Prospettive. Omaggio di parole a Michael Kenna


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Michael Kenna, nato nel 1953, è un fotografo inglese noto per i suoi bianco e nero, insoliti, paesaggi con luce eterea fotografati all’alba o di notte, con esposizioni di fino a 10 ore.

***

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Silente
dopo un lungo cammino
rinasci.

Fiorisce intorno a te
silenziosamente la vita.

Con i tuoi rami
brami vittoria

Amore per la solitudine,
gioia per la comprensione
di un nuovo io.

Un nuovo essere che impedisce a te,
grande creatura,
di morire.

Amore, vita e solitudine?
Il sospiro ti dice: “apprezza”.

Tra i tuoi rami il desiderio cresce,
abbonda la voglia di scoperta,
vette indistinte
formano disegni nel cielo,
chiari e vivaci.

Tienili accesi
con le fibre ottiche della tua mente.

Di Angelica D’Alessandri

***

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TESTO E INTESSERE di Antonio Devicienti

L’occhio è quello della fotocamera Hasselblad: aracne intesse (lenta, elegantissima) tramatura di luce e silenzio.
Il testo sacro, tessitura di segni e di sillabe che le labbra appena pronunciano, ha un moto levissimo di lettura (e d’onda).
Lo spazio tra lo specchio imponderabile intessuto da aracne (è tessuto di fibre e di vuoto tra le fibre) e il bianco tessuto della carta lascia danzare la figlia dell’aria e la scrittura dei cercatori di stelle (che con polso di poeti dipinsero le parole interroganti. Trepidanti).
Pellegrino-e-viaggiatore il fotografo tende la sua ciotola-fotocamera per ricevere in elemosina il riso bianchissimo della mattinata tessuta di sguardo, tramata di stupescente inapparenza.

***

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dove abita l’anima di Fernanda Ferraresso

che il corpo non la vede?
in quale sua stanza vive e fino a dove si diffonde?
quanto si affaccia o dove si rinchiude?
lei asola
o sole o corpo
nel mio nome
il più oscuro è il più indecente
luogo dei luoghi e
vano di divinità passato futuro
di ostacoli e analogie di altre
realtà mai divise
progetto cifrato
di un tempo calamitato
tra due terremoti
che oscurano il gioco dei giochi
proiezioni di stato e di luoghi
superfici scabrose dei sogni
occhi che scrutano i vuoti
corpo d’amore?
corpo di parole?
corpo ovunque
ogni volta
in ogni mondo
in ogni modo

da Nel vano della parola (inedita)

***

VIAGGIATORE D’IMMAGINAZIONE di Antonio Devicienti

Si ritraggono sgomenti i sogni notturni innanzi
all’immaginazione
e lo sguardo splende
riconoscendosi indagatore del vento.

A questa quota di solitudini
a questi soffi del silenzio
i sette sono imponenza
d’un’umiltà che ha il passo dei secoli.

L’anfiteatro manchego imbastisce
questo dialogo con le mani
dell’uomo
(pietra calce e legno)

s’allarga per curve e onde
(nubi luce e una siccità che
serba l’acqua nell’enormi cavità ctonie).

Un esilissimo viaggiatore d’immaginazione
appare. Scompare. È un nome.
(Era davvero qui?)
Si fa nome. Non muore.

***

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SILENZIO di Izabella Teresa Kostka

Nel silenzio degli alberi sradicati vivono le assenze
di quelli che attendono di ritornare
ove non c’è più alcuna scia
del loro antico tormento.

S’incurva l’asse del tempo
abbracciando ogni ieri con un nuovo domani,
persiste lo scorrere del nulla
verso lo spazio dell’infinito.
E giace la neve sulle terre solitarie e ormai mute.

***

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Ci palesiamo lentamente come
le panchine in attesa
della gente che scorre e non si ferma
Siamo lune di un mondo senza sguardi
di una vita scoscesa
debolmente nutrita fino a tardi
La nostra notte è buia e inaridita
dall’inutile tempo
come una torcia senza batteria

Mentre osserviamo le finestre grigie
sotto il rosso dei tetti e ci stupisce
un lontano riflesso ci ferisce
il suono immotivato delle cose
i segni senza interprete
Così restiamo freddi e senza scopo
approdati per caso
attaccapanni antichi
in un armadio vuoto

Di Guido Mura

***

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ASSECONDARE IL VENTO di Laura Pezzola

Quando il vento gonfia
ti pieghi seguendo la brezza
ti lasci frugare simulando duelli
mantieni ben saldo il midollo
sapendo che è furia di un momento

– poco importa se le foglie
seccano lontano dalla chioma
o disperdono volteggi sul cemento –

assecondare il vento – questo fai –
ti bagni con le gocce delle fronde
ti spogli quasi sempre nell’autunno
restando nudo come margine di cielo

– ma nel tempo che muori cimando
con un pensiero di stame nella mente
non impaurire –

scalzato il guscio
sarai tu il seme gentile
che preserva il giardino
su cui vegli.

***

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IL PIACERE di Marino Santalucia

Se una notte mi restasse difficile prender sonno
comincerei a leggere le sfumature nell’aria
e coricato su un fianco
con la sigaretta lasciata nel posacenere
godo l’addensarsi delle ombre.
Non che mi aspetti chissà cosa
ma proprio perché non escludo nulla a priori
mi concedo questo piacere.

***

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Vergine dei sussurri di Maria Allo

Lento nel passo e vuoto nel tuo nome
Solo il silenzio
Sbaraglia la rugiada del mattino
Il vento soffia e contro il vento
La lotta si fa dura ai bordi in verticale
Sopra ogni ostacolo
In questo luogo senza luogo
La vergine dei sussurri
Nel silenzio di carne nuda
Resiste al vento
Dovunque in un luogo qualsiasi
Il mare spegne l’eco dentro il petto
Vigile mi sorprende con un grido
Imploso sulla nuca
E la diffidenza di un’assenza
prima di andare via
Parole nella vita proteggono
Anche i rovi intorno al centro
Ma è ancora deserto in seno alla Natura
E un sole bianco prima del richiamo
Sfiorando la soglia nel suo vuoto
Tenace incide sul buio che dilegua

***

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Più che la luce è il verso delle cose
a segnare la stagione – l’ascesa
dell’edera stilita sui tralicci
la traiettoria degli stormi nomadi
sicuri della meta – intelligenti

Noi procediamo tentoni –
aruspici che azzardano presagi
da blande turbolenze intorno

Fuori dal seminato un girasole
deflagra in logaritmico silenzio
Se domandasse cosa ci faccio qui
mi fingerei sasso – precipitato
nel suo tempo per un errore umano

Di Maria Grazia Di Biagio

***

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Quanta neve ho spalato per inventarmi il mare.
Una tavola blu che mi concedesse di scriverci sopra una pagina di prosa tra le onde alte di una poesia inquieta.
Le mie dita, meduse urticanti a pizzicare i righi dell’immaginazione e con la voglia di sentire i gabbiani comprata cara al mercato del turchese, a ridosso del cielo, mentre il grigio competeva e svendeva le emozioni.
Terza barca a destra e trovi la mia estate.
La si riconosce dal sudore sulla fronte e dal lettino a mezz’aria, ché alto e basso si confondono con i miei umori che migrano verso l’inverno.
Ancòra un po’ d’azzurro e spicco il volo che m’è rimasto in bianco e nero, da pellicola cinematografica che si rispetti.
Prima del mare, le piogge e grazie a queste, il mare.
A tinta unita per trovare accordo e coerenza, una sbeccatura un mezzo tono più in là e fino al ciano in un tocco d’estro.
Passi certi sul pontile e le mani in acqua.
Fra poco, si accende il faro.
Non ho mai promesso un’estate in vita mia; ho sporcato di sabbia, ho battuto di tempesta e questo non sempre piace. Attraccati al molo, al riparo degli ormeggi, stretti alla gomena fino a comprimermi la vita.
L’ho concesso, io.
Ali a cera molle e cielo tra encausto e carboncino.
Tentativi azzardati di nuvole su graffito.

Di Mariella Buscemi

***

Kussharo Lake Tree, Study 15, Kotan, Hokkaido, Japan. 2009

POLVERE di Roberto Marzano

Ne ho levata di polvere e tosse
da piastrelle corrotte di giada
crudi artigli di bruma infilzati
grigie notti in apnee senza fondo
ne ho spalata di cenere e afa
schiena storpia a libri e rimpianti
spalle nude al graffiare del vento
mondo guasto di griglie e di grate
sulle dita in malfermo equilibrio
tetti in fiamme ingobbiti di freddo
in soffitte vetuste rifugio di ragni
che tramavano scie sottili di soffio
tenui tracce di luce, celeste speranza.

***

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PRIMA CHE SIA BIANCO ETERNO di Paola Puzzo Sagrado

Esistere in un mondo freddo
significa essere Sole
senza poter splendere.

Sollevarsi con ali di pietra
portarsi dietro ovunque
le stimmate degli occhi
l’acufene incessante
di sentimenti surrogati
continuare a gridare
anche se non verrà nessuno.

In un brivido, spezzarsi
dimostrando l’assurdo teorema
di due labbra che non fanno un bacio.

***

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2 pensieri su “Prospettive. Omaggio di parole a Michael Kenna

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