Prospettive. Omaggio di parole a Joel-Peter Witkin.


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Nato da padre ebreo e madre cattolica, è fratello gemello del pittore Jerome Witkin. Ha frequentato la scuola di Saint Cecilia di Brooklyn, ed ha continuato poi nella Grover Cleveland High School. Tra il 1961 e 1964 lavorò come fotografo di guerra durante la Guerra del Vietnam. Nel 1967 decise di lavorare come fotografo libero professionista, e divenne fotografo ufficiale presso la City Walls Inc. . Successivamente decise di proseguire gli studi alla Cooper Union di New York specializzandosi in scultura. Infine la Columbia University gli ha concesso una borsa di studio che gli ha permesso di concludere gli studi presso l’Università del Nuovo Messico di Albuquerque.
Witkin ha sostenuto in più interviste che le sue visioni, le sue ricerca di significato e bellezza siano state causate da un episodio a cui ha assistito quando era ancora bambino: un incidente d’auto avvenuto di fronte a casa sua in cui una bambina è stata decapitata.
“Successe di Domenica quando mia madre, io e il mio fratello gemello stavamo scendendo le scale del palazzo in cui abitavamo. Stavamo andando in chiesa. Mentre camminavamo lungo il corridoio verso l’ingresso del palazzo, abbiamo sentito uno schianto incredibile insieme ad urla e grida in cerca di aiuto. L’incidente ha coinvolto tre vetture, tutte e tre con famiglie complete dentro. In qualche modo, nella confusione, non stavo più tenendo la mano di mia madre. Nel punto in cui mi trovavo sul marciapiede, ho potuto vedere qualcosa che rotolava da una delle auto rovesciate. Si fermò sul marciapiede dove mi trovavo. Era la testa di una bambina. Mi chinai a toccare il viso, per parlargli – ma prima che potessi toccare qualcuno mi ha portato via”.
Hanno probabilmente influito le opere dei grandi artisti pittori del passato, come dimostra “Gods of Earth and Heaven” rappresentante la Nascita di Venere del Botticelli vista e distorta dal suo punto di vista, lo stesso vale per “Queer saint”, che ricorda molto il martirio di San Sebastiano. Numerose fotografie rappresentano santi, crocifissi, martiri appartenenti al cristianesimo. Il tema persistente è quello della morte, con l’ utilizzo di figure distorte e deformi, a volte con la presenza di protesi o in simbiosi con macchine.
I soggetti fotografati sono quasi sempre i cosiddetti freak, burattini, e spesso sono veri e propri cadaveri, o parti di essi, manipolati e sistemati nel set fotografico dallo stesso artista. Il più famoso esempio è forse Glassman.

***

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IL PRINCIPE DI PALAGONIA CONTEMPLA UNA FOTO DI JOEL PETER WITKIN (ANACRONISMI) di Antonio Devicienti

“Ecco, cara amica, guardate:
quest’artista figlio, mi dicono, delle Colonie d’Oltremare,
ha visto
non il deforme non lo strano né l’orrido né il patologico
(lo credano pure gl’ingenui e i superficiali)
bensì il connubio – non l’ammettono i più –
d’umano e d’animale
di sogno e di veglia.
Questa tecnica sublime
(leggo chiàmasi scrivere con la luce)
s’insinua nel buio della nostra anima,
affisa pupille di coraggiosa indagine ben dentro quel ch’è l’
inconfessabile – l’
inconfessato.
Gentile amica, un corpo nudo,
una bianca maschera, il pene eretto d’uno stallone
trattenuto da corregge di cuoio
e la mano della dama, quella
mano desiderosa e sincera,
irrompono nell’illusa quiete d’animi di sempliciotti.
Così la sconvolgono.
E so di capi mozzati adagiati su piatti da portata,
d’androgine veneri, di centaure musicanti,
d’arti umani ma artificiali …
Se guardo ai mostri (mostri?) di tufo
che vegliano il mio giardino
e agli specchi deformanti nella villa
mi persuado: ecco, ho trovato un fratello nell’arte”.

***

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***

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Agatha di Guido Mura

Ho sostenuto il difficile peso
di bellezza sofferta e maledetta
le grazie offerte all’occhio
come premio angoscioso
di mancata lussuria

Quanto penoso è il vivere
con troppi doni, troppe elargizioni
poi rimangono immagini ingannevoli
abscissa mea mamilla
come coppa di gomma orrendo cibo

Il mescolato obbrobrio di nature
dissimili e infeconde
arborumana species
violata e resa muta
shakespeariana Lavinia

Quante dolci sorelle
tormentate e indifese
nei visceri violati Norma Jean
e l’altra Jean bruciata dal tabacco
già decomposta e nuda sul sedile

Meglio finisca l’uomo
meglio cedere ai sogni di metallo
al potere del ferro e delle macchine
al codice cosciente e liberato
dal fuoco della carne

In questo mondo atroce e ossessionato
da seducenti orrori
non mi stanco di piangere
né mai troverà pace
la folle ardente corsa di Tetsuo

***

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PREMONIZIONE di Izabella Teresa Kostka

Decomposta verrà la carne
all’arrivo dell’ultimo suono delle campane,
denudata l’ipocrisia scarnata di apparenze,
di sabbia coperta ogni azione.

Oggi ridete,
oh, miserabili uomini,
pedoni mortali sulla scacchiera,
udite le grida della battaglia
e saltate nel vortice d’una carneficina.

Non illudetevi invano,
dalla polvere alla cenere ritornerete
mentre un’altra primavera sorgerà.

***

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Non parli più di me, come non si parla delle mosche in inverno, ero una composizione di blatte che hai debellato ad una a una cominciando dal ventre. Non so scappare dalla notte e mi faccio accompagnare dalla tua assenza perché ho paura della mia forza, che sta in quel non avere un ruolo nell’universale suicidio globale. Non parli più di me a te, come non si parla più ad uno specchio ingrato.

Di Luca Gamberini

***

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Così io aspetto
Il battesimo o l’ascia
L’acqua o la lama

Il silenzio
Il ginocchio

Se il nero potesse essermi scena
Anziché scenario
Sarei voce fuori coro

L’ultimo taglio di lingua
Prima di dirmi muta

Resto con i brandelli delle impressioni
Abbottonate alle asole delle pieghe

Di Mariella Buscemi

***

20-08

20.08 di Roberto Marzano

La verità è che nulla è vero
c’ero, io, acceso
sull’altare immondo della concupiscenza
nera notizia gettata in pasto agli ignari
ovatta pregna di sangue catodico
stipata a forza in angusti pertugi irrisi
da clamorose voragini colmate appena
dall’intorpidito pollice sul telecomando.

Lo sporco gioco che propinavano astuti
era solo una scusa bieca
perché ammutolissero occhi di pietra
dinanzi allo spot delle 20.08
pavidi spettatori ingordi dell’altrui disgrazia
un solo brivido d’immedesimazione
duro di freccia aguzza piantata nello sfiato
delle vertebre lombari prone sul divano
poi un vuoto pneumatico
e l’irrefrenabile moto insano
di ingurgitare a grosse cucchiaiate
la nota pietanza “pronta in 1 minuto”
al “gusto-novità”… di carne umana!

***

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la crepa nuova lungo la gola – nera
nel braccio assatanato in preghiera
mentre l’ora diventa un segno distante
e il fianco piange
come il dolore del dio invano

(mi faccio seno e libertà
parola che si mantiene come un bimbo crocifisso)

di Antonella Taravella

***

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LA GABBIA di Roberto Marzano

Poveri piccoli scriccioli malati
anime implumi senza conforto
scaraventatati in gabbia dalla culla
con giochi fragorosi, balie assassine
che graffiano le palpebre sbarrate
soffocano i germogli di speranza
le orecchie raggirate a tonfi sordi
ripetitivi quel tanto che basta
a farsi credere musica davvero
e in cuor loro credono gli piaccia
come i canarini credono sian casa
le sbarre fredde della voliera appesa…
Nati da uova deposte già in catene
incapaci di sognare la libertà vera
che nella breve loro vita a strisce
mai hanno potuto becchettare e
sbronzi del buonsenso inoculato a forza
additano i passeri che volano cantando
quasi che fossero pazzi da rinchiudere.

***

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