Picasso


PICASSO Capolavori del Museo Picasso, Parigi

10 novembre 2017 – 6 maggio 2018

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Il pittore catalano ritorna sulle coste liguri con una retrospettiva di circa cinquanta opere provenienti dal museo Picasso di Parigi. Le stanze di Palazzo Ducale accolgono nuovamente le figure e gli schizzi preparatori dell’artista che viene qui raccontato attraverso le sue tele più personali e intime.

L’evento visitabile fino al 6 maggio, cerca di ripercorrere tutte le fasi salienti della vita artistica e personale dell’uomo prima e del mito poi, posizionando l’attenzione sulla quella fase di passaggio che conduce all’abbandono della figura in favore della geometria.

Le tele presenti nelle sale coprono quasi tutta la produzione del pittore accennando il periodo rosa e focalizzando altresì l’attenzione sulle donne, presenza costante e fondamentale nella vita personale del Picasso uomo.

I primi anni del Novecento danno vita alla fase più meramente e stilisticamente figurativa in cui il giovane autore omaggia i suoi miti. Basti ricordare la rappresentazione plastica delle Bagnanti, opera del 1918 che ricorda da vicino le linee orientaleggianti di Igres e accompagna verso i tumultuosi anni Trenta. Un periodo di transizione e oscurantismo storico questo che modificherà il suo stile portandolo ad essere più spigoloso e indefinito. Il periodo azzurro conduce pertanto ad una stilizzazione delle forme che mutano talmente tanto da diventare scomposte e sovrapponibili. In questa serie di dipinti troviamo la parte più profonda del pittore che sfocerà nel capolavoro novecentesco conosciuto ai più, come la Guernica. La violenza della realtà si modifica e trasforma in una serie di pennellate sempre più nette e definite, mostrando un doloroso percorso di nascita e revisione di un futuro sempre più colorato d’azzurro.

Quello che colpisce ancora, sono le figure orripilanti dei bambini, che vengono rappresentati con occhi grandi e privi di innocenza. Come se l’infanzia evidenziasse già l’angoscia del vivere. La dualità della scomposizione dei volti è ritrovabile soprattutto nelle espressioni femminili presenti nei ritratti di Dora Maar e Marie Thérese Walter . Il viso diventa dunque luogo di sperimentazione, un campo conosciuto di ricerca dove poter trovare del vecchio per crearci del nuovo.

La guerra civile spagnola aggiunge nuova linfa alla sua arte che diventa ancora più stilizzata e viscerale. Da questo momento il cubismo si astrae mostrando la semplicità del male in tele ampie e ricche di azzurro. La liberazione dal Regime porta nuovamente il pittore ad aprire alla luce, che ora ritorna prepotentemente alla ribalta. I paesaggi bucolici si fondono con i personaggi formando un’osmosi tra corpo e natura. Qui le figure geometriche assumono una connotazione preponderante nello spazio bianco. Uno stile questo che si ammorbidirà verso gli ultimi anni di vita del pittore che ormai novantenne, dipinge se stesso in modo grossolano ma con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. L’ultima occhiata verso un mondo in trasformazione, l’evoluzione ultima di un genio che dopo aver riscritto i dogmi della pittura apre nuovamente al futuro. Un testamento spirituale immenso e irripetibile, perché “ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia nel sole”.

Christian Humouda

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Le bagnanti 1918

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Jeune Garçon à la langouste

Picasso Pablo (dit), Ruiz Picasso Pablo (1881-1973). Paris, musée Picasso. MP189.

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Poesia – Quattro inediti di Marco Tufano


Marco Tufano – Inediti

 

Si intravedeva sulla proiezione del vetro
– fino all’arrivo di un altro convoglio rapido
la danza tra due pilastri di una madre
persa per i sogni di una piccolissima parte
di sé. Sulla soglia della partenza si scioglieva
l’ombra all’ultimo raggio di sole del tramonto:
a Roma ho ingoiato il nodo che sembrava legarti
ninnananna dei ritorni, incrocio di vite, di tempi verbali.

*

Arriva persino la neve sulle viti del sud
e domani già so si arenerà la carne
di chi desiderava la fine e la dispersione
senza impronta da seguire né genetica
come un fardello insopportabile nelle sere
residuali dell’inverno a guardare ai bordi,
le mimose bruciate e le linee luminose
dei fendinebbia per non sparire del tutto
nell’affanno delle circostanze.

*

Ancora una goccia di questa pioggia incessante
creperà fino al midollo dal capo di un’anima,
la pelle già escoriata d’inferno e officina
senza avvertire bisogni di carne né rime
prosegue sul verso sbagliato
scivola nelle pozzanghere e nelle storie
guarda!, nasce un cuore suburbano
su questo arcobaleno in scala di grigi.

*

Ti tengo uno spicchio per il ritorno
senza sconfitte sulle venature del legno:
non paghiamo il pianto delle sirene,
solo una fine senza premonizione
né cronometro che guardi dietro la meta.
Ti tengo il ritrovo e i posti che sono
il tempo fermo a troppi anni prima
o solo un pacco per farti felice
e ancora una volta l’asfalto, il dopo,
che non è morte e non è niente.

 

Marco Tufano è nato a Napoli nel 1989 e risiede a Somma Vesuviana. Laureato in Editoria e Pubblicistica presso l’Università degli Studi di Salerno, è finalista di alcuni premi nazionali di poesia. Principio Verticale (96, rue-de-La-Fontaine, 2017) è la sua opera prima.