Fino alla teoria dei tre simulacri di Manuel Paolino


Poesie fatte di versicoli, prive di rime, prive di punteggiatura, composte da parole, scolpite, levigate, semplici, attirate verso il basso come dalla gravità. Perchè umane. Poesie fatte di suoni ed armonie, di matafore ardite; e ancora d’amore, di sogni, d’elementi e di consapevole sofferenza. Liriche che riflettono su se stesse e sul proprio essere, dentro ad un intenso universo poetico fantastico e segreto, visionario e romantico. Un mondo d’Altrove da cui misteriosamente – anche per il poeta stesso – trae origine l’ispirazione: dimensione artistica in cui realtà e sogno, poeta e poesia, si plasmano confondendosi in un’unica sensibile esistenza.

Una delle cose che penso di aver capito fin qui è che se la poesia diviene un potere dell’uomo/poeta, capace di carpire lo spirito della musa dai luoghi, dalle storie, dalle cose nello spazio attorno, è perchè costui, scelto da quell’ignoto dove le stesse parole vengono forgiate, liberate, e verso il quale sempre sarà istintivamente sospinto, è passato per un addestramento fatto di innumerevoli possessioni, subitanee, inattese, alle volte attese. Il poeta si trasforma non soltanto in un essere umano con un dono, ma in un uomo speciale che utilizza un dono a seconda della propria volontà, in sintonia con la musa. In questo senso sì, allora, egli può essere paragonato ad un veggente.

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SYLVIA E LE API DI FRANCESCO PAOLO INTINI


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Bisogna amare le api per farne parte. Questo è certo: si tratta di una società di sole femmine. Forse Sylvia ricorda ancora il rombo di tuono del cuore paterno, descritto in VOLI DI BOMBI. Forse cerca d’aggrapparsi, immedesimandosi nel ruolo di apicultore, in quel padre perduto negli anni della fanciullezza. Nulla lascia presagire la distruzione che avverrà nel breve volgere di qualche giorno, di questa figura in PAPA’ dove quello stesso cuore diverrà un “ cuoraccio nero” di vampiro, trafitto dal suo palo.
Qui i maschi hanno un ruolo di riproduttori. Sono necessari, essenziali ma sconfitti e schiavi.
L’universo è capovolto e funziona a meraviglia.
Che c’è di meglio per elaborare un lutto che trovarsi in un mondo amico che solidarizza per te ed il torto subito?
In GULLIVER, griderà forte:

-Vattene!

Contro il suo gigantesco Lucifero\TED, messo di spalle a terra e inchiodato alle sue responsabilità. Ma qui Sylvia cerca un conforto, in una società di femmine che teoricamente dovrebbero comprendere la sua sofferenza.
Anche il mondo di LESBO, col suo:

-Nemmeno nel tuo cielo Zen ci incontreremo

che segna la fine di questa illusione innocente, è infinitamente lontano.
Nella realtà le api sono asservite agli uomini, alla loro cucina, per il miele e le altre delizie. Nella mente di Silvia, giocano sul terreno delle metafore una partita con la morte, per lei.
I vicini di casa nemmeno si rendono conto con chi hanno a che fare, vogliono portare via le vergini, mettendo le mani dentro all’alveare bianco. La vecchia regina resiste, si fa furba, si nasconde mangiando miele, vivrà ancora un anno.

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GOU (AFTERTASTE) di Manuel Paolino


La poesia…
(dietro la siepe gialla)
è l’Alchimia.

Se un giorno dovessi precipitare
al di là
degli ermetici sigilli,
(sembra che a ritroso mi stia muovendo)
sarà pago
il mio destino?
(Spinto dalla corrente Antica). (1)

Una delle cose che penso di aver capito fin qui – ma chissà quante altre ho colto, quante mai avranno risposta e quante invece non ho ancora compreso – è che se la Poesia diviene un potere dell’uomo/poeta, capace di carpire lo spirito della musa dai luoghi, dalle storie, dagli oggetti, dalle cose nello spazio attorno, è perchè costui, scelto da quell’ignoto dove le stesse parole vengono forgiate, liberate, e verso il quale sempre sarà istintivamente sospinto, è passato per un addestramento fatto di innumerevoli possessioni, subitanee, inattese, alle volte attese. Il poeta si trasforma non soltanto in un essere umano con un dono, ma in un uomo speciale che utilizza un dono a seconda della propria volontà, in sintonia con la musa. In questo senso sì, allora, egli può essere paragonato ad un veggente.
Se in tutti questi anni ho trascorso le giornate in compagnia della purezza di Ungaretti, e perchè mi preparavo alla follia del crepuscolo di Rimbaud, all’intenso vivere delle notti con Baudelaire e Verlaine, al brillio delle albe insieme a Pascoli e Leopardi, all’acquietarmi fra le ali di Poe, a divertirmi con l’irrequietezza di Catullo, a consolarmi tra i versi di Salinas e Lorca.

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