Giovani Prospettive. Omaggio di Parole a Sarah Ann Loreth.


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Sarah Ann Loreth è una fotografa d’arte che crea provocanti pensieri, attraverso la cattura d’immagini che riflettono i suoi sentimenti più intimi. Lei sviluppa fotografie emotive che raccontano una storia per chiunque le stia guardando.

***

sono parola che vaga
mentre il bosco canta
e dentro si sporge la notte
quando lo spazio ignora il fuoco
che si fa inverno e ci scivola addosso

e mi faccio sconosciuta con questo bianco
che placidamente mi offre
un passato che scricchiola oltre la fine

di Antonella Taravella

***

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TROVARE UNA STRADA VERSO CASA di Antonio Devicienti

Che cos’è una casa?
Lo spazio dello sguardo condiviso in tre, l’esigenza politica che qui si faccia comunità di pensieri e d’intenti, un battello ormai inservibile e che non si può tornare indietro e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

Casa è
l’acqua da condividere in tre, la soglia d’alberi benigni, ancora andare, ma in tre, perché casa è nello sguardo comune,

casa vorrebbe meditante solitudine, ma anche il chiamarsi delle voci dalla veranda e dalle rotte erratiche della biblioteca.

E andando, sempre andando si fa casa, così come si fa giorno per rotazione naturale del continente attorno al suo perno di luce e l’esigenza culturale di stare insieme, usare parole, aprire lo sguardo, gli sguardi.

***

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diffrazioni d’osservanza (fard à paupière) di Doris Emilia Bragagnini

non un vuoto contundente, così ampio
da tacermi – il luogo esponenziale è filmico
una ghirlanda d’aglio e fiordalisi morbida nel fiume
e un collo troppo piccolo per sostenere il cappio

sorprende poi di frodo come un letto richiudibile
due ante sulla steppa, il freddo dei natali di ogni giorno
lampadine ciondolate sopra il piatto da cocomero
(se non per questo – me – adesso
o la brina nei campi d’inverno quanto il fiato
avvampare d’incenso, braccia spiegate, all’essere viva)

mi tagliarono la coda, giace lì nel nylon, il colore sbiadito
nero pervinca di notti a venire, nello zoo del Tennessee
qui tra le stecche di un video su strada filtrano bucce per fard à paupière
– fiori di vetro – a due passi dal mondo, piena una slitta, da riempire galere

***

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Le mie braccia rapiscono il diluvio
ne fanno stelle ne fanno il veloce pensiero
che illude e tormenta che guizza e balena di notte
e nei liquidi grumi del giorno.

E sogniamo una vita senza limiti
senza freni o segreti di fremiti d’ansia e pudori
troppi colori troppe sensazioni
nella febbre del tempo

come lampi di fragole travolgono
le linee d’ombra si fanno presagi di mari
di tempeste lontane di mondi inventati
al di là della luna

di Guido Mura

***

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-lei nella notte fluttuante- di Francesca Dono

lei nella notte fluttuante.
Sbadiglio sessuale di sillabe spezzate e
di cose senza origine._________ Mi diceva : dal nucleolo e
sotto il sale dei cristalli e lungo il filo di bisso.
Appena docile l’anguria di metallo
che traffica dentro il tuo polmone.
Lei sospirava e passava. Ornamento
chimico di una stanza vuota.
Io nel consenso. Immagine inevitabile della buddleja lacera.
Il granito è calloso. Uno spiffero lungo la grata

***

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TU ARDI di Francesca Ferrari

bellezza americana
cappuccetto rosso di raso

nessuno pensa e sogna te
le lacrime che

dolci dolci bruciano contorni
mai saputi né intravisti.

Finisce o inizia lì
la storia di chi si domanda

qual è la mano toccante
il colore acceso e lo strappo di una foglia

il grido d’acqua nell’innocenza del sonno
che ti scampa l’intervista

lo scavo a fondo dell’occhio più attento
il senso

mondo illusorio
fatto donna in uno scatto

***

Fotografia. Di Angela Greco

Pietre nere. Terra nuda. Fiamme.
L’occhio guarda dentro.
Si contorce la razionalità.
L’abito è lo strato esterno del malessere.

La caduta ha scomposto movimenti e domenica.
Altrove da qui qualcuno guarda in basso.
Alla fine rimarrà soltanto cenere,
mentre suonano le campane.

Innata, l’eleganza
si fa ricordare. Il rosso
non è soltanto un colore.

***

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Appendiamoci ad un muro bianco, sapremo guardare negli occhi lo spoglio del ramo, o tu – mi dici – vorresti morire – in un letto – sepolto da sguardi? Lascia ogni cosa, che l’ombrello sta appeso al ramo, elevati ad animale ed incidi l’istinto alla goccia, a tradire una fede non verrà mai domenica, ma sarà sempre festa all’orgasmo. La misericordia del seme tra le pareti di un buio canale ad evitare il futuro inferno, che adesso non è ancora tempo di eredi da appendere, al bianco muro della solitudine.

Di Luca Gamberini

***

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-nell’orlo di ogni cappotto- di Francesca Dono

pupille basse nell’orlo di ogni cappotto.
Ora zittio al terzo piano di un operaio imbragato a murare.
Nemmeno venti passi le rose per le campane ardenti.
Leccando un putto arrossato i miei fianchi avari.
Le zitelle asciutte dietro la finestra. Apre la bocca il cielo.
Mi bagno.
Tu menti crudo di grasso e di stelle.
Bambini in cortile.

***

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Eri il confine furioso in volo di Maria Allo

Eri il confine furioso in volo sulle fiamme dei miei seni
A tratti un colpo di luce pronto ad accecarmi.
Cigola il vuoto come pioggia di versi
Sulla roccia incandescente
Cenere di lava tra rami su selciati di bacche
Splende come limo
Assidua la nudità delle parole
Pentagrammi in cerchio
Il resto lo fa questa materia di sogni
Che ci rende invisibili
Un essere voler essere che te s’intreccia
Con cortecce prive d’angeli
Per mancanza di luce mai finita
Parlami di un certo silenzio saldo
Alle parole del corpo con la nebbia
più nuda del mare al sangue di un tralcio
di vite sulla bocca dell’autunno
Che spiove tra semi di dolore
Fai parlare in ogni sasso umano fiotti di sangue
Tra i lembi rovesciati della terra.

***

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Ci sono strisce di dolore unirsi
e fili legarsi
in nodo strozzato
ché a mangiare pane e lacrime
resta il morso sospeso in gola
a strangolarti
come se il tormento divenisse cappio
e la resa il suo suicidio

L’indugio sia fame
e le tue mani cibo

L’ottavo peccato

Ti sporco di me senza mani
– con le sole intenzioni –
ché sono macchia in riverbero sui tuoi nervi
e tra i miei incubi
sei la più reale tra le visioni

Di Mariella Buscemi

***

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***

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DORATI SOGNI di Rina Accardo

Rotaie allineate
e curvate o deviate
per pianificare
ogni impervio percorso.

Sferraglia e rimbomba
rimbalza in cuor mio
il treno che mi porta da te.

Il mio bagaglio
dorati sogni.

Stazionano ricchi di attesa
ammonticchiati
nel riverbero della sera.

***

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IL MATTO CON GLI STIVALI di Roberto Marzano

Fosse solo per quelli ed il fango
ormeggiante sfacciato sulle piastrelle
le mani sozze che lasciano impronte
unte e bisunte sulle cose, sui mobili
o per i vapori putridi d’ascella fetente
la tosse grassa che sfoga scaracchi
e i rutti acidi di mal digestione…

Ma è ben altra cosa da dover sopportare
il priapismo perenne che offende
il tradizionale comune buon gusto
l’azzardo molesto e l’ovvio imbarazzo
del suo accostarsi alle spalle furtivo
in tripli salti mortali dell’eloquenza
srotolatasi da una lingua a sei punte
in versi osceni come petardi
deflagrati in bassi solai senza sole
di case ammobiliate malamente
dove lo stivale sporco o pulito
non ha alcun senso o importanza
per inquilini che mettono mogli
molli in gonne di azzurra flanella
con la testa in un forno che infiamma
le visioni di un folle a piedi nudi
solo e perduto in strade come roveti
dove si sta
come d’estate
le uova strapazzate!

***

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.digiuno. di Rosaria Iiuliucci

Difendo me stessa dal luogo più disabitato / il cuore
e non mi son bastate cento mani per assediarne la solitudine .

[ L’Anima mia è un campo sfitto ]

Sono una parvenza di un tutt’uno meno l’altro lato mancante
e non mi basto io per ritrovare la metà di ciò che sono stata .

[ L’Anima mia non mi avanza ]

Scarto a volte la mia stessa carne , che fatta di pane non sazia che gli occhi .
Sono inappetente / decadente come la sinossi dei digiuni imposti .

[ L’Anima mia sguarnisce ]

Fianchi senza fughe .
Rughe come schegge .
Ho lacrime di sale / solitarie per ogni ora dalla notte .

[ Sul tuo nome l’Anima mia giace ]

***

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stasera la luce
colora di lontananza
tutte le cose che hanno una forma
d’esistenza
e questi occhi convalescenti ovunque
sensibili al trauma
della bellezza
riescono a vedermi da qui
oltre la linea grossolana dei castagni
nel tremolio innumerevole delle foglie
scivolate tra le pagine del libro

sono una bambina
incosciente e devastata
da sogni verissimi
nello sguardo di mia figlia che trabocca
sorrisi come il mare
resterà sempre
qualcosa che le somiglia

di Sylvia Pallaracci

***

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IL DOMATORE Di Marino Santalucia

Fisso i tuoi occhi
come il domatore
cerca lo sguardo della tigre
che immobilizza le parole
lasciandole sospese in gola.

***

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5 pensieri su “Giovani Prospettive. Omaggio di Parole a Sarah Ann Loreth.

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