Bologna est – Intervista a Daniele Malavolta


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“Ciao Daniele, benvenuto su words social forum. Bologna est è il tuo ultimo romanzo, ma alle tue spalle hai altre due pubblicazioni, ci vuoi spiegare come e perché hai cominciato a scrivere?”

Ho iniziato a disegnare storielle a fumetti sui quaderni alla scuola media e mi è capitato di scrivere avventure per giochi di ruolo. Ho pensato che scrivere poteva diventare un mestiere e così ho cominciato a studiare come funziona la scrittura per il teatro e il cinema. Dalle superiori al periodo universitario ho fatto laboratori di recitazione e seminari di sceneggiatura e soprattutto ho letto molti romanzi, racconti e fumetti per imparare a smontarne i meccanismi narrativi e creare uno stile personale in cui confluissero tutte le mie diverse esperienze.

“da dove nasce l’idea di prender una città come Bologna, distaccarla dall’Italia e farla diventare una città-stato sotto un regime comunista?”

Ho fatto l’università a Bologna negli anni novanta, una città dove il fermento culturale, artistico e politico dei decenni precedenti era ancora molto vivo. Avevo scritto varie storie per film durante un seminario di sceneggiatura, alcune ambientate a Bologna ma ero convinto che servisse un’ambientazione più particolare e oppressiva affinché i personaggi fossero costantemente sotto pressione, l’ambiente del cazzeggio universitario bolognese non mi sembrava avere un’attrattiva abbastanza forte. Quindi ho pensato di creare un’allegoria dei regimi totalitari dove far vivere i miei personaggi. Ho condotto una serie di ricerche per dare un fondo di attendibilità storica e ho creato questa ucronia.

“Nessuno dei personaggi del libro è un soggetto centrato o in equilibrio  e questo è vero non solo per i protagonisti di Bologna est, ma anche per quelli dei tuoi lavori precedenti. Mi sembra che tu abbia sempre preferito parlare di soggetti al di fuori dei canovacci sociali, cosa ti spinge a descrivere l’alienità?”

Non amo le storie comuni e ombelicali. Mi interessa tutto ciò che può essere fuori dal comune e quindi parlo di quello che conosco prendendo spunto anche da espreienze personali e persone reali. Forse perché Sono un alieno alienato e attiro altri alieni alienati.

“Quali sono i tuo riferimenti letterari, da cosa e da chi vieni ispirato?”

Tra gli italiani ci sono alcuni scrittori noir che sicuramente mi hanno influenzato, e anche scrittori che noir non sono come ad esempio Calvino e Vittorini e poi ci sono Terry Pratchett, Douglas Adams, Jeff Noon e Neil Gaiman che sono classificabili tra il fantasy, la fantascienza e non si sa bene cosa. Sicuramente subisco anche delle influenze cinematografiche e fumettistiche oltre che letterarie. Bologna Est nella mia prima idea avrebbe dovuto essere un film.

“Tu sei anche uno sceneggiatore cinematografico,  il tuo stile narrativo è asciutto e spesso molto pungente, quanto pensi che sia stato influenzato dallo scrivere per il cinema?”

Il mio primo romanzo, Il popolo degli dioti, aveva un linguaggio molto più arzigogolato, elaborato dallo stile delle favole per bambini. L’esigenza era quella di esprimere gli stati emotivi della protagonista e non soltanto le azioni. Negli altri due romanzi ho preferito uno stile più veloce e più vicino alla narrazione per immagini, meno descrittivo. Penso che la gente si stia abituando sempre di più alla fruizione di prodotti veloci e seriali. Alla profondità si predilige la velocità. Ho adattato lo stile a ciò che andavo a  raccontare.

“Sei nato a Modena e hai studiato al DAMS di Bologna, conosci molto bene la realtà di cui parli. Come ti hanno formato queste due città, cosa ti hanno lasciato in eredità?”

Ogni angolo di mondo ha le sue peculiarità e io conosco tutte quelle del mondo da cui provengo. Il mio rapporto di amoreodio per la provincia e i suoi abitanti sono un serbatoio infinito di materiale da cui pescare storie e situazioni.

“Attualmente vivi a Roma, credi che l’ironia tipica della romanità abbia accentuato certe tue caratteristiche? In che modo?”

Roma è la città della decadenza, il miglior luogo per aspettare che il mondo finisca. Sto studiando diversi aspetti della capitale da utilizzare come materiale narrativo per altre storie.

“Quali sono i tuoi progetti attuali? Su cosa stai lavorando?”

Sto cercando di realizzare un lungometraggio con il budget di un corto, NOTTE DI QUIETE, un thriller che parla di uno scherzo che finisce male. Sto al contempo portando avanti altri progetti per film e documentari e anche cercando di mettere insieme materiale per un altro romanzo ma il tempo non basta mai e la letteratura, se letteratura può essere definita quella che faccio io, finisce sempre all’ultimo posto nell’ordine delle priorità. Non è facile sopravvivere facendo un lavoro creativo, ma di questi tempi non è facile sopravvivere tout court…

Official site: http://www.eclissieditrice.com/scheda-libro/daniele-malavolta/bologna-est-9788895200729-146965.html

Official page: https://www.facebook.com/bolognaest/

 

Recensione Bologna Est a cura di Flavia Morra

Bologna est è uno di quei libri che dovrebbero avere almeno altre 100 pagine, godibile e feroce, divertente in modo amarissimo, è permeato da un’atmosfera di disfatta che solo la buona dose di ironia dell’autore rende sopportabile. Le vicende paradossali narrate si avvolgono su se stesse come i vicoli della città romagnola in cui si svolgono, tetri, puzzolenti e ciechi, delimitati da un muro tanto temibile quanto facilmente violabile. I protagonisti, ragazzi sgangherati prede di sogni troppo grandi per le loro capacità e di tenerissime dipendenze, tentano di sopravvivere al socialismo reale che ha strappato Bologna all’Italia rendendola indipendente dal resto del Paese. La filosofia di regime regola ogni aspetto della loro esistenza, semplificandola, deresponsabilizzandola ed essi vagano in cerchio, metafore di una precarietà non tanto lavorativa quanto esistenziale, affannati eppure immobili, persi nelle maglie di una comunità iper includente e controllante che strozza ogni guizzo di individualità. Nessuno lotta, ognuno sopravvive, tutti provano a capire dove si può andare per poter dare un senso a quello che si è. Il protagonista, Roberto Martinelli, è l’unico davvero curioso di sapere cosa c’è al di là del muro, l’unico ad essere disposto, in modi anche piuttosto maldestri, a correre qualche rischio per trovare un’alternativa a quello che conosce già. La scrittura veloce e pulita garantisce scorrevolezza, trasporta il lettore attraverso le pagine con molta leggerezza, ma senza alcuna banalità. I dialoghi serrati e pungenti strappano spesso un sorriso, così come le sigle dei tanti comitati che imperversano nella storia, rappresentanti di una burocrazia bestia che strizza l’occhio a Kafka in modo sarcastico e disilluso. Regalerei il libro al mio migliore amico, lo rileggerei nel caso avessi bisogno di una sferzata di sarcasmo o, per meglio dire, lo rileggerei in ogni caso.

Flavia Morra

 

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