Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mira Nedyalkova


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Mira Nedyalkova è fotografa e pittrice bulgara.
Nelle sue immagini usa il dolore come bellezza, c’è dell’erotico ma è psicologia legato alla vita.
Esprimo la sua intima vita interiore.
La maggior parte dei suoi lavori sono in acqua, questo non è casuale.
L’acqua è creazione, potenza è enorme energia.

***

Mira Nedyalkova Photography

inabile malinconia di Alba Gnazi

Io non ho mai visto
se non
con gli occhi chiusi
i gomiti stretti della settimana

labbra fredde
d’inabile malinconia
senza fretta
su troppo mare

***

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Questo eterno fluire
tra la vita e la fine
questo eterno riemergere
riaggregarsi e dissolversi

quanto è greve e assordante l’odore
dei gelsomini che assediano il quartiere
in questo mese profondo di umori
densi e liquidi oscuri e germinosi

fragilità che pare addormentata
di ripe inconsapevoli d’incensi
e neri sonni di lente risacche
tu che non sai svegliarti

in un segreto ansare
tra le ridenti cose
si riversa la flebile
sconosciuta speranza

di Guido Mura

***

overh013 dal sito di Mira Nedyalkova

Canzone per Mimì di Angela Greco

*

Mimì ha gli occhi colmi di bianco
la gonna scucita e la schiena nuda.
Non si mostra oltre il rito di una poesia.
Ha barattato la grande città con scarpe grosse
oggi abita la vita d’argilla e sud a cui appartiene.

Mimì gioca
con i grandi che non comprendono;
combatteil mondo brutto
ha la porta di casa aperta
e puoi entrare a leggere i suoi libri.

Mimì nasconde le unghie curate
tra le mani sporche di terra
dietro il vestito della festa
ché nessuno veda la gioia e il suo viso.

Minuscoli fiori ricamano il velo dei giorni.
Non importa quando tornerà il sole.
Mimì sa aspettare.

*

inedito

***

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Coprimi la bocca
quando il grido vuole uscire
perchè a quest’ora
mi trema la carne

tienimi stretto tra le tue ossa
chè non sento più
il soffio della primavera.

Oggi il tempo
si diverte a farmi il gelo
dentro e fuori

oggi il tempo si è scucito:
per quel filo d’amore
resuscitato dalle illusioni

per quel letto di rovi
che stenta a tacere
perforandomi il cuore
da dentro a fuori.
Di Jonathan Varani

***

Immagine

Acqua di Angelica D’Alessandri

Ora vedo
Nella generosità dell’acqua
Il riflesso
Gioisco d’amore nel sentire
I flutti fioriti della tua esistenza
Vado a vedere dentro lontane vite
Quanto senso ci possa essere
Nella vastità del tuo amore
Nella semplicità del tuo essere.

***

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____________________viaggio surreale.

ho scritto lontano ogni notte : non sono me stessa
se l’altra finge nel grande respiro.
Odio simboli assonnati. Odio gli abitatori
che crivellano i sogni più sicuri.
________Un secolo. Non è un neurone.
Dopo il naufragio. E’ di venerdì la prima fenditura.
Sasa continua i sacrari agli altari.
In un bicchiere trascina il mare.
Scorre persino il viso
Anche la robinia se la lasci fiorire.
_Vedo lo specchio_.
Aneta ha due gambe
che meno quattro braccia
fanno più di cinque dita.
Nemmeno un’ora a San Venceslao.
L’oblio si dispone.
La combustione tira esili cuori____________ Portate le offese? Ascoltate i morti?
Le lune ci tendono.
__———– Berta, Blanka , Amalie_______.
Contagi tra reti nemiche. _Care_.
Lo scialle nella quinta casa.
Calante sulle donne.
_____________________Venite donne si entra dalla grata.
-E tu Jan perché ci scruti?-
Forse lo hai sognato?
E’ il buio che si dilata? Un amico svuotato dalle fiamme e dal cartone.
Non so se l’idea dolente era una celeste sottana bruciata.
A destra il mercato.
A sinistra un sughero poroso all’Orsa Minore.
E’ duro il pavimento. Ecco tu resti muto.
__________________________________________
Ho scritto a tre ombre: Josef, Libuse e Jiří.
Hanno un angelo per sciogliere i ghiacci.
Stesso zampillo per unire la porta alla finestra.
Un miracolo.
Io sono una ronda dinnanzi al mondo.
Berta ascolta il vento al riparo di una suora.
Un viaggio senza fine. Sotto gli architrave
una boscaglia di paglie.
L’universo gira.
Lo cancelleranno alla fine .Uno sparo dietro il sole.

di Francesca Dono

***

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DON’T CRY FOR ME di Izabella Teresa Kostka

Nell’aldilà dell’avvenire
dormono le antiche paure,
attendono ogni passo errato
pronte per saltarci addosso.

Mi accuccio nel ventre
di questa notte condannata a non finire,
gettata in pasto al karma,
agli orchi e alle streghe.

No,
io non ho paura,
farò l’amore con i miei spettri
germogliati all’epoca degli alberi acerbi,
resistenti ai colpi e ai tradimenti.

Non piangere per me quando ti abbandonerà la luna…

Non sei mai stato abbastanza vicino,
eri soltanto un burattino!

***

Mira Nedyalkova.

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Omaggio a Mira Nedyalkova.

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Questa fine di Maggio di Maria Allo

Raggi innaturali sfavillano sui tetti.
Non riconosco questo potere cieco
di aria inchiodata sulle tempie
che goccia a goccia pietrifica l’attesa.
Lo spazio risuona senza fiato
tangibile come l’urlo che mi tiene
ad ogni ora o la mia carne che brucia
ad ogni stagione.
Questa fine di maggio senza sole
come certe cose iniziano e non hanno fine
libere al vento è crollo di sogni
che nascono e si spengono tra le rovine.
Mi manca il mare e prendo atto
del tempo che mi resta da percorrere
nella vita che mi è data vivere.
Silenzio e perdita in questa primavera
abbandonata tra le tue braccia
che affiorano sulle mie spalle mute.

***

mira-nedyalkova

CERCHI EGOCENTRICI di Paola Puzzo Sagrado

Sono una donna
nel senso più [stretto]

so di essere solco
sangue, futuro

di essere spreco
d’ore e d’amore.

Così, spento il seno
tra le tue labbra

so che mi sarà naturale
lo stare insieme.

Sì, quanto cancellare
ogni mio ultimo verso.

***

foto di Mira Nedyalkova

HO VISTO VIOLE OGGI IN GIARDINO di Rina Accardo

Allorché io andai
approdi futuri
inermi garriti.
Il mondo intero labbra non ha,
perso è l’arco ridente.
Flaccido cascame di ottusa chiusura.

Ho visto viole oggi in giardino,
tu non esisti in nessuna stagione.

Vile fine di un approccio ostile.
Fermenti sfilacciati non hanno requie,
candelabri spenti i tuoi ammanchi di vita.

***

alghe stigie

ALGHE STIGIE di Roberto Marzano

Ne intride l’anima
degli abiti le trame
limo oscuro
alghe stigie
presagio di sventura
freddo annegamento
fiume nero succo di tenebre
inchiostro di morte
che sbatte le porte
risucchiando dal buio
gelide salme
lenzuola bagnate
appiccicate alle gambe.

***

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Il sibilo della vergine di Rosaria Iuliucci

ho abbandonato la testa sul drappo rosso del tuo volto
accadendo spettrale nella mia stessa pelle / bianca
esposta come la biancheria di una prima sposa
che sanguina di un nuovo volere
sorpresa , fino alla follia della vera comprensione

sono stata per me un segreto
e tu , una lama , un preludio alla rinascita

***

Immagine

Paola di Rosario Campanile

Mi chiamo Paola e ho Quattro rose.
Mi chiamo Paola, le rose mi hanno.

La Prima è quella della sera, mi accarezza la guancia, mi bacia sugli occhi, e mi racconta di quando era solo un seme, e seme pure io, e pare tenermi il capo, confondermi il sonno, cantarmi di nuvole.
E la Seconda si presenta baldanzosa, nel bel mezzo della mattinata, vieni via, mi dice, fuggi con me, e ride, e accenna a colline, urla di onde, sussurra di piedi stanchi e braccia forti, e miglia e miglia avanti c’è ancora il mondo da annusare.
Tre, quella del desiderio, scivolare in un quadro che non finirà mai di mutare cornice, la rosa parla latino e greco, bestemmia in tedesco, balla in inglese, il francese, quello, lo tiene per fare all’amore, baffi e nasi spioventi, profumo di Pastis, tacchi che battono, gambe allacciate, seni umidi e bocche ardenti.

La rosa che ha le spine è la Quarta, mi attendeva in un parcheggio, mi frusta il ventre, batte col ramo impazzito sopra il mio cuore assordato. La Quarta trova scuse e permessi, inventa tiranni, padroni e Dei, rimprovera la libertà, non ti consente di scegliere.
Alla fine la Quarta usa il fuoco, e le spine mi bruciano dentro.

Mi chiamo Paola, avevo Quattro rose.
Mi chiamavo Paola, le Quattro rose mi hanno per sempre.

***

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Non chiedermi delle altre parole di Rosaria Iuliucci

non sempre riesco a riprendermi la forma che mi è stata data in questa vita .
non sempre riesco a riemergere dal pianto del mio stesso parto /
mi sento un mostro / liquido / ma senza sangue
come dovrebbe essere un mostro che , appunto , scopre la lama che lo taglia e lo rigetta in questa illusione tagliente che non ha del tutto torto a farmi sentire cosi , cattiva e disobbediente verso il suo stesso cuore , verso il suo stesso profilo , con gli occhi chiusi e la bocca aperta , pronta a dire , piuttosto che a farsi zittire.

sono un rigetto silenzioso [un grido afono]
una morte che non resiste agli inverni
e tu lo sapevi .
ma tu ancora ti emozioni ?
mi è stato chiesto .

bugiarda !
annoiata fin dal primo vagito
e non sempre riesco a riprendere lo strato delle cose e rivestirmi senza ritornare alle ossa .
non sempre riesco a rinnegare questa intensità scarna che mi proroga nell’ inattività vitale che mi è stata negata .
bugiarda !
a nient’altro mi aggrappo , a nient’altro , se non all’indecoroso groviglio di sensazioni che si ripetono sulla lingua .

non mi resta altro da fare che ingoiarla
eppure
vorrei avere altro tempo [ so per certo che ce n’è ]
vorrei avere parole nuove , buone [ ce ne sono ? ]
saprò ancora dire cosa ne è stato di questo mondo?
mi è stato chiesto ….

***

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consegno all’acqua quel rosso che non dimentico
la bava che si scuce nell’onda
mentre la terra reclama gli angoli del bene

di Antonella Taravella

***

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8 pensieri su “Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mira Nedyalkova

  1. Pingback: Paola – mai una stagione esatta

  2. “È Poesia il sublime mezzo per il quale la parola conquista lo spazio a lei necessario: comporre versi è un’attività che si potrebbe definire testografica. (da Quaderni postumi 1890/1898)“ Stéphane Mallarmé

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