Alfonso Graziano: dal silenzio alla parola


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Leggere le poesie di Alfonso Graziano è un’impresa. E’ scalare una montagna e i suoi pericoli, raggiungere la vetta e, subito dopo, strapiombare in un labirinto da cui si esce solo riuscendo a suscitare nel Minotauro pietà. E’, quindi, difficile accogliere la parola che silenzio non può essere, pena il non comunicare, senza il salvacondotto di chi ha messo a guardia del labirinto la morte e la vita, intente a giocare a dadi la vita dei navigatori della vita. E’ un percorso che stimola profezie di dolore in cui l’unico riparo è l’amore, a volte di rimpianti. Coleridge ne avrebbe apprezzato la struttura ad alveolo, dove ogni parola è combattuta e ogni successo è per nuova missione da intraprendere, all’interno di un buio bramoso di luce.
Come prima lettura scelgo Sulla soglia da “Nelle meditate attese” Ed.Rupe Mutevole.

Tra luce ed ombra
nello stare fermo
ed aspettare…
Sulla soglia del divenire
o fare un passo indietro
e non rischiare…
preferisco buttare il cuore
oltre la siepe del certo.

In questa poesia il tema del bivio è non solo nella scelta, ma nell’ambientazione che la significa: La luce e l’ombra. E l’oltre la siepe? L’ambito illuminato, direbbe Heidegger. Non un oggetto dato davanti a noi, ma dentro di noi e che ci permette di entrare in rapporto con le cose, con noi stessi. Di certo, questo ambito illuminato non può avere una struttura stabile eterna, perché questo significherebbe divenire l’oggetto dell’illuminazione che si cerca. Un “oltre la siepe”, quindi evento, a cui seguiranno una serie di altri eventi, per un sempre nuovo e diverso divenire dell’essere che mai potrà essere ottenuto, mai potremmo dominare.
Una delle frasi favorite di Heidegger è che “l’esistenza è un progetto gettato” nel senso che non si parte mai da zero in un progetto d’esistenza, ma ci si trova sempre a condividere, ad ereditare fini, criteri, a condividere ed ereditare un linguaggio e operiamo scelte, all’interno di un orizzonte stabilito dal nostro linguaggio. In questo senso la lingua condiziona il nostro rapporto con il mondo.
Alfonso Graziano abbraccia e investiga il significato dell’essere e nella poesia Margherita, vaga tra fato e scelta, chiudendo la poesia in favore del fato che non lascia speranza a chi al suo gioco vuole sottrarsi.

Ma il Fato gioca sempre
al buio delle menti
e quando si decide
fa quello che gli pare
e non gli importa poi
se il tempo è già trascorso


In Brucia lentamente, sembra, invece, che tutto sia oramai finito, nessuna cosa più da salvare “scorrendo attimi ed istanti /di un futuro già finito” se non fosse per la chiusa che lascia intravedere la salvezza nella rinascita “Brucia lentamente/ e rinasce nuovamente
L’uso degli avverbi non in contrapposizione, ma ad introdurre lo scorrere del tempo nella sua misura lenta, apre la poesia al “progetto d’esistenza gettato” di Heidegger, lo spiraglio dell’essere che non si domina, ma si è già conosciuto ed è divenuto esperienza per nuovo divenire.

Che il tema della ricerca sia il leitmotiv della poesia di Alfonso Graziano è ben evidenziato dalla scelta che opera dei termini utili al suo progetto poetico: passi, andare, chiedere, errare, tempo, amore, morte.
L’amore appare prepotente, porta capace di aprire mondi nuovi, ma da coltivare nella solitudine dei limiti imposti dal gelo, dal tempo, per un sempre nuovo silenzio.

Solitudo

Questo silenzio così assordante
mi sconvolge la quiete dell’anima:
che respirava iltuo respiro
che sorrideva il tuo sorriso
che piangeva le tue lacrime.

Questo silenzio così misterioso
Mi travolge la quiete della mente:
che disegnava i contorni dei tuoi disegni
che colorava le danze dei tuoi passi
che dipingeva i colori dei tuoi cieli.

Questo silenzio così penetrante
Mi spacca in due come tronco secco:
che bruciava crepitando il tuo cuore
che riscaldava il gelo del tuo amore
che concimava la terra dei tuoi sogni.


Eros e Thanatos, antica e instancabile lotta che la poesia sublima con la parola stessa e lascia la consapevolezza dell’essere tronco spaccato, penetrato da, ancora, passi a seguire “profumi di incenso karmico
Ma, una volta che pensiamo di avere scoperto tutte le carte e le forme della poesia di Alfonso Graziano, non dobbiamo commettere l’errore di dichiararci soddisfatti, perché con un alito il poeta è capace di mischiare le carte e sfidare il lettore e la sua comprensione e, se in Solitudo, il silenzio sconvolge, travolge e spacca, in Cercami, il poeta formula la preghiera che nel suo silenzio sia cercato “cercami, nel silenzio…mentre i silenzi si abbracciano/ mentre mi perdo ancora
Nella sua seconda raccolta, Il Carnevale degli uomini, Ed. Divinafollia, il poeta si presenta ancor più ancorato al tema del silenzio già dalla copertina “Amo il silenzio / perché il silenzio non sporca” e già dalla prima poesia, senza titolo, come a denotare una parola senza nome, solo un numero I
Tessiamo
ragnatele sperando in qualche preda
E siamo – dentro la ragnatela – vittime predestinate

E ancora una volta il quadro non è completo. Accanto a chi tesse ragnatele per prede, c’è chi ruba istanti per vivere, chi maledice un Dio in cui non crede, chi spara nel mucchio, chi parla e non dice, chi si nasconde nel silenzio per riappropriarsi, chi attraversa limiti, chi si specchia senza paura. E’ il teatro della vita, senza che alcuna maschera manchi, alcun attore non abbia il suo copione.

Nella poesia di Alfonso Graziano l’unica possibile salvezza è la sfida e di quella se ne fa portavoce: “Solo in pochi potevano comprendere / il senso di un viaggio sempre in corso”, quantunque bisogna sempre tener presente  che in un viaggio non sempre la destinazione programmata è certa e le mete possono cambiare, offrire sempre nuove e diverse prospettive; ci si può fermare, riprendere il cammino, come in un cantiere i cui lavori sono in continua fase di attuazione, si può restare in attesa senza alcuna certezza del viaggio stesso, della sua realizzazione.

Søren Kierkegaard direbbe che: “esistere  significa poter scegliere; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell’uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti, egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una possibilità che sí e di una possibilità che no senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro”.

A volte ti perdo,
ma in fondo sono io a perdermi.

Perdo la sfida con me stesso,
perdo la partita mai giocata.

E mi fermo ad aspettarmi.

A volte non ci penso
e perdersi è un po’ vincere.

Vincere la solita partita
e non convincersi del resto.

E proseguo il cammino.

Slasedine nelle narici.

Occhi di fuoco,
a ricontare le pietre.

Intervista

Chi è il poeta per te?

È un diversamente folle,un malcapitato ipersensibile amplificatore di energie,un coraggioso inconsapevole.

Quando hai sentito il bisogno di esprimerti in versi ?

Ero quindicenne…studiavo chitarra classica,quasi per caso mi accorsi di una capacità inaspettata, di abbinare note a parole.

Qual è la poesia a cui sei più affezionato?

Quella che devo ancora scrivere…ma se devo proprio scegliere probabilmente direi “amo il silenzio perché il silenzio non sporca…”

Quali sono i temi che più caratterizzano le tue poesie?

L’uomo croce e delizia

Può la poesia salvare o alleviare i dolori del mondo e al contrario, come può esserci “delizia” in un mondo di dolore?

La poesia può far volare, può far vedere ciò che non si vede e andare oltre. Il mondo è di dolore, la vita forse no…la poesia è il fiore che cresce sulle rotaie e negli interstizi dei muri a secco.

Riguardo al “silenzio che non sporca”, cos’è per te la parola? E se la poesia è fatta di parole, come può farsi essa stessa silenzio e non “sporcare”?

La parola è il tramite,il ponte….la poesia è per sua struttura silenzio…è indagine,mistero,scavo non altro…per questo non potrà mai sporcare

Tuttavia, perché la poesia possa realmente farsi ‘cosa’, realizzarsi, necessita di essere accolta, ricevuta da qualcuno, comunicare qualcosa a qualcuno. A quali lettori è rivolta la tua poesia?

A chiunque sappia leggere….a chi è curioso ….a chi sa osare chiedere o chiedersi…a chi cerca…


Alfonso Graziano è nato a Foggia nel 1962. Laureato in Scienze Politiche economiche a Salerno città a cui è legato dalle origini paterne. Ha pubblicato articoli e poesie su riviste e quotidiani. Dal 2009 ad oggi varie presenze in antologie, l’ultima in Chorastika’ di Limina Mentis editore. All’attivo due silloge,nel 2012 “Nelle meditate attese” per i tipi di Rupe mutevole e l’ultima di quest’anno “Il carnevale degli uomini” ed. Divinafollia. Ha collaborato con la Fondazione A. Gatto a Salerno e 100mila poeti per i cambiamento. “Il carnevale degli uomini” ha ricevuto recentemente il premio della giuria al Concorso La città di murex a Firenze. Nella motivazione l’accostamento a Giorgio Caproni e la forte radice novecentista nei suoi versi.

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2 pensieri su “Alfonso Graziano: dal silenzio alla parola

  1. Gli articoli di Enza Armiento sono sempre molto professionali. Questo è riuscito ad aggiungere valore alle belle poesie del poeta che non conoscevo. Grazie

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  2. Pingback: Dicono di me | IL CARNEVALE DEGLI UOMINI

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