Ta Pum da I PROCESSI DI INGRANDIMENTO DELLE IMMAGINI per un’antologia di poeti scomparsi di Paola Silvia Dolci


Immagine

“Chi piange più forte
arriva primo”
A.Brendel

***

I.

Dormo dalle 21 alle 12 del giorno successivo
ho comprato un barattolo di vitamine gommose
non credo le tue intenzioni siano buone
ho sognato di scavarmi la fossa, aspettavo sottoterra
mi tappavo il naso e fiorivo.
Fu per l’interessamento di un amico che Adelphi
si occupò della pubblicazione di Morselli
a meno di un anno dal suicidio
ci sono cose che non so come dirti
*“Se poco fa, pensando a lui all’improvviso,
ho provato una sorta di emozione,
significa che per me esisteva.”

*

II.

Oggi a Venezia il sale in gola.
Quei giorni in cui sudo, mi spoglio,
corro, ho le mani fredde
e domani la febbre.
Vista la mostra dedicata a **Dora Maar
e sono molto triste.
Io, è solo un modo per dire nessuno in particolare.
“Io non sono stata l’amante di Picasso.
Lui era soltanto il mio padrone.”

*

III.

Phlebas. Inverno, nebbia;
visitiamo una casa sulla spiaggia,
io, lui e alcuni amici.
Ci sono un fantasma e la sua innamorata
morta per affogamento.
Diverse inquadrature.
Il fantasma sta spiando dai vetri
l’innamorata dentro alla camera;
invito gli altri a non fermarsi, non ci vedrà.
Siedo sul bagnasciuga, sono bella.
Il fantasma si avvicina,
mi confonde con l’innamorata
mi fissi a lungo negli occhi prima di uccidermi
mi trascini in acqua.
Questo è l’istante in cui inizio a mentirti.

*

IV.

Primo piano di uno sbadiglio.
La malattia continua.

Non voglio più sapere quanta febbre ho.

Incapace di crearmi nella piccola cintura
se solo potessi accogliermi nella tua ombra
che attraversa la strada.

*

V.

Una volta sono scomparsa, a Beaubourg,
in una sala di uccelli disegnati, esilissimi,
come respirare gesso.

Gioco con 98 fiammiferi.

Un filo da un orecchio all’altro e il mio cranio è una perlina.

*

VI.

Quarantena.
Lungolago. Panchina di legno sotto gli alberi di magnolia.
Nove di sera, sono a casa.
Il gesto, perché gli altri non ascoltino:
mettere la mano sulla bocca di qualcuno
che continua a godere, ridere, piangere nella mia mano. Sentire che il cuore gli batte forte.
Non faccio che ammansirmi come un animale selvatico.

*

VII.

Quinto giorno di digiuno: flebo di sale,
zucchero e antibiotici, vorrei almeno bere.
Troppo magra per fare una TAC senza contrasto.
Gli infermieri, quasi tutti slavi, fanno il possibile
anche se ho i polsi e gli incavi delle braccia neri.
Quando mi brucerà anche questa vena
spero non mi bucheranno i piedi.
Imparo a lavarmi i denti e a scrivere con la sinistra.
Qui dentro siamo in un unico corpo che grida, piange, dorme, mangia
ma se muore qualcuno il corpo non muore.

*

VIII.

Lezione amara di questo periodo

“si tratta di essere come si può,
di seguire una politica realistica,
senza illusioni di menzognere altezze.”
Klee aggiunge che il vagabondo
sarà incorreggibile.

Ho sognato che mio padre mi seppelliva.

*

Note

*E.Cioran, a proposito di P.Celan
**D.Maar

***

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Paola Silvia Dolci, ingegnere civile.
Diplomata presso il Centro Nazionale di Drammaturgia.
Collaborazioni con riviste letterarie.
Direttore responsabile della rivista indipendente di poesia e cultura Niederngasse.
Tra gli altri ha tradotto Maxine Kumin e Galway Kinnell.

Libri

Bagarre – Lietocolle ed., 2007
NuàdeCocò – Manni ed., 2011
AmiralBragueton – ItalicPequod ed., 2013

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