ENKIDU F e s t i v a l d i S c r i t t u r a S e l v a t i c a


ENKIDU_FESTIVAL

ENKIDU
F e s t i v a l   d i   S c r i t t u r a   S e l v a t i c a
Quando – 27, 28, 29 maggio 2016
Dove – Mediateca di San Lazzaro, via Caselle 22, San Lazzaro di Savena, Bologna / Museo della Preistoria Luigi Donini, via Fratelli Canova 49, San Lazzaro di Savena, Bologna
Organizzazione – Nemeton Magazine, Associazione Parco Museale della Val di Zena
In collaborazione con – Comune di San Lazzaro di Savena, Museo della Preistoria Luigi Donini, libreria Mu-Nari
Con l’adesione di AIAPP, Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, Sezione Triveneto Emilia Romagna
Comitato scientifico – Maurizio Corrado, Matteo Meschiari, Ornella Mastrobuoni, Laura Brignoli, Laura Pirovano

 

ENKIDU vuole esplorare il rapporto profondo che esiste tra umani e mondo vegetale, in particolare alberi, boschi, foreste, attraverso un festival dedicato di tre giorni. La Wilderness e la selvatichezza sono la punta nella riflessione sull’ambiente e sui nostri modi di abitarlo. È arrivato il momento, specialmente in Italia, di dare a questa riflessione uno spazio adeguato, attraverso una formula capace di raggiungere per la prima volta ogni tipo di pubblico. Da sempre l’uomo racconta storie, da sempre si confronta con il proprio lato selvatico.

L’evento si propone di riunire autori, editori, ricercatori interessati al rapporto tra uomo e piante, in un fecondo scambio fra discipline diverse unite dalla passione per il racconto e la letteratura.

descrizione evento

http://www.nemetonmagazine.net/ENKIDU.html

http://www.nemetonmagazine.net/ENKIDU_PEOPLE.html

Abstract degli interventi

http://www.nemetonmagazine.net/ENKIDU_abstract.html

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Piccole prose di Giovanni Ibello


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Mi stendo sulla rena e osservo la disperazione dei gabbiani, mentre il temporale sgretola muri di tufo, pannelli di amianto e la pietra d’ambra. Cosa ci resta veramente tra le mani? La guerra non finisce solo perché noi non la vediamo. Poco distante, due uomini rollano erba sul sedile sbrindellato di una Panda, con la fiancata rigata da una chiave e un neomelodico a palla nello stereo. La pioggia copre a fatica i loro guaiti, il vento si arrende allo squallore. Non sanno manco le parole. Per un momento tutto tace, poi parte un altro pezzo. Uno spettacolo a tratti osceno, ma decadente. Anche questa è bellezza. I gabbiani sembrano quasi picchiare sulle loro teste, tanto volano bassi, ma loro non si accorgono di niente. Perché siamo schiavi di una meccanica definitoria delle cose. La parola è serva dei suoi termini. Dici guerra e pensi al fronte, ai commando, allo scontro, alla causa scatenante del conflitto: perché bisogna sempre trovare una ragione, una logica lenitiva. Ma dici guerra e pensi pure alla corsia di un ospedale, alla fatica di restare in piedi al buio, all’alba che si schianta sopra ai vetri, al freddo che s’inarca nelle reni. Dici amore e pensi alla famiglia, ai valori della tradizione, o nel migliore dei casi, a quell’immagine ieratica dei vecchi che si tengono per mano. Non è paternalismo il mio, ma non è forse un voler limitare gli orizzonti? Quante cose accadono in silenzio e tu non te ne accorgi? Quanto del reale si svincola dai principi che abbiamo conosciuto, che ci sono stati impartiti, di cui neghiamo l’esistenza per il solo fatto di non essere stati abituati a guardare? La guerra non è finita solo perché noi non la vediamo. La gloria del mondo è un inno segreto che esulta anche se non siamo capaci di amare.

***

Quando un frutto è acerbo, portalo al naso. Puoi sentire il profumo della dolcezza che si rivela timidamente, quasi si annuncia; ma per il sapore devi avere pazienza. Il gusto è il più eccentrico dei sensi, l’olfatto è sicuramente il più scaltro. Quello che anticipa le cose. Senza retorica, il privilegio è sapere osservare più che catturare l’attenzione, starsene in disparte, capire che ai cani non piace essere abbracciati, che con i gatti la differenza la fanno sempre i passi falsi. L’amore ricevuto può essere anche tremendo e violento e innaturale, come per l’egoista che vuole solo dare. Il punto è che non si può sempre canzonare tutto, proiettarsi con la mente e con il corpo nella rete di un paradigma estetico: declinare rigorose norme di stile, adattarsi. Bisogna gettare nel fuoco tutto quello che non è stato scelto, voluto o creato, bruciare e incenerirsi se necessario, incolonnarsi nel cielo con i resti ancora incandescenti di un aereo ammarato. Per scrivere veramente di una donna, devi averci fatto l’amore, per dire che non hai paura della morte devi avere il coraggio di guardare nella canna del fucile, e cominciare a ridere.

Inediti di Marina Pizzi


ph Dino Ignani

ph Dino Ignani

Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55.
Ha pubblicato i libri di versi: “Il giornale dell’esule” (Crocetti 1986), “Gli angioli patrioti” (ivi 1988), “Acquerugiole” (ivi 1990), “Darsene il respiro” (Fondazione Corrente 1993), “La devozione di stare” (Anterem 1994), “Le arsure” (LietoColle 2004), “L’acciuga della sera i fuochi della tara” (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008, selezione), “L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), “Il solicello del basto” (Fermenti, 2010), “Ricette del sottopiatto”(Besa, 2011) “Un gerundio di venia” (Oèdipus, 2012), “La giostra della lingua il suolo d’algebra” (Edizioni Smasher, 2012); “Cantico di stasi” (Genova, Edizioni di Cantarena, 2013, selezione), “Segnacoli di mendicità” (CFR, 2014); “Plettro di compieta” (Lietocolle, 2015).
[altre raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: “La passione della fine”, “Intimità delle lontananze”, “Dissesti per il tramonto”, “Una camera di conforto”, “Sconforti di consorte”, “Brindisi e cipressi”, “Sorprese del pane nero”; “Staffetta irenica”, “Il solicello del basto”, “Sotto le ghiande delle querce”, “Pecca di espianto”, “Arsenici”, “Rughe d’inserviente”, “Ricette del sottopiatto”, “Dallo stesso altrove”, “Miserere asfalto (afasie dell’attitudine)”, “Declini”, “Esecuzioni”, “Davanzali di pietà”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”, “Vigilia di sorpasso”, “Il cantiere delle parvenze”, “Soqquadri del pane vieto”, “Cantico di stasi”; “La cena del verbo”, il poemetto “L’alba del penitenziario. Il penitenziario dell’alba”];
le plaquettes “L’impresario reo” (Tam Tam 1985) e “Un cartone per la notte” (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); “Le giostre del delta” (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto tre premi di poesia.
[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro, Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Dino Ignani, Gianluca Gigliozzi, Natàlia Castaldi, Stefano Guglielmin, Luigi Bosco, Nanni Cagnone, Flavio Ermini, Franca Alaimo, Roberto Maggiani, Federica Nightingale, Federica Galetto, Luigia Sorrentino, Alessandro Baldacci, Viola Amarelli, Giusy Calia, Alessandra Pigliaru, Enzo Campi, Sofia Rondelli, Domenico Pinto, Velio Carratoni, Franco Arminio, Rosa Francesca Farina, Narda Fattori, Ambra Zorat, Andrea Lucani, Mario Fancello, Ennio Abate, etc., e molti altri].
Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista “Poesia”. E’ tra i redattori del litblog collettivo “La poesia e lo spirito”, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. *****
Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco. Numerosi e-book e collaborazioni si trovano sulla Rete Web.
Sul Web curava i seguenti blog(s) di poesia:
http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/=Sconforti di consorte
http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/=Brindisi e cipressi
http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/=Sorprese del pane nero
E’ nel comitato di redazione della rivista internazione “Poesia” diretta
da Nicola Crocetti

***

68.

Voce lurida essere nell’àncora
Dove il divieto è vita vieta
Trasloco giammai in un altro
Fato. Domenicale la rosa
Genera tormento sfatto fatto
Un’anguilla scambiata per cerbiatto.
È mal tacito il sale
Che uccide germogli
E non salva i pani dalle muffe.
Doloroso stato un panico di sole
Eroso sonnifero non piangere
Nel rotto calvario che ripete
Tempre fasulle nel groviglio
Di ceneri. Sulle ossa il frullo
Di papaveri d’Ercole
Convengano al vero di guardare
La cometa senza arrossire.

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Alessandro Assiri su “Gli obbedienti” di Francesca Del Moro – Cicorivolta Edizioni


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L’autoespropriazione dell’umano attraverso gradi sempre più densi di finzioni. La carne da macello o da cannone che siamo diventati. Il grande merito di Francesca, aver chiamato civile col suo nome: sociale. E quante belve nel recinto, quanti soccombenti universali nella catena di smontaggio della dignità. Sembra una bruma autunnale all’Ital Sider, ma questa non è la fabbrica è l’alimentazione moderna del lavoro, i tagli, le teste i cacciatori, la produzione che non sarà mai opera. Corpo/r/azioni, razioni di un corpo che si parcellizza che diventa strumento del corpo azione che è così pieno, saturo… Corpo rassegnato, così talmente post da esser ritardato. Gli obbedienti sono i minions in cerca dal cattivo da servire e questo lavoro della Del Moro li colloca tutti, li mette al suo posto, con una visione lucida che solo chi maneggia la malattia può sapere. Poco m’importa se questo lavoro per i tipi di Cicorivolta mi si presenta in versi, io lo leggo lungo, corsivo, dritto, tagliente, lo leggo come un De Profundis e ne godo come un riccio. I colletti bianchi, quelli grigi, le camice sporche, ci sono tutti i panni da lavare in famiglia di questo sistema guasto, di “un altro posto purché non sia questo”. Non c’è qui dentro nessun indecifrabile che comporti una fatica, nessun spinta che mi chiede di addentrarmi, c’è il mondo che racconti e che io vedo, questa è la formula dei testi riusciti, dire il presente che non riusciamo ad abbattere.

di Alessandro Assiri

SYLVIA E LE API DI FRANCESCO PAOLO INTINI


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Bisogna amare le api per farne parte. Questo è certo: si tratta di una società di sole femmine. Forse Sylvia ricorda ancora il rombo di tuono del cuore paterno, descritto in VOLI DI BOMBI. Forse cerca d’aggrapparsi, immedesimandosi nel ruolo di apicultore, in quel padre perduto negli anni della fanciullezza. Nulla lascia presagire la distruzione che avverrà nel breve volgere di qualche giorno, di questa figura in PAPA’ dove quello stesso cuore diverrà un “ cuoraccio nero” di vampiro, trafitto dal suo palo.
Qui i maschi hanno un ruolo di riproduttori. Sono necessari, essenziali ma sconfitti e schiavi.
L’universo è capovolto e funziona a meraviglia.
Che c’è di meglio per elaborare un lutto che trovarsi in un mondo amico che solidarizza per te ed il torto subito?
In GULLIVER, griderà forte:

-Vattene!

Contro il suo gigantesco Lucifero\TED, messo di spalle a terra e inchiodato alle sue responsabilità. Ma qui Sylvia cerca un conforto, in una società di femmine che teoricamente dovrebbero comprendere la sua sofferenza.
Anche il mondo di LESBO, col suo:

-Nemmeno nel tuo cielo Zen ci incontreremo

che segna la fine di questa illusione innocente, è infinitamente lontano.
Nella realtà le api sono asservite agli uomini, alla loro cucina, per il miele e le altre delizie. Nella mente di Silvia, giocano sul terreno delle metafore una partita con la morte, per lei.
I vicini di casa nemmeno si rendono conto con chi hanno a che fare, vogliono portare via le vergini, mettendo le mani dentro all’alveare bianco. La vecchia regina resiste, si fa furba, si nasconde mangiando miele, vivrà ancora un anno.

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Ta Pum da I PROCESSI DI INGRANDIMENTO DELLE IMMAGINI per un’antologia di poeti scomparsi di Paola Silvia Dolci


Immagine

“Chi piange più forte
arriva primo”
A.Brendel

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I.

Dormo dalle 21 alle 12 del giorno successivo
ho comprato un barattolo di vitamine gommose
non credo le tue intenzioni siano buone
ho sognato di scavarmi la fossa, aspettavo sottoterra
mi tappavo il naso e fiorivo.
Fu per l’interessamento di un amico che Adelphi
si occupò della pubblicazione di Morselli
a meno di un anno dal suicidio
ci sono cose che non so come dirti
*“Se poco fa, pensando a lui all’improvviso,
ho provato una sorta di emozione,
significa che per me esisteva.”

*

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Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Peter Zelei


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Peter Zelei è un fotografo ungherese, che ama il bizzarro e il surreale.

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