Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Josephine Cardin


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Nata a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, Josephine Cardin è una fotografa delle belle arti che è cresciuta nel sud della Florida e che ora vive e lavora a Rochester, NY.

Attualmente, Cardin sta sviluppando il suo lavoro di fotografia figurativa contemporanea, ispirandosi alla musica, la danza e alle tematiche umane della solitudine,dell’ isolamento,del la paura e della trasformazione. Sempre un artista in qualche modo, Cardin ha cominciato come una ballerina, prima di perseguire una formazionedi arti tradizionali e infine concentrarsi completamente sull’arte dal 2010.

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IMPERATRICE D’IMMAGINAZIONE di Antonio Devicienti

L’Imperatrice d’Immaginazione
e l’Impresaria di Milonghe
chiedono alla luce irrequieta della mente
di celebrare il crepuscolo.

Raccolte le lenzuola
stese ad asciugare lungo l’arco del giorno
la cena preparata
per il deserto della fame.

La notte ha il sogno quale suo territorio:
l’Imperatrice d’Immaginazione sfolgorando
danza

e l’Impresaria di Milonghe
velandone l’armoniosa nudità
ne svela l’esatta bellezza.

***

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-il tuo affresco mi attraversa- di Francesca Dono

cenobi rupestri sui dirupi.
Il tuo affresco mi attraversa vano e involato .
Condurre questi canyon perenni.
Non è assurdo scostare un placido sole? Ma qui
fischiano cucù devoti alla dea del vivo-cieco.

Io somiglio alla pacchiana col vestito traslucido che troppo cade.

Gradini a chiocciola davanti al campanile morto.
Tu dividevi le porte del sasso.
Zenith o Nadir dell’ annozero?
In occidente lui soggiaceva senza laboratorio.
Tra le masserieil sorriso-purgatorio della Venere pennellata. Botticelli era l’ opaco carpentiere di un mercantile militare.

Lungo la Murgia terrecotte e pettole di terital .
Mi nutrirei solo di tiepido colostro.
Nulla sopra l’arenaria.
Forse al convento la suora si toglie un giglio bianco dalla cinta.

Corpo saraceno questa notte.
Una sacca carica di cardi.

***

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Sentieri del silenzio di Guido Mura

Danzando sui sentieri del silenzio
non potrai riposare non potrai
nemmeno dissociarti dal tramonto
che t’incontra leggero

per vivere davvero non ti basta
muoverti e trasmigrare in un profondo
dove il buio trascorrere dei sogni
provi a incidere appena

lentamente vibrando puoi lanciare
allora la tua sfida e dislocarti
là dove il sole miete le sue onde
e si dissolve il miele

***

POZZANGHERE di Roberto Marzano

La notte ti ha lasciata al capolinea
stretta nel tuo soprabito da fuga
d’amaro in bocca che non ha avuto baci
in questa fredda, scompaginata estate
tremi, ti aggrappi forte alla borsetta
nel buio, cerchi il fuoco che s’è spento
di pece densa inutili pozzanghere
bruciano cicatrici e noncuranza
sarà capace l’alba a dare pace
al tuo tormento che non ha fermata?
saprà il tuo letto leggerti la mano
e infine addormentarti dolcemente?

***

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POST MORTEM (vendetta) di Izabella Teresa Kostka

Verrò a te
coi seni tinti di sangue vermiglio
versato di notte su un bianco lenzuolo,
distesa accanto al tuo “corpo – sposo”
come una bambola smembrata da crudeli forbici.

Verrò a te
in ogni notte oscura
tagliando il buio con l’ultimo grido,
sarò una croce del tuo cammino,
l’asfissiante profumo del gelsomino.

Tornerò a te
e non conoscerai mai la pace eterna.

***

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L’ultimo sogno
riposa.

nel gerundio
complicato e primitivo
del corpo

c’è una fame dolorosa
di melodie,
note appese
dal fondo fragile
dei respiri

certe nebbie
appassiscono le mani

mentre spuntano acini
nella terra maledetta

Non sento più demoni
solo il gelo
di qualche breve fucilazione:
è prossimo l’inverno.

di Jonathan Varani

***

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Sono fatta di legno.
Io stessa, cassetto: contenuto per contenitore.
Sogno, incubo e scheggia smarrita in serie di metonimie.
Li ho nascosti, i sogni, perché qualcuno avesse curiosità di scoprirli.
Ho messo da parte un colore, due visioni e tre ricordi e li ho ripetuti a memoria come le poesie, ché se la vita mi avesse interrogata, io sarei stata pronta a rispondere.
Ma le domande sono state diverse.
Ho costruito mensole per tenere le emozioni di poco conto in bella vista, nascondendo d’averne messe altre da parte, nei luoghi più sicuri tra lo sterno e il respiro, ché ad ogni emissione di fiato fuoriuscivano anche le tarme e i sacchettini di lavanda bucati.
Sono fatta di legno umido e gonfio.
L’inverno muta anche i materiali più resistenti.
Sbeccata tra i cardini sotto l’olocausto dei nervi.
Chiusa ad aria compressa.
Dentro, solo il nero, ma i sogni candidissimi.
Ogni tanto, qualcuno ha aperto e io mi son versata un po’, liquida, inconsistente, a perdere dosi massicce di attese.
Così sono io: anemica d’illusioni, in trasfusione di desideri.
Sono fatta di fuoco e sottili lamelle d’amianto.
Mi appicco incendio da dentro, tra gli umori di tiglio e le vene di delicato larice.
Fuori, la pelle dura come l’olmo.
La malìa di chi vuole mantenermi intatti i sogni, non realizzandoli.

Di Mariella Buscemi

***

Grandi occhi di sogni
sparsi
incedono i tempi del pianto
tra le pieghe di buio
i solchi parlano di luoghi
Se le parole creano fenditure
l’andare a rilento a scandire le orme
Una nudità di parola ormeggia nella casa dei versi

di Elina Miticocchio

***

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La mia alienazione sta tutta attaccata al tuo nome, metà ragione e metà regione, acronimi incensurati ad evitare qualsiasi forma di comprensione, sillabario senza glifo. Bubo bubo, affacciato sul crepuscolo dei miei sogni bitonali, a proteggere e nutrire il pullo. Questa mania di volere – volare senza ali – plasma nuvole di borra, dovremo smetterla prima o poi di anestetizzare il cielo, gli occhi non sono fatti per guardare, ma per serbare vivo un ricordo.

Di Luca Gamberini

***

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trasparenze d’ali di Mirella Crapanzano

seguo l’andamento
che certe solitudini hanno
di fissarsi nell’ovale del volto
un colore rosato sulle palpebre
dice la casa interiore
nell’ospitare presenze
invisibili dentro la bocca
con battiti d’ali le farfalle
toccano il respiro
– è una linea sottile
l’esistenza –
di quando in quando l’occhio
rifugia su piani verticali
nell’immobilità assorta
che il tempo spiega
quando circumnaviga
la periferia del vuoto.

***

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L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE di Marino Santalucia

Potrei raccontarti dei fiori
che non hai mai ricevuto
di ogni cosa che per te
è la metà del cuore.

Della ragazza che incontri sul treno
dei segreti custoditi negli orologi fermi.

Delle parole non scritte
dopo l’ultima riga delle favole
di chi resta o fugge dall’inferno.

Ma ti racconterò di me
ora che sai tutto quello che
per me è ignoto.

***

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novembre cade
mi avvolge la tela grigia del cielo
conto i passi del mio silenzio
mentre i fantasmi dalle stanze
gonfiano di pioggia le ali
degli angeli ripiegate
e l’acqua annega
i semi d’infanzia

di Elina Miticocchio

***

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