Prospettive. Omaggio di parole a Michel Vaerewijck


Immagine

La natura si risveglia
Diagonali di tratti argentati,
Gemme di petali
Si mostrano nel buio

Lattesa di fiori che cadono
La presenza di creature senzienti
che lascia una scia nell’esistenza.

Più in là un germoglio ricopia la vita:
Petali appuntiti, foglie allungate
Lesistenza si fa eco,
ricomincia il battito.

Un virgulto, la peristalsi
Bambini accuditi da un bosco:
L’essere, un unico insieme.

di Angelica D’Alessandri

**

31189587_10211086739459394_3751577181990420480_n

Smettila di fissarmi
non ho più niente da darti.
Non ho più carne per sfamarti
ne sangue per dissetarti.
Ho bruciato l ‘anima e il corpo…
nello stesso rogo
con le stesse fiamme .

di Franco Ciufo

**

Vaerewijck_Scan_Doricard

NIENTE SARÀ PIÙ COME PRIMA di Izabella Teresa Kostka

Che ne sarà di me
quando finirà la sabbia nella clessidra?

Gocciola il tempo tra le dita
infreddolite dall’inverno,
si gela in questa stanza
riempita di troppe assenze.

Dimmi,
poserai una margherita ove
lascerò le tracce?

Sono in partenza
come all’epoca degli alberi spogli
quando nulla fu ancora scritto.

Porterò le scarpe rotte
perché conoscono le mie ferite,
ricordano le cadute.

Dimmi,
accenderai un cero
per indicarmi la strada?

Ho perso le conquiste
come un acero le foglie,
niente sarà più come prima
e tutto diventerà nudo.

Ricordati di
lasciare una finestra socchiusa,
se avessi voglia di tornare
per un ultimo abbraccio.

**
31880923_10212473430493358_7724158718014652416_n

.la costanza della solitudine. di Rosaria Iuliucci

è una costanza la solitudine che mi porto addosso
un’ombra fredda che si fonde nella frivolezza delle scelte
sconfinata e bruciante dell’assenza più cupa
mentre dentro si arrampica a morsi
l’alibi dell’attesa
strappata alla sola regola che mi lascia disarmata
/ un assolo di luce che cerca di venire al mondo
nell’insistenza infinita della mia pelle fredda
sola in questo dolore postumo che non mi lascia scelta
se non rinunciare e mettere in salvo
quell’unico brivido che mi ricorda che posso ancora essere viva
di un’ultima vita raccolta in controluce

**

.

.

**

31765422_10212473431213376_6148327348732166144_n

.contropelle. di Rosaria Iuliucci

Ho vissuto la mia vita come fossi un foglio bianco
nessun colore predestinato sulla mia pelle
e nessuna parola a sfondare la curvatora
della mia lingua muta .

Ho vissuto in silenzio
fra verbi claudicanti interrotti solo dalla sete
e senza mai avere fame mi sono divorata nella giusta misura
per sopravvivere ad un ennesimo qualunque giorno
che mi trapassava dentro fra la pelle e le ossa .

Ho giaciuto accanto alle ombre
abbracciando spigoli di luce su letti di cartapesta
ingoiando a piccoli sorsi il pianto
e moltilicando il dolore per il suo stesso peso .

Sono stata tutto e niente
un agglomerato di anima contropelle
divelta e divorante
in un ripetersi di sangue mai caldo

Annunci

I consigli WSF di Febbraio


Dopo un lunghissimo Gennaio, ci stiamo abituando pian piano anche al 2018. E perché non farlo seguendo qualche nostro consiglio?

Libri:

9781501175466_p0_v2_s550x406It – Stephen King: con l’uscita dell’omonimo film anche il romanzo più celebre di Stephen King è tornato alla ribalta, per la gioia degli amanti dell’horror. Nonostante King abbia dimostrato, con il tempo, di non essere solo un autore di genere horror ma uno scrittore a tutto tondo, It è il romanzo spaventoso per eccellenza. Un romanzo corale che ricopre quasi trent’anni di vita dei protagonisti, che avanza di flashback in flashback a un ritmo incalzante, e attanaglia il lettore dalla prima all’ultima pagina. La lunghezza del romanzo (parliamo di oltre 1200 pagine) scoraggia molti, ma non bisogna lasciarsi ingannare: lo stile fluido della scrittura quasi non fa pesare la lunghezza. Imperdibile per gli amanti del genere, o per quelli che hanno visto il film e sono curiosi di sapere come andrà a finire. Da evitare, però, se non volete spoiler.

Olga di carta. Il viaggio straordinario: Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell’infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che un giorno partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di essere trasformata in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: s’imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare remando. Più volte rischiò la vita, si perse, ma fu trovata da un circo. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare…

Olga di carta. Jum fatto di buio: È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve, si avvicina Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto improvviso lasciato dal bosco che è stato abbattuto, e quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno. Anche Valdo, il suo cane fidato, se lo ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più: un essere informe e molliccio. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli, e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum si porta dietro tante storie che Olga racconta a chi ne ha bisogno, come dono, perché le storie consolano, alleviano, salvano dal dolore della vita e soprattutto fanno ridere.

Multimedia:

bright-1-sheet

Bright: Ennesimo film di produzione Netflix, che ormai ci ha abituato a tante produzioni originali e innovative, Bright è un prodotto riuscito a metà: buone le interpretazioni e originalissima l’ambientazione (un mondo moderno dove umani, orchi ed elfi convivono fra di loro con gli inevitabili problemi di stereotipi e razzismo), ma trama non chiarissima e finale un po’ troppo veloce. Da vedere per l’idea e l’originalità della storia, sperando che il già annunciato sequel faccia un po’ più luce su alcuni punti della trama rimasti oscuri.

86ca54d1831c9ca0d58ff4f021292b0cBlack Mirror [4° Stagione]: Le stagioni di Black Mirror targate Netflix hanno diviso i fan in due: chi si dispera per il tradimento delle prime stagioni, e chi accoglie favorevolmente il cambio di rotta dello stile. Che voi siate pro o contro l’americanizzazione di Black Mirror, questa quarta stagione va vista senza ombra di dubbio: gli episodi sono stati girati con maestria, narrati con un alto livello di tensione, e interpretati in modo eccellente (specialmente l’inquietante “Crocodile”). Se proprio non sopportate l’abisso fra le prime due stagioni e le nuove, prendete queste storie come dei bei mediometraggi da vedere per passare il tempo e avere qualche brivido, senza pretese nostalgiche. Che il vecchio Black Mirror sia ormai sparito è fuor di dubbio, ma anche il nuovo ha qualche buon asso nella manica.

a70hcDbx_400x400Dark: Considerato da molti l’erede tedesco di Stranger Things, questo piccolo capolavoro europeo targato Netflix è, per certi versi, di molto superiore al suo “predecessore” per intensità e bellezza estetica. Dark ha uno stile crudo, viscerale, intenso, oltre a una storia complicata e quasi perfetta. Il finale aperto lascia intendere una seconda stagione, che speriamo arrivi presto. Non intendiamo spoilerare, ma i colpi di scena sono tanti. Per chi non è pratico di lingua tedesca consigliamo di vederlo doppiato in italiano, perché è un po’ difficile la storia seguendo solo i sottotitoli.

Godless: E’ una serie televisiva statunitense prodotta e distribuita da Netflix, ambientata nel vecchio West.
Nel 1884, Frank Griffin è un fuorilegge che va alla ricerca del suo ex amico e figlio adottivo, Roy Goode, che lo ha tradito. Tutto diventa complicato per Frank Griffin quando scopre che Roy si nasconde in una città chiamata La Belle, dove le donne regnano. Loro faranno di tutto per proteggere la loro città dalla vendetta di Griffin, il quale aveva giurato di uccidere chiunque avesse aiutato Goode.

Giovani Prospettive. Omaggio di parole ad Emanuela Cau


Cau

Emanuela Cau, artista dalle mille sfaccettature apre le porte della sua abitazione a Quartu per la sua prima intervista video e si racconta. Definirla “fotografa” è riduttivo: ha studiato tecniche di scrittura e regia cinematografica, realizzato cortometraggi, video teatrali e musicali. Le sue foto sono autoritratti, sembrano quadri.

***

23718163_305233793307822_584140006_n

Emanuela Emanuele Emanuela . di Alessandro Bertacco

Cosa è la vita, se non fossimo qui a cercarsi
E
io pago le rate tu paghi le rate noi paghiamo le rate
O
Finiamo tutti nei campi,
tu hai rubato altre anime diverse dalle mie
A sentirsi sciogliersi le dita su qualcosa di troppo astratto
A
vedere troppo grano del mondo andato, dico andato
A fare le ballerine impotenti
N
.finimmo tutte le bocche e le vocali
e ci trovammo a leccare l’arcobaleno

*

23772370_123142975129278_724733788_n

O mar é mundo que te habita, ondas de revelação lavam-me a alma. Uma avalanche de emoções, banhadas com a espuma de uma história construída pelos silêncios – tão intensos como tu. E regas-me com o perfume de um entardecer dos sonhos de viver, num grito ávido de ser. Envolta num mistério de véus (re)inventas-te a cada momento, para me contares o segredo que transparece – em gotas de criação. Sinto-as correr os meus olhos. Abro o coração para as metáforas que agarras a tudo o que fazes teu. Sabes que cada concha pode adornar os meus cabelos, enquanto sorrio os teus receios e estendo os braços para os amar. Sim. Eu amo de olhos fechados. Respirei a brisa que me sussurrou o enigma do que apenas se pode sentir – sem recear. E fazes-me forte quando acarinho o teu sorriso desenhado pela areia que beija os teus pés, em noites de luar – tu és o verbo criar.

Claudia Ferreira

*

23476485_321243495018272_975740422_n

Tra le tue gambe
onde silenziose
la mia nave.
Trascinati da una fermezza
surreale,
siamo il volto dei bimbi
nascosti:
tra le velature
tra le trame
tra i vorrei.
Siamo lo scrigno di ogni cuore,
di ogni maledetto cuore
che trema, come pirati che cercano il proprio volto
da chiamare tesoro
ed io, capitano di questa nave fantasma
senza equipaggio,
protettrice di cuori tremanti e muti.
Che lo sappiamo…
il gioco è la nostra cura,
ed ogni nostra azione
il nostro destino,
e m’accompagni in questa
surreale bonaccia verso
un volto celato,
che chissà,
potrò un giorno chiamare tesoro.

Di Anrose Thotas

*

Autoportrait di Emanuela Cau

IL NIDO di Laura Pezzola

“[…] perché allora l’enigma/ se io come te
sono vento e polvere?” (Adonis)

Seguivo la treccia dei capelli

il respiro si placava tra la folla
e nella mano che stringevo
crescevano gli anni

tu eri il nido – io l’ implume
dal becco spalancato

– le ali spunteranno – mi dicevi

così a volte
sono piuma contro il vento
e navigo – l’utero fecondo
delle stelle.

*

23469289_526163487750589_867584052_o

I miei mari interiori s’aprono e si chiudono con spasmi di mente innamorata gridano sas janas golpeando con lunghissimi capelli onde sepolte nei millenni undae nigrae quae volitantes furentes su sé stesse s’abbattono nigredo d’opra che si cerca e si vuole luce senza chiarìa parola senza suono la morte collassa nella nascita e la nascita nella morte il mio mare nero splende di buio chiama il mio nome ch’è l’invisibile impronunciabile – ma che è.

Di Antonio Devicienti

*

23482896_10211170659764904_1047275152_o

altrove di Rosaria Iuliucci

a volte credo / a volte
che questa voce che mi chiama possa essere vera
che possa nascere dalle viscere di un’esistenza accaduta
e portarmi con essa con la testa sott’aria
in quel posto dove .il. tutto può accadere
e posso accadere anche io
leggera / come una lacrima incosciente sul volto
ed essere dolce / come un ultimo bacio
o come il tratto rugoso dimenticato dal tempo
nascosto dalle carezze / dove non si è osato più amare

a volte credo /
a volte ci credo anche io che un’altro .luogo. possa venirmi a prendere
chiudendomi gli occhi e tenendomi l’anima ferma e pronta [ all’impatto ]

*

Insicuri – indecisi
nei colori sfumati
assorti in una macchia
tra pensieri irrisolti

lacerando lo spazio
vomitiamo meteore
di luce in volo
ansiosamente celeri

imprecisa la rotta
si dissolve smaniosa
di rivelarsi cenere
di fuochi evanescenti

di Guido Mura

*

23468273_10211170922571474_1657651941_o

Nuova Luna di Rosaria Iuliucci

potrei cambiar tempo
e mutare d’essenza illuminata
nel percorso di luna
che sul mio corpo in fuga si cela
come un verbo amabile e desiderato
comprese le memorie legate
spogliate finemente
di un inizio che gela e salda
come solo il caso del tuo ritorno sa fare
ed il riso distratto del tuo vantarmi
sa dire

potrei mutare di tempo irriverente
e nel tornare al passato giacere
e plasmare il mio dolore
che ti fa scultore
della sua amata pietra
affine alla sembianza
come impronta di neve
etereo avverarsi d’illuso
che non sempre vota allo svolgersi
dell’esser poi di carne
o di quel che si è

*

cau

Eri brava a fare poesia
un talento indifeso
ti bastava guardarmi
dove non ero, confondermi
con i tuoi desideri, mentre
contavo mosche sui vetri.
Eri brava ma non eri tu
nemmeno noi ora si può
comprendere il significato
di questi abbandonati versi
come a vegliare un morto
autenticare una firma falsa.
Eri brava e forse ora
sei ancora meglio di
ciò che sei. Nei tuoi occhi
nuovi progetti di schiene
diritte e un dolore che non si
spezza, declive allo specchio.

Di Luca Gamberini

*

23318814_10214624067585753_1662904045_n

Cercavo di riprendere il senso di me
Senza te
Senza te che sei diventato altro
Lasciandomi qua
Separata e mancante
E ho aperto me stessa
per poterti riconoscere
Nella nuova forma
E poterti raccontare dell’amore e dei mondi
che sempre riempirai

Di Rossana Corti

*

23365202_306658369817153_1690703969_n

L’art révèle, célèbre ou consacre l’image du corps que chaque civilisation invente. Ou plutôt, l’image du corps ne s’invente pas : elle jaillit, elle se détache comme un fruit ou un fils du corps du monde. L’image du corps est le double de celle du cosmos, la réponse humaine à l’archétype universel non humain. Chaque civilisation a vu le corps d’une façon distincte parce que chacune avait une vision différente du monde. Corps et monde se caressent ou se déchirent, se reflètent ou se nient , Les photos d’Emanuela Cau sorient a ce monde a cet autre monde , , merci a elle de nous transporter dans son univers , Déesse des Méditerranéens des temps modernes …

L’arte rivela, celebra o consacra l’immagine del corpo che ogni civiltà inventa. O meglio, l’immagine del corpo non si inventa: scaturisce, si prende come un frutto o un figlio del corpo del mondo. L’immagine del corpo è il doppio di quella del cosmo, la risposta umana all’archetipo universale non umano. Ogni civiltà ha visto il corpo in un modo diverso perché ognuno aveva una visione diversa del mondo. Corpo e Mondo si accarezzano o si strappano , si riflettono o si negano . le immagini di Emanuela Cau sorridono a questo mondo, grazie a lei per trasportarci nel suo universo, Dea del Mediterraneo dei tempi moderni …
Di Vincent Kristou

*

35de9831ea066f12b7e90dd310a2bb7d

regna rossa la luna e la carne
semina addosso fantasmi
e scorre cambiando pareti
fessure liquide indimenticate

[mentre desidero questo letto
con la sagoma che respira
ancora
i nostri nomi
convessi]

di Antonella Taravella

*

24172383_133702434071978_1381174219_n

Te lo dirò come lo sento, anche se l’istante e me stessa faccio fatica a recuperarmi in così poco tempo, sento silenzio, muto silenzio, labbra cucite di rosso e nero che ti circonda ti abbraccia – rami nodi fili nei tuoi capelli fino a disegnare la tela dove ti immagini e vivi di colori e nodi
dove cuci legami di seta, muta. Legami.

di Michela Gorini

VERSO|| DOPPIO|| SENSO – 5 – di Silvia Rosa


19441096_10213952469635506_1741104824_n

E se poi l’amore fosse solo il bianco che sta di sentinella quando gli occhi si fissano in amplessi di realtà ingombrante, la mano occupata troppo a fare il mondo, la testa con il tarlo del futuro che rimbomba il vuoto dentro e una lancetta svelta per cappello a oscurare l’orizzonte.
Bisognerebbe invece avere amore sotto i denti e corpi impastati nel silenzio lasciati a lievitare giorni interi, toccarsi dove il bianco si fa luce e poi crescere in case di vento senza finestre e porte, stare ad aspettarsi, stare nella notte come fosse l’ultima frontiera, stretti, fino all’inizio del tempo.

Silvia Rosa

*

19415774_10213952477395700_321622828_n

LAMPIONI

L’aspetto della discesa è cambiato, sembra di passare da un’altra parte
per ciò che vedevo che più non vedo, l’aria che il sale ispessisce rivela
che qualche corsa rilasciava argento, tra i lampioni così meno malati
dove lì sotto hai imparato la grazia, di uno sguardo in penombra
[innamorato
che tra le labbra si accoglie la lingua, che la saliva segna a vita il
[vento.

19457772_10213952477875712_1014707107_o

TENTATIVI

Tutto è così distante e ho perso il punto, qualche discreta catena di
[brezza
non finisce di stringere le aiuole, poteva sembrare la prima volta
per come i petali erano sorpresi, vorresti toccare quello che vedi
poi sparire coperto di mattino, svanisce come riprendi a pensare
il tentativo di renderti inutile, alcuni sistemi includono il sonoro.

19441243_10213952477435701_2090738728_n

DAVANZALE

Ti ricordo insensata d’allegria, dispersa tardi nei giorni in odori
più nessuno alla finestra che suda, il davanzale che si lega alle guance
il contrasto fresco dove allungarti, sembrava un abbraccio al quartiere
[al mondo
alla parte più distante uno sguardo, bastava e avanzava ad avvicinare
l’infinito tenace a trattenerlo, legarlo ancorato alle poche nuvole.

19427824_10213952476955689_1112240291_n

PUNTI

Sembra semplice come cade l’acqua, quasi farfuglia nella stessa
[lingua
che hai nella testa nei giorni tremendi, quando il palato è sordo e
[arroventato
si sta zitti per non fare più male, i lati piacevoli nelle sterpaglie
spostate dal vento come capelli, sono gli stessi che affollano i sogni
che intralciano nel raggiungere il punto, quello su cui se ti siedi
[rifuggi.

19403479_10213952477715708_1160119071_o

CUSTODI

Un’isola non nasconde mai nulla, le cose perse ritornano a galla
ti avrei fatta felice certo fiera, se smettevo di rovesciare i banchi
ribellarmi e lasciare buchi bianchi, senza sapere bene per che cosa
m’innamoravo della catechista, la volevo come angelo custode
spariva dalla finestra dell’aula, e vedevo solo il cielo appesantirsi.

Testi di MAURIZIO MANZO, tratti da “Rizomi e altre gramigne” (Zona Editrice, 2016)
Immagini di JAMIE HEIDEN (http://jheidenphoto.net/)

Poesie di Marco Stefano Boietti (a cura di Emilia Barbato)


“Regno di luce
disponi i fili dell’oblio”
le mie mani
hanno per compagno
solo
il cuore incerto

l’ombra si allunga
e contempla cose passate
presagio di morte
di eternità.

**

Foglie volano nell’aria
lucide di miele,
la luna si tinge di eterno
attendo la luce
che sei
le tue mani
annunceranno
il soffio del desiderio.

**

Nel tempo
del breve sogno
un cielo straniero
turba gli specchi.

Si frantuma il mare.

Le stelle scoprono bolle
di fantasia.

**

Ho scambiato un sogno
per miracolo
fiori sbocciano nell’aria
l’aria sboccia nel fiore

e il vento nomade
si spinge
tra le radici che abbracciano
templi carichi di liane e storia.

**

Mi intrattengo
nella città
del tuo corpo
tra bianchi campanili
e guglie ricamate

poi l’abbraccio
che divora.

Siamo rami intrecciati.

**

Mi trattenevano lungo
il fiume le ombre
volevo scalare la luna
e tornare bambino.

La luce mi chiamava
io
avevo già aperto le braccia.

**

Mutano i colori dell’acqua
non la luce della candela
per il silenzio ammaestrato,
stenditi come il foglio
scriverò chi sei
dove ti condurrò
domani.
Dimmi il tuo nome
il mondo sta scomparendo.

*

Sette poesie di Marco Boietti

da Paso Doble, edito da Blu di Prussia, 2016.

***

Marco Stefano Boietti è nato e vive a Milano. Dalla passione per la musica sono nate molte delle emozioni trasfuse nelle sue liriche, riportate anche da varie antologie.
Dall’incontro con Danilo Boietti (1932-2016), pittore affermato in Italia e all’estero, derivano una stretta collaborazione artistica e una consolidata amicizia. In molti dei libri di Marco, le pagine sono intercalate dai dipinti del Maestro.
La sua bibliografia comprende le raccolte Moti e maree (Albatros, 2008), Kismet (Altro Mondo, 2009), Amaranta (Altro Mondo, 2010), Dalibor (Il Grappolo, 2011; 6.25 un conflitto dimenticato, (Blu di Prussia, 2012) Loro (Blu di Prussia, 2013), Hypothesis (Blu di Prussia, 2013), La coda del pavone (L’arcolaio, 2014), Cigni di Giada, (L’arcolaio, 2014), Il gioco delle parole (Giuliano Ladolfi, 2015), Oltre le isole felici (Vitale, 2015), Oxana (Giuliano Ladolfi, 2015), Un uomo qualunque (Blu di Prussa, 2016, Meta (Blu di Prussia, 2016, menzione al Premio Lorenzo Montano, 29ª edizione, Paso Doble (Blu di Prussia, 2016). Con Polistampa ha pubblicato le sillogi Il sole velato, cui è stata riconosciuta la menzione alla 30ª edizione del Premio Lorenzo Montano, e La voce arcana, uscite entrambe nel 2017.

Poesie di Fabio Strinati


PERIODO DI TRANSIZIONE

GROVIGLIO

Salvadanaio mentale sprofonda nel disordine
coi fumi forestieri,

cicalini vibratori e megafoni interni
che ignorano la mantide
attanagliata nelle vene tormentose.

Clemenza che sbircia oltre uno sgretolato muro,

e nessuno che sparla per sprechi d’anime
nei metalli al cuoio,
di annunci lontani dipanati durante tempi
per le salite esposte.

**
PRELUDIO

La voce arranca, arretra tardiva al tramonto
crepa e sospira,

consuma un tempo nell’ambiguo vuoto circostante,

mentre scompare il vento che lì finisce e straripa.

**
DEPRESSIONE

Privo di me stesso striscio, crepo mi spello
nell’indebolimento di un contorno vago e circonciso,

Come nella lente spessa che trapassa
un solo presente temporaneo e luoghi

malmenati che fingono,

anch’essi scorticati dal tempo opaco
che fulmina istanti piegati da ipocrite sequenze
transitorie.

**
VUOTO

Ho in prestito illusori letarghi d’animale
come invisibili le tane patite e noi, frasche

abbandonate all’interno di un vuoto assonnato.

**
SVUOTARSI

Ho la morte nel suo turno che snatura
i fossi carichi di foglie sfuggite ai venti
lasciate marcire dagli alberi ricurvi,

fotografie di attimi in scatole
gonfie di stagioni anormali,

vesciche ai piedi delle bestie mature
in un folto brulicare di urli
oltre staccionate riempite di fori
che trafiggono il mio stesso sguardo vuoto,

e la morte, che si spoglia della vita
curvata verso buche denutrite
in stati confusamente terminali.

**
ANGOSCE

L’anima che invecchia tra gli alberi
dove un legno secco marcisce
è preda del suo spreco inciso
sulla pelle fustigata, estenua del presente,

scende sconosciuta fuliggine
che piano si nasconde.

**
DENTRO

Scruto nel sacco dei miei ricordi come bocche
di spartiti, foschie,

montano a quadrati illogici pensieri
che mi contengono fin dal principio…

dentro un tempo provvisorio, vivo
un’esistenza scellerata
come di un profilo secolare che annaspa
in acque torbide e smania,

passaporti sui marciapiedi di una volta.

**
DENTRO UN VECCHIO MURO

Dentro un vecchio muro crepato e tinto
che soffre, adolescenza intaccata
in vortici di rogne,

e in eterno, nel sonno le maschere avvolte
dove nascono le cimici uguali

e le cantilene, gli indefiniti aliti e sepolti
sotto occhiaie di pensieri e patimenti
e i timori pesti mai andati,

e in eterno, in graffi sospesi nell’aria
come suoni in una scomoda mente.

**
FREQUENTAZIONI

Alberi vessati sciolti nel vento,

udito una svista fragile, sferzata
una pagina di carta scolorita
senza dipartita nei ghetti osannati,
e frasi di piaghe e di batteri
verso una deriva sommersa
da fatti, misfatti triturati
in spesse vicissitudini incompiute,

alberi chiusi, riposti nella stiva.

**
STO PER…

Spoglio come un albero, al vento,
mi estendo ( vago, m’arrendo )
e mi brinerò al canto di quest’ora:

a poco a poco……

**
SUONO CRUDO

Suono crudo assennato dentro il suo dentro,
di fanghiglia, nel rettangolo

supersitite precario,

è un suono graffiato in un istante rudimentale
che scivola turchino
nelle coincidenze di una trappola mortale,

anime ingombrate nell’intasamento
di un dovunque aggrappato,
e le innaturali fisime, le porte socchiuse
in quel loro dentro futile e meschino,

come un suono rinchiuso in una teca
dove matematica e spine
si sbracano ammiccando pose di catarsi!

**
ABBANDONATO

Non solo mi chino su questa terra di fango marrone
e mi piego scacciando le ferrose catene
in un nevrotico abbandono,

che la sorte ormai guastata
nella sua biada di morte camuffata, travestita
da una sagoma di vita slavata e lunatica,

mi rende uno specchio d’inverno opaco,
e steso nel vuoto nell’incertezza
siderale che tanto mi somiglia,
ecco che mi spengo
in uno stordimento contrariato.

**
SUONI

I suoni si spargono tra passato e presente, impiccati
nelle regioni nere e appartengono,
ai fili clandestini che come reclute tormentate
in questo smorto attimo d’impazienza
emulano empi, sgorgano nell’impazzimento
di un’apparizione usata,

irrisi suoni che svolazzano nell’aria.

**
MI VEDO OLTRE

Mi vedo oltre quei monti
e mi vedo, dentro
l’acqua la mia foto ed oltre…

che mi spia persino la rondine,
la tua mano insorge,

e gli orizzonti
sopra il monte la sua purità.

**
SE FOSSI MORTO PRIMA

Se fossi morto prima…

la chiazza del mio essere uomo di miscugli e di fiori

appassiti, mi ha condotto a voi col capo chino e remissivo,

il volto stanco e pieno di rughe e il mio cuore in trappola

dei suoi stessi sentimenti di stampigliatura;

ora, cerco solo di accoppare il mio tempo già finito,

e di bermi un goccio forte, in un’osteria dell’angolo.

**
È LA PARTENZA

Un letto è lento fermo statico immobile
e giace…

nel suo letto pulito,
nel suo immobilismo, e la carta è bianca
e lenta e lenta, cade,

la foglia da un albero
di alberi e smisuratamente le stagioni.

**
LUNGO ADDIO

Un lungo addio è
oltre le montagne figlie della vecchiaia e del tempo,
consumato dal suo stesso addio,
con gli occhi dell’anima,
dentro il cerchio immobile di un lago colorato di grigio,
disegnato dentro,
che già si dona esanime
alle troppe sofferenze che soffiano nel vento
tra le anime tremolanti, in un profondo
infinitamente finito!

**
OBLIO

È un buco nero che mi trapassa mi travolge
nel punto del quaderno
e giova al fiore colto e còlto
in esubero su quel pezzetto di terra, a forma di carta.

È un buco: che sposta e fermo,
l’aria nel suo imbuto scuro,

nel suo tubo ch’è mattonella e catrame
nel suo perdutamente ignoto.

**
INTERROGATIVO

Quando ho paura del domani, mi aggrappo
alle tante foto appese al muro nella mia stanza:
tengo stretto il mio cuscino,
come l’amore è quell’equilibrio che tutto
scompone e ricompone,
come una foto di famiglia che raggruppa
l’unica foto di un istante, di un’eternità infinita.

**
IO

Il riflesso del mio io nascosto è celato, come sottovuoto,
il suo sonno addormentato
e la mia voce di primavera che segna e risveglia
il mio luogo, molteplice tragitto,

mi riduce ad uno specchio
che brilla la sua matura ombra
che viene oppressa
per due soldi di letame,
la mia mano, che scrive sopra un foglio bianco
la sua firma di fanciullo,

nel riflesso del mio io
come un orsacchiotto screpolato lasciato
ad ammezzire in tardo autunno,
lungo un tragitto liquoroso all’intercalare delle luci,
il buio nel mio cuore, e una caverna soltanto.

**
ANIMA

La morte ha un odore di selvatico
più delle lacrime cadute a terra prematuramente,
seminate di speranza e di sorgenti
con accanto le mostrine incanutite di poveri soldati
caduti in guerra e mai risorti,

come
la morte, lei penetra porta scompiglio
e in novembre, solo un vago ricordo di quell’anima
vagante che ha vagato stanca per i campi spenti.

**
DENTRO LA MIA ANIMA

Dentro il mio io interiore, a volte triste e in solitudine…

ho l’anima che cerca il romanzo della vita
per non morire giovane su questa terra affaticata,

…solcare il mare
lasciandosi alle spalle un lacrimoso tramonto,
che sappia rinverdire l’anima mia di gioia e di speranza!

I miei occhi osservano la primavera: stagione che penetra
con eleganza, come ogni mattina
quando penso alla preziosità della vita…

la più bella scoperta,
l’avventura in un lungomare di conquista!

**
IO E IO

Credo che la vita sia il mio principale aguzzino,

e quando ci sono quelle giornate umide
e le mosche bidonate nella lordura del momento,
mi ritiro nel mio bureau di taccuini,
guardo il cielo e mi rivedo spiaccicato
su quelle lente nuvole stracolme d’acqua,
in quei giorni stringati di dicembre
e i cortili imbiancati come lenzuoli d’avi e di morte!

**
ATTESE

Inseguire con gli occhi una linea esile e sottile,

come una traiettoria in metamorfosi,
che piano spira nel suo lasso di polvere e di sepolcri.

Gettare un’occhiatina oltre quel sipario rinserrato,
oltre un avvenire errante e impantanato
nel suo dovere ma nel dubbio
che una lancetta d’orologio
sia bloccata nel suo dilemma muscoloso,
nel frattempo, emergono speranze e gravose attese.

**
SCARABOCCHIO

Rinchiuso tra le pareti in una stanza chiusa e piena
di polvere di acari pusillanimi,

a sorbettare i versi e le rime…

scombussolato nella mia lingua romanza che si fracassa
di vocali urlanti e limacciose per un delirio di parti e controparti,

a cinguettare la seta delle tele negli angoli rimasti…

adirato da impulsi e nutrimenti che mi arrovellano la mente
più di un passo storpio di un foglio sulla rima.

**
DEPRESSIONE MIA

La salute mia è un ramo d’albero appeso al vento di dicembre
tra rimpianti che la vita ormai andata
brulicano e mantengono,

strane sensazioni a volte, piluccano il tuo essere vinto
e sconfitto, come un uomo poco attratto dalla libertà
che si accendono e si spengono
oltre un confine immaginario animato
dai ricordi fievoli di un’infanzia in agrodolce,
come l’ultima parola che senza fiato
si scarica di rabbia per ferire la tua morte prematura.

**
LA MACCHIA

Come si dissolvono le nostre polveri nell’incertezza
della vita, o della morte che penetra che arriva
e alimenta altra morte, che impregna
la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela.

Il tempo è in movimento e lontano;
e la solitudine serpeggia senza catene di ferro
durante i nostri momenti vuoti,
e quando un po’d’ombra arriva a noi come
una macchia di petrolio su questa lavagna di vita,
il nostro vivere diventa fievole,
la nostra anima sbiadita.

**
TESTIMONE

È nella fessura che porgo l’occhio mio,

la mia perla di lingua tutt’intorno affonda,

sibili e cicalini,
nel suo rattoppo d’origine,

d’occhiatine vispe nella vispezza
che tanto arretra

e d’avanti punta indietreggia,
si stagna il gesto, come sangue rappreso

la sua macchiolina annichilita.

**
IL COLPO

Schizzano sul muro sudato le imperfezioni
d’una vita vissuta sguaiata

come ritratti che furuno sepolti
verso una sera incastonata tra le spine,

dubbi in crepe di polvere, graticole
interrotte nel calore inaffidabile

che lentamente strappa la sua carne al vento,
come dalla memoria d’un proiettile
sempre in eterno si scava.

**
DI COLPO

La mia gola asciutta in un rogo di sibili
come punita dagli eventi nati e scomparsi
negli adagi attimi rimescolati,

granelli di buio come ragnatele disperse
in un vecchio cerchio di plastica
assediato da rette immaginarie, matite
di cerume come travi di feritoie invano

***

Fabio Strinati ( poeta, scrittore, aforistapianista e compositore ) nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paesino della provincia di Macerata nelle Marche. Molto importante per la sua formazione, l’incontro con il pianista Fabrizio Ottaviucci. Ottaviucci è conosciuto soprattutto per la sua attività di interprete della musica contemporanea, per le sue prestigiose e durature collaborazioni con maestri del calibro di Markus Stockhausen e Stefano Scodanibbio, per le sue interpretazioni di Scelsi, Stockhausen, Cage, Riley e molti altri ancora.Partecipa a diverse edizioni di “Itinerari D’Ascolto”, manifestazione di musica contemporanea organizzata da Fabrizio Ottaviucci, come interprete e compositore, e prende parte a numerosi festival e manifestazioni musicali.
Fabio Strinati inizia nel 2014a dedicarsi anche alla scrittura, e in maniera continuativa.Nell’ottobre del 2014 pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo ” Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. Raccolta di poesie pubblicata con la Casa Editrice ed Associazione Culturale Il Foglio Letterario, che ha, come suo direttore, lo scrittore italiano Gordiano Lupi. Il libro è stato interpretato dall’attrice Maria Rosaria Omaggio in uno spettacolo al Teatro Lo Spazio di Roma nell’agosto del 2015.
Nel mese di novembre del 2015, esce il suo secondo libro di poesia, dal titolo “ Un’allodola ai bordi del pozzo” pubblicato sempre con Il Foglio Letterario. Il libro si è aggiudicato alcuni premi nazionali ed internazionali, come ad esempio: 2° classificato al Premio Nazionale Scriviamo Insieme. Finalista al Premio Artistico Internazionale Michelangelo Buonarroti.
Nel novembre del 2016 esce il suo terzo libro, “Dal proprio nido alla vita”. Un poemetto ispirato a un romanzo di Gordiano Lupi, “Miracolo a Piombino”, presentato anche al Premio Strega.
Strinati è presente in diverse riviste ed antologie letterarie. Da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini.
Inoltre si è aggiudicato anche diversi Premi. Da ricordare : 1° classificato al 23° Concorso artistico Internazionale Caro Amico Rom. Prestigioso concorso organizzato da Santino Spinelli ( Musicista, compositore e insegnante italiano )
Premio Gruppo Euromobil Undier 30 per la poesia, in occasione della manifestazione poetica FluSSiDiverSi. In questa occasione Strinati viene a contatto con grandi nomi della poesia sia italiani che stranieri. Da ricordare: Flavio Ermini, Fabio Franzin, Rosana Crispim Da Costa, Paul Polansky e soprattutto Ljerka Car Matutinovic, poetessa, scrittrice e traduttrice croata che tradurrà nella sua lingua alcune poesie del primo libro di Fabio Strinati “ Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo.
1° classificato al Premio Nazionale Sorella Africa.
Vince il Poetry Slam di Poeti di Periferie ad Ischitelle Nel Gargano, manifestazione poetica e culturale fondata ed organizzata da Vincenzo Luciani e Manuel Choen.

Nel 2017 pubblica con Il Foglio Letterario il suo quarto libro dal titolo Al di sopra di un uomo.

Prospettive. Omaggio di parole a Ray Bidegain


ray bidegain

***

Ray Bidegain - poppies+in+vase - from web site

Papaveri di Angela Greco (inedito, maggio 2017)

*

Abbandonati al loro destino in un bicchiere d’acqua,
nel mutamento climatico di questo spaccato di storia,
li ho visti già morti, avvizziti sullo stelo del tempo
reciso senza troppa grazia dal calpestato suolo.
Qualcuno è stato chiuso tra le pagine, al pari di una battaglia
e di una data di cui a ricordarsi, domani, saranno solo i più bravi.

La ragazza di vent’anni dalle unghie smaltate di verde
li ha raccolti nel suo giorno di sole e ha avuto il coraggio
di non buttarli via appassiti. Poi, la casa e la finestra
hanno compiuto la rivolta del passo già segnato ed una sera
bagnati di calore e profumo di caffè i papaveri son tornati
meravigliando Giusy. Abbiamo guardato il cielo sollevati
e la Via Lattea ha dissetato tutta la sfiducia di cui soffriamo.

Sulla riva ricolloco sillabe ed un paio di sabot di plastica
per piedi nudi che hanno camminato sull’acqua scura.
Una croce color papavero a pochi passi dalla paura
e incomprensibili suoni tentano ricostruzioni di fortuna.
Nelle nuove stanze ci attende l’ultima dea coi suoi vent’anni.

***

Continua a leggere