La Senza Nome [Narrativa]


La città sprofondava lentamente nella pioggia, silenziosa e immensa, con il solo rimbombo dell’acqua ad eccheggiare lungo i vicoli. Tutto era immerso in un’atmosfera caotica e sognante al tempo stesso, come un’antica città sommersa sul punto di riemergere dalle acque in cui era sprofondata. Le strade erano fiumi, le pareti dei palazzi cascate. Da qualche parte, qui e là, lungo le strade più disastrate, le buche traboccavano d’acqua come geyser sul punto di esplodere. Non si salvava nulla da quel rumore imponente che pretendeva silenzio assoluto. Il rombo di una macchina, un treno che arrancava sui binari rigonfi d’acqua zampillante, perfino lo schianto dell’albero lungo la strada principale – nessuno di questi rumori sembrava rilevante. Tutto veniva assorbito dal continuo e assordante ruggito dell’acqua scrociante. Era cominciata come una bazzeccola, un evento da poco conto; una pioggerellina invernale e nulla più. Ma ecco che la notte era calata e la città si ammutoliva attonita di fronte a quell’attacco inaspettato, quella pioggia incessante che come un dio affamato e crudele chiedeva il suo tributo di sangue.

L’albero, sradicato dal forte vento, bloccava la strada principale. I lunghi rami si piegavano sotto la pioggia mentre le radici, forti della loro inaspettata uscita all’aperto, si drizzavano rigogliose in ogni direzione come grandi tentacoli di una piovra di marmo. Erano libere! L’albero si era ribellato alla dittatura che l’aveva voluto incatenare nel cemento; era servito l’intervento divino dal cielo per liberarlo. Se avesse potuto camminare, si sarebbe alzato sulle proprie radici per liberare i fratelli. Invece, figlio e schiavo della terra, sarebbe morto lì, lontano da ogni cosa Naturale. Il giorno dopo sarebbe stato trascinato via come spazzatura, unico elemento di disturbo nella civiltà dell’uomo. L’ultima umiliazione prima dell’oblio: la morte che non trasforma ma si limita ad ammuffire, incancrenire, abbrutire. Non sarebbe mai tornato a far parte del ciclo Naturale; la catena era spezzata per sempre.

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L’evanescente e surreale visione mitologica di Simona Bramati


Oggi vi presentiamo un’artista italiana molto simpatica e di grande talento, che ci ha colpito subito per lo stile meravigliosamente poetico, delicato e di grande impatto visivo. Simona Bramati si divide con grande agilità fra la mitologia, la pura narrazione pittorica e impegno civile, ed è un piacere poterla ospitare su questa piattaforma.

 

 

Ciao Simona, grazie per aver accettato la nostra intervista. Quando hai cominciato a dipingere?

Grazie a voi! Si potrebbe dire che sono nata col pennello in mano?

Dipingere è sempre stato il tuo sogno o hai cominciato “da grande”?

Ricordo di aver sempre subito il fascino per tutti quegli “oggetti” che producevano segni! Ero veramente piccola eppure passavo le ore a disegnare ed ero in pace con me stessa…me lo ricordo bene!

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