VERSO|| DOPPIO|| SENSO – 2 – di Silvia Rosa


[Sorella follia ha un conto aperto col futuro, per questo semina con un pugno di spilli gli occhi di visioni d’altre vite da non vivere mai. Del passato inscritto nelle vertebre piega tutti i giornifin dall’inizio, fino a renderli minuscoli e infiniti insieme, ombre livide che strisciano addosso, una mappa del tesoro da decifrare – impossibile – per ritrovarsi al punto di partenza, quando l’alba appena accesa era un lusso. Sorella follia ha la bocca chiusa, ma a tratti la voce le sgattaiola via senza fare una piega e scende lungo il corpo cieca, scende fino ai piedi e oltre e corre tutto intorno finché le mani non la ritrovano, e ingoiandola a forza la strozzanonel silenzio di una stanza vuota. Sorella follia ha un vestitino bianco cucito di pazienza e di fil di ferro arrugginito, un confine invalicabilericamato punto a croce sulle balzespampanateal vento, e poiin tasca uno scampolo di vene e paura, per asciugarsi il sudore quando c’è troppo caldo e fuori le rose gelano. Sorella follia ha tante figlie quanti sono i dolori del mondo, bellissime e algide, con i capelli intrecciati di rami e di stelle, che osservano immobili dietro un vetro scheggiato ilfranare del tempo e quando fa buio diventano un canto, che nessuno ricorda a memoria.]

S.R.

*

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Intina da almeno cinquant’anni
vive intrappolata
nella coscienza di una bambina.
Tutto il giorno
vaga tra i padiglioni
abbracciando una bambola
come se fosse l’unica erede
della sua estraneità.
La domenica pranza con noi
esile come una creatura innocente
si ciba d’incanto…
Parola dopo parola
diventa sempre più libera
di abitare il suo poema apatico
ma pieno di bambole e silenzi
che pettinano l’ira impavida
dei suoi coinquilini…
La sua follia ha una logica
che la proietta nella libertà:
ha scelto di non essere donna
per contenere l’odore infernale
degli uomini.

*

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Le scarpe di Claudia
sono logore di schizofrenia.
Da almeno vent’anni quotidianamente
prova in tutti i modi a fuggire
per un desiderio che la contraddistingue
dall’oblio in cui marciscono i suoi
amanti…
Dice di avere un appuntamento
con “l’abito bianco”
la cerimonia però finisce spesso
con un rito di manganelli
aizzati nel frastuono delle ossa.
Da sposa promessa
mostra un anello e un dolore
che l’ha resa praticamente accecata
come un pipistrello,
zig zagare nelle allucinazioni
è il suo radar.

*

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Milena fissa il sole
come se lo stesse invocando
per una scottatura esilarante
vuole essere cenere
sperando che il vento
la soffi fuori
superata la cinta
pensa…che ci sia
un mondo emozionato ad attenderla
fuggire vorrebbe
o vivere volando
come un’affascinante strega
risucchiata da una vertigine.

**

* Testi di FERNANDO LENA, da “LA QUIETE DEI RESPIRI FONDATI” (Archilibri 2016)

* Immagini di MARIA GRAZIA GALATÀ (http://www.mariagraziagalata.it/)

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