Biblioteca ritrovata 1: Un libro che non potrete mai leggere, “Oltre l’evidenza”


Ho recentemente scoperto che mio padre nel 1988 – prima della mia nascita -, pubblicò un libro oggi fuori catalogo: l’editore (Firenze Libri) si accorpò ad un altro non stampando più il testo. A casa per fortuna abbiamo ancora alcune copie del libro ed io ho potuto “riesumarlo”.

L’avvenimento segue alcuni pensieri che mi ronzavano per la testa da giorni: chissà quante persone hanno scritto capolavori che noi non leggeremo mai perché gli autori non hanno avuto (o non hanno voluto avere), la stessa fortuna di altri colleghi.
Apparentemente la cosa non sembra tanto importante; ma forse, questo pensiero è mosso soltanto dal fatto che noi dimentichiamo il valore reale della Letteratura (non quella scarna e senza senso che non può neanche macchiarsi con tale nome), ma quella ispirata dal Genio – o per dirlo alla Socrate – dal Daimon insito in ogni uomo. Quella Letteratura che unisce le diverse figure di Dante Alighieri, Johann Wolfgang Goethe, Charles Baudelaire, Herman Hesse, Michail Bulgakov, Yukio Mishima… il lato più elevato degli uomini, che insegna agli uomini attraverso i racconti e i versi: la Letteratura come Scuola Teorica della Pratica della Vita.

“Oltre l’evidenza” è il titolo del libro di mio padre: “Gennaro Piccolo, nato nel 1955 a Cercola presso Napoli, si occupa di storia e filosofia della scienza. È iscritto al Corso superiore di Giornalismo e Comunicazione Televisiva di Roma”.

Andiamo con ordine: non interessa capire che cosa stesse facendo di fronte allo specchio del corridoio di casa sua. Importante sarebbe stato cercare di capire come potesse essere arrivato al di là della sua immagine silicea. L’importante era cercare di comprendere l’intimo meccanismo e, ancor più necessario, l’ardire di un passaggio non solo così velocemente deciso, ma anche così insolitamente realizzato.

Il racconto si sviluppa intorno alle esperienze surreali di Ciro, un ragazzo che dopo aver oltrepassato uno specchio diviene osservatore e protagonista di un susseguirsi di vicende che lo porteranno a “dure” riflessioni riguardo la religione e il destino. Infatti Ciro non crede nel destino, ma il susseguirsi di eventi connessi tra di loro da un “sottile filo rosso”, lo porteranno a modificare alcune delle sue ferree convinzioni.
La religiosità ha sicuramente un taglio “illuminista” e razionalista, scevra da inutili dogmatismi che ancora oggi aleggiano intorno alle religioni Cristiane.
La scelta, la possibilità di scegliere è qui un mezzo del destino, che quindi si modifica di conseguenza dandoci la possibilità di scegliere tra infinite vie d’innanzi a noi, e ci permette di fare nuove esperienze (anche sessuali) che segnano il passaggio da un’età giovanile ad una di maturazione.
Un racconto che accorpa personaggi, che seppur spesso non sono più di semplici apparizioni, trasudano di vita propria e di una personalità ben definita; ed è forse questa capacità espressiva che più colpisce nel racconto.

Man mano che camminava si accorgeva che, ormai, il simbolismo del giorno precedente veniva a mancare e le immagini e le sensazioni gli sembravano molto più soggettive e intime: pure sentendo l’esigenza di un nuovo conforto, si persuadeva di volere riscoprirsi, ritrovarsi, stare solo.

Se qualcuno fosse interessato ad avere il testo può contattarmi in privato via mail, abbiamo ancora alcune copie disponibili!

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