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Rino Crivelli. Segni e colori
Il ritorno di un grande artista dell’astrattismo, in mostra a Villa Reale, a Monza

Si inaugura mercoledì 7 giugno 2017 alle ore 19.00 al Villa Reale di Monza, la mostra “Rino Crivelli. Segni e colori”, a cura di Elena Pontiggia.

La mostra, promossa da ARSin, comprende una quarantina di opere, tra cui un’antologia di disegni tratti da Speriamo almeno che Alice non dica okay(pubblicato da Scheiwiller), uno dei vertici del lavoro dell’artista.

Protagonista appartato dell’astrattismo milanese di fine Novecento, Rino Crivelli è stato pittore e scultore, ma forse mai come nel disegno ha saputo esprimere quella che chiamava “la sovranità della linea”, la “tendenza della linea a costituirsi come diario ininterrotto”. Come ha scritto Elena Pontiggia “La sua linea non è mai un gioco formale. È un racconto, un apologo, un insegnamento. Con divertito disincanto Crivelli disegna cosa ha capito della vita (lui, a cui la vita non aveva risparmiato le esperienze più drammatiche). La sua ironia confina però col lirismo, con una levità sorridente e volatile”.

Sono esposti in mostra inoltre una serie di quadri, tra le sue opere più significative degli anni Cinquanta e Sessanta.
La mostra rimarrà aperta fino al 30 giugno 2017. Orari: 10.00 – 23.00. Ingresso libero

Rino Crivelli nasce a Milano nel 1924. Nel 1945, compiuti gli studi classici e conseguita la laurea in ingegneria, si dedica alla pittura. Dagli anni ottanta si concentra sulla scultura. Nascono così sagome ad altezza naturale che chiama il “popolo del legno”. L’artista scompare a Milano nel luglio 2013. Speriamo che Alice non dica okay; Storia del rapanello canterino; Cento schede, sono i libri pubblicati da Rino Crivelli con Scheiwiller, casa editrice di grande raffinatezza che ha fatto la storia dell’editoria italiana di qualità.

Villa Reale di Monza
Le Cucine di Villa Reale
Parco di Monza, Viale Brianza 1, Monza

Info: marcmbf@libero.it / info@avoska.net / 339 3667470

***

Segni e colori di Rino Crivelli di Elena Pontiggia

Diceva de Chirico che il disegno è un’arte magica. Rino Crivelli lo dimostra. Con la sua linea nitida, perfetta (mai un’incertezza, un ripensamento, una correzione. Verrebbe da dire: “Ma come fa?”) crea nelle sue carte, magicamente appunto, un piccolo teatro di figure e di storie.
La sua linea non è mai un gioco formale. È un racconto, un apologo, un insegnamento. Con divertito disincanto Crivelli disegna cosa ha capito della vita (lui, a cui la vita non aveva risparmiato le esperienze più drammatiche).
La sua ironia confina però col lirismo, con una levità sorridente e volatile, la stessa che anima le tavole e le fiabe del suo Speriamo almeno che Alice non dica okay.
Protagonista appartato dell’astrattismo milanese di fine Novecento, Rino Crivelli è stato pittore e scultore. Ma forse mai come nel disegno ha saputo esprimere quella che chiamava “la sovranità della linea”, la “tendenza della linea a costituirsi come diario ininterrotto”. Ed è un diario, il suo, ancora in gran parte da scoprire.
Come è da scoprire, si intende, l’intero corpus del suo lavoro, che rappresenta un mondo in frammenti e in frantumi, dove la geometria irregolare si trasforma in un atto di accusa contro la ragione, i suoi dogmi, le sue certezze.
L’astrattismo di Crivelli non postula un mondo di armonie, ma esprime la disarmonia delle forme, la loro assurdità, la loro incompatibilità. E la stessa cosa accade nella sua scultura: quella magna pars della sua ultima ricerca, cioè, in cui i segni escono dalle carte e dalle tele per diventare tridimensionali. Portando però nello spazio lo stesso senso di ilare e disperato disordine, la stessa smaliziata consapevolezza che, come diceva Nietzsche citando Platone, “tutto ciò che è umano non merita di essere preso troppo sul serio”.
Crivelli elude i materiali tradizionali della scultura e sceglie una materia apparentemente fragile per creare una processione di cose vive in precario equilibrio. Dandoci così una metafora, anche, del nostro squilibrio e della nostra precarietà.

Rino Crivelli nasce a Milano nel 1924. Nel 1945, compiuti gli studi classici e conseguita la laurea in ingegneria, si dedica alla pittura. Dagli anni ottanta si concentra sulla scultura. Nascono così sagome ad altezza naturale che chiama il “popolo del legno”. L’artista scompare a Milano nel luglio 2013. Speriamo che Alice non dica okay; Storia del rapanello canterino; Cento schede, sono i libri pubblicati da Rino Crivelli con Scheiwiller, casa editrice di grande raffinatezza che ha fatto la storia dell’editoria italiana di qualità.

Alcune mostre personali di Rino Crivelli:

1965 Galleria Pater, Milano – 1966 Galleria Ferrari, Verona – 1967 Galleria Pianella, Cantù o Galleria Cadario, Roma – 1968 Galleria Pater, Milano – 1969 Galleria La Triade, Torino – 1970 Galleria Bergamini, Milano – 1971 Galleria Stefanoni, Lecco – 1972 Galleria Falchi, Milano – 1973 Galleria Tino Ghelfi, Vicenza – Centro Culturale San Fedele, Milano – 1974 Galleria Quattro Venti, Palermo – Galleria L’Argentario, Trento – 1976 Centro Culturale Rizzoli, Milano – Galleria Eco, Finale Ligure – 1977 Galleria Il Mercante di Stampe, Milano – Museo Civico di Vicenza – Chiesa di S.Giacomo, Vicenza – Centro Culturale Rizzoli, Milano – 1979 Galleria Spriano, Omegna – Galleria Centro Annunciata, Milano – 1981 Galleria La Clessidra, Milano – 1982 Galleria La Clessidra, Milano – 1984Mercer Gallery, New York – Galleria San Carlo, Milano – 1985 Galleria San Carlo, Milano – 1988 Galleria Studio 111, Milano – 1990 Galleria AZ, Milano – 1991 Galleria Le Gatti, Bruxelles – 1992 Galleria La Boîte Magique, Gand – 1994 Galleria San Carlo, Milano – 1995 Galleria Rosso Tiziano, Piacenza – Galleria La Bussola, Torino

Di Rino Crivelli hanno scritto, tra gli altri:

Luciano Budigna – Giorgio Kaisserljan – Giorgio Mascherpa – Francesco Vincitorio – Mirella Bandini – Mario Radice – Luciano Inga Pin – Roberto Sanesi – Elena Pontiggia – Martina Corgnati – StéphanRey – Giancarlo Majorino – Ermanno Krumm – Maurizio Vitta.

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