Poesie di Riccardo Campion (proposta di Emilia Barbato)


“Pur conscio delle molte eredità letterarie con le quali necessariamente si confronta, Riccardo Campion mantiene una voce non solo solida, ma propria. Accade spesso che valenti traduttori siano poeti non persuasivi, spesso influenzati o peggio sovrapposti a chi per amore (o lavoro) viene tradotto. È questo invece uno di quei rari e felici casi dove traduttore e poeta restano scissi, autonomi ma anzitutto convincenti in ognuna delle discipline. E convincente è la raccolta Geografie private che già dal titolo non abbaglia con la falsa promessa di un’universalità di maniera ma ci indica con chiarezza qual è la linfa che dal profondo privato emerge – e nei testi si specchia – creando infine quella geografia emozionale che è certamente uno spazio logico e percettivo ma soprattutto intreccio indefinibile tra condizione e simbolo, tra spazio e memoria.”

(Dalla Prefazione di Fabiano Alborghetti)

***

Ottobre, stazione

Ottobre, stazione, un sole tardivo,
una luce di quelle, quasi che esista
una legge che obbliga a contare le foglie.
Di fronte il parco con le sue isole umane,
gli arabi, gli autoctoni, le badanti moldave.
Un teatro che si è spento all’improvviso.
La stagione che si avvicina
è un caleidoscopio impietrito.

*

Geografie private

Come in attesa
di un esame
un lunedì pomeriggio
e il vetro impolverato in treno
riflette caligine e un sole tremante
e non controlli il passo
sullo scalone del palazzo antico
sulle pianelle esagonali
grigie e nere
chiuso nel tuo giaccone vieni
da un opposto emisfero
e la lastra irregolare alla finestra
produce forme striate
geografie private
di un mondo sfocato e ansante

Come in un camminare incerto
col respiro trattenuto
già il secondo bicchiere che ti cade
senza rimedio
voci migranti
e poi supino
steso sul lungofiume
hai la barba incolta e il creato
è un feto cavo e trasparente
e non piove da mesi
grumi di terra addosso
ma tu respiri ancora
e ancora ti muovi
mentre dal parapetto anziani e vincitori
ti guardano
ti chiamano
è ora

*

Controra

Il cielo oggi è un male necessario
un’amara retrattile prigione
peccato perché i voli lo disegnano
rapidi aleatori

La terra è un cuscinetto di speranza
la verità la trovi forse solo
negli scomparsi
nei nascosti
nelle porte socchiuse

*

Latitudini

La porta di casa
è un vetro estremo.
Tu trovami la chiave
in Antartide.

*

Da Memorie poco più a sud

[…]
Non sapevo che avesse chiuso Edest
la libreria di via Cairoli dove
compravo Brodskij e Cuore di cane
senza vetrina senza insegna il nome
sulla targhetta dovevi suonare
il campanello e difatti un giorno
ho suonato e non mi hanno risposto
ho fatto un giro e ho risuonato apre
una signora mi dice che ha chiuso
a ottobre no non si è trasferita
ha proprio chiuso c’era uno scaffale
di volumi in cinese quando entravi
sentivi odore di colla di pesce
quell’odore che hanno i libri russi
quelli di prima non quelli di adesso
lo stesso odore lo sentivi poco
distante in via Edilio Raggio
[…]

*

Infanzia

Io ricordo tutto
la rabbia nelle città di vetro
la ruggine dei treni

Noi due piccoli e persi
sull’asfalto inondato di sole

Io morivo per ricompensarvi
della vostra bravura della vostra dedizione
avevo paura di sparire all’improvviso
e quando accadeva a qualcuno
tornavo a casa in fretta
e nemmeno il noto odore mi salvava

***

Riccardo Campion (Alessandria, 1966) ha studiato letteratura polacca all’Università di Genova, allievo di Pietro Marchesani. Ha effettuato soggiorni di studio all’Università di Varsavia e si è specializzato in filologia slava. Ha un master in traduzione e ha collaborato come traduttore e redattore a ricerche storiografiche e progetti universitari di ricerca in ambito sociologico. Traduce da varie lingue fra cui il russo e il polacco e collabora con le riviste di poesia online Atelier e IrisNews. Il volume Geografie private (Puntoacapo Editrice, 2016) da cui sono tratte le poesie qui presentate, costituisce la sua raccolta poetica d’esordio.

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