Daniela Caruso model


 

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Daniela Caruso, fotomodella italiana con 7 anni di esperienza. Vanta alle spalle numerosi shooting con affermati fotografi italiani ed esteri, workshop, modelsharing, editoriali e adv a livello nazionale e internazionale.

 

Benvenuta su WSF Daniela

Come e quando nasce il tuo percorso artistico come modella?

Ciao a tutti, il mio percorso come modella nacque tanti anni fa per gioco, mi contattò un fotografo per fare delle foto e provai a fare per la prima volta da modella, mi divertii molto e da lì ho capii che avrei dovuto continuare.

 

Quanta teatralità si nasconde dietro ad uno scatto fotografico?

Molta, una modella deve recitare, interpretare il personaggio richiesto e lasciarsi trasportare dallo scatto.

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Cosa la modella apporta all’occhio del fotografo e viceversa?

Anzitutto per una buona riuscita di uno shooting deve esserci simbiosi tra modella e fotografo. Senza feeling dubito nel buon risultato fotografico.

Il termine foto grafia significa letteralmente, scrivere con la luce. Tu come lo descriveresti e che cos’è per te?

Certo, la luce per una foto valida è tutto, ma per me significa anche cogliere quell’attimo irripetibile, bloccare un ricordo.

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Newton asserisce che “una foto tecnicamente perfetta, è sicuramente una buona foto, ma l’attenzione eccessiva per il dettaglio può altresì creare una fotografia sterile.” Qual’è il ruolo della modella all’interno di questo difficile equilibrio?

Il ruolo più difficile di una modella è saper emozionare, guardare lo scatto è lasciarsi trasportare

 La vera bellezza è qualcosa che attacca, vince, ruba, e infine distrugge. (Yukio Mishima). Tu come la definiresti?

La bellezza per me è armonia, tende a collegarsi a un contenuto emozionale ed è un sentimento soggettivo.

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Che cos’è per te il corpo? 

Un’opera d’arte

 Mostrare il proprio corpo è un atto di libertà, uguaglianza, esibizionismo… Cosa?

Di libertà, mostrarsi senza paure, far apprezzare il corpo di donna non nella sua sessualità ma da un lato artistico, odio la volgarità

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Cosa dà e cosa toglie l’essere una modella?

Ormai siamo nel 2016, forse anni e anni fa una modella veniva vista come una poco di buono.

Come valuti l’uso/abuso del corpo femminile nella società di oggi?

La donna è sempre stata esibizionista ma negli ultimi anni trovo che stia un po abusando nel mostrarsi e apparire, soprattutto nei social.

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Quando una foto diventa volgare?

Quando è una foto fatta tanto per guardare una donna nuda, e purtroppo molte volte si vedono foto insensate e volgari, se il nudo non lo si sa posare è facile cadere nel volgare!

Ti sei mai sentita in qualche modo sfruttata, giudicata per il tipo di lavoro che hai scelto?

Per fortuna sono venuta sempre a contatto con persone intelligenti e che hanno capito che per me è un lavoro pulito e lo svolgo in maniera professionale

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Cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Prossimamente farò un evento fotografico in Grecia, anzi ne approfitto per invitarvi a partecipare, se volete fotografarmi siete i benvenuti!

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Grazie Daniela

All images are copyright protected

Official site: http://carusodanielamodel.jimdo.com/

Christian Humouda

Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Mirjam Appelhof


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Mirjam Appelhof artista che nasce e vive nei Paesi Bassi.
Ha iniziato a lavorare con la fotografia per tradurre i sentimenti interiori, immagini che la riflettono.
Le sue immagini non sono mai ferme, dice che il movimento continua nel tempo.
Per creare usa Photoshop, ma anche ama dipingere sulle sue immagini o utilizzare materiali diversi.

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Inediti di Marino Santalucia


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MARINO SANTALUCIA nel 2004 entra nell’ONG Emergency. Nel 2010 esce la sua prima antologia di poesie “Versi Riversi” ed. Giulio Perrone Editore. Nel 2014 pubblica “Gli Angoli del Corpo” ed. MontaG. Sue poesie sono presenti su diverse riviste online.

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Questo mio nuovo lavoro nasce da una spinta interna, ossia, la necessità di dar voce al lato femminile presente in ogni uomo. Non è la mia interpretazione del mondo femminile, ma ciò che giornalmente s’incontra/scontra con quello maschile guardandolo con gli occhi di N. C.
N. C. è l’altra me, il suo nome è un anagramma che renderò noto, solo nel momento in cui uscirà il libro.

Marino Santalucia

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Intervista a David Fragale, uno che cerca di raccontare per immagini


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Benvenuto su WSF, David!

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Come ti definiresti?

Non credo di essermi avvicinato alla fotografia più di quanto sia stato questo mezzo espressivo ad avvicinarsi a me in modo spontaneo, e per vie traverse. Come scrittore auto-terapeutico, ho sempre avuto visioni ben definite delle immagini che scrivevo, e queste immagini producevano in me un effetto salutare, come strappare una nuvola dal cielo e scaraventarla in terra con il flaccido rumore di una mozzarella gigante. Il desiderio di riprodurre quelle immagini con il mezzo video si è purtroppo rivelato fallimentare, dato che realizzarli costava tempo e fatiche e spesso non raggiungeva il risultato desiderato (tranne in qualche raro caso). La fotografia si é rivelata un ottimo ripiego, mi permette di raccontare storie con l’ausilio di poche immagini, il più delle volte con una soltanto, e consente a chi le osserva di crearsi una storia a sua volta, un po’ come succede con quel piccolo capolavoro illustrato dei Misteri di Harris Burdick, in cui una serie di disegni a carboncino suggerisce tragedie e magie che il bambino e l’adulto possono costruirsi da soli partendo da quell’unico “fotogramma” che l’autore gli ha offerto. Perciò non mi definisco impropriamente un fotografo ma un illustratore, uno che cerca di raccontare per immagini piuttosto che di avanzare il ruolo della fotografia oggi. Non disdegno il mezzo fotografico in senso tecnico, ma preferisco giocare con le situazioni che mi nascono in testa dal momento dello scatto fino all’altrettanto estemporaneo momento della post-produzione. Non sempre ottengo ciò che desidero, ma quando succede è una vera festa: il racconto si dipana dentro di me, suggeritomi dalla fotografia che ho realizzato. La speranza naturalmente è che suggerisca qualcosa anche a chi guarda, e quindi legge.

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Gli alieni bambini di Laira Maganuco


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Benvenuta su WSF Laira
“Laira Maganuco, l’artista, la donna, la scultrice, come descriverebbe se stessa?”

Mah, il termine scultrice potrebbe in parte definirmi, ma nei miei lavori utilizzo più tecniche artistiche oltre a quella scultorea. La definizione che mi rispecchia di più credo sia: “artista”. Secondo la mia accezione, l’essere artisti non  è semplicemente un qualcosa legato alla volontà di creare, ma possiede una connotazione più profonda e spirituale. E’ un qualcosa che nasce da dentro, o lo si possiede oppure no. Per cui, volendo rispondere alla tua domanda, si, sicuramente mi definirei: “un’artista”.

“Come e quando nasce la tua passione per l’arte?”

Dall’infanzia, sono sempre stata una bambina a cui piaceva fare sculture con il Dido e il Das, il bisogno di creare è qualcosa che ha sempre albergato dentro di me.

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“Quando hai capito che la scultura sarebbe stata il tuo mezzo espressivo?”

Ricollegandomi alla domanda precedente posso dire che il mio percorso artistico  nasce fin dai miei primi passi.  La vera svolta però arriva circa 4 anni fa, quando per necessità di vita ho avuto tempo e modo di dedicarmi completamente a quella che prima era solo una grande passione. Lo scolpire è diventato quindi una possibilità professionale, che mi porta ad alzarmi ad ogni ora del giorno e della notte per dare vita alle mie fantasie.

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“Le tue sono opere iperrealiste e particolarissime, per questo ti chiedo, come nasce tecnicamente un tuo lavoro?”

Difficile dare una risposta univoca. I periodi e i metodi variano a seconda  del genere, della grandezza e anche dall’ispirazione del momento. Detto questo, prima di arrivare al risultato finale, lascio sempre decantare la mia opera sul tavolo per qualche giorno. Solo così è possibile vedere gli errori e correggerli. La prima fase è la realizzazione dello stampo. Questa è forse la parte creativa più tecnica e complicata. Tutto deve essere preparato con cura per far si che i risultati siano soddisfacenti. Il primo passo quindi  è studiare in che modo creare lo stampo in base alla dimensione e alla posizione del soggetto. Sulla base di questo decido se stampare un pezzo intero oppure no. Altro elemento fondamentale sono le inclinazioni di colata, questa può sembrare la parte più semplice, ma va fatto un vero e proprio studio preliminare per evitare che si creino bolle d’aria o sezioni non coperte. Nella realizzazione di uno stampo ci sono moltissime cose da valutare e la durata di produzione può durare diversi giorni. Il materiale che utilizzo di più è il silicone al platino, lo stesso che si usa per la creazione degli effetti speciali. La quarta fase è quella di colorazione, che viene realizzata ad aerografo. Anch’essa è fondamentale per avere un risultato finale realistico. L’ultima fase invece, riguarda l’inserimento di capelli, occhi, denti, cicatrici etc.

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“Quanto l’essere autodidatta è stato un limite e quanto una conquista nella tua produzione?”

L’ essere un autodidatta è stata sia un pro che un contro nel mio percorso  artistico. La cosa positiva è stata trovarmi a contatto con altri artisti, nelle fiere e mostre a cui ho partecipato. Vedere apprezzato il tuo lavoro da un professionista è qualcosa di unico. Per un autodidatta il percorso creativo è molto più lungo e complesso. Bisogna provare e riprovare fino a creare qualcosa di buono. Ad oggi non mi considero ancora un’artista completa, nel campo artistico il miglioramento è continuo e dura tutta la vita. Nel mio piccolo non smetterò mai d’imparare e crescere.

“Quali autori ti hanno maggiormente influenzato?”

Sicuramente gli artisti iperrealisti, posso dire di avere una grande passione per le opere di Patricia Piccinini. I suoi lavori rispecchiano moltissimo il mio stile e gusto estetico.

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“Quanto di te, delle tue paure e fantasie si trasforma in silicone?”

In ogni mio lavoro c’è una parte di me. Le mie opere nascono dalla mia fantasia, ma non c’è nulla che rifletta le mie paure. Le mie creature possono essere definite inquietanti, raccapricciati, ma ai miei occhi suscitano compassione e tenerezza. Posso dire di aver sempre amato tutto ciò che è diverso, infatti se si guarda dietro all’apparenza si può notare che la maggior parte delle mie creature sono rappresentate in una fascia d’età neonatale e/o in fase di nutrimento.

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“Quanto tempo richiede la creazione di ogni singolo pezzo?”

Non ci sono tempistiche standard. I tempi sono soggettivi e dipendono da diversi fattori, ci possono volere due giorni, come diversi mesi.

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“Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?”

Il mio cervello è sempre al lavoro. Ho già in mente nuovi modelli su cui lavorare, ma preferisco non anticipare nulla. Ho voglia di stupire e sorprendere (spero) chi li vedrà.

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Grazie Laira

Grazie a voi per aver dato voce ai miei lavori

All images are copyright protected and are property to Laira Maganuco

Eatsy: https://www.etsy.com/it/shop/babycreaturesref=si_shophttp://www.lairamagbabyandcreatures.it/

Official Fb Page: https://www.facebook.com/Baby-and-creatures-by-Maganuco-laira-1520002911659255/?fref=ts

Christian Humouda

Due cimiteri subacquei di Bizzarro Bazar


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Nell’insenatura chiamata Mallows Bay, il fiume Potomac scorre placido e indisturbato. L’ha fatto per ben più di due milioni di anni, lo perdonerete se non sembra particolarmente impressionato.
Le sue acque fresche e ricche di alghe scivolano via lungo le sponde, accarezzando le carene di centinaia di navi sommerse. Sì, perché in questo cimitero subacqueo riposano almeno 230 navi affondate — un surreale tributo qui, nel mezzo del Maryland a 30 miglia a sud di Washington, il ricordo di una guerra fra “bipedi implumi”, e di una strategia militare che si provò disastrosa.

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Viaggio attraverso l’amore delle donne


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Lo scorso otto marzo, il Liceo “A.G. Roncalli” di Manfredonia ha realizzato uno spettacolo dal titolo “Ti amo” e sottotitolo : “Viaggio attraverso l’amore delle donne”. In tale occasione si è voluto abbinare dolore e gioia, da “Posto occupato”, per quel “Ti amo da morire”, alla comunemente conosciuta “festa della donna”. Le due ricorrenze a testimoniare la funzione della memoria come richiesta di affermazione del diritto per tutte le donne, che diventino protagoniste attive e non prigioniere di amori malati.


Posto occupato, così come l’hanno definito gli ideatori del progetto “È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”
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