I consigli di WSF per affrontare il ritorno alla vecchia vita


L’estate è finita (almeno per alcuni), riprendono i normali ritmi di lavoro e studio e anche noi, come voi, riprendiamo le nostre attività preferite, fra cui i nostri amatissimi consigli. Per questa mezza stagione, un po’ estate un po’ autunno, vi proponiamo tre telefilm e un film da guardare per rimettervi in pari con quello che in estate ha fatto più parlare di sé. Bentornati a tutti!

Libri 

_Avolteritorno_1328640946A volte ritorno – John Niven 
Questo romanzo, ironico e divertentissimo, parla di una seconda venuta di Gesù sulla terra. Un viaggio del Messia nell’umanità moderna che, come lui e suo padre hanno modo di vedere, non si è evoluta neanche un po’ rispetto a duemila anni fa. La vita di Gesù sulla terra si ripropone quasi uguale alla prima, con un pubblico feroce pronto a giudicarlo e lapidarlo e una disillusa, novella Maria Maddalena che cerca di aiutarlo come può.

Caustico, irriverente e a tratti filosofico, è il romanzo ideale per tornare alla vecchia vita con qualche idea nuova e qualche riflessione in più.

Film e Telefilm

rick and morty 2Rick e Morty

Negli ultimi anni, complice il passaparola e lo sdoganamento dei capolavori anime, l’animazione non è più considerata “roba da bambini” ma ha dato vita a nuovi e sorprendenti stili della narrazione moderna. Lo stile occidentale, a differenza di quello giapponese, è meno filosofico e più paradossale o comico, come si può notare nei più famosi esempi de “I Simpson” o “I Griffin”, ma comincia a prendere nuove e inaspettate strade grazie anche ad un nuovo coraggio dei produttori. Ispirato forse vagamente alla scienza parodistica di “Futurama”, “Rick e Morty” prende spunto dai suoi predecessori per cancellarne completamente gli insegnamenti. Pungente, ironico, intelligente e divertentissimo, ma senza disdegnare colpi di scena e picchi tragici capaci di sconvolgere lo spettatore, questa serie Tv si distingue per una meravigliosa coerenza della narrazione e una colonna sonora da pelle d’oca. In America siamo nel pieno della terza stagione. In Italia, le prime due sono disponibili su Netflix.

American Gods Season 1 2017American Gods

Neil Gaiman, per alcuni, è fortemente sopravvalutato. Per altri, è vergognosamente sottovalutato. La sua produzione letteraria è infinita e i lavori cinematografici che hanno preso spunto dalle sue opere sono quasi sempre di ottima qualità. “American Gods” non fa eccezione né per potenza narrativa né per forza estetica; le (magnifiche) interpretazioni degli attori si mischiano in un’emozionante escalation narrativa che si snoda fra scene d’azione e altre di innegabile poesia. La fotografia è uno dei punti di forza di questa serie, al punto che ogni fotogramma è un’opera d’arte. Ironico, graffiante e deliziosamente blasfemo; un telefilm che, se non avete ancora visto, dovete recuperare al più presto!

1493304255_the-handmaids-taleThe Handmaid’s Tale

Negli ultimi consigli abbiamo già parlato dell’omonima opera della Atwood; oggi siamo qui per consigliarvi la sua trasposizione sul piccolo schermo. Il telefilm ha delle importanti differenze con il libro, ma sono funzionali ad una narrazione fredda e precisa che taglia il cuore come una lama affilatissima. “The Handmaid’s Tale” è di una composta crudeltà che tiene asserragliato lo spettatore dalla prima all’ultima scena, indigna e spaventa, fa arrabbiare e commuovere e inquieta per i sottili parallelismi con i nostri giorni. Al tempo sembrava una distopia lontanissima, oggi questo racconto degli anni ’80 rivisitato in chiave moderna sembra più plausibile che mai. Interpretazioni splendide da parte dell’intero cast. Super consigliato.

062017-to-the-boneTo the bone

Le produzioni Netflix veleggiano spesso dai capolavori ai flop assoluti: un fenomeno, questo, che trova le sue radici nell’assoluta libertà di sperimentazione della piattaforma online più famosa al mondo. “To the bone” si trova in un dignitoso centro: non ha la forza trascinante di “Stranger Things”, ma neanche l’incoerenza narrativa di “Death Note”. Ciò che lo rende un film consigliabile è l’assoluta onestà con cui viene trattato il tema dell’anoressia, senza fronzoli né luoghi comuni, cosa non comune per gli stessi film sul tema. Da segnalare un Keanu Reeves in ottima forma.

(S)consigli

Annunci

I libri di domani/2 – Intervista a Milena Edizioni


arton65962

La vita di un editore è molto diversa da come te la immaginavi?

È un lavoro molto piacevole, quando riesci a farlo diventare un lavoro, perché guadagnare vendendo libri è impegnativo, talvolta sembra impossibile. Ha tutte le noie di un’attività imprenditoriale (e in Italia è molto difficile, se non addirittura angoscioso, fare imprenditoria), ma ha la bellezza che solo le attività culturali possono avere.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra oggi un editore che parte dal basso?

La principale difficoltà è la credibilità. Le persone, quando comprano un libro, non investono solo soldi, ma soprattutto tempo. E il tempo da dedicare alla cultura o all’intrattenimento è sempre poco. Quindi perché dovrebbero investire il proprio tempo nel leggere un libro di un editore appena nato e di un autore sconosciuto? Se partiamo da progetti “dal basso” e non abbiamo denaro da investire è sempre tutto difficile. L’unico modo per crescere è portare avanti un progetto con idee chiare, e così pian piano si acquista la fiducia del lettore. Non bisogna mai avere l’ansia del successo immediato: è così bello il processo di crescita, non capisco perché molti lo vorrebbero saltare! Vale anche per gli autori: tutti vorrebbero vendere milioni di copie alla loro prima opera. Vorrebbero che il successo piovesse dal cielo e non fosse la conseguenza del loro impegno. Invece vedere mese dopo mese le cose andare sempre un po’ meglio ti fa capire che stai lavorando bene, e a ogni tua azione corrisponde un riscontro positivo.

Continua a leggere

I libri di domani/1 – Intervista a Eretica Edizioni


La nostra rivista gravita intorno a romanzi, racconti, raccolte di poesie e chi più ne ha più ne metta. Ognuno di noi ha almeno un amico pubblicato o in fase di pubblicazione, oppure È l’amico in fase di pubblicazione. Fra i nostri lettori si affollano scrittori e poeti d’ogni risma, o lettori super appassionati. Chiunque graviti nella nostra orbita ha a che fare, in qualche modo, con la carta stampata. E qui sorge la nostra domanda: chi stampa quella carta? Chi c’è dietro un romanzo, un racconto, una silloge? Il mondo dell’editoria è feroce, appassionato, e spesso sconosciuto. Abbiamo deciso di svelarne qualche pezzettino intervistando una serie di editori. Il primo che vi proponiamo è Giordano Criscuolo della Eretica Edizioni, una piccola casa editrice di Salerno.

14456859_10210629355471423_2096410836_oCome hai cominciato a lavorare nell’editoria?
I libri hanno sempre alimentato i miei sogni. Qualche tempo fa ho deciso di ricambiare e dopo un’esperienza lavorativa che, in cambio del danaro mi aveva privato di speranze e tramonti, ho deciso di vivere con le mie sole passioni. Di vivere con me, di vivere per me, di vivere di me. Allora ho capito che certe storie, è il caso di questa mia nuova attività, non si cominciano: sono già dentro di noi e che per una questione di energie si palesano prima o dopo. Quindi la strada che mi ha portato sin qui, a cominciare dalla mia formazione universitaria, è stata naturale, è venuta da sé.

Continua a leggere

L’Italia irragionevole e permalosa che ci rovina la vita


charlie_hebdo_jan_issue_its_nice_thatAi tempi dell’attentato di Charlie Hebdo il Words Social Forum, come molti altri, si schierò senza se e senza ma con la redazione del quotidiano francese.
Le bacheche di Facebook furono invase dall’hashtag #JeSuisCharlie, la bandiera francese imperversava sulle immagini del profilo del 90% degli iscritti al famoso social network (ma anche gli utenti di Twitter, Tumblr ed Instagram non scherzavano); i vignettisti di tutto il mondo espressero il loro cordoglio con un omaggio. In Italia il Corriere della Sera, particolarmente solidale coi colleghi francesi, fece scaricare suddette vignette da facebook senza avvisare gli autori (evidentemente avevano molta fretta di cavalcare l’onda della solidarietà, dimenticando ogni norma del vivere civile) e le riunirono in un libricino dal modico prezzo di 4 euro e 90 centesimi che, assicurò la redazione, sarebbero andati tutti ai lavoratori del settimanale francese – e in base alla serietà dimostrata ci credemmo, eh. Tutto molto bello, ma andiamo oltre.
Charlie Hebdo ha continuato a prendere e prendersi in giro senza farsi scrupoli di fronte a niente: né davanti ai propri colleghi deceduti, o a quelli del Bataclan. Neanche a quelli di Nizza. Qualcuno forse storcerà il naso, ma la libertà – sopratutto quella di satira – è anche questo.

Charlie Hebdo, vignetta su terremoto in Italia

Poi c’è stato il terremoto di Amatrice. L’ennesimo disastro annunciato, altre (tante) morti che si potevano evitare e ancora una volta un imbarazzante susseguirsi di notizie sui soldi rubati, sulla corruzione e i mancati controlli, sul politico di turno che in tempi non sospetti si era rubato la sua fetta, le chiacchiere su una ricostruzione che non si farà mai e, se si farà, sarà completamente oscena e degradante come è successo all’Aquila (e dal terremoto dell’Abruzzo molti sono ancora nelle tendopoli) o in Irpinia (stanno aspettando degli alloggi da quanto, trent’anni?). L’italiano medio abbozza, si arrabbia, commenta inferocito, abbozza di nuovo, poi guarda avanti. Il circoletto vizioso si ferma quando Charlie Hebdo pubblica una vignetta molto esplicita sul terremoto italiano di Amatrice definendolo “Sisma all’italiana”: penne gratinate (calcinacci), al sugo (sangue), lasagne (corpi schiacciati fra strati di macerie). Orrore e raccapriccio! I giornali italiani, mostrando una serietà ed un’etica giornalistica tipo il Corriere, sparge a gran voce l’interpretazione cretina e facilona della vignetta per attirare facili consensi, visualizzazioni e commenti infuocati sotto i propri articoli: Charlie Hebdo prende in giro i morti! La vignetta contro i morti! Oddio i morti! I nostri morti! Vilipendio di cadavere! I francesi ci sfottono, oddio! Un’escalation di idiozia a cui ha partecipato il sovracitato 90% degli iscritti a Facebook: improvvisamente nessuno, all’epoca dell’attentato, è stato Charlie. Gente che fino all’altro ieri portava la bandiera francese come immagine del profilo e si scagliava contro i “bastardi islamici” (citazione di un altro quotidiano degno di nota) improvvisamente si dispiace del fatto che in quell’attentato non sia morta l’intera redazione.

Le argomentazioni più in voga:

– Eh però non hanno fatto vignette sui morti in Francia! (bastava un minuto di ricerca su Google per sincerarsene, ma mi rendo conto che lo Spirito del Grande Saggio che vive in ognuno di noi non può aspettare di vedere se una cosa è vera o no)
– Pensassero ai loro morti, ché si fanno esplodere le bombe sotto al culo!
– La satira deve avere delle regole! (no, non deve)
– Non fa ridere! (in teoria la satira non deve far sempre ridere, ma ho idea che chi si è accodato a commenti di questo tipo non abbia la minima idea di cosa sia davvero la satira)
– Commento sarcastico random pro Charlie
– Commento sarcastico random contro Charlie (es. Io non sono mai stato Charlie, lo sapevano che producevano solo schifezze!)
– Insulti random contro la Francia scritti in un italiano discutibile, al punto da non riuscire a capire se chi li sta scrivendo odi di più la Francia o l’Italia
I francesi non possono sfotterci perché non hanno il bidet! (giuro che è vera, e pure fra le più popolari)

Per le tante polemiche Charlie Hebdo ha deciso di pubblicare una seconda vignetta (e quiitaliani-non-e-charlie-hebdo-che-costruisce-le-vostre-case-e-la-mafia son stati cretini loro a pensare che qualcuno in grado di scrivere commenti di quel livello per la prima vignetta potesse in qualche modo capire anche la seconda), in cui una persona ferita e mezzo sepolta fra le macerie spiega che non è stato Charlie Hebdo a costruire male le case, ma la mafia. Apriti cielo: l’idiozia ha di nuovo raggiunto l’apice e lo ha superato, dando al mondo un’immagine dell’Italia tipo Derek Zoolander alle prese col pc. Gli intelligentoni di turno affermano che no, beh, la mafia mica c’entrava con Amatrice, mica hanno costruito loro le case, che ne sanno loro di mafia? Siamo noi gli esperti! Prima la pasta poi la mafia, ci prendono in giro sfruttando i nostri stereotipi! (Eccetera, eccetera)

Forse, per un francese, la “mafia” è semplicemente tutto ciò che non funziona: corruzione, criminalità, superficialità, appalti truccati. Aggrapparsi ad un cavillo linguistico per non constatare l’ovvio – e cioè che è una grandissima cazzata prendersela per una vignetta per poi lasciarsi scivolare addosso i mille errori di un paese che non funziona in nessun modo, e che lucra e specula sulle vittime fino a renderle una specialità tutta italiana (che sarebbe più o meno il senso della prima vignetta, su cui avevo letto delle interpretazioni stupende che avevo raccolto e poi perso). E che forse non è il caso di chi disegna dei morti ma su chi ci mangia, su quei morti, come farebbe con un piatto di lasagne, per rubare altri soldi dalle tasche dello Stato. FORSE.

L’altro giorno, l’apice: il sindaco di Amatrice querela Charlie Hebdo. Una notizia che sulle prime credevo finta perché troppo stupida e invece era, ed è tuttora, la triste realtà dell’ennesima figura di merda italiana fatta a livello internazionale. Troppo poco l’indignazione cieca di una persona che non sa neanche leggere fra le righe di una vignetta: perché non affidarsi alle istituzioni, che per una volta tanto rappresentano il volere del popolo? Ma io dico. Invece di indagare su chi ha costruito l’ospedale che, ci tengo a ricordarlo, è stata la prima cosa a crollare; invece di combattere per la ricostruzione della tua città; invece di stringerti ai tuoi concittadini e accertarti che la loro dignità sia preservata e le loro proprietà siano al sicuro, che fai? Denunci una rivista. Se pure li condannassero, e non avverrà, però dico… se pure li condannassero, a chi andrebbero i soldi del risarcimento? Ai morti o alla ricostruzione? E la ricostruzione, nelle mani di chi andrà? Dei soliti quattro sciacalli che pasteggiano sui “tuoi” morti e meriterebbero la pubblica gogna, dando ancora più ragione alla vignetta che tanto odi?

Il problema dell’Italia, di questa Italia piaciona e inutilmente orgogliosa che si masturba ossessivamente su cose per cui eravamo famosi tipo cinquant’anni fa (il buon cinema, l’alta cucina, la moda, il Made in Italy, l’innovazione artistica – ma perché ostinarsi se ora facciamo schifo?) è che si infervora per le cose in superficie senza guardare più il là del proprio naso. Crolla un paese intero e il capro espiatorio è una vignetta francese. Non chi ha costruito addirittura scuole e ospedali che sono venuti giù alla prima scossa, e che quindi ha costruito male rubando soldi dello Stato – soldi dei contribuenti, noi cittadini, no: una rivista. Una donna vittima di slut shaming si ammazza e il problema sono i video su facebook – non il fatto che la gente andasse a cercarla solo per darle della troia fino a costringerla a non uscire di casa, no, non il fatto che in un paese normale tutti si sarebbero scagliati contro di lui e non contro di lei – ma ehi, evviva il popolo di santi, di poeti e di trasmigratori, la vita è bella, scurdammoc’ ‘o passat, e così via. Potrei continuare per ore sul suicidio di Tiziana o proseguire sull’infamia del Fertility Day o sull’insulso processo mediatico contro la Raggi – ma preferisco finirla con gli esempi prima che mi parta un embolo.

Qualcuno potrebbe forse accusarmi di essere esagerata, ma è questa l’Italia che ci sta rovinando la vita. Non il politico di turno (sono quasi trent’anni che abbiamo “politici di turno” pronti ad essere il bersaglio mentale delle colpe di tutto il paese), ma la popolazione che si infervora dietro una tastiera e va a lavorare col capo chino sotto lo scacco del padrone immortale e onnipotente, salvo poi aizzarsi contro il proprio telefono mentre si scrivono commenti sarcastici contro l’argomento scottante del momento – il femminicidio, le unioni civili, il gender… sceglietene uno, tanto che voi siate pro o contro la sostanza non cambia. Certo, una classe politica corrotta e incompetente che va avanti a suon di prese per i fondelli e furti non è di aiuto, ma di chi è la colpa? Se c’è una cosa che possiamo imparare dai francesi, e dico impararla davvero, è cominciare a pretendere diritti per tutti senza farsi la guerra a vicenda. Un esempio random: quando hanno cercato di rendere lavorativo il giorno della Pentecoste, Parigi si è bloccata per la calca di manifestanti. In Italia avremmo, al massimo, scritto uno stato indignato su facebook prima di andare a lavorare.

L’italiano medio può consolarsi insultando come vuole l’amico francese – che è spocchioso, scostante, poco simpatico, con la puzza al naso, che non ha il bidet – ma un culo pulito NON è più importante della dignità lesa a vita. O forse sì? Non sono al di sopra degli altri, anzi: sono più nella media di chiunque altro. Forse la stanchezza, solo quella, ha raggiunto alti picchi di insopportabilità. E non solo per me.

Daniela Montella

I consigli di settembre


Dopo le famose impressioni di settembre ci sono i nostri puntuali e immancabili consigli, per un ritorno agli studi – o al lavoro, o alla routine di tutti i giorni – intervallato dalla lettura di qualche nuovo romanzo o saggio. Abbiamo radunato qui qualcosina che potreste leggere durante le vostre pause di lettura, mentre l’estate pian piano fa posto all’autunno. A voi!

Libri

downloadDio di illusioni – Donna Tartt

Questo romanzo della Tartt, che rappresentò il suo esordio a soli ventotto anni, divenne così popolare da diventare un libro di culto per un’intera generazione. La voce disincantata e cinica del narratore ci accompagna attraverso il mondo dorato e incantato dei suoi compagni di college, creature perfette e privilegiate che lo ammaliano con il proprio fascino prima di rivelare l’orribile verità celata sotto la maschera.

Lo studio del greco antico in una classe fuori dal mondo, fra riti bacchici e stravizi, porta il lettore a sognare quello stesso ambiente magico e a rivivere con i suoi protagonisti le fasi rituali dell’estasi dionisiaca. È un romanzo di formazione fuori da ogni schema, imprevedibile e malinconico, con qualche venatura thriller.

frida_01Frida – Herrera Hayden

Il libro indispensabile per chiunque adori Frida Kahlo, o sia intenzionato ad approfondirne la storia. Con uno stile che spazia dalla pura narrativa al romanzo storico, fino al documentario, questo volume ripercorre passo passo tutta la storia di Frida Kahlo raccogliendo testimonianze, foto, passi del suo diario, lettere, pettegolezzi, storie. Dopo la lettura di questo libro chi la conosceva se ne innamora, e chi già la amava la ama ancora di più. È impossibile restare indifferenti alla breve e tormentata vita di questa meravigliosa artista che, fino alla fine, ha amato con tutto il cuore il suo Diego, la sua terra, la sua realtà distorta. Curiosità: questo libro è stato alla base della creazione – e fonte principale di ispirazione – dell’omonimo film con Salma Hayek.

image_bookLo specchio nello specchio – Michael Ende

Una serie di racconti stregati, mistici, un po’ inquietanti, apparentemente scollegati fra loro ma condotti dal filo comune dell’ignoto e della letteratura fantastica come metafora dell’esistenza reale. Michael Ende è uno dei più grandi scrittori di sempre – e per definirlo tale basta leggere La storia infinita – ed è inevitabile sentirsi trascinati in una dimensione parallela dopo poche pagine, e trascinati in un’altra all’inizio di un’altra storia, fino a viaggiare nello spazio e nel tempo in più mondi distopici, angoscianti o dolcissimi. Da leggere tutto d’un fiato o un racconto alla volta, da centellinare come un raro filtro magico.

copL’anima del mondo – James Hillman

In questa lunga conversazione con Silvia Ronchey, James Hillman parla delle inquietudini e delle incoerenze del mondo moderno con la pacatezza e la lucidità che lo hanno sempre caratterizzato. La sua analisi scorre su binari precisi e veloci in una lettura intensa e, al tempo stesso, scorrevole. Nulla viene risparmiato: il terrorismo, le guerre, la crisi economica, la condizione umana, l’anima mundi e, ovviamente, il ‘fare anima’, concetto che si ritrova approfondito ed ampliato nell’ottimo “Il codice dell’anima”. Alla conversazione segue un ottimo saggio di Silvia Ronchey.

Dalla parte delle bambine – Elena Gianini Belotti88-07-88260-9_Gianini Belloti_Dalla parte delle bambine.indd

Una delle cose più comuni che una persona si sente dire fin da piccola è che uomini e donne sono diversi per genetica, perché semplicemente sono due generi differenti, perché è una cosa naturale. Queste, come altre mille scuse, fanno parte di un enorme disegno che copre e nasconde il massiccio condizionamento culturale a cui uomini e donne sono sottoposti fin dalla prima infanzia. Un saggio breve e molto interessante sul condizionamento psicologico e sulla condizione maschile e femminile con interviste, testimonianze, ricordi e riflessioni sulla questione di genere, che non può mancare in nessuna libreria.

copertLa zona morta – Stephen King 

In questo romanzo degli anni ’70 Stephen King racconta, con elementi un po’ horror un po’ thriller che tanto gli si addicono, la storia di un uomo con un potere del tutto unico: vedere il futuro di una persona semplicemente toccandola. Una maledizione che lo perseguita man mano la sua vita va in pezzi: dopo cinque anni di coma a seguito di un incidente Johnny, il protagonista, non ha più niente se non la sua abilità. Riesce a salvare delle vite, collabora con la polizia, riesce a fare del bene; ma resta un dono che non ha mai voluto. Un romanzo vecchio, dalla storia solida, certo forse inusuale come consiglio da parte del nostro sito; ma non si può fare a meno di volerlo rileggere quando si trovano tante affinità fra Greg Stillson, l’orrido e ipocrita candidato alla presidenza degli Stati Uniti, tanto malvagio dentro quanto simpatico all’esterno, amato dalle folle e odiato da Johnny per quello che lo ha visto fare nel suo futuro come presidente – un futuro che Johnny vuole fortemente impedire – e il vero candidato alla presidenza degli USA Donald Trump. Un consiglio a parte: l’omonimo film diretto da Cronenberg, con Christopher Walken come protagonista.

Telefilm

The Night Manager

the-night-manager-2016-v07o

Jonathan Pine è un ex soldato dell’esercito britannico che si è rifatto una vita lavorando come direttore d’albergo. Un giorno viene ingaggiato da Angela Burr, un’agente dei servizi segreti, per incastrare Richard Roper, uno spietato uomo d’affari corrotto legato al traffico di armi. Pine cerca di entrare nel mercato nero delle armi e avvicinare così Roper, ma dovrà vedersela con Corkoran, tirapiedi di Roper. A complicare di più le cose sarà l’attrazione tra Pine e la fidanzata di Roper, Jed.
I primi due episodi di The Night Manager sono stati presentati in anteprima alla 66ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino. È stata trasmessa nel Regno Unito su BBC One e negli Stati Uniti d’America su AMC. In Italia la miniserie è stata trasmessa da Sky Atlantic dal 20 aprile al 18 maggio 2016.

Outcast

outcast-182041-640x320-png

Nella fittizia cittadina di Rome, nella Virginia Occidentale, Kyle Barnes, dopo una vita tormentata da possessioni demoniache che hanno afflitto lui e i suoi cari, cerca di trascorrere la sua vita alienandosi quanto più possibile dal resto della società. Dopo un incontro fortuito con il reverendo Anderson, un pastore evangelico che aveva tentato di aiutarlo da bambino, questi gli chiede aiuto per un esorcismo da compiere su un bambino con il quale apparentemente non ha legami. Tuttavia, scopre presto di essere direttamente coinvolto in tali nuove manifestazioni soprannaturali, accorgendosi nell’occasione di come il suo sangue abbia un effetto repellente nei confronti del demone. Insieme a Anderson, decide quindi di provare a comprendere cosa si nasconda dietro tali esternazioni demoniache e quale sia il suo ruolo.

Outcast è una serie televisiva horror statunitense che va in onda dal 3 giugno 2016 su Cinemax.
Ideata da Robert Kirkman, che i fan di The Walking Dead conoscono già, è un adattamento dell’omonimo fumetto pubblicato in Italia con il titolo Outcast – Il reietto.

Scream Queens

scream-queens

Dopo il successo mondiale di Glee e American Horror Story, Ryan Murphy ha deciso di unire gli elementi caratteristici delle sue due creature in un ibrido horror-commedia ambientato in un campus universitario: Scream Queens racconta di efferati omicidi di studentesse uccise da un killer che indossa la maschera di Red Devil, la mascotte dell’università. Nel cast alcune facce note ai fan delle serie firmate da Murphy: Emma Roberts, Lea Michele e Darren Criss, accompagnati da Jamie Lee Curtis, signora dell’horror grazie alla saga di Halloween – La Notte delle Streghe, che ritorna in scena dopo anni, e guest star dal mondo della musica, ovvero Nick Jonas e Ariana Grande. La serie è antologica, come American Horror Story, e, se avrà successo e sarà rinnovata, avrà personaggi e ambientazioni nuovi ogni anno.

Colony

colony_castkeyart_0

Carlton Cuse, dopo Lost, ci riprova con la fantascienza: Colony, ambientata in una Los Angeles del futuro occupata dagli alieni, vede infatti Josh Holloway, che sull’isola era Sawyer, impegnato a proteggere la sua famiglia e a resistere contro gli invasori, con cui invece altri hanno deciso di collaborare. Nel cast anche Sarah Wayne Callies, l’odiata Lori di The Walking Dead, che interpreta la moglie di Holloway, con cui ha già lavorato nell’horror Il respiro del diavolo.

Oscar 2016 – Finalmente!


Sì, è il caso di dirlo: Finalmente! Non solo perché Leonardo di Caprio ha vinto il suo strameritato (e attesissimo) Oscar, ma perché anche il nostro geniale Ennio Morricone ha finalmente vinto la sua statuetta, conquistando tutti con il suo dolcissimo discorso di ringraziamento in italiano dedicando il premio alla moglie.

È stata, questa degli Oscar, una lunga notte piena di soddisfazioni, abbracci, risate, ma anche e sopratutto polemiche: Chris Rock, il presentatore della serata, furioso come una iena, comincia con un discorso velenosissimo sul fatto che non ci sono attori di colore fra le nomination più importanti. Un discorso, questo, a cui un europeo può rispondere che semplicemente hanno candidato i più bravi senza badare al colore della pelle, ma per gli afroamericani la storia è leggermente diversa: le discriminazioni in America sono ancora fortissime in ogni ambito e, se per noi dall’altra parte dell’oceano non sembra una tragedia, per gli americani bistrattati lo è eccome. Specialmente pensando che di attori meritevoli ce n’erano, specialmente Idris Elba, fenomenale in “Beast of No Nation”, che non è stato minimamente preso in considerazione.

L’Academy ha ben pensato di prendere Chris Rock a presentare la serata per compensare questa mancanza, e Chris Rock l’ha presa come una buona scusa per far pentire a tutti i presenti in sala di essere nati e fargliela pagare per ogni nomination negata ad una persona di colore fin dalla notte dei tempi, anche prima che venissero inventati gli Oscar. Esagero? Un tantino. Il discorso iniziale è di una cattiveria quasi inaudita, che il pubblico accoglie con un sorriso forzato, ma ci sta, e tanto. Specialmente quando propone una nomination per tutti gli afroamericani freddati dalla polizia mentre andavano innocentemente in giro, magari verso un cinema per guardare un film di bianchi. Sarebbe stato epico, poi ha degenerato. Sul palco accade di tutto: boyscout rigorosamente afroamericane che vendono biscotti durante la serata, video e tributi al mese della Storia Nera americana, presentatori quasi tutti neri (possibilmente di sesso femminile), interviste per strada al pubblico afroamericano. Gelo in sala. Lì lo spettatore medio non americano capisce che in America stanno messi effettivamente malissimo.

Dopo una serata fra momenti stucchevoli in grado di far rimpiangere Sanremo, arriva il tenerissimo momento di Morricone che, dopo molte nomination a vuoto per le migliori musiche e un solo Oscar alla carriera, finalmente vince la sua statuetta. Fa tenerezza, è visibilmente commosso, e con la voce rotta dall’emozione dedica il premio a sua moglie Maria, in italiano, con l’interprete a fianco che traduce. Mi aspettavo un salutino ai Subsonica, ma sono stata delusa. Un altro momento di grande impatto emotivo è l’esibizione di Lady Gaga su un argomento forte e delicato come quello dello stupro, portando egregiamente il lavoro a casa cantando la bellissima “Til it happens to you” e facendo commuovere mezza sala.

Si fanno le cinque del mattino, il pubblico freme: per mantenere alti gli ascolti quest’anno avrebbero voluto mettere la premiazione per il miglior attore proprio alla fine, anche dopo il miglior film, cosa che sarebbe stata un tantino esagerata, ma hanno desistito in nome della tradizione e il responso che ha tenuto sul fiato per mesi il popolo di internet è il penultimo ad arrivare: Leo vincerà? Non vincerà? Sarà deluso anche quest’anno? Sbroccherà in pubblico? Strapperà le sedie e le lancerà sul palco? I pronostici che circolano in rete sono i più disparati e Julianne Moore, che dovrà annunciare il vincitore (sapendo bene che ogni secondo di suspense potrebbe causare una strage di fiati sospesi nei cinque continenti), apre la busta e con un sorrisino da Gioconda subito annuncia quello che tutti stavano aspettando: Leonardo di Caprio ha vinto un Oscar, la maledizione Di Caprio è finita, il mondo può tornare a respirare. Leo si trattiene stoicamente dallo strappare la statuetta di mano a Julianne e mandare tutti affanculo e fa un elegantissimo importante discorso sul cambiamento climatico, dimostrando per l’ennesima volta di essere un signore.

Ps. Mad Max ha vinto quasi tutto, tranne il miglior film che è andato al Caso Spotlight, Iñárritu ha vinto l’Oscar alla regia per il secondo anno di fila; tutte cose molto importanti, ma ieri notte il mondo si è fermato solo per Leo, che ora può tornare ad essere un attore normale e non un fenomeno mediatico. Evviva, evviva. Buonanotte.

I consigli cineletterari di WSF


Libri 

Norwegian Wood – Haruki Murakami 

Scritto quasi tutto durante la permanenza a Roma del suo autore, “Norwegian Wood” è uno di quei romanzi-simbolo di una generazione, una di quelle letture obbligate che prima o poi ogni lettore accanito degno di questo nome incontra sulla sua strada; uno dei primi romanzi della narrativa giapponese contemporanea che si discosta completamente dalla tradizione e si apre al pubblico internazionale, appassionando lettori da tutto il mondo. Un romanzo di formazione tenero e austero, dolce e terribile come l’inesorabilità del tempo che passa per il protagonista che, in una serie di lunghi flashback, ci racconta della sua vita con discrezione, a bassa voce, come se ci stesse confidando un segreto all’orecchio. Da leggere e far leggere.

Quella Luce negli occhi – Bennet Sims

Zombie e filosofia. così possiamo riassumere l’esordio letterario di Bennet Sims. Un opera particolare e affascinante che getta una nuova luce sul genere zombie.
Sono lontani infatti i vaganti di TWD, in questo libro non è il sangue a parlare, ma le emozioni. La perdita, il passare del tempo, l’abitudine; una lettura potente e non banale che può accompagnare i nostri momenti di relax

index

Il bazar dei brutti sogni – Stephen King

Una raccolta di racconti, alcuni dei quali completamente inediti, accompagnati da una serie di commenti autobiografici, ricchi di aneddotti, storie, rivelazioni sulle circostanze che lo hanno portato a scriverli.

Attenti alla lama, avverte King introducendo una delle venti storie che sono raccolte qui. E ha ragione. La lama è sempre presente, qualunque sia lo stile che Stephen King sceglie. Si tratti dell’antica zampata con cui si apre il libro, in Miglio 81 (macchine assassine, avete presente?), o della struggente bellezza del racconto di chiusura, Tuono estivo (un post-apocalittico, come L’ombra dello scorpione, con un guizzo di rivolta che non si spegne neanche con la vecchiaia). Venti storie che toccano tutta la gamma delle emozioni, come King sa fare: l’ironia, la ferocia, la malinconia, l’amore. E la paura, certo. Vi spaventerete per un bambino cattivo che uccide e per piccoli demoni che si nutrono del dolore. Vi interrogherete sulla vita dopo la morte (e se il purgatorio fosse un ufficio polveroso? Se l’angelo delle tenebre fosse un bellissimo ragazzo?); imparerete a temere anziani giudici in grado di prevedere la scomparsa degli altri e giornalisti di gossip in grado di provocarla. Uomini in soprabito giallo vi attenderanno in salotto e anziani pastori tenteranno la vostra onestà, mentre da qualche parte nelle terre selvagge uno sceriffo si interrogherà sulla giustizia. King usa tutti i tasti che conoscete, e qualcuno in più: perché, come sanno due anziani poeti impotenti davanti a una tragedia, solo la scrittura riesce a parlare la lingua di Dio, e a consolarci dei nostri dolori. A questo servono i sogni, del resto. Anche quelli brutti. Soprattutto quelli brutti.
Film

Dark Shadows

Barnabas Collins è un giovane ricco, bello e innamorato nell’America coloniale che viene trasformato in vampiro e sepolto vivo per duecento anni; dopo la sua accidentale liberazione viene catapultato in un’America moderna e coloratissima, così diversa dai suoi abiti lugubri e il suo vivere di notte. I contrasti alla Burton (come i colori dei vivi e il solenne nero del vampiro, l’antico mondo e quello nuovo, la magia di un tempo schiacciata dall’inquietante modernità del nuovo secolo) si sprecano, e lo stra abusato duo Johnny Depp – Helena Bonham Carter si propone per l’ennesima volta, ma il film in sé è molto più godibile di altri lavori del regista. Anzi, si può dire che Dark Shadows è uno dei lungometraggi più “Burtoniani” di tutti, e si propone come una favola gotica estremamente godibile. Un plauso alle splendide Michelle Pfeiffer ed Eva Green che ravvivano il cast brillando di luce propria, e uno al cameo di Alice Cooper, di cui si può apprezzare l’indiscutibile autoironia.

Abre los ojos

“Abre los ojos”, l’originale film spagnolo da cui è stato tratto il remake del più famoso “Vanilla sky” con Tom Cruise, è un must see per tutti, non solo i fan del cinema europeo. Questo, a differenza del remake
americano, ha una scrittura più lineare e convincente e coinvolge con un montaggio più diretto. È distante anni luce dallo stile cinematografico moderno (sia americano che europeo), ma è un onesto tentativo di cinema che basa la sua riuscita più su una storia solida che sull’effetto speciale e, per certi versi, quasi filosofico.

Don Jon

La vita di Don Jon è segnata dalle stesse abitudini: casa, palestra, domenica in chiesa e poi il pranzo di famiglia, l’uscita con gli amici, un’eventuale ragazza, il tutto condito da una continua visione di film pornografici. La stessa routine viene scandita giorno dopo giorno dagli stessi rituali, infranti dall’incontro con una ragazza che tenta di attirarlo in una rete infinita di cambiamenti sempre più grandi fino a sconvolgergli la vita. È difficile riuscire a parlare di questo film senza entrare nei dettagli e senza svelare il finale; basti dire che “Don Jon” è un film dal ritmo veloce e dalla narrazione estremamente intelligente. Molto consigliato, specialmente per la leggerezza con cui riesce ad affrontare argomenti “tabù” semza prendersi troppo sul serio e senza cadere mai nel ridicolo. Da vedere con tutti, tranne magari con vostra madre.

Telefilm 

In The Flesh 

Protagonista di questa deliziosa miniserie britannica è Kieren Walker, un giovane suicida che “torna” da zombie (o meglio, da soggetto affetto dalla Sindrome del Parzialmente Morto) e, una volta guarito dalla sua sete di sangue e cervelli, è costretto ad affrontare i resti di quella vita da cui aveva cercato di scappare, oltre ad una serie di nuovi problemi dovuti alla sua condizione. La bellezza di questa serie sta tutta nello sfruttare un argomento abusato come quello degli zombie in una veste completamente nuova, usandola come metafora per spiegare le conseguenze del razzismo e della discriminazione in ogni loro forma. La serie è composta da due stagioni di tre e sei puntate, e non è stata rinnovata (salvo forse un salvataggio in extremis da parte di Netflix); ma le nove puntate a disposizione sono molto interessanti e meritano una visione, possibilmente in lingua originale per gustarsi l’accento 100% british del cast.

aquarius-nbc

Aquarius

Dopo Californication, ecco David Duchovny nelle vesti di un sergente di polizia.
Siamo nel 1967 il sergente di polizia Sam Hodiak e il suo partner Brian Shafe iniziano ad indagare sulla scomparsa di una ragazza, Emma, figlia di una sua ex. Le loro indagini sotto copertura li conducono a Charles Manson, un musicista, leader di un piccolo culto in cerca di ragazze vulnerabili. Inizia un gioco al gatto e al topo tra la polizia e Manson, che condurrà ai brutali omicidi che resero celebre Charles Manson.