Viaggio attraverso l’amore delle donne


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Lo scorso otto marzo, il Liceo “A.G. Roncalli” di Manfredonia ha realizzato uno spettacolo dal titolo “Ti amo” e sottotitolo : “Viaggio attraverso l’amore delle donne”. In tale occasione si è voluto abbinare dolore e gioia, da “Posto occupato”, per quel “Ti amo da morire”, alla comunemente conosciuta “festa della donna”. Le due ricorrenze a testimoniare la funzione della memoria come richiesta di affermazione del diritto per tutte le donne, che diventino protagoniste attive e non prigioniere di amori malati.


Posto occupato, così come l’hanno definito gli ideatori del progetto “È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”
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Intervista a Livia Ferracchiati – Una giovane promessa della regia italiana di Nausica Hanz


Livia Ferracchiati

Livia Ferracchiati

Mi ricordo ancora il giorno che ho conosciuto Livia, ci trovavamo a Bologna, all’Università e aspettavamo che il prof arrivasse a lezione. Faceva freddo e io, che se ho qualcuno seduto di fianco, non riesco proprio a stare zitta, mi misi a farle domande, a chiederle cosa l’attirava del teatro e cosa voleva fare in futuro. Parlammo e senza esitazione Livia rispose che voleva fare la regista, creare e inventare scene, poi mi parlò dei suoi miti e di come avrebbe voluto fare le cose…
…dopo qualche anno in un articolo di teatro ho trovato il suo nome associato alla parola regista e lì ho capito che il suo sogno si era realizzato.
Ora non siamo più all’università, non siamo più sedute una di fianco all’altra, ma la curiosità e le parole non hanno confini e quindi ciao Livia e ben ritrovata.

1. Per iniziare parlaci un po’ di te, del tuo background e dei tuoi interessi.
Sono diplomata in regia teatrale presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano e mi sono laureata in drammaturgia all’università “La Sapienza” di Roma, nella facoltà di Lettere.

2. Perché hai deciso di fare la regista?
Intendi: di questi tempi? “Già non c’è lavoro, anche questo? E non sei nemmeno di famiglia agiata!”
Scherzi a parte, posso rispondere articolando una risposta complessa, oppure posso dire la verità: perché mi diverte farlo, provo piacere, mi preserva dalla noia e dalla routine.
Ho dichiarato di voler fare questo mestiere a 12 anni, era il mio modo di giocare. Mi ricordo che ho tentato di mettere in piedi uno spettacolo a quell’età, ma l’esperimento fallì perché i genitori dei miei amici non portavano i figli alle prove.
Il passo avanti rispetto ad allora è che adesso gli attori si presentano alle prove autonomamente.
Fare la regia di uno spettacolo ti permette di creare spazi, atmosfere, situazioni, di esplorare le dinamiche tra i personaggi, in sostanza ti permette di indagare, attraverso segmenti di finzione, i meccanismi della vita.

3. Raccontaci dei tuoi lavori. Di che cosa parlano, che tematiche trattano, chi sono i suoi protagonisti.
Ogni volta sono lavori diversi, anche dal punto di vista dei linguaggi usati. Questo perché parto dalla volontà di trattare un tema, non da un’idea di spettacolo precisa o da un testo. Ad esempio, da un punto di vista puramente registico, è accattivante prendere un classico e interpretarlo attraverso la propria chiave personale e, quando mi capiterà, mi cimenterò volentieri in un esperimento del genere, ma, tendenzialmente, non è quello il teatro che voglio fare. Per me si parte da un tema che, per qualche ragione, vale la pena di trattare, lo si studia, si fa ricerca, si leggono libri, saggi, si vedono film, si fanno interviste a persone reali che sono coinvolte nell’argomento e poi, capendo quanto materiale c’è, si capisce se questo dà vita ad uno spettacolo, a due , a tre, forse a quattro. Non è importante se la formula è commerciale o meno, se è più vendibile un prodotto a due attori e di un’ora, piuttosto che uno a sette attori di tre ore. Credo si debba fare quel che serve al “racconto”.
Le tematiche possono quindi variare, ma ho notato che mi coinvolgono spesso quelle che sono oggetto di mistificazioni o poco conosciute: un esempio è il tema dell’identità di genere, sto da lavorando da tre anni ad una “Trilogia sulla transessualità”. Il primo capitolo, “Peter Pan guarda sotto le gonne”, dopo l’anteprima al Ternifestival, debutterà in forma completa a Milano a Campo Teatrale il 26 gennaio prossimo.

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X° FESTIVAL del CINETEATRO | Cinema Teatro Danza Poesia Musica Pittura – dal 9 all’11 ottobre 2015


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X° FESTIVAL del CINETEATRO
9 – 10 – 11 ottobre ore 21.00
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Cinema Teatro Danza Poesia Musica Pittura
Siamo lieti di invitarvi al nostro X° Festival del CineTeatro.
Anche quest’anno ospiti importanti tra registi, danzatori,
scrittori, musicisti, poeti e performer.

Tre serate all’insegna dell’Arte e della Bellezza
impreziosite dalla mostra personale della pittrice Mariarita Renatti

INGRESSO GRATUITO – tessera nuovi soci 4 euro

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:
339-2601057 / 06-8175275 visionivisioni@gmail.com
presso il CineTeatro via Valsolda 177 (Montesacro RM)
http://www.cinetetaro.it

PROGRAMMA:

9 OTTOBRE ore 21.00
mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.00 | Presentazione Festival
21.10 | Teaser della webserie “Cloni” produzione CineTeatro,
presentazione a cura del regista Federico Greco
21.20 | video clip del film “Sonderkommando “ regia di Nicola Ragone
21.30 I Ilaria Palomba presenta “Homo homini virus”,
con lettura di Antonio Bilo Canella
21.40 | ENEIDE ROOM 1 – Spettacolo di Performazione (totale improvvisazione)
con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer),
Andrea Camerini (musicista, cantante, performer)
22.00 | “Anatema” spettacolo teatrale con Giulia Pomarici,
Mimosa Maniaci, Giacomo di Biasio, Francesco Sisto,
Gloria Iaia, Lorenzo Continenza, Giacomo Colavito

10 OTTOBRE ore 21.00
mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.00 | Presentazione Festival
21.15 | primo episodio della webserie “Spread Zero” produzione CineTeatro,
presentazione a cura del regista Federico Greco.
21.30 | trailer del film documentario “Fatti Corsari”
regia di Stefano Petti e Alberto Testone
21.45 | lettura poetica di e con Luigia Sorrentino + Performazione
(totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer),
Alessia D’Errigo (performer), Roberto Bellatalla (contrabbasso)
22.15 | lettura de “l’Elogio del fuoco” di Biancamaria Frabotta
dal libro “Quartetto per masse e voce sola” + Performazione
(totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer),
Alessia D’Errigo (performer), Giulia Pomarici (music improvisation),
Roberto Bellatalla (contrabbasso)
22.40 | “Dido on my mind” spettacolo di danza contemporanea
a cura di Tessa Gibran
23.00 | ENEIDE ROOM 2 Spettacolo di Performazione (totale improvvisazione)
con Antonio Bilo Canella (performer) e Marta Æmeth (musicista e compositrice elettronica)

11 OTTOBRE ore 21.00
mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.00 | Presentazione Festival
21.10 | trailer di “E.N.D. the movie” co-produzione CineTeatro,
presentazione a cura del regista Federico Greco.
21.20 | “Non pervenuta” con l’attrice Stella Novari
21.30 | ENEIDE ROOM 3 Spettacolo di Performazione (improvvisazione totale)
con Antonio Bilo Canella (performer) Maria Borgese (danzatrice e performer),
Giovanni Greco (performer), Giulia Pomarici (music improvvisation)
22.00 | “Canto per un Dio bambina” spettacolo di teatro,
regia Alessia D’Errigo con Angela Botta, Emanuela Bianchi,
Vidi Kadiu, Silvia Saccomanno, Andrea Sciorio
22.45 | ENEIDE ROOM 4 Spettacolo di Performazione (improvvisazione totale)
con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer),
Andrea Camerini (musicista, cantante, performer)

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via Valsolda 177 (Montesacro RM)
INFO: 339-2601057 06-8175275
visionivisioni@gmail.com
http://www.cineteatro.it

Congiunzioni Festival 2015


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Congiunzioni Festival internazionale multimediale e performativo
di poesia, scrittura, fotografia, videoarte

Il nucleo del Festival sarà costituito da narrazioni multidisciplinari, sotto forma di letture performative, di produzioni videoartistiche e fotografiche, nonché di installazioni visuali.

L’intento è di tratteggiare il tema della congiunzione tra le arti e tra i popoli, focalizzandosi sulla relazione narrazione-performance/immagine-video.

Il Festival si terrà a Spinea (Venezia), presso la Biblioteca Comunale e l’ex Cinema Bersaglieri, il 12-13 settembre 2015 (ore 16-23).

Artisti: Sebastiano Adernò, Enza Armiento, Sandro Battisti, Daniela Bedeski, Armando Bertollo, Alessandro Burbank, Giorgio Cornelio, Daniele D’Antoni, Pino Dal Gal, Lella De Marchi, Antonio Devicienti, Davide Gambino, Fabia Ghenzovich, Anna Maria Giannini, Lucia Guidorizzi, Ksenia Laginja, Santina Lazzara, Fernando Lena, Martina Acazi e Damiano Sandei, Alessandro Manca, Daìta Martinez, Svetlana Mikhailova ed Enrico Bazzo, Camelia Mirescu, Luciano Nota, Alessandro Pagano, Pinina Podestà, Theo Putzu, Silvia Rosa, Salvatore Sblando, Renato Sclaunich, Elio Ticca, Ed Warner

A cura di Maria Grazia Galatà, Giovanni Asmundo, Chiara Frigatti, Daniele D’Antoni, in collaborazione con il Cantiere Peripli

Con il Patrocinio di
Città di Spinea, Biblioteca Comunale di Spinea,
Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia

Sito: http://congiunzionifestival.altervista.org/
FB: https://www.facebook.com/congiunzionifestival

La voce come corpo nel Giulio Cesare della Societas Raffaello Sanzio


Sono favole allucinate quelle presentate dal gruppo teatrale Societas Raffaello Sanzio. Immagini e parole orfane di storie, suoni sconvolgenti che plasmano l’atmosfera e corpi che ne deformano il senso. Attraverso i loro lavori il palco si trasforma in uno spazio magico in cui compaiono presenze a volte indecifrabili. Eppure per quanto questa compagnia teatrale generi talvolta sgomento e incomprensione da parte del pubblico più tradizionalista, non si può non affermare che essa sia tra le realtà artistiche italiane più interessanti, perché il loro apparato visivo e scenico coincide con filosofie e poetiche affascinanti e innovative. Qui di seguito introdurrò alcuni principi chiave (dato che per fare un quadro completo della situazione mi servirebbe un libro intero) presenti all’interno del Giulio Cesare, spettacolo del 1997 e ripreso nel 2014 con alcune modifiche.

Gli attori per la Societas Raffaello Sanzio non sono strumenti per trasferire significati o valori e non hanno nemmeno il compito di comunicare o rappresentare, essi sono corpi vivi in cui l’attore diviene testimonianza della propria carne.

A conferma di quanto appena detto, sulla scena del Giulio Cesare sfilano attori: mutilati, obesi, anoressici (come ad esempio Bruto e Cassio del secondo atto nella versione del 97) e malati; ossia corpi che grazie alla loro presenza fisica portano lo spettatore a considerare gli attori principalmente per la loro materialità e figura scenica piuttosto che per il loro ruolo o maschera teatrale, che nella Societas viene completamente annientato.

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Ph: Gabriele Pellegrini, 2001

Non è un caso che nello stesso spettacolo (versione originale) sia esibita una scritta che recita: ”Ceci n’est pas un acteur” e proprio con questa frase, di derivazione magrittiana, si intende sottolineare l’uscita e la negazione della tradizionale idea di teatro, per dare vita a un’indagine orientata verso i corpi ripresi nelle loro funzioni vitali e viscerali.

È dunque una poetica teatrale della scorporazione quella messa in scena dalla Societas Raffaello Sanzio, in molti dei loro lavori infatti i corpi attoriali non sono fotografati nella loro interezza, ma vengono sezionate e rese visibili soltanto alcune parti, utili per far dirottare lo sguardo dello spettatore verso specifiche particolarità e nel Giulio Cesare è la voce_parola a divenire protagonista.

Lo spettacolo inizia prendendo ispirazione dal testo shakespeariano ma successivamente si direziona verso l’analisi dell’oratoria ciceroniana; è uno studio profondo sul formarsi della parola che conduce nel luogo in cui nasce la voce. Sulla versione rimaneggiata vengono presentati due monologhi o “pezzi staccati” (come vengono denominati); il primo è un’orazione funebre a Giulio Cesare pronunciata da un attore laringectomizzato, già presente nel 97, ossia privo delle corde vocali, che interpreta Marcantonio. Il suono della sua voce proviene dal ventre ed esce tramite la stoma (un’apertura posta all’altezza della gola da cui passa anche il respiro) attraverso la respirazione esofagea il suo tono vocale subisce una mutilazione e di conseguenza crea parole interdette in cui però è percepibile il fattore carnale.

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Il secondo monologo è del personaggio denominato “…vskij”; il nome scelto non è casuale perché rimanda al padre fondatore della rivoluzione teatrale Novecentesca, ovvero Stanislavskij. L’attore comunica il suo testo, ma ad essere importante è, ancora una volta, non tanto il significato in sé ma la nascita del corpo voce che qui viene mostrato nella sua totale nudità. Infatti“…vskij” ha una telecamera nascosta in gola e subisce un’endoscopia che viene resa visibile al pubblico. Visualizzare su uno schermo le corde vocali in azione, è per la Societas un’esplorazione della retorica che si allontana dalle strutture ideologiche astratte e psicologiche per abbracciare la dimensione materica che si realizza nell’incontro con il carnale.

L’importanza del fattore vocale è ulteriormente evidenziato da una figura che inala elio: il gas respirato confonde il suo discorso, il senso diviene impercepibile, nell’aria vagano parole prive di forma.

Nel Giulio Cesare si assiste quindi al battesimo della parola e alla perforazione del corpo. L’esibizione del vibrare delle corde vocali e il formarsi di parole zoppicanti, alterate e distorte divengono gli elementi fondanti di questo dramma.

Corpi-voci incapaci di tessere discorsi comprensibili, parole disadattate in cui è demolito il significato per poter far “toccare” allo spettatore ogni angolazione, ogni frangia sonora; in questa introspezione vocale che coinvolge la natura phonètica della voce il suono viene intercettato in ogni suo grado spettrale.

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Ph: Luca Del Pia (versione 2014)

Chiara Guidi, fin dagli inizi della Societas Raffaello Sanzio, ha rivolto le sue ricerche verso lo studio della voce a-significante, della voce-phonè quindi come materia da plasmare tramite il suo spettro. È infatti dentro la concezione di molecolarizzazione del suono che si può inscrivere il suo lavoro. Si può dunque affermare che il Giulio Cesare è stato uno spettacolo apripista perché da esso è iniziata l’idea di voce come espressione di un determinato corpo.

Nel loro libro Epopea della polvere, Castellucci e Guidi ribadiscono quanto appena detto, scrivendo: “La parola ha lo stesso significato di un corpo, quindi anche la presenza, ma anche la meraviglia della carne“. In conclusione si può definire il Giulio Cesare come la registrazione e visione neutrale della genesi del suono, in cui vengono tracciate visioni auditive che trasportano lo spettatore in un’altra dimensione.

FONTI: R. Castellucci, C. Guidi, C. Castellucci (a cura di), Epopea della polvere Il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio 1992-1999: Amleto, Masoch, Orestea, Giulio Cesare, Genesi. Ubulibri, Milano, 2001

Nausica Hanz