro, mentre intorno il bianco acceca e si sciolgono le ultime incertezze, tra le orme di animali in fuga in una corsa cieca, al limite del prima e del dopo, nel punto in cui il gelo si congiunge infine con la resa e la neve giace inerme e sembra chiedere resta qui, resta in questo mio per sempre.

***

da Amore centro

TRIESTE

Trieste è un graffio, una cicatrice
una mezza luna circondata
di porpora, un sorriso breve
sul dorso della mano sinistra
fra vena e vena, un filo
che affiora l’estremità
– a partire dal cuore – in un nodo.

Trieste è un’unghia rotta, una macchia
più bianca nell’incarnato pallido
dell’assenza, un’ala di mosca,
un dettaglio indelebile, un segno
che non evapora e firma
una storia da un verso all’altro
della notte, fra labbra e labbra.

Trieste è andata e (non) ritorno
uno sbuffo di pioggia fredda
un dolore minuscolo che cresce
a ritroso nei giorni e si cristallizza,
uno scroscio di Bora, una voce
che tiene fra i denti un milione
di baci e ripete non sono abbastanza.

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da Genealogia imperfetta

CONFUSE

Il ventre sorride tra il bianco netto di tutte le assenze
che attendono [origine] annidate in quel taglio
di pelle fiorito tra lo sguardo nascosto e la mano
non c’è appiglio uno che scardini il centro
che viri il dettato vagito silenzio di questo restare
nel corpo perduto un ricordo
di quando eravamo insieme, confuse
di quando la carne era nido soffice altare
e tutto era sangue ed eco di cuore – uno scoppio –
e tutto era madre.

Marina Pizzi da La cena del verbo – Inediti


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Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55.
Ha pubblicato i libri di versi: “Il giornale dell’esule” (Crocetti 1986), “Gli angioli patrioti” (ivi 1988), “Acquerugiole” (ivi 1990), “Darsene il respiro” (Fondazione Corrente 1993), “La devozione di stare” (Anterem 1994), “Le arsure” (LietoColle 2004), “L’acciuga della sera i fuochi della tara” (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008, selezione), “L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), “Il solicello del basto” (Fermenti, 2010), “Ricette del sottopiatto”(Besa, 2011) “Un gerundio di venia” (Oèdipus, 2012), “La giostra della lingua il suolo d’algebra” (Edizioni Smasher, 2012); “Segnacoli di mendicità” (CFR, 2014); “Plettro di compieta” (Lietocolle, 2015).
***** [altre raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: “La passione della fine”, “Intimità delle lontananze”, “Dissesti per il tramonto”, “Una camera di conforto”, “Sconforti di consorte”, “Brindisi e cipressi”, “Sorprese del pane nero”; “Staffetta irenica”, “Il solicello del basto”, “Sotto le ghiande delle querce”, “Pecca di espianto”, “Arsenici”, “Rughe d’inserviente”, “Ricette del sottopiatto”, “Dallo stesso altrove”, “Miserere asfalto (afasie dell’attitudine)”, “Declini”, “Esecuzioni”, “Davanzali di pietà”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”, “Vigilia di sorpasso”, “Il cantiere delle parvenze”, “Soqquadri del pane vieto”, “Cantico di stasi”; “La cena del verbo”, il poemetto “L’alba del penitenziario. Il penitenziario dell’alba”];
***** le plaquettes “L’impresario reo” (Tam Tam 1985) e “Un cartone per la notte” (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); “Le giostre del delta” (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto tre premi di poesia. *****

[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro, Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Dino Ignani, Gianluca Gigliozzi, Natàlia Castaldi, Stefano Guglielmin, Luigi Bosco, Nanni Cagnone, Flavio Ermini, Franca Alaimo, Roberto Maggiani, Federica Nightingale, Federica Galetto, Luigia Sorrentino, Alessandro Baldacci, Viola Amarelli, Giusy Calia, Alessandra Pigliaru, Enzo Campi, Sofia Rondelli, Domenico Pinto, Velio Carratoni, Franco Arminio, Rosa Francesca Farina, Narda Fattori, Ambra Zorat, Andrea Lucani, Mario Fancello, Ennio Abate, etc., e molti altri].

***** Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista “Poesia”. E’ tra i redattori del litblog collettivo “La poesia e lo spirito”, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. *****
Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco. Numerosi e-book e collaborazioni si trovano sulla Rete Web.

E’ nel comitato di redazione della rivista internazione “Poesia” diretta da Nicola Crocetti.

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Nota di lettura di Alessandro Assiri a Genealogia imperfetta di Silvia Rosa (La Vita Felice, 2014)


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Mi viene in mente Char:” la vita a fior di terra.” E come sempre quando mi ricordo Char penso: questo libro non mi piace. Sono un pirla, leggo,mi ricredo, cambio con le righe di Silvia cambio dentro: un testo…finalmente. Come quando ci sono i libri perfetti e io non me ne accorgo cerco le divergenze cerco i difetti. In fondo poesia é allungare le dita scrivere parole che diventano storia, ma poi succede che le parole si staccano prendono forme per diventare fantasmi o creature, si sdoppiano a rovescio, inciampano negli ostacoli nei trabocchetti emotivi dei legami.

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Inediti di Sacha Rosel


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Sacha Rosel (Pescara, 1974) è una scrittrice italiana. Ha collaborato come lettrice di manoscritti in lingue straniere e come traduttrice per diverse case editrici italiane. Fa parte della redazione di Thriller Magazine (www.thrillermagazine.it) ed è curatrice del sito di scritture femminili Luna Donna (www.lunadonna.net). Ha partecipato alla stesura del Dizionoir (Delos Books, 2006), prima pubblicazione enciclopedica italiana dedicata al genere thriller). È autrice della silloge di poesie Carne e Colore (Noubs, 2008) e curatrice dell’antologia erotica di autrici e autori vari L’oscura malinconia dei sensi (Demian, 2011). Il suo primo romanzo, Fiori nell’ombra (Demian, 2012), esplora l’horror e il fantastico in chiave orientale. Dal 2012 ha un blog personale, scritto in parte in italiano e in parte in inglese (www.lunadonna.iobloggo.com).

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Fuoco sui ragazzi del coro di Carmine Mangone – Nautilus Autoproduzioni 2014 (Sonia Lambertini)


Copertina ad opera di Marco Castagnetto

Copertina ad opera di Marco Castagnetto

Il libro, in tutte le sue forme, siano esse materiali o digitali, non esaurisce alcunché; non giunge cioè a compiere, una volta per tutte, le definizioni o le storie o le possibilità di chi intende lasciare una traccia della propria umanità o disumanità.
Il libro è sempre un libro aperto. Anzi, a dirla tutta (e meglio), solo i dispositivi testuali che si vogliono come una breccia, una feritoia, una porta socchiusa, rispetto al lettore o alla mancanza di lettori (che talvolta è soprattutto una mancanza dell’autore), solo tali opere hanno la capacità di risuonare nei territori del sapere, del senso, poiché è proprio la loro apertura, il loro farsi transito, a consentire quella continuità delle esperienze umane che è (facendosi desiderio e brama di una sua stessa recidiva) alla base di ciò che ancora possiamo chiamare sapere o senso.

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Inediti di Miriam Bruni


io invernale

Nata a Bologna il 22 gennaio del 1979, sposata e madre di due figli, Letizia e Gabriele; ha frequentato il Liceo Linguistico Malpighi e la Facoltà di Lingue e Letterature straniere moderne di Bologna, laureandosi in Lingua Spagnola e Lingua Francese nella primavera del 2003, con una Tesi su Pedro Salinas, uno dei principali esponenti della Generazione del ’27.
Ha preso in seguito l’abilitazione per insegnare.
Vivo a Borgo Panigale (in periferia di Bologna) e amo la scrittura e la poesia sin da bambina. In esse e grazie ad esse dialogo ardentemente con me stessa, gli altri, la natura e il Trascendente.
Scrivendo metto a fuoco le esperienze vissute, metto a nudo il mio cuore, cerco il bene, l’oltre delle cose, l’essenza profonda e risonante. Tendo alla massima concentrazione, alla sintesi, a quella che potrei chiamare cristallizzazione. Il primo libro date alle stampe l’ho intitolato, difatti, “Cristalli” (Booksprint, 2011); il secondo è appena uscito e raccoglie il lavoro poetico di questi ultimi anni:
“Coniugata con la vita. Al torchio e in visione” edito da Terra d’Ulivi, 2014.
Mie poesie sono state pubblicate su numerose antologie e alcuni blog e riviste specializzate.

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A Penelope

Schiudo le mie labbra
al mondo e penso
al tuo viaggio
nel tempo.
Sfiorata
dal tizzone
dell’amore, sei
poi rimasta sola,
con un figlio e a regnare.

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Inediti di Maria Grazia Di Biagio


c7480b9c4b6e11e29a6422000a9e06c4_7Maria Grazia Di Biagio, Laureata in lingue e letterature straniere all’Università G. D’Annunzio di Pescara, dove attualmente vive e lavora, ha contribuito, con una Tesi sul “Dialetto Vallese di Rimella”, alla stesura di un vocabolario a salvaguardia dei dialetti Walser in Piemonte.
Nel 2012 vince la II edizione del Dieci Lune festival dell’Autore 2012 a Napoli con la silloge poetica “Nella disarmonia dell’inatteso”, in seguito pubblicata dalla Casa Editrice Bel-Ami organizzatrice del Premio, con prefazione di Dante Maffia.
Collabora con il Blog di Poesia La presenza di Erato.
Suoi testi sono presenti in diverse antologie e riviste letterarie, tradotti in inglese, olandese e rumeno.

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Questa pace che stanca l’orizzonte
per eccesso di riverberi
approda incolore sui resti
inghiotte rottami – ritorna –
Talvolta porta un legno in bocca
il più delle volte nessuno
Se così è l’eterno
dovrò fare una breccia per tornare
di qua – dove una luce non dura.

*

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