Fenomenologia della fine – Intervista a Nicola Bertellotti di Emilia Barbato


c-rebours

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Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Tutto è nato dalla mia passione per i viaggi, avevo bisogno di trattenere le emozioni una volta tornato a casa ed ho scelto il linguaggio fotografico. La volontà era quella di creare un racconto per immagini.

Cosa cerchi nei tuoi soggetti?

La mia ricerca ormai riguarda quasi esclusivamente il tempo divoratore che cambia i connotati agli ambienti del nostro vivere quotidiano e sono proprio le storie racchiuse in ognuno di questi luoghi ad interessarmi. Intravedere tra gli strati di polvere parvenze di vite passate.

I tuoi lavori parlano di abbandono con voce intima e terrificante, che non nasconde una dolce rassegnazione, quali sentimenti ti attraversano mentre guardi un luogo o un oggetto maltrattato dal tempo?

Quando varco le soglie di questi posti percepisco un senso di familiarità e di armonia. E quasi mai di inquietudine. Spesso strazia il cuore vedere tanta bellezza che si dissolve lentamente ma non scompare quasi mai del tutto, diventa qualcos’altro, non meno attraente per me.

ancien-regime

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Le tue fotografie esprimono parte del tuo mondo? Credi che possano scrivere una tua autobiografia?

Possono farlo in quanto descrivono la mia inesauribile curiosità. Forse il tratto che più mi mi contraddistingue.

Uno degli oggetti più ricorrenti dei tuoi scatti è l’incuria, la bellezza selvatica che nasce dall’oblio, cosa ti attrae maggiormente di questa metamorfosi?

Sono molto affascinato dalla natura che si riappropria degli spazi; ho dedicato una mia mostra a questa “restituzione”, facendo fuoco sull’elemento vegetale tra le rovine. Siamo solo “di passaggio” e troppo spesso ce ne dimentichiamo.

blue-eye

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zugunruhe

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La realtà del mondo che filtra il tuo sguardo quotidiano di quanto differisce da quella catturata dall’obiettivo?

Totalmente. Queste luoghi ci circondano ma l’oblio in cui sono caduti li ha resi invisibili ai nostri occhi. Si trovano in una realtà parallela, una zona di nessuno che ogni volta va profanata.

Ti capita mai dopo aver stampato una fotografia di cogliere qualcosa che ti era sfuggita, intendo dire, credi sia possibile che esistano livelli di coscienza in grado di percepire più di quanto sia percepibile a occhio nudo?

Assolutamente. Mentre scatto le sensazioni sono molto dense e accumulandosi tolgono lucidità al mio sguardo d’insieme. Rivedere le immagini in un secondo momento può riservare sorprese inaspettate.

embrace

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powell pressburger

powell pressburger

Ritieni che la fotografia sia una forma di poesia?

Certo, soprattutto quella che rinuncia a certi artifici e alla mise-en-scène.

Nelle tue opere il silenzio ha un importante spessore, quanto contribuisce alla bellezza dei tuoi lavori e quanta importanza occupa nel tuo processo creativo?

I luoghi abbandonati sono l’ultimo scrigno di un silenzio ormai estinto nella nostra vita di tutti i giorni. Quello che faccio è mosso anche dalla voglia di fuga verso questa quiete fuori dal tempo.

l'apocalisse di elia

l’apocalisse di elia

the wind from nowhere

the wind from nowhere

Cosa è essenziale in fotografia?

Amare alla follia il soggetto.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è ciò che serve a chi non si accontenta della vita così com’è.

lost

lost

Quale artista ti ha ispirato?

Andrei Tarkovsky, il grandissimo regista russo. La fotografia che tratta abbandoni e decadenza deve molto a “Stalker”, uno dei suoi capolavori.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi programmi futuri?

Tra pochi giorni sarò presente con una personale a Padova, ospite del Future Vintage Festival. Contemporaneamente alcuni miei lavori faranno parte di collettive a Colle di Val d’Elsa e Forlì.

maniac mansion

maniac mansion

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Biografia

Quando il fascino della decadenza si fonde con la passione per il viaggio, nascono le opere fotografiche di Nicola Bertellotti, classe 1976, nato a Pietrasanta.
Fin dai suoi studi si appassiona alla filosofia di John Ruskin, storico letterato e critico d’arte britannico, contrario all’idea di restauro inteso come intervento di sostituzione della copia all’originale. Da qui la ricerca dell’artista si orienta verso l’estetica della decadenza, portandolo ad articolare una poetica improntata alla bellezza dell’abbandono, alla riscoperta di luoghi dimenticati, riportati alla luce attraverso l’obiettivo fotografico. Nicola Bertellotti inizia un percorso, prima in Italia e poi in tutta Europa, alla scoperta di luoghi abbandonati e meravigliosi da poter immortalare.
Il suo è un approccio puramente estetico, non si tratta di un richiamo né sociale né di denuncia ma di una passione e di un interesse nei confronti di palazzi, teatri, sale da ballo, ospedali, luna park che hanno vissuto un passato glorioso e che ora sono in bilico tra il ricordo e l’oblio.
Negli ultimi anni, oltre ad aver partecipato a fiere d’arte internazionali ha realizzato diverse mostre personali; l’ultima, “Hic sunt dracones”, a Castel dell’Ovo, Napoli.

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