Poesie di Gianni Ruscio


Respira_Gianni-Ruscio_Fronte

tratte da Respira, edito da Ensemble Edizioni nel febbraio 2016

Ognuno è ognuno. Troppo per essere qualcuno. Troppo poco per (non) essere nessuno

È una tragedia, la mia.
Un sentire isolato, il disperarsi cronico.
Dirsi una bugia.
L’amore è una feritoia per il nulla
dentro. Pienezza atmosferica.

Mi porti in braccio nella notte
da quando ero bambino. Piccolo amante
ero a te
già da allora.
Aprendo e chiudendo gli occhi
t’inghiottivo.

Dove posso mettermi a piangere?
Sapevo che tutto sarebbe stato più bello
Nella tua voce.
Mi rincorre la nenia di quell’orgasmo
mai spento. Pianto nei corpi e nello spirito.
Leggimi ancora cosa vedono i tuoi occhi
al limitare del davanzale della tua
camera. Leggimi ancora come se fossi dentro
il mio starti a volare nelle allucinazioni.
Leggiti come io
leggevo la poesia che navigava
dentro la bocca che mi hai
regalato.

Quel lasciarmi credere che sei tu.
Quel risanarti che io ti sono.
Così la mia attitudine d’essere
errante e cavaliere
si renderà informe. In questo viaggio
ti visiterò
nella notte, per sapere
qual è l’odore dei sogni
che ti hanno risorta.
E ti visiterò ancora di giorno
per insegnarmi le finezze del
microscopico. Sei la città antica
nel mio fiato difforme. La materia
a cui dare sapienza…
sono in te i mulini
interstellari
allacciati all’ignoto.

Vedo suoni di battelli a vapore
insinuarsi nel corpo che condividemmo.
La stessa perpetua tua visione.
Le forme si staccano dalle cose:
vecchi occhi stanchi
restituiscono al mondo la mia solitudine.
Si mischiano sentimenti.
Il motivo e la pancia si sfaldano in luoghi
senza mente.
Qui ci sono occhi nuovi solo per te.
La cognizione è nell’altro…
Siamo uguali e di
versi irraggiungibili.

Cercando di amarti
tutta non so se basta il mio amore.
Per abbracciarti
nella grazia che ti sei.
Sono il raggio di sole
Che vorrebbe
penetrare l’uovo.
Ma è solo l’uovo
che decide se. In quel se
io anelo il miracolo.

Corpi che si allacciano
e si annaffiano.
Questi corpi nudi che gemmano
l’un nell’altro
e scendono
dalla loro architettura
allo strale stellato
contenuto dagli occhi…
non posson mentire.
Dimmi una bugia almeno
così potrò morire.

È alto il prezzo delle parole.
Un giorno dovrai spiegarmi
come si può cancellare
un amore. Io non ci sono riuscito.
È difficile ammettere che
Le cose non sono le cose.
Io sono l’unico metro
Oh vaneggiante empatia
di cui so tutto e non conosco
che il nulla.

Ho dimenticato il dolore
scavandolo.
Fanno male le mani
che hanno cercato tra terra e radici
il nostro legame.
Fa male il naso che
segue il tuo sangue
da sempre. Fa male l’occhio nella sua
venerazione di te.
Le orecchie tutte tese all’ascolto stanno
cadendo. Il cervello ha rimuginato
invano il tuo con senso…
Fa male la felicità che dimentica se stessa
per fare posto ad altra felicità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...