Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Daria Endresen


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Daria Endresen è una fotografa, artista digitale e modella, nata ad Oslo in Norvegia. Lei trae la sua ispirazione dalle sue storie personali. Come riferimento per le sue immagini, cita spesso Frida Kahlo: “Dipingo autoritratti perché sono così spesso da sola, perché io sono la persona che conosco meglio”. Attenta e sensibile, Daria crea paesaggi da sogno surreale, annegati in atmosfera gelida, carica di dolore e mistero. I suoi lavori sono stati presentati in numerose pubblicazioni sia in Europa che all’estero.

***

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E così si ritrovò nella foresta.

Subiva cambi di gravità

Con movimenti flessuosi alzava le foglie, le scuoteva.
Loro volteggiavano, fluttuavano nel vento
Nella danza rabbiosa tutto le tornava incontro.

Poi il vortice svanì, e con lei i volteggi.

Come pulviscoli le foglie le si posavano sui rami, e nascevano. Rinascevano mille volte come polvere dorata, bucavano i germogli per creare nuove parti di lei. Verdi estensioni del suo essere.

Si accorse del benessere che provava nell’accudire, dell’amore che donava nel guardarle crescere.

E come una sinusoide infinita, ricominciò a danzare.

Di Angelica D’Alessandri

***

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Come scheggia
scolpita sulla ferocia di questa terra.

Una brezza può strappare i giorni alle tempeste
alle siepi alle nubi ostili ai parabrezza
alle notti sperdute ai binari ai respiri
ai fiocchi trasparenti .
Una brezza a volte trema …
Ho voglia solo di ordinare la casa i cassetti
lavare i vetri e i pavimenti
per ingannare certi silenzi che mettono radici
dentro la mia gola
toccare oggetti quotidiani
raccogliere i cocci del piatto lanciato contro i vetri.
Come un riparo la cura delle cose …
A fil di lama questa brezza
può tagliare anche la prospettiva
di essere un grido di morte tra le ossa
dietro il presagio che ci coglie
come una vertigine.

Una brezza è nel pensiero di ogni essere
su questa terra tra rivoli di fango sale e faggi
sul vetro del tergicristallo negli improvvisi abissi
sino al mare.

Ma ecco, ecco la neve splendere nel sole
sulla ringhiera verde del cortile siderale
come occhi e solchi invisibili
nel turbine che ci asseconda
resta informe un sogno
mentre i rami sottili sfollano nel vento.

Una brezza è nel pensiero di ogni essere
su questa terra tra rivoli di fango sale e faggi
sul vetro del tergicristallo negli improvvisi abissi
sino al mare.

Di notte la brezza non si placa
a volte si impenna sui pendii erbosi
affiora sui poggi e sulle tempie
leva un grido di dolore come scheggia
scolpita sulla ferocia di questa terra.

Come un rimedio la cura delle cose
in un prossimo fiorire per ricomporre le parole
a custodia di chi nasce e muore
e poi più nulla

di Maria Allo

***

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LA CHIESA DI LEGNO DI URNES di Antonio Devicienti

Entra nell’inverno per addensamenti d’ere
(dèi e dee, anche quelli venuti dopo,
si rannicchiano nelle travi della navata –
ne culla il sonno il profumo della resina
e la cenere in fondo ai camini
rammenta loro sorti marinare
e mani tagliate dalle sartie)
si rannicchia dentro un breve
contrarsi della luce
(sistole e diastole d’ormeggiato scafo –
sonno d’innumeri foglie pensanti
e nel bianco danzante)
s’eleva a vertigine
nel segno di raccolte nubi
innumeri le forme della neve
ascende
poi s’allarga
addensa i secoli come fa il legno
lo sguardo.

***

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Castigo di Catia Dinoni

Sbianca la carne
sul cenacolo del tempo.

Il castigo, questo devoto

a masturbarsi
sotto un cielo accusatore.

Si faccia grido
il rodio di labbra dure

o serto di raso nero
se misero pianto

per uno spuntone di Cornovaglia.

***

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Fumose emanazioni di virtualità irrisolte,
plastic tape – divini impedimenti
adagiarsi, sperare in una quiete
senza risvegli, se questo è il reale, fuggire
nessuno può per cadere nei sogni.

Perché attraversare la tela
per uscire dal film?
Se ne valesse la pena,
qualcuno già percorrerebbe strade
indagherebbe oscure vie di fuga.

Con gli occhi chiusi è meglio il rifiuto, la notte
del bianco squallore del vero.
Una finestra illusoria che accende le forme
le rinchiude in un carcere di luce.

Non cercare motivi,
le ragioni del vivere.
Chi comanda punisce e non giustifica
il suo folle potere.

Di Guido Mura

***

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ESTEMPORANEA 15° (racconterà di noi) di Izabella Teresa Kostka

Naufraga lentamente
nell’oceano pubico delle mie maree,
ove annega ogni peccato
distante dal senso del Bene e del Male.

Non pensare,
segui il flusso del vero sentire
sprigionato dal nucleo della lussuria,
intreccia le membra alle mie radici
sul tuo corpo avvolte come i rami dell’edera.

Rigogliosi fioriremo all’arrivo della pioggia
bagnati dall’essenza di una Nuova Vita.

Essa racconterà di noi
nell’avvenire della nostra mancanza.

***

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Al cospetto dei miei occhi
tremeresti
dacché il mio confine apre squarcio
per incunearsi nel tuo territorio
ed e lì che sono con la me più vera
padrona a casa tua
col culto d’abitarti dentro

Sulla mia schiena
porto la tua prigione senza mura

Ché tu sei la chiave e la porta
ed io
l’uscio che varchi

di Mariella Buscemi

***

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INCONTRO IL SOLE Di Marino Santalucia

L’oceano nei tuoi occhi
lo ritrovo sulla spiaggia
come una bottiglia lasciata dal mare anni prima
e mai dimenticata.

Con te parla volentieri
come se vi conosceste da una vita.

Risospinti l’un l’altro
dal dondolio delle parole
abbandonate sugli scogli
(testimoni del nostro incontro)
proprio lì
a portata di labbra.

***

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Voler essere usati.
Non restare in vetrina
o colpiti alle reni
dalla dura altalena
che ci atterra e conduce
al raduno di spettri
senza voce né lena.

Di Miriam Bruni

***

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qui si annunciano
stralci di materia indifendibile e sgomenti
cucciolate semoventi di quadrumani
che cadono sempre
in piedi o sembrano ancora
reggere una certa idea di cielo bianco
e nero e il mondo tutto
delle cose prossime
alla resa.

nessuno si è fermato a leggere
l’ultima pagina prima
dello sbando in cui mi feci
carico di portare in salvo due
irrealtà in un’altra
pelle che è affiorata
a ritroso dove
la carne è incessante e inseparabile
e il verso non mi basta

di Sylvia Pallaracci

***

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la parola si libera,
mentre la rabbia
uccide il bianco degli occhi

abbracciarsi nel torbido
mentre ti sussurro a memoria
la voglia che smuove destini

di Antonella Taravella

***

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Ritornano acquattate
fra le righe
immagini
anni assopiti
a guardarli dal basso
son mongolfiere che cadono spossate
stanotte.

Dove il dolore
la determinazione
di una pagina strappata?

Alternarsi niente affatto casuale
di numeri, eventi, slanci, ritrosie.
Sbagliare i tempi
dimenticare nella polvere strade
a patire la reciproca assenza.

L’immagine preme, calco antico
tu siedi il bianco
quando situazioni inattese
rantolano il passato.

Di Luisella Pisottu

***

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3 pensieri su “Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Daria Endresen

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