NINI’ FERRARA: artista della terra di mezzo



nini-ferrara-400x215Ninì Ferrara, pseudonimo d’arte di Antonino Ferrara, direttore artistico presso Le Officine Teatrali, nasce nel 1965, a Messina. Nel giugno del 1989 fonda l’Associazione Teatrale Klop della quale è tuttora direttore artistico. Nel 1990 è ammesso alla scuola di teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico e nel 1992 si trasferisce a Roma, dove attualmente vive e lavora. Nell’ottobre 2003 fonda e assume la direzione artistica delle Officine Teatrali di Roma, la cui didattica si fonda sulla differenza tra il “vivere” e il “fare” teatro, sulla costante ricerca di una verità e di una rigorosa conoscenza e educazione dei mezzi tecnici ed espressivi dell’attore.
Ha partecipato ai Festival teatrali di Taormina Arte e Venosa Teatro Festival ed è inserito in circuiti come quello dei Teatri di Pietra.
Suoi scritti sono pubblicati in Italia e all’estero, dove ha anche svolto attività didattico-laboratoriale. Nel 1994, dopo aver vinto per due volte il Premio Xavier Fabregas per giovani autori di teatro, riceve il Premio Nazionale di Drammaturgia per Autori di Teatro “Anticoli Corrado – Studio dodici”. Nel 1996, quale regista dello spettacolo Repertorio dei Pazzi della Città di Palermo, si aggiudica il Premio “ETI Giovani per il Teatro”.
Oltre ad altri riconoscimenti legati alla sua attività di drammaturgo, nel dicembre 2006 vince il 32° Premio Nazionale “Fondi la Pastora” per lo spettacolo Il viaggio, tratto dall’omonimo racconto da lui scritto e pubblicato nel giugno 2003 per i tipi della rivista Aperture – Punti di vista a tema.

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L’educazione sentimentale degli uomini – L’oltreuomo


Che frustrazione questo articolo… ma, per par condicio, potremmo sempre parlare dell’educazione sentimentale di certi uomini (sinteticamente – senza generalizzare – con lo stesso spirito):

1/5 anni – La madre
Il maschio che durante i primi anni della sua vita sarà visto dal padre come un rivale, da lui apprenderà come poter meglio esercitare il senso del possesso sulla madre.
5/10 – Le compagne
Fin dalle elementari questo tipo di maschio penserà a quanto può sembrare spiritoso alzare le gonnelline delle femminucce per vedere le loro mutandine, cominciando a ricevere le prime sberle.
11/15 – La nascita della tragedia
Pensando che le danze abbiano inizio, il suddetto ragazzo crederà di attirare le ragazze facendo impennare lo scooter (e rovinando sul selciato): non riuscirà mai ad uscire con la più bella – e intelligente – della classe.

15/20 – L’adolescenza
Troppo preso dai videogiochi le birre e qualche canna, diventato uomo, comincerà ad avere i primi problemi di “potenza” e a considerare tutte le donne delle troie solo perché non lo “cagano”.
20/25 – La redenzione
Giunto all’università penserà allo studio (oltre alla musica e allo sport) per migliorare la propria posizione sociale, ma vedrà sempre la donna ottenere i risultati migliori.
25/30 – Riparacoglioni
Rendendosi conto che alla donna che a lui piace non gliene può fregare di meno della sua bella macchina, si sentirà costretto a rapporti mercenari per risollevare il suo “ego” (ed evitare ulteriori coinvolgimenti sentimentali).
30/40 – La dinastia
Cominciando a notare una certa decadenza, vorrà quanto prima un erede a cui mettere il suo cognome (senza essere a conoscenza che si potrà avere anche quello materno)
40/50 – Una nuova giovinezza
Arrivato agli anta – soprattutto nel caso in cui, essendosi sposato, abbia una moglie bisognosa di cure mediche – farà in modo di venire lasciato per “tradimento”, ma si lamenterà del fatto che i suoi figli pretendono di continuare a essere mantenuti come se fosse ancora il loro padre.
50/60 – La caduta
La giovane compagna si renderà conto che con lui non potrà avere un futuro sereno (in quanto troppo pesante il suo vittimismo nei confronti della ex), e lo abbandonerà.
60/100 – La saggezza
Fantasticherà sulla sua dipartita, vantandosi delle passate “conquiste” – inesistenti – che accorreranno al suo capezzale, ma immaginerà con terrore di essere divorato da vermi come lui.

Betta

L’oltreuomo: http://oltreuomo.com/

L’educazione sentimentale delle donne – L’oltreuomo


«La donna? Solo il diavolo sa cos’è» scriveva Tolstojevskij nei fratelli Merdarazov. Peccato che lo scrittore norvegese sia vissuto nel ’600 e non abbia avuto la fortuna di leggere questo blog. Voi parameci invece avete la botta di culo di vivere nell’epoca dell’Oltreuomo, che tanto vi ha rivelato sull’esemplare femmina e tanto ancora vi rivelerà. Oggi parleremo dell’educazione sentimentale delle donne: citando l’illustre romanziere spagnolo Flaubert percorreremo le tappe d’innamoramento dalla nascita alla morte, passando dalla menopausa ai noduli al seno. Silenzio in classe, la lezione comincia.

1/5 anni – Il padre

Quel grande cocainomane di Freud qualcosa lo ha imbroccato. La femmina durante i primi anni della sua vita prova un’attrazione sessuale irrefrenabile nei confronti del Padre, e di conseguenza un desiderio irrefrenabile di fare a pezzi la madre per sostituirla. In realtà è tutto frenabile visto che è grande quanto una confezione di Fonzies da 20, e per fortuna col tempo sublima le sue pulsioni sessuali e aggressive in tenerezza verso i genitori, giusto giusto prima di arrivare all’età che ti permette di capire come provocare ferite che non si rimarginano con un coltello.

5/10 anni – I compagnucci

Ecco, la femmina comincia le elementari, le pulsioni sono momentaneamente sopite e nella piccola nasce un certo dualismo nei confronti dei compagni maschietti. Può nascere qualche amore, ma è più un’emulazione degli adulti.

11/15 anni – La nascita della tragedia

Le danze cominciano. Le mesture arrivano e con loro l’interessamento della femmina nei confronti dei maschi. All’inizio di questa fase si limona duro; beneficiari i ragazzi un po’ più grandi con il motorino che fa tanto 883 e le migliori amiche attraverso le quali affinare le tecniche del mulinello, spatola, ecc.. Verso la fine la ragazza viene sverginata dal classico tamarro di paese: ignorante, arrogante, forte a calcio, peloso.

15/20 anni – L’adolescenza

Con la prevedibilità di un Pokemon la donna si evolve in troia. Il nuovo stato è ormai completamente sviluppato. Il partner ideale continua ad essere l’ignorante del paese, il cannato o il mini PR della discoteca della domenica. Comincia il periodo degli aborti, numerosi e mai banali. Molto spesso in questo lustro la donna instaura una relazione fissa di circa un annetto, ma poco dopo ritorna single. É attratta dal ribelle che vive secondo le sue regole, si irrita il pube sperimentando diverse tecniche per rasarsela, provoca infarti al padre e si pasticcia la faccia con il trucco ottenendo inconsapevolmente capolavori di Jackson Pollock sul muso.

20/25 anni – La redenzione

Sono giunti gli anni dell’università. I suoi vecchi partner ideali ormai sono pelati, grassi e lavorano in fabbrica da due anni. La donna è furba e li abbandona. Si sente redenta, intellettuale, radical chic. Adesso i suoi possibili partner hanno un nuovo profilo: colti, brillanti, romantici, universitari; tutti soggetti che al liceo non cagava. I poveri cristi ci cascano, ritrovandosi accanto un’automobile usata di trentasettesima mano. É il periodo della grande conversione, una conversione di facciata in realtà; la donna continua ad essere troia ma cura la sua immagine sociale. Una vocina dentro le sussurra che deve sposarsi.

25/30 anni – Rompicoglioni

Il ragazzo colto e romantico dei vent’anni viene abbandonato perché incastrato in un dottorato senza borsa. La donna è furba. Cambia di nuovo profilo; adesso ricerca diplomati che si sono trasformati in Yuppie vendendo tastiere wireless a provvigione. Vive aspettando le vacanze alle Canarie, comincia a fantasticare su qualche marmocchio da sfornare. Rompe i coglioni. Lo sdoppiamento della personalità cominciato a vent’anni si evolve ulteriormente: diventa moralista ed ancora più troia. Il culo comincia a cadere, i fianchi si allargano, reprime violentemente le sue pulsioni di puttana per la paura di venire scoperta e conseguentemente lasciata: non posso restare single, chi mi vorrà più a quest’età?

30/40 anni – La dinastia

Mantiene il ragazzo del precedente lustro, al quale ammorba pesantemente i coglioni dalla mattina alla sera. Partorisce. Chiamerà il bambino Marco se di estrazione media, Elvis se di estrazione bassa o alta. Mangia come un’idrovora e si iscrive in palestra.

40/50 anni – Una nuova giovinezza

Arrivati gli «anta» una nuova rivoluzione. La menopausa si avvicina e il sistema ormonale abbatte le repressioni. Torna troia. Lascia il marito – al quale ciuccia casa alimenti, automobile e vita – e va a caccia di toy boy. Vuole carne giovane e seguendo l’esempio della Clerici passa Luglio ed Agosto a Capo Verde.

50/60 anni La caduta

I toy boy non riescono più a copulare con la vecchiarda e la nostra donna ormai cinquantenne si ritrova sola soletta. Le opzioni sono due: o ritorna dal marito in ginocchio ( che la manderà a fare in culo), o si cerca un povero vedovo disposto a dividere il cesso con lei.

60 – 100 anni La saggezza

Giunge la fine della vita sentimentale della donna. Dai sessant’anni in poi, dopo una media di 76 uomini diversi, 114 fellatio e 20000 handjob, non farà altro che ripetere alla nipotina che alla sua età non sapeva nemmeno che cos’erano quelle cose, che il mondo è sporco, che le donne di oggi sono tutte delle vacche. Tra le mani l’inseparabile rosario.

Dedicato a Loris.

L’oltreuomo: http://oltreuomo.com/

Domani la risposta di Betta.

La sanguinosa sera del dì di festa – L’oltreuomo


Appunti per un romanzo storico che affronta il tema della calvizie attraverso lo sguardo disincantato di Giacomo Leopardi.

Il conte Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi nasce in una delle più nobili famiglie di Recanati.
La madre, Virginia Mosca, è una donna molto religiosa. Infatti fin dalla più tenera età, Giacomo viene costretto a partecipare alla messa domenicale. Nel romanzo si racconta di come questo abuso, lo porterà ad odiare l’ultimo giorno della settimana e preferire, ad esempio, il sabato.

“Questo di sette è il più gradito giorno
pien di speme e di gioia
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato”

Il padre, Conte Monaldo, è un uomo buono la cui autostima è stata, però, distrutta da una calvizie incipiente. Questo dramma riverbera sull’intera famiglia che viene costretta ad ascoltare interminabili aneddoti tesi a commemorare la folta chioma del capofamiglia. Presto Giacomo apprende il carattere ereditario della malattia e scrive delle poesie molto sentite sul tema. In “Rimembranze” racconta dell’angoscia che gli provoca guardare le stelle dell’orsa riflettersi sul lucido cranio paterno.

“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti”

Giunto all’età della masturbazione, 22 anni per via dell’educazione cattolica, Giacomo si innamora perdutamente della figlia del cocchiere, Silvia. Silvia è una bellissima bambina affetta da strabismo di venere (“Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi”) che viene costretta dal padre a compiere dei servizietti a pagamento proprio sotto casa del poeta (“D’in su i veroni del paterno ostello/ Porgea gli orecchi al suon della tua voce/ Ed alla man veloce “).

Trama.
Giacomo Leopardi, durante una delle sue personali sedute contemplative della siepe sotto casa, sente delle grida che provengono da oltre l’arbusto. Vincendo la sua naturale reticenza, decide di guardare attraverso le frasche e accidentalmente assiste all’omicidio di Silvia. Purtroppo a causa della sua miopia non riesce a identificare l’assassino. L’unico indizio è la calvizie dell’uomo che l’ha uccisa. Lo shock provocato dalla scena causa una vistosa stempiatura sulla fronte del poeta.
In paese il dottore accerta che Silvia è morta di tisi. Giacomo prova a far valere le sue ragioni con l’unico mezzo comunicativo in suo possesso, gli endecasillabi misti ai settenari. Ma a Recanati non viene ascoltato e il caso viene archiviato nonostante le sue dolorose proteste. A seguito della vicenda il protagonista cade in depressione e paventa il suicidio mentre i maldicenti lo tacciano di essere un nichilista, un paranoico e di essere affetto da vittimismo cosmico. La sua calvizie si fa più grave, oltre alla stempiatura gli si allarga una piazzetta sulla nuca.
Quando tutto sembra perduto arrivano in paese “gli amici di Toscana”, una gang di ribelli affiliati all’accademia della Crusca. Con il loro aiuto, Giacomo riprende le indagini. Gradualmente il cerchio dei sospettati si stringe attorno a Padre Hart Lee Sykes, un prelato americano. Tutto sembra combaciare ad esclusione di un unico particolare: Padre Hart non è calvo.
Di fronte a questo impasse, Giacomo si trova abbattuto, senza speranza, senza forze e senza più nemmeno un capello in testa. L’ultima immagine coerente del giovane, lo ritrae nudo davanti a un grande specchio mentre cerca di pettinarsi il cranio glabro. Da questo punto in poi la trama diventa quella di “Shutter Island” e tutti i lettori capiscono con trecento pagine d’anticipo che l’assassino è Giacomo Leopardi.

N.B. Ricordarsi di rendere Giacomo simpatico e spiritoso.

L’Oltreuomo: http://oltreuomo.com/