Inediti di Luca Crastolla


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Luca Crastolla nasce a Fasano l’ undici giugno del ‘74.
Nelle malie della parola sin dal primi pensierini messi per iscritto, ma perennemente in fuga da un impegno di studio rigoroso, colleziona una cultura poetica mediocre di cui non fa stupido vanto, pur ritenendo che il punto sia altrove. Nel 2015 incontra gli Inversionisti, corrente letteraria fondata da Max Chirio e Francesca Dono.
Con loro comincia un percorso di consapevolezza e affinamento della scrittura volto a definire un testo poetico come opera quadridimensionale dove
“suono, tempo, forma non più condiderati come fronzoli d’estetica o rafforzanti dell’espressione (…) ma elevati a forme d’espressione di primo piano”. (dal Cartello della corrente).
Questo incontro, gli rivela, quanto aveva sempre sospettato: la poesia è prima di ogni cosa un atto espressivo. Di qui la necessità del poeta di realizzazione la forma espressiva più aderente alla sua tensione.

***

IO SONO PALMIRA

io sono Palmira
la celeste
eternamente sfiorata
per ogni dove sfiorita

figlia e madre di Zenobia la ribelle
nutrice dell’antropomorfo matricida

io sono Palmira
l’ ombelico di Venere
per cui ti sorride il cuore in vago d’infarto d’Icaro

io sono Palmira
e porgo coda di lucertola
agli arnesi del terrore
all’artiglieria dello struscio
che striscia
i lungomari di calcestruzzo
sorseggiandosi in pose glutammato e caipiroska

*

MEANDRI MADRE

dove
dunque?
dove ti perdesti
che non ti trattengo
in alcun respiro d’oleandro?

e quando?
quando cedesti
i feudi di Kerria a un re longobardo
-che ti giustiziò in tre coiti per tre figli interrotti-?

dove
dove e quando
incendiasti l’orfanotrofio dell’ azalèa
all’ombra
di una dispensa stantìa?

oggi
che le miei mani cavano
nel tufo silente la vita fiera
oggi
che il tornare alla polvere
s’ acquieta agl’ erbosi d’ aprile
vengo
col mio secchio di falle
alla reliquia degli occhi

vengo alla tua nicchia
di calce
a vegliarti effige di Bisanzio

*

AGNOSTICO ECCLESIASTE

nei giorni contati
che livellano il nulla
ingnote progenie
scavano fosse
per dinamo ascendenti
in cortocircuito

il sole si compie
di volte in volte per lo stesso cielo
e i venti si mordono
alla coda senza requie
di bisce senza sonno
e il fiume
che si svena al sale
alle nuvole affiora un sorriso frainteso

gravida
un solo travaglio
e nessuno sa
per quale seme l’intenzione

schiere di stolti
vette di sapienti
in base
per altezza
il risultato non cambia

*

ALTRO NON CHIEDETE AL CIELO

l’uomo
seduto sui vimini
è lì dal mattino più fossile
l’occhio
arreso al cortile
abita la sua ombra di gomma

sarà nella prima
notte di luna
smarcata d’ allusioni d’abuso
che riconsegnerà il fastidio
in un lenire inzuppato di ciglia

oltre

oltre nel raggio
che mai stimò il suo sterno ricurvo
in cornice di infissi cadenti
si muove la donna che visse
in distrofia i suoi sogni di zenzero

crede giungerà un vento
a ricomporre un subbuglio di denti
di morsi dati
beatamente a caso
sul dorso di mele al polistirolo

altro

altro non chiedete al cielo
non si penetra
con sconcezza di scapole alate
un purgatorio d’anime assolute

*

NULLA HO DA DIRE

nulla ho da dire,
che se lo avessi
sarebbe eco di rose
già dette e ridette,
in petali sgualciti
di m’ama non m’ama

Ma sai che posso
suonare un sogno che spuma
nel canto allumato
di sirene suadenti

Solo
non chiedermene conto

se siamo d’accordo
passami quel vecchio sonaglio
che in ecoscandaglio t’asciugo l’abisso

che lieve ti lavo
da bramosie avvolte
se mi raggiungi in mille modi
inalato e latente

torniamo bulbi
in occhi d’alloro
vogando in torno a squame di luna

frughi la cipria
in frullo d’ala di miele
va bene
ti guardo
senza sapere

senza il bisogno d’interrogare

*

RUE DE GRAMMONT

dalla vecchia mansarda
al tugurio dell’atrio
quattro rampe
quaranta gradini
nidiate di blatte a rogne
nella coda glabra dell’occhio
Poi il cortile
trentotto passi per tre lampioni alla fionda
in fine
in fondo
oltre l’artiglio di grata
il lastrico di Rue de Saint Anne
Quel che tutte le notti
ma non in questa
che in strada mi ritrovo sversato
come cascame colato da un bordo
Senza gravità di centro
ricomposto un barlume di passo
in tachicardia di vetro e di stucco
mi stringo intorno allo sterno
(respiro
inspiro
espiro)
mi conto le ossa
non è nulla mi dico
Allora vado
preda d’un vago
sino al rantolo cupo
di uno scoppio di nafta
tumulata a bestemmie di falsa partenza
Invoco la grazia
di uno zodiaco spento
seguo segnale
svolto caviglia
è Rue de Grammont
come non diresti per l’ora che affonda
Insegne di luce
come natiche d’invito
al ciondolo immune
d’un demone immane
spettri d’alga
spettri d’alga d’abisso
non un’ anima
non un’ aorta
nè soprabiti nè lische di pesce
solo una voce in cirrosi di piume
da grammofono rotto sfrana tutta la via

des nuits d’amour à plus finir
un grand bonheur qui prend sa place
les ennuis, les chagrins s’effacent
heureux, heureux à en mourir

des nuits d’amour à plus finir
un grand bonheur qui prend sa place
les ennuis, les chagrins s’effacent
heureux, heureux à en mourir

*

ANIMA STERRATA

avventurato per contrade
dell’anima sterrata
delle carovane fossili e celesti
del genuflesso in levare
posso scaraffare nettari di materia indivisa

e rendere all’utile
quel che è dell’utile
per il setaccio esatto
dell’essenziale

come dare in pasto
l’ipertrofia degli occhi
ad un rapace avvezzo
a carcasse da scaffale

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Un pensiero su “Inediti di Luca Crastolla

  1. Definirei “artigiano dei versi” quest’autore che ho il piacere di leggere, trovo sia originale il suo lavoro di scrittura, pare un laboratorio in continua evoluzione, come nell’intarsio fatto con le mani la poesia di Luca svela decori di pregio catturando gli occhi.

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