Intervista a David Fragale, uno che cerca di raccontare per immagini


A girl and her cub in the wild tomorrow

A girl and her cub in the wild tomorrow

Benvenuto su WSF, David!

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Come ti definiresti?

Non credo di essermi avvicinato alla fotografia più di quanto sia stato questo mezzo espressivo ad avvicinarsi a me in modo spontaneo, e per vie traverse. Come scrittore auto-terapeutico, ho sempre avuto visioni ben definite delle immagini che scrivevo, e queste immagini producevano in me un effetto salutare, come strappare una nuvola dal cielo e scaraventarla in terra con il flaccido rumore di una mozzarella gigante. Il desiderio di riprodurre quelle immagini con il mezzo video si è purtroppo rivelato fallimentare, dato che realizzarli costava tempo e fatiche e spesso non raggiungeva il risultato desiderato (tranne in qualche raro caso). La fotografia si é rivelata un ottimo ripiego, mi permette di raccontare storie con l’ausilio di poche immagini, il più delle volte con una soltanto, e consente a chi le osserva di crearsi una storia a sua volta, un po’ come succede con quel piccolo capolavoro illustrato dei Misteri di Harris Burdick, in cui una serie di disegni a carboncino suggerisce tragedie e magie che il bambino e l’adulto possono costruirsi da soli partendo da quell’unico “fotogramma” che l’autore gli ha offerto. Perciò non mi definisco impropriamente un fotografo ma un illustratore, uno che cerca di raccontare per immagini piuttosto che di avanzare il ruolo della fotografia oggi. Non disdegno il mezzo fotografico in senso tecnico, ma preferisco giocare con le situazioni che mi nascono in testa dal momento dello scatto fino all’altrettanto estemporaneo momento della post-produzione. Non sempre ottengo ciò che desidero, ma quando succede è una vera festa: il racconto si dipana dentro di me, suggeritomi dalla fotografia che ho realizzato. La speranza naturalmente è che suggerisca qualcosa anche a chi guarda, e quindi legge.

Chrysalis

Chrysalis

Come nasce una tua fotografia?

La fotografia nasce da una serie di fortuite circostanze. Se ad esempio si tratta di una donna può scaturire dal rapporto con lei in quel momento, dai gusti musicali o di abbigliamento che possiede, da quello che si aspetta dalla foto e dai sentimenti che prova in quel determinato momento per qualcuno, o forse da nessuna di queste cose e quindi solo dal ruolo archetipico che io affiderei alla sua immagine. Ma se si tratta di un luogo allora è diverso, perché spesso luoghi e oggetti mi colpiscono a priori e allora la fotografia deve almeno arrivare a suggerire come può l’imponenza dell’istante in cui mi trovo lì, ad osservare e decidere – perché la fotografia è per me anche un mezzo mnemonico, e se non riesco a rendere la forza di quello che sto osservando, che sia positiva o negativa, allora anche il ricordo di quell’attimo sfumerà dentro di me che soffro di una patologica incapacità di ricordare ciò che visivamente non ho più davanti agli occhi. Il mio archivio di immagini è la rappresentazione simbolica e forse effettiva di quel momento ineluttabile in cui si muore e si vede la propria vita passarti davanti, forse solo con un pizzico di astrazione in più. Poi c’è il terzo livello, quello del raccontare storie per mezzo delle immagini, ma di questo ho già detto.

CURE OF WHITE_myself

CURE OF WHITE_myself

 

ARMS OF SEDUCTION

ARMS OF SEDUCTION

Le tue fotografie sono molto dardeggianti, ci puoi spiegare perché?

Ogni cosa che facciamo riflette il nostro stato d’animo, il gusto, o forse la tensione a qualcosa che neppure sappiamo ancora spiegarci. Di certo mi piace omaggiare i miei fotografi, scultori, pittori, scrittori e registi preferiti, poi ovviamente si mescola il tutto con quel mistero che chiamiamo carattere. Amo le atmosfere cupe, le immagini che implicano qualcosa di macabro o anche violento, sebbene sempre in modo rarefatto (almeno secondo me) ma sono disposto ad abbandonarmi completamente a uno stile differente se quello che sto manipolando lo richiede. Stessa cosa vale per l’uso del colore e del bianco e nero, due fondamentali differenziazioni nella presentazione di un soggetto: un’immagine può nascere pensata in una sterile bicromia e accedere improvvisamente al colore (quasi sempre artificiliazzato, alla Saudek diciamo), mentre qualcosa di estremamente colorato può a un tratto desaturarsi e offrire un’interpretazione completamente diversa dallo spunto iniziale.

She told me her secret

She told me her secret

Spesso uno scatto fotografico riesce a descrivere più di molte parole. Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Haruki Murakami direbbe che “non ci è mai dato di conoscere più di un aspetto per volta, vale a dire più di una minuscola porzione del tutto.” Bisogna fare carte false per catturare almeno quella porzione che trattiene in sé l’animo della cosa fotografata, sapere fregare tempo e spazio per appropriarsi di un momento unico che è la somma di un mucchio di fattori. Va da sé che talvolta è praticamente impossibile o dovrebbe esserlo. Una piccola donna anziana dall’aria arcigna che incede verso di me lungo il corridoio deserto di una stazione metropolitana mentre una fanciulla avvenente le passa accanto nella direzione opposta, mentre frattanto uno sciame di foglie secche cade magicamente da un lucernario infranto, non implica solo prontezza di riflessi, velocità, scaltrezza, ma anche la necessità di domandarsi: devo proprio? è un fatto da fotografare o forse questo messaggio che io colgo devo tenerlo per me? Insomma, non proprio come catturare lo scatto di un oggetto volante non identificato, ma poco ci manca.

Still growing

Still growing

Che cos’è per te la bellezza?

Una domanda che molti mi hanno fatto, anche se non rivolgendosi strettamente a me e alle cose che faccio, quanto nella disperata ricerca di capire la fotografia, o il concetto di bellezza nella fotografia. Che sarebbe come chiedersi perché ci affascinano personaggi come Hannibal the Cannibal e del perché meritano che noi seguiamo le peripezie di tali individui. Per quanto mi riguarda, non esiste una legge estetica che regoli la validità di uno scatto o di una fotomanipolazione, esiste solo il proprio metro di fascinazione che fortunatamente è diverso per ognuno di noi. Ultimamente, io e la mia alleata Sonia stiamo inventando una serie di piccoli testi suggeriti dalle bellissime fotografie di Anders Petersen – l’ennesima riprova di come la fotografia e la scrittura possano dialogare tra loro e scambiarsi continuamente di ruolo; ebbene, la fotografia di Petersen sceglie come protagonisti le prostitute, gli ubriachi, gli schizofrenici e via dicendo, e non si può negare la bellezza dei ritratti che ci offre, tra l’altro senza manipolazioni di sorta. L’arte della fotografia sta forse tutta qui, nel costringere lo sguardo laddove solitamente andremmo oltre, e la bellezza nella risultante ricavata da questo soffermarsi a guardare, a esercitare lo sguardo, che il soggetto ritratto ci piaccia o meno.

Summerisle people

Summerisle people

 

the_hot_afternoon

the_hot_afternoon

Credi che nel mondo dell’arte tutto sia già stato detto?

Il mondo dell’arte in quanto studio della comunicazione, dei suoi corto circuiti, della sua ineffabile quanto determinante presenza nella vita dell’uomo mi interessa. Il sistema dell’arte molto poco. Quindi, per farla breve, quel poco che si può dire per me sull’arte è che, fuori dalle discussioni commerciali e sociali, va e andrà avanti. Il resto implica opportunismi e connivenze che non mi interessano. Preferisco discorrere con un bonsai, piuttosto.

GUARDIAN_pagan poetry

GUARDIAN_pagan poetry

Cosa ne pensi dell’arte digitale?

Sia lode all’arte digitale. Democratica, economica, nei casi migliori finanche sperimentale, e per contro ovviamente inflazionata, onnipresente, instagrammata, e con buona pace degli aficionados della camera oscura ormai imperante. Ma date a mille e uno bambini cinque tonnellate di mattoncini lego e mille di loro edificheranno bellissimi parchi giochi per piccole figure gialle, il milleunesimo vi costruirà il Cern perfettamente funzionante…anzi meglio.

THE GUARDIAN_whispering corridor

THE GUARDIAN_whispering corridor

Hai dei fotografi che ti hanno influenzato? Se sì quali?

Non subisco influenze ma dispenso omaggi, perché so che in centinaia mi hanno influenzato ma alcuni restano in me degli ispiratori imprescindibili. Amo Ian Saudek, Joel Peter Witkin, Anders Petersen, David Lynch, J. K. Potter, ma dovrei citare almeno cento fotografi di cui nessuno sa nulla che ho scoperto sul web, e che dire del cinema? Oltre a Lynch potremmo aggiungere Zulawskij, Tarkovskij, Jodorowskij e sí, mi fermo prima che cominci a sembrare una presa in giro. Poi ovviamente c’è la pittura, ma se dico il grande Zsadislaw Beksinski, allora a questo punto, anche se giuro che non sto scherzando, tutto si fa surreale.

The Need

The Need

Progetti e/o eventi futuri?

Non ho progetti futuri. Forse perché sono disilluso, o forse perché preferisco lasciare che sia la corrente a portarmi dove vuole. So che oltre a dovere ancora scattare, manipolare, distruggere e poi ricostruire migliaia di immagini che erroneamente verranno definite fotografiche, devo ancora scrivere un grosso manipolo di racconti, finire uno o due cortometraggi, fabbricare tanti pupazzi con la mia ragazza, visitare siti megalitici e infine trovare quella cosa che non si impressiona mai sulla pellicola ma troppo spesso in quella camera oscura che è la testa delle persone: parlo di dio, ovviamente.

Too much time

Too much time

All images are copyright protected and are property to David C. Fragale

http://davidfragale.wix.com/photography#!people/c1sl7

https://www.facebook.com/David-Chance-Fragale-203620086360196/

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