Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mirjam Appelhof


Mirjam-Appelhof6

Mirjam Appelhof artista che nasce e vive nei Paesi Bassi.
Ha iniziato a lavorare con la fotografia per tradurre i sentimenti interiori, immagini che la riflettono.
Le sue immagini non sono mai ferme, dice che il movimento continua nel tempo.
Per creare usa Photoshop, ma anche ama dipingere sulle sue immagini o utilizzare materiali diversi.

***

1

Piccole storie di Elina Miticocchio

per farmi rete e remo
ordino scampoli ordinari
quasi fossero sete damascate
a occhi aperti cucio l’amore
ma ho dita sgranate
a stringere aghi
.
senza rete è caduta una farfalla
è finita dentro i miei occhi
con un chicco di ebbrezza
ha immaginato suoni, voci
io guardavo fuori dal telo del giorno
ogni tanto ho dato una briciola
a qualche uccellino infreddolito
.
sotto un cielo di stelle vagabonde
fantasie disseminate dal centro della terra
poi discese in un dondolo
“c’era una volta”

***

Mirjam Appelhof Tutt'Art@ (61)

Evanescenze di Guido Mura

Indecisi imprecisi soffi di lino e seta
sbuffi di luci e voli nella trama insicura
smateriata corolla di vapore
così giacciono sogni ragnatele
metalli evaporati nella nebbia

Segni di vita sfuggono incompleti
le macchie inafferrabili sgomente
veloci come suoni
provare l’intangibile l’imbuto
accolta di tenaci delusioni

L’inutile aggirarsi nel denso fioccare
profila evanescenze
sinuose discordanze
intemperanze
impossibili ausili di speranze

***

image1

in quella scatola
quando lui si scuote è senza caso.
Ogni litro d’acqua versato è stato altro sangue.
Ogni vasca a dilatarsi dentro una piscina. Il vuoto della piscina che raggiunge le cabine.
Un’enormità
che gira sul volto inesausto.
E l’enormità non è un ardore estivo che affiora inatteso.
L’ ho guardato nell’ingorgo
mentre liquido scivolava dalla bocchette . Non ricordo se una vita.
Dunque, lui è come la pinna lenta del pescecane
sempre in attesa di cibo .
Ora aspetto lontano dai grevi ombrelloni
a fronte di un biancore sopravvissuto
nonostante gli inverni e quest’amore vecchiardo.
Richiudo la scatola. Rantola qualche morso sul piede.
Sporge marmoreo
il suo coperchio brancolante.

Di Francesca Dono

***

ti ho vista danzare
su un invisibile filo
come danzano i lepidotteri
prima dell’amore
lì dove s’intrecciano
i destini del mondo
il resto è sostanza bianca
di cui ti nutro, in solitudine
informe lattiginoso sudario
dove far crescere ali carnose.
ti ho incontrata
prima che il sonno ti rapisse
e l’inverno posasse la sua rugiada
sui tuoi occhi. una mutevole
pace che ancora oggi
trattiene l’abbraccio e tuttavia
non consola

di Mirella Crapanzano

***

Mirjam Appelhof Tutt'Art@ (14)

I treni lenti di Guido Mura

Sopra un ponte di favole sospese
sfilano treni lenti
troppo lontani e sfatti per fermarli
li guardiamo passare

noi che moriamo lentamente
e camminiamo
passo su passo e non ce ne accorgiamo
bioccoli di parole

sfumate meraviglie
suoli sfiorati appena
appannate violenze e desideri
inopportuni

tutto si fa memoria
poi lentamente muta
agglomera finzioni come neve
e trascolora

***

Appelhof

LESBO (ermetic 1°) di Izabella Teresa Kostka

Prenditi cura di me
come se fossi l’ultimo rifiuto,
scartato dal regime di questo sistema
pregno di melma e d’ipocrisia.

Attendo la resurrezione
assorbendo la vita dal tuo affanno,
godendo di notte della stessa materia
ignorando l’inferno e la dannazione.

Purifica le tue membra
succhiando l’essenza del nostro peccato.

***

OMBRE ASSENTI di Rina Accardo

Venuzze torride di senso sgomitano
e viscide si insinuano nel tuo dire.
Non ci sei all’addio dei volti di strazi
quando neri si addentravano calci
e urti.
Giro il filo, ne cerco la madre
ne inseguo il profilo, mento alla fine.
Ceste di grandine, ormelli
affondati di maschere
che accusan dolori ventrali.
Tu credi al tuo dire,
intrecciate dita accalcano il senno,
e nel buio
ombre assenti vestono il tuo sogno.

***

Sotto le cattive stagioni
mi incurvo, mi interro
– ho un taglio – protendo
alla fine dei sarmenti stanchi,
tuttavia, nella terra
modulo un vagito – attecchisco-
fuori di me schiudo
gemme, cresco una figlia.
Qui – dove separano –
stringo dipendenze
e autonomia, morte e vita:
l’archè.

di Emilia Barbato

***

Mirjam+Appelhof+Tutt'Art@+(9)

Corpo, corpo delle mie brame
tutte le tempeste
si radunano per la notte.
Accenderanno i fuochi
attraverso il costato,
su per il petto danzeranno
tra ricordo e consapevolezza.
Corpo, mi ascolti?

I fuochi bruceranno
ciondolando come bambini,
qualcuno offrirà loro caramelle
qualcun altro il dardo del muso duro
mentre io resterò a tremare
come quando cadde Dicembre

tra un piede indolente
ed una pozzanghera di fango,
sporcandosi per sempre.

Di Jonathan Varani

***

3

SCHIZO (ermetic 2°) di Izabella Teresa Kostka

Lasciatemi vagare tra gli spettri di ieri
in cerca costante delle risposte,
ingabbiata nella stanza abitata dall’ombre
perdo le briciole della ragione.

Nutro le mie paure
condannata all’esilio, senza ritorno.

***

L’OMBRA Di Marino Santalucia

È cosciente
del proprio ruolo sacro,
essa, aderisce intorno al corpo.
Si percepisce come un mormorio
come un luogo vicino,
come tutto ciò che è presente.
Il suo legame con la realtà
trasmette forme nella solitudine dei muri,
mentre da qualche parte
la conseguenza della sua assenza
diventa silenzio violato.

***

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Mirjam Appelhof Tutt'Art@ (22)

A tastoni avanza il cielo di Maria Allo

A tastoni avanza il cielo.
Come nubi scomposte beffarde le certezze
sfumano su impalpabile libeccio
dietro al pulsare di voli in discesa.
Forse un tronco si schioda dalla terra umiliata
sospeso tra le pieghe del cielo
per appoggiarci
a riparo dall’esplosione disumana
dai rastrellamenti quotidiani
che ci attraversano per sradicarci
tutti.
Tutti inermi senza passato né futuro
in agguato solo un fottuto presente
come punto d’arrivo
senza che nulla ci sorregga
tranne radure verso tutti i cieli.
Eppure lo sguardo attende un volto un nome
con una distanza ancora da colmare
in un mare al vertice del cielo
non lontano dal cuore.
Intanto queste grate lampeggiano
come ombra sui piccioni
ingovernabili nel vuoto con uno sguardo duro.

***

mirjiam2

Sogno un mondo di fiori
privo di opere di bene,
bare a forma di divano
con foto ricordo
per non dimenticare chi eravamo.
Sogno onde disturbate
dalle frequenze schiumose
materassini di pietra pomice
con su disteso un bianco camice.
Sogno panni puliti
da sporcare in famiglia
galline dalle uova di mercurio
termometri per misurare la febbre dell’oro.
Sogno di dormire mentre guido
un’automobile a carbone e mi denudo
finta lana, barba incolta
imbuto di velluto, mano morta.
Sogno di cadere in cielo
a pescar stelle marine
nuvole di cartone a inseguire il barbone
ceto medio, ceto grande, ceto piccolo.
Sogno aceto
di bibita in acqua balsamica
foto panoramica da un bel cartone
valigia in mondovisione.

di Luca Gamberini

***

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di Maria Luisa Giaquinto

***

Mirjam Appelhof

irrisolto corpo di Rosaria Iuliucci

/ di ruvida corteccia è fatta la mia fronte
di sussulto insapore lo schizzo del mio pianto
scardinato fin dentro il fiato appena ritrovato /

torno ad essere quel contatto fra le ossa gelide
che a denti stretti sfinisco con colpi di ansimi dolosi
liquidi in una bocca bucata dai troppi silenzi

è da li che mi annego / amandomi di presenza dischiusa in parole affrante
agganciate alla lingua come fosse un tutt’uno d’amore avverato
/ un richiamo per il mio ardente ventre

/ di embrione sopravvissuto è il mio corpo
una grotta ripida che mi scivola sui fianchi
di consapevole vita nonostante la morte /

***

Mirjam-Appelhof-2

Una libellula questa bocca
che agita labbra di ali
inconsistenti, pulviscolo
di ere glaciali che nevicano
contro sguardi di vetro
le mie parole che non sanno parlare
balbettano, e gelano in questo
vuoto di noi. Vorrei avere
mani dovunque, peso,
un corpo da lasciartitenere
stretto,annodare il silenzio
al tuo respiroteso, muovermi
nello spazio trale tue costole e
il riflesso calvo del cielo
nella tua ombra cadere
coi piedi per terra fertile,
crescerti in grembo, una radice
piccina, così verde germoglio,
così viva,da crederci per davvero.

di Silvia Rosa

***

Mirjam Appelhof Tutt'Art@ (55)

quest’ora visibile e distante
dove non sai di essere
è una schiena di mani
aperte sul tuo viso e la tua oscurità

il verso che di te fa il tempo
quando prende fuoco per annegare
il sapore che ti porti via perché
scopra con quale bocca mi separi ripetutamente
da quella che sono e che non so
dire senza il tuo pronome che mi prende
corpo fra i seni

di Sylvia Pallaracci

***

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3 pensieri su “Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mirjam Appelhof

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