Inediti di Luca Bresciani


Lettera alla vita

Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po’ più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell’economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?

Tiziano Terzani

**

Cara vita maledetta
ecco questa lettera amputata
che inverte il ciclo della bellezza
rinnegando le sue ali di farfalla.

Voglio tornare a fare ribrezzo
strisciando negli accenti di fango
con cui le domande del mondo
elemosinano verità e coraggio.

E’ l’odio che mi terrorizza.

La malattia della misericordia.

Queste nuove amicizie
che non hanno bisogno di pelle
per tatuarsi con lo stesso ago
l’ultimo per sempre dell’infinito.

**

Dimmi che non fa male
circoncidere l’illusione.

Svelare quella dittatura scoscesa
che ogni notte genera una frana
concentrando le falsità sugli orizzonti
che spezzandosi cedono il cielo agli abissi.

(La verità è un fossile moderno
sotto lenti di rimpicciolimento).

E io conduco sulle macerie
i cani magri delle parole
per fiutare quelle bestemmie bianche
ormai morte ma intatte come sante.

**

Trincee di luce
scavo con le parole
in una guerra inodore
che mi varca senza bussare.

Ciò che mi comanda
non è mimetica superbia.

Ma atomica tristezza
con scorie di follia
per un Uomo immenso sconfitto
dal più minuscolo se stesso.

**

Forse non serve alla vita
chi è ladro di speranza
anche se usa un verso
come piede di porco.

Forse la disperazione
non deve essere un dovere
ma un diritto riservato
a chi è innamorato del futuro.

A chi è davvero ricco
da avere sempre pezzi di tempo
da sbriciolare nelle proprie vene
attendendo le ali di una mutazione.

**

Ma il tempo non esiste
mi hai detto mille volte.

E’ solo un trucco vecchio
come colombi da un cilindro.

Esistono prove
da affrontare e vincere
altrimenti come un’eco
perpetuano all’infinito
negando così al perdente
l’orgasmo dell’evolvere
che scioglie possente
i nodi dell’esistere.

**

Non sono più l’inizio
e il termine di me stesso.

La mia luce è in calore
e muove ombre oscene
allargando gli angoli delle preghiere
che il sole dimentica di masturbare.

Anche questo è amore.

Anche questo è un vortice azzurro
che stravolge per condurti al centro.

E se di amore non si tratta
da stanotte poco importa
perché all’amore davvero assomiglia
con quella voglia di Tutto sulla coscienza.

**

Non credo più all’abbaglio
dei nuovi eroi del mondo
che mostrano a chi è ultimo
solo il dorso della mano.

Io credo allo sporco
di chi ha lavorato in se stesso
per procurarsi sui palmi
sette miliardi di tagli.

**

Mi affido a chi ha fede
e non ha chi ha religione.

Consegno i miei infarti
a chi coltiva la luce negli istinti
usando solo il proprio coraggio
per sradicare le lusinghe del buio.

A chi avvita il respiro
al dolore più calpestato
mentre gli occhi si issano sulle punte
per danzare oltre le apparenze.

**

Dio è l’impronta
sul vetro della coscienza
che fa evadere lo sguardo
dove crolla ogni contorno.

Dove la vita si disegna
impugnando una verità unica
sopra album ruvidi d’amore
fitti solo di sfumature.

Virgole di luce e buio
che si generano e si distruggono
mutando aspetto a ogni respiro
diventando ora muso e ora viso.

**

Cara vita maledetta
è tempo di dipingere una tregua
liberando quel blu oltremare
dove solo la paura va a morire.

Non so cos’è giusto
ma ho capito cos’è sbagliato
ed entrerò nell’unica stanza
che ha un varco che in me non cigola.

E troverò una risposta
già nuda e già liquida
che mi chiederà di diventare
il padre di un me migliore.

***

Luca Bresciani nasce a Pietrasanta (LU) nel 1978. Incomincia a scrivere a 16 anni componendo testi per canzoni e poi dedicarsi esclusivamente alla poesia.
Con poesie inedite vince il premio “Versilia Giovani” e “Giovane Holden”.
Pubblica nel 2007 “Graffi di luce” (Giovane Holden) e “La mia notte” (Edizioni il filo). Nel 2009 “Lucertola” (Edizioni del leone), nel 2011 “6256 Canova”(Edizioni il molo), e nel 2013 “Colibrì, la vita alla vita” (Marco Del Bucchia). Nel 2015 pubblica “Modigliani” per Lietocolle. E’ presidente dell’associazione culturale Vita alla Vita con cui organizza eventi culturali rivolti a dar spazio ai giovani artisti, tra cui il concorso di poesia gratuito under30 “Vita alla Vita”. Nel 2016 con la silloge inedita “L’elaborazione del Tutto” è finalista del premio Casa Museo Alda Merini con giuria formata da personaggi illustri della poesia italiana tra cui Vivian Lamarque e Franco Buffoni.

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