Alessandro Assiri su “Le prime volte non c’era stanchezza” di Luigi Finucci – Eretica Edizioni


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Ma chi esercita il diritto di essere deboli in mezzo a questo mormorio bretoniano, in mezzo a questa arroganza e che cos’è questa debolezza se non la cifra delle nostre mancanze. È qui, a mio avviso, l’interrogativo che si apre leggendo questa agile raccolta di Finucci per Eretica edizioni, qui in questo tentativo di riconciliazione non tanto con la parola, ma con l’onda emotiva che la costituisce. Con l’uso di una versificazione pulita e mai sopra le righe Finucci dipana i ricordi in una memoria che ha un che di primitivo e di gestuale, una memoria che è cammino iniziatico molto più che odore evocativo. Inevitabilmente la silloge paga la disorganicità delle prime prove, ma è bilanciata dalle intuizioni e dalla bellezza di molti versi incisivi. Credo che leggendo il lavoro di Luigi senza preoccuparsi della titolazione dei componimenti si possa arrivare ad apprezzare la sua scrittura in un modo che si apre a un discorso che diventa quasi narrazione, testimonianza di un attraversamento compiuto con occhi attenti.

di Alessandro Assiri

***

Alcune poesie presenti nella silloge:

AL MARE HO VISTO I GABBIANI

Quando il bianco era nel cielo
andavo al mare di mattino.

Tra due barche e una conchiglia
i piedi calpestavano
l’arena del gioco
dove il confine tra
la spiaggia e le battaglie
era il tempo.

A maggio il mare
era basso di statura,
i castelli erano lontani
[dalla riva,
così nel silenzio
lo stridio tornava dalla burrasca
ma non ricordo quel mattino.

*

LA SERA D’ESTATE

Al tempo dei canti mattutini
il gallo raccontava la notte
sui crinali della rugiada,
il campo arato
e la poesia del grano
giocavano a nascondino
perdendosi verso la fine di giugno.

L’attesa della sera
era una panchina,
bastavano quattro occhi
e una stella cadente
per sentire in lontananza

[o forse girata di spalle]

la frescura ottobrina,
rivelata dalle ortensie
intorno alle vecchie case.

*

LE STRADE SON BICICLETTE

Il mattino d’estate
la corsa non stanca.

Strade che finiscono
sempre dove nasce
[un albero,

dove le ombre diventano
pane e marmellata.

Bastava solo un minuto
per la prima volta e le speranze
giravano intorno ai selciati
dove la bicicletta varcava un’idea;

in quei vicoli
i vecchi rincorrevano
una giraffa e due pedali.

*

NESSUNO SI E’ GIRATO

In mille anni
è stato visto un bacio.

Strideva di lato
tra i rumori della folla,
sorrideva di eclissi
e saliva;
un bacio è nato
d’improvviso
sul dorso del marciapiede,
nessuno si è girato
per applaudire,

[eppure ho letto di guerre]

e due steli
hanno provato a colmare
la distanza dal petalo.

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