Robert Gregory Griffeth


art39

Sogno, realtà, dormiveglia. In questo campo d’indagine si muove l’arte di Robert Gregory Griffeth, fotografo statunitense dalla chiara quanto sfumata impronta postimpressionista.
Un novello Caravaggio per uso di luci e forme plastiche, in cui la nuova tela diventa la pellicola e il pennello l’obiettivo. I suoi scatti più riusciti rappresentano la donna, l’altra metà del cielo che qui acquisisce libertà diventando altro. Una figura sensuale spesso erotica nel suo infantilismo carnale che  esplode in una serie di collage, immagini sovrapposte e simbolismi nascosti.  Un’impostazione questa che ricorda l’arte pop (creepy pop) privata ed epurata di qualsiasi rimando alla gioia.

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The soul scars to Jon Lezinsky – Le cicatrici dell’anima di Jon Lezinsky


Wake

“Witness to a Transfiguration”

Benvenuto su Word Social Forum Mr. Lezinski

“Come e quando nasce la tua passione per l’arte? / E: How and when did your passion for art begin? How did it developed in you?”

E: When I was young I was always drawing, creating or making something. Over time this just became a part of me. I don’t think I ever made a decision or thought about being an artist. The passion has always been there and has grown with me each day.

I: Quando ero giovane ero sempre intento a disegnare, creare o fare qualcosa. Nel corso del tempo è semplicemente diventata una parte di me. Non credo di aver mai preso la decisione o pensato di essere un artista. La passione è sempre stata lì ed è cresciuta in me ogni giorno.

“I: Dove trai l’ispirazione per le tue opere? / E: Where do you get the inspiration for your works?”

E: A lot of my illustration work is for commercial assignments so the topics are already determined. It is very different than sitting down to create something for myself. If I am working on a personal piece the approach is a bit more abstract. Ideas are always coming to me usually as reactions to things. Recalling parts of dreams, watching weird off beat movies, reading poems or listening to music usually gets me thinking. I also keep sketchbooks filled with all sorts of sketches, images, words, phrases and poetry. I usually start with something abstract, a vague idea or even an emotion that a word causes and then I see where that takes me.

I: Molte delle mie illustrazioni sono commissionate a fini commerciali, quindi i temi sono già determinati. È molto diverso dal sedersi per creare qualcosa per me stesso. Se sto lavorando su un pezzo personale, l’approccio è un po’ più astratto. Di solito le idee vengono da me come reazioni alle cose. Ricordare parti di un sogno, guardare strani film, leggere poesie o ascoltare la musica in genere mi fa pensare. Conservo anche taccuini pieni di schizzi, immagini, parole, frasi e poesie. Di solito comincio con qualcosa di astratto, una vaga idea o anche un’emozione nata da una parola, e poi vedo dove mi porta.

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La sostanza cromatica della bellezza. L’arte digitale di Giovanni Auriemma


giovanni auriemma

Sostanza infiammabile lenta

s’asciuga e ripara le lacrime

(Franco Buffoni)

autumn-leaf

l'inizio del tempo

l’inizio del tempo

 Scegliere di organizzare sulla tela o nello spazio il colore come filtro emozionale, appartiene alla natura dell’arte italiana. Unendo i segni di una parte di tradizione alta della pittura italiana, il colore è la texure su cui si vive la parte dionisiaca dell’arte,  in cui il vibrare della luce   anima quella parte sensoriale più esposta alla fecondità del pensare e dell’emozionarsi. La scelta della supremazia grafica o spaziale o ideologicamente costruttiva è un altro cammino artistico senza dubbio. Eppure, quando si entra nelle invenzioni cromatiche delle opere di Giovanni Auriemma si è così pieni dell’esposizione al colore, che ogni altra strada artistica sembra non appartenerci. Il suo colore abbacina ed esalta la forma, la forma non viene compressa ma si libera e vibra nel colore e ogni segno prende corpo e vita. Incontrare un’opera di Giovanni Auriemma è mettersi in viaggio per il Gran Tour del colore, esplorando i luoghi di un vissuto stratificato in simboli archetipi virati nella più completa modernità del sentire. La tecnica usata è gran parte il digitale, ma l’artista è già oltre essa. Lo leggerete alla fine di quest’intervista.

Giovanni, Il colore esplode nelle tue forme. Ha vita propria e oscilla fra le forme aprendole e segnandole, seppur riconoscibilissime, ma dominandole completamente. Una baraonda emozionante, pathos dionisiaco che non nasconde ma al contrario espone e lascia che i sensi si disperdano in enigmatici intrecci cromatici. Ora tocca a te raccontarci dei tuoi colori.

Mi piacciono i contrasti, mi piace poter giocare con la luce, portare le tonalità del colore a livelli di luminosità particolarmente intense e vibranti. Immagino che sia questa intensità, unita all’impianto teatrale delle composizioni a rendere tutto molto drammatico. All’accademia, prima che cominciassi a usare il computer, nei miei lavori utilizzavo spesso gli inchiostri. Mi piaceva far scivolare l’una nell’altra tonalità distanti dello spettro, vedere dove i colori si fondono e dove rimangono separati… col computer ho un approccio analogo: provo a far convivere gli opposti, il caldo e il freddo, le luci e il buio…   Credo che sia la prima volta che rifletto sull’importanza del colore nelle mie immagini. Generalmente do priorità ad altri aspetti prima di iniziare un lavoro:  l’idea centrale, la composizione, i simboli… Probabilmente dipende dalle infinite possibilità del mezzo che utilizzo, ma spesso i colori di un immagine vengono scelti in un secondo momento, e possono cambiare di volta in volta in base a quello che mi suggeriscono i contenuti. Non che siano un elemento secondario, anzi probabilmente è ciò che arriva prima. E’ il suono che scelgo per le parole, la colonna sonora di un racconto.

Parliamo di frontiere. L’arte sposta il baricentro della fattura ideologica sempre un po’ più in là. Dalla body art alla land art alla digital art tutto viene toccato ed intaccato dalla costruzione artistica, e quello che nasce come sperimentazione diventa ben presto consolidamento. L’arte digitale dove si posiziona nella linea temporale dell’arte di questi anni?

L’ arte digitale di oggi è un contenitore piuttosto ampio che include manifestazioni artistiche estremamente differenti l’una dall’altra. Negli anni 50 la sperimentazione dell’arte digitale derivava dal suo legame con la matematica, oggi il computer è semplicemente un elemento integrante di un processo creativo e si sperimenta attraverso la contaminazione formale dei linguaggi. Credo che quello a cui stiamo assistendo sia via via la rottura dei confini che inscrivevano un opera d’arte all’interno di un unico mezzo espressivo. Conosco talentuosi pittori che creano alcuni lavori al computer prima di dipingerli su tela. O illustratori che hanno un approccio molto “digitale” al collage. Sicuramente loro non si definiscono artisti digitali ma è indubbio che le loro opere non sarebbero state le stesse senza il computer. Il mio approccio al computer del resto è nato quando mi sono accorto che con questo mezzo potevo produrre immagini che non sembravano realizzate al computer..

the wall

the wall

Il concetto di tempo in un simbolo arcaico e riconoscibilissimo: lo zodiaco. Hai scelto  di esplorare la simbologia zodiacale, ridandone forza visiva e grande vitalità.

Il primo segno della serie che creai era il segno dei pesci, ma nacque per caso. Avevo in mente una scala che si avvolgeva attorno ad una figura femminile fino a diventarne parte, in seguito decisi di inserire due fluttuanti pesci rossi che la percorrevano in senso inverso… chissà forse per incontrarsi. In quel periodo ero molto affascinato dal lavoro di M.C. Escher ma quando completai l’immagine mi accorsi che avevo riprodotto in maniera del tutto inconscia il simbolo dei Pesci. Decisi così di creare una serie studiando la simbologia dei segni e da lì l’astrologia. I modelli sarebbero stati i miei amici e persone a me molto care. Ogni opera avrebbe avuto un doppio titolo perché nella mia idea le immagini avrebbero dovuto funzionare anche singolarmente.  Poi con il tempo mi sono appassionato allo studio scoprendo un forte legame tra astrologia e psicologia e una vera e propria miniera di simboli e immagini da cui attingere per il mio lavoro.

Predestinati (pisces)

Predestinati (pisces)

Il computer come strumento artistico è stabilmente presente fra gli strumenti a disposizioni della composizione visuale. E’ materia di studio, insomma. Sullo studio e sull’arte, torniamo su un punto critico:  l’arte non può essere insegnata. Può essere stimolata nei suoi linguaggi tecnici. Oppure no?

Mai come in questi anni l’arte ha avuto tanta libertà espressiva e tanta possibilità di fruizione. Per questo sono assolutamente a favore di una maggiore diffusione dei linguaggi e della tecnica. Naturalmente la tecnica può stimolare la creatività. Che questo di conseguenza possa stimolare l’arte per me è più difficile stabilirlo, anche perché i miei criteri di valutazione sono inevitabilmente molto personali. Per quanto mi riguarda ultimamente mi capita sempre più spesso di emozionarmi di fronte a creazioni o a disegni realizzati attraverso un computer da parte di persone che non operano abitualmente nel campo dell’arte…

mare avverso  (Neptunus)

mare avverso
(Neptunus)

La tua “arte”: i tuoi perimetri già esplorati e chiusi, le tue aree ancora da raggiungere e catturare. Passato e futuro, insomma.

Credo che con la serie dello zodiaco e dei pianeti abbia scoperto i punti di forza ma anche i miei limiti nella capacità di manipolazione fotografica del corpo umano. Nella mia testa c’è ora una serie sui tarocchi. E’ un progetto ambizioso per me, considerando il numero delle carte, la quantità dei simboli e i miei tempi biblici. Tecnicamente vorrei servirmi sempre di più di altri strumenti, magari di immagini realizzate interamente in 3d, come integrazione agli elementi a me più familiari della fotografia e della pittura.

Giovanni Auriemma

Giovani Auriemma è nato a Napoli nel 1976. Nel 2000 ha conseguito  il diploma di laurea in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, coltivando parallelamente la sua passione per l’arte digitale. Abita e lavora a Viterbo nel campo dell’editoria come grafico, illustratore e impaginatore. I premi, le pubblicazioni e le mie esposizioni più importanti sono consultabili presso il suo sito http://www.giovanniauriemma.it/site

Ha insegnato tecniche di grafica pubblicitaria presso la facoltà di scienze politiche dell’università della Tuscia a Viterbo.

Livia Signorini


Atlante, 2005 - collage su carta geografica, resinacm 23x33

Livia Signorini vive e lavora tra Roma e Milano. Collagista di livello, specialità a cui si dedica da molti anni, ha esposto in diverse gallerie nazionali e internazionali.  Nel 2012  ha illustrato per Tara books la ristampa del libro di Charles Dickens “Pictures from Italy”. Questo importante lavoro artistico le ha dato modo di esercitare al meglio la sua capacità di “narratrice per immagini”, qualità che la contraddistingue, così come il paziente e certosino amore di ricerca per immagini insolite e antiche. Ho acciuffato per un soffio Livia Signorini, in procinto di partire per Parigi; lei, scusandosi per la brevità delle risposte perché molto di fretta, ha comunque accettato gentilmente di rispondere alle domande della mia intervista. Le immagini relative al testo di Dickens sono rigorosamente  strette nel copyright che appartiene a Tara Books. Al fondo dell’articolo ho però indicato il link di Amazon dove è possibile acquistarlo o  concedersi una Preview del libro e di alcune bellissime illustrazioni. A seguire anche il link al sito personale di Livia e della casa editrice Tara Books. Enjoy.

Copertina di Pictures from Italy - Tara Books 2012

Copertina di Pictures from Italy – Tara Books 2012

Salve Lidia, grazie di essere qui. Come è avvenuto il suo incontro con il Collage come forma d’Arte e cosa rappresenta per lei questa scelta?

È un incontro dell’infanzia: mia nonna ne faceva di bellissimi, decorativi, su temi cromatici. Poi ho cominciato a interessarmene e ad apprezzare quelli di grandi artisti, molto diversi tra loro, come Switters o Ray Johnson. E’ un’arte molto onirica; come in sogno si tratta di associare forme o soggetti all’apparenza diversi tra loro ma in realtà uniti da un legame sottile.

Lei ha realizzato le illustrazioni della riedizione del libro di Charles Dickens  “Pictures from Italy”curata da Tara Books, un lavoro molto ampio, composto da undici tavole a colori e bianco/nero in cui ci racconta con i suoi collages le impressioni Dickensiane del viaggio che compì nel Bel Paese nel 1841, in giovanissima età. Vuole parlarcene?

Nel leggere il viaggio di Dickens, quando mi è stato proposto, ho avuto la sensazione di una visione molto a volo d’uccello, anche se particolareggiata, dell’Italia. Ho quindi cominciato ad immaginare delle carte geografiche, magari antiche ma non troppo, su cui svolgere le illustrazioni. Per il resto ho seguito le impressioni più forti ricevute da ogni descrizione di città: l’uccellino del Colosseo, le montagne oltre il Duomo, Venezia notturna, il Vesuvio innevato. Ho fatto un lungo lavoro di ricerca sulle immagini da collagiare:  sono tutte rare e antiche, pescate in diversi mercati o da antiquari di libri, e poi adattate attraverso un lungo lavoro di fotocopiatura e photoshop.

Storia 1, 2009, collage, cm 300 ca.

Storia 1, 2009, collage, cm 300 ca.

Cosa ha significato per lei illustrare un autore così noto e amato in tutto il mondo e quanto ha influito sulla creazione del suo lavoro in termini di sensibilità artistica e affinità intellettuale?

E’ stata una grandissima avventura e sfida, e un onore, non c’è altro da dire.

Ho avuto modo di vedere sul suo sito i suoi collages di grandi dimensioni; alcuni superano anche i quattro metri. Perché  la scelta di una così grande dimensione e quale messaggio “narrativo” intende comunicare tramite essi?

I grandi collage raccontano delle complicate storie oniriche e hanno quindi bisogno di un lungo percorso. Una di queste storie è stata anche poi scritta – a collage finito – quindi potrei dire “interpretata”, dallo scrittore Giovanni Nucci.

Film 1, 2008, collage, cm 300 ca.

Film 1, 2008, collage, cm 300 ca.

Quale è la nota di unicità che la tecnica del Collage è in grado di comunicare rapportata ad altre forme artistiche?

A me interessa la profondità che si riesce ad ottenere e mi diverte sempre combinare associare mischiare immagini diverse, stampe con vecchie foto, cartoline e miei disegni. Ottenere una sorta di piatta tridimensionalità che la pittura non è in grado di restituire.

Federica Galetto

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Amazon

http://www.amazon.com/Pictures-Italy-Charles-Dickens/dp/9380340168/?tag=braipick-20

Tara Books

http://www.tarabooks.com/

Livia Signorini

http://www.liviasignorini.net/index.htm

Immagini di Livia Signorini e Tara Books ©