Inediti di Marino Santalucia


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MARINO SANTALUCIA nel 2004 entra nell’ONG Emergency. Nel 2010 esce la sua prima antologia di poesie “Versi Riversi” ed. Giulio Perrone Editore. Nel 2014 pubblica “Gli Angoli del Corpo” ed. MontaG. Sue poesie sono presenti su diverse riviste online.

***

Questo mio nuovo lavoro nasce da una spinta interna, ossia, la necessità di dar voce al lato femminile presente in ogni uomo. Non è la mia interpretazione del mondo femminile, ma ciò che giornalmente s’incontra/scontra con quello maschile guardandolo con gli occhi di N. C.
N. C. è l’altra me, il suo nome è un anagramma che renderò noto, solo nel momento in cui uscirà il libro.

Marino Santalucia

L’ALTRA

È difficile dire se l’altra me
sia una finzione o una malattia,
sempre in procinto d’esistere
ed abdicare allo stesso tempo,
le sue apparizioni improvvise
deviano i miei passi gemelli,
poiché non conoscendo il viaggio
o il perché del viaggio,
non sapevamo se stessimo
per nascere o morire ogni volta.

***

COGLIMI ORA

Coglimi ora
finché sono matura
finché sia estate
finché la violenza degli anni
non deturpino il mio corpo.
Prima che la vita si alzi
e lasci questo banchetto.
Coglimi ora
che sono perfetta
prima che le altre mi adombrino
prima che sia trafitta dalle tenebre
prima che il vento sferzi sulla sabbia
e cancelli il tuo nome
prima ancora, che ti dimentichi.

***

PIUME INCISE

Sul tuo corpo madido
le mie piume incise
con i tuoi nomi.
Resistono alle lacrime
intrappolate in questa palude
dove sprofondano le mie ossa.
Vorrei abdicare
dimenticare d’esser così pazza
nel vederti riflesso in ogni lago.
Ho affondato da sola
il remo in queste acque
mentre tu, estraneo
masticavi silenzio.

***

IL PASTO FINITO

Ti accomodi
cercando in me l’appetito
quando il pasto è ormai finito
non respingo, ne mi oppongo
alla tua fame.
Nella mia inappetenza
ho bisogno di un’intesa
di una gradita condivisione.
La stanza è male illuminata, ed io
mi guardo allo specchio.
Sfatta, ravvivo i capelli
lieta che tutto sia (finito) sul grammofono
e suoni una musica
distorta in altri rumori
che contengano derive.

***

LA VETTA

Le unghie rotte
le ossa spolpate
il fondo del gorgo,
è tutto ciò che resta
nella prigione in cui
sono rinchiusa.
Quando entrai ero viva
poi l’acqua
s’è trasformata in roccia
innalzando una montagna.
Neanche il tempo di fermarsi
a bere, a pensare lungo la strada.
T’ho cercato invano
tenendomi alle corde
che servivano
a raggiungere la vetta.

***

CARO

Caro
dovresti capire le mie morti
sono labirinti enigmatici
cappelli da cui estrarre
nuove resurrezioni.
Oramai è troppo tardi
e non potrò dirti
le meraviglie che hai perduto
stringendomi al collo
quelle tue frasi assassine.

***

COME SCAMPAI IL DIVORZIO?

Lo vidi con questi occhi
fare il nido dentro me
il suo guscio, si ruppe
e nacque
imparò subito a volare
ed era ambizioso, io
non feci obiezione.
Lo chiamai audace, perché
mi propose una casa e dei figli.
All’improvviso
sul mio corpo comparvero
i sintomi della malattia
MATRIMONIO
La curai immediatamente.
Presi un gatto.

***

LANCE

Scosta più in là il tuo muso
non affilare gli occhi, mi assedi.
Con la tua presenza circondi
il mio essere donna.
Un’entità fissa
puntata come uno zoccolo.
Le radici
abitano storie e giardini di lettere
conficcate come lance
nel mio corpo.

***

OGGI

Oggi
sono giunta all’intima pianura
dentro me
quello che pensavo fosse deserto
s’è rivelata fertile terra
geograficamente al centro di tutto.
È curioso, davvero curioso
l’interno dell’anima
perché non ubbidisce a regole
non ha recinti, ne sotterranei per fuggire.
Nient’altro che silenzio
su cui si possa contare.
In queste strane ore
l’idea d’essere universo, io
è seducente
come l’abbozzo di un sorriso.

***

LA MORTE

Mi sento indefinita
non conoscendo la morte.
Quella sensazione di cedere con il corpo
anche l’anima, si diffonde
come un aroma pungente, l’odore
di stanza appena sveglia.
Non ha volto dentro me, ma
il desiderio d’averla accanto, non so perché
mi rasserena.

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